Capelli di lino

Può una giovane ragazza fare canzoni tanto cupe e tristi? Dietro a quella faccia d’angelo, i capelli biondi e gli occhi azzurri si nasconde un animo tormentato che permette alla ventitreenne cantautrice inglese Marika Hackman di scrivere delle canzoni, così intense, da far invidia ad alcune college più in là con gli anni. Dopo una serie di EP e cover, ha finalmente pubblicato il suo atteso album d’esordio, We Slept At Last. Nonostante conoscessi già da diverso tempo Marika Hackman, non mi sono mai pienamente convinto a concedergli qualche ascolto in più. L’album del suo esordio è stata una buona occasione per fare la sua conoscenza. Volevo inoltre capire perchè la sua musica veniva spesso classificata come folk nonostante io non riuscissi ad inquadrarla in tal senso. Questo album mi ha schiarito le idee a riguardo anche se con riserva.

Marika-Hackman
Marika Hackman

Il singolo Drown ci fa sprofondare nell’avvolgente oscurità della musica della Hackman, nella quale si può cogliere un dolce melodia che ci salva dall’affogare, “And I was born with a healthy appetite / For all that glisters / White and pure in the light / I had to find your words, your heart“. La successiva Before I Sleep è viaggio notturno in una foresta, ispirato da un poema di Robert Frost, Stopping By Woods On A Snowy Evening, “And the heart-stained sheets I used to wrap around my waist / Well I hope you find the peace you seek / Wake me up in five, six week“. Ophelia ha un inizio più folk dei precedenti per poi trasformarsi in un indie rock che trasmette quell’inquietudine che solo le canzoni grunge sanno fare, “I am on my hands and knees / Bending at the heart of me / Hiding in the midnight of my soul / Please don’t break this shell that I call home“.  Open Wide si porta dietro un peso, una canzone che gira attorno al tema della depressione, che si rifà a quelle atmosfere tanto care ai Nirvana, “The lighter on the bed / The petrol in your head / The fire at your door / Still hungry / What’s your favourite game to play / Lying on your back all day?“. Skin vede la collaborazione del cantautore Sivu che con la sua voce rende ancora più inquetante questa canzone. Una delle più belle di questo album, “I’m jealous of your neck / That narrow porcelain plinth of flesh / It gets to hold your head / And I’d rather perform the task instead / I’ll use my hands“. Claude’s Girl è il primo pezzo che si può definire folk. Una ninnananna ispirata da quel Claude che non è altro che Debussy e la sua “ragazza dai capelli di lino”, “The flies on my walls, they’re silent / But the swarm in my head is a hell / So I’ll try to play you correctly / For a toll of your deep slumber bell“. Animal Fear é la prima canzone che si potrebbe definire in qualche modo allegra. Sempre che essere un licantropo sia divertente ma almeno è avventuroso, “Hold my body, trembling fur and tooth / I won’t bite, or did I speak too soon? / Treacherous light that ignites the moon“. Con In Words la Hackman ritorna ad esplorare i lati oscuri dell’anima con più delicatezza di quanto fatto finora. Si tratta della canzone più tranquilla e meno inquietante dell’album, nonchè una delle migliori, “And I must be left, for a little while, to walk my road / The ways back are shut now / And I’ll be left to tread alone / I want to go home“. La melodia primaverile di Monday Afternoon contrasta con le parole della canzone che sembrano essere scritte da un cadavere abbandonato nella foresta. Che allegria, “I have no head / The forest floor is my bed / The leaves that fall I use as a blanket / For my bones are as cold as lead“. Undone, Undress come se non bastasse è la canzone più tormentata dell’album. Più elettronica e suoni distorti creano un’ambientazione plumbea e densa ma non priva di fascino, “They heard my heart for miles / The air inside / Was seeping out / In silent shouts / It crumpled in my chest“. Next Year è un ode al tempo che passa, il tutto sempre dal punto di vista della Hackman, “Oh, Father Time / Grow me, change me / Age and shed the infant skin that was mine / Did you hear the wind / Howling, growling? She knows something / She is older than I“. L’ultima Let Me In è un agrodolce brano che racchiude il senso dell’album e le sue atmosfere, “I plunged into the lake to hide my tears / Conceal my salty fears / Heaving on the grass / Gasping at the air, the sky went dark / The fire broke apart / We slept at last“.

Si può arrivare in fondo a questo We Slept At Last in due modi differenti. Ascoltando le canzoni in modo distratto e apprezzando i toni scuri oppure lasciandosi trasportare dai suoni e dalle parole della Hackman, finedo per provare un po’ di inquietudine. Impressionante come sia al limite della depressione la sua musica, anche se lei è in tutto e per tutto una ragazza come tante altre che ha perfino fatto da modella in alcune occasioni. Questo album dimostra la maturità artistica che condivide con la collega Laura Marling, di soli due anni più grande di lei. Proprio con la Marling ha fatto un tour e sempre lei è protagonista del video di Animal Fear qui sotto. Un album tutt’altro che piacevole da ascoltare ma che ha il suo fascino. Un fascino oscuro che non a tutti potrebbe piacere e se deve essere sincero un po’ inquieta anche me.

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