Senza chiedere

Era un giorno di Ottobre di tre anni fa quando scrissi per la prima volta rigurdo a Rachel Sermanni, che esordiva con il suo Under Mountains. Nel frattempo la giovane cantautrice scozzese si è data da fare pubblicando due EP. Uno live intitolato The Boatshed Sessions e poco dopo uno di inediti intitolato Everything Changes. In queste due occasioni ha dimostrato quanto fosse cresciuta nel corso degli anni. Le sue canzoni inconfondibili hanno regalato a me e a tutti i suoi fan parecchi brividi lungo la schiena. Questo Tied To The Moon è stato annunciato e smentito più volte. Finalmente nel Luglio di quest’anno ha potuto vedere la luce, anticipato da singolo Tractor. Nonostante il cambio di sound, più elettrico, mi era piaciuto e non poco. Mi sarebbe però dispiaciuto non trovare all’interno del suo secondo album canzoni folk nel classico stile chitarra e voce. Rachel Sermanni non poteva deludermi e non lo ha fatto. Come poteva deludermi colei che mi ha aperto il mondo della musica folk? Non poteva e non lo ha fatto.

Rachel Sermanni
Rachel Sermanni

L’album è introdotto da Run che conferma la volontà della Sermanni di provare con la chitarra elettrica. Un pulsare vivo ci insegue per tutta la canzone e ci trascina in un’atmosfera scura e misteriosa. Un inizio che chiarisce subito le nuove sonorità dell’album senza rompere con il passato, “Follow me if you want / Follow me if you want / Follow me if you want too“. Wine Sweet Wine continua sulla stessa strada ma questa volta la Sermanni tesse una trama meno oscura e più rockeggiante con una vena malinconica che la percorre. Old Ladies Lament è la prima che segna il ritorno alle ballate folk, chitarra e voce. Questa è la Sermanni che abbiamo ammirato nel suo primo album e non possiamo far altro che apprezzare la sua crescita come autrice. Una tre le più belle canzoni di questo album. I’ve Got A Girl è una delle prime canzoni scritte dalla Sermanni e recuperata per questo album. Frutto di un sogno della stessa autrice nella quale si trova faccia a faccia con un’altra sè stessa, “I’ve got a girl, she won’t leave me alone. / She won’t leave. / I’ve got a girl, she won’t leave me alone. / She won’t leave me alone“. Don’t Fade è eterea e avvolgente. Rachel Sermanni sfodera una voce profonda accompagnata dalla sua fedele chitarra. Da canzoni come questa si può compredere meglio quanto sia cresciuta artisticamente dai suoi esordi, “You have undone me / All it needed was a song / A sudden somebody, someone / You have been burning / I’ve been melting into words“. Il singolo Tractor è pulsante, elettrico. Con questa canzone la Sermanni si rinnova e trova nuova linfa e ispirazione senza rinunciare ai suoi tratti caratterstici. Oscura e distorta, carica di immagini evocative che finiscono per sovrapporsi le une alle altre, “You’ll never please them / For god sake, Jesus had to leave them / All the people you have known / Will not want to know you’ve grown / And that will scare them / Into living, into waking up alone“. Ferryman è pura poesia. Rachel Sermanni ritorna a farci provare un brivido. Voce melodiosa e ferma, accompagnata da una semplice chitarra acusitca. Ma la profondità che sanno dare parole e melodia è dimostrazione del talento della ragazza. La migliore canzone dell’album, “I asked the old man about crossing the river / How much do you charge for the ferry boat? / He told us he wasn’t a fisher / He’d punt us across without asking / But caution was there in his rowing / For love like this, he said, don’t ever float“. Banks Are Broken insidia il trono della migliore alla precedente. Questa volta le sonorità sono più pop ed è impreziosita della collaborazione del connazionale e amico Colin Macleod. Un duetto ben riuscito, un ascolto molto piacevole. La successiva Begin è una cantilenante poesia meravigliosamente interpretata. Dolce e rassicurante è la voce della Sermanni ma quella vena scura e malinconica non l’abbandona mai. Chiude l’album This Love, nella quale Rachel cerca di dare una forma concreta all’amore. L’interpretazione appare fredda e crea un’atmosfera irrequieta, “This love is a blue flag / This love is a sweet tooth / This love is a bath bled cold / This love is our sweet youth / Fury has gone as far as he can take me / Lonesome is glad to walk me home / Forget wants one more kiss, but she can’t make me / Missed calls from told-you-so on the phone“.

Tied To The Moon è un album più completo del precedente. Ci sono più sfumature e più dimensioni. Rachel Sermanni non si ferma al semplice folk ma prova qualcosa di diverso con una sicurezza e maturità invidiabili. Le canzoni più vicine allo stile di Tractor sono in realtà in minoranza e non determinano quel cambio di rotta che sembrava esserci in un primo momento. Un bel ritorno che ha soddisfatto appieno le mie aspettative. C’è solo un appunto. Due canzoni, Ferryman e I’ve Got A Girl sono state “riciclate” dal passato (seppure la prima è inedita) e, su un totale dieci, il loro peso è significativo. Mi sarebbe piacuto trovarci qualche canzone estratta dai precedenti EP ma così non è stato. Niente di grave, per carità. Però dopo tre anni di attesa forse qualche canzone nuova in più fatta apposta per questo album me la sarei aspettata. Solo un appunto a fronte di un album meraviglioso e magico di un’artista che cresce a vista d’occhio giorno dopo giorno.

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