Il tempo passa

Questo è l’anno degli EP. Ne ho ascoltati diversi quest’anno e non tutti sono finiti tra le pagine di questo blog. Troverò l’occasione per rimediare magari quando traccerò il bilancio di questo anno ricco di musica. L’utimo EP della lista è Nice Kind Of Pain della cantautrice australiana Kathleen Mary Lee. Il suo nome compariva già nel mio personalissimo elenco degli artisti da tenere paricolarmente in considerazione ma solo quest’estate ha pubblicato questo suo EP d’esordio. Il suo delicato folk acustico e semplice è stato per me come la luce con i moscerini.

Kathleen Mary Lee
Kathleen Mary Lee

The Goodby Song ci introduce nella musica triste e delicata della Lee. Una canzone senza tempo che sembra venire dal passato, una cantilena irresistibile che fa fatica ad uscire dalla testa, “And over the rooftops / High in the air / They’ll meet and they’ll greet / And they’ll fall in love there / And us with our bodies / Here in this room / Beneath all the ceiling and beneath all the gloom“. Più scura della precedente, Fine Times, è la storia di un’amore finito. La gentilezza nei tratti della musica di questa cantautrice è palpabile. Tutto appare fragile e distaccato, quasi irragiungibile, “And anyway it’s alright / Because time will pass anyway / It might not be so bright / But it’ll move on just the same / And there’ll be fine time / Kind times / And time will get along / Without you“. Il punto più alto dell’EP è, a mio parere, la bella My Attemps, sintesi perfetta della musica di Kathleen Mary Lee. Un’interpretazione toccante che fa salire qualche brivido lungo la schiena. Da ascoltare, “But then the day gets warm / The clouds are high / Makes me want to do something kind / Like let you pass by / Stop trying to mark you with my time / Just let you go / Unaffected by my attempt at love“. Hours Gone By è un’altra delicata ballata che ci culla dolcemente con semplicità. È incredibile come queste canzoni siano così piacevoli da ascoltare, “Ah but now when we meet I can’t always find / Our kindest moments in your high blue eyes / Despite all our words, despite all our time / I think you just might have let them pass by“. Anche Nice Kind Of Pain non è da meno anche se questa volta la melodia è più luminosa e positiva. Suona quasi come una via di mezzo tra una filastrocca e una ninnananna, “So let it swell in me / It’s a nice kind of pain / It stretches out into the sea / And it lengthens my days“. Hey Very Good Friend è la somma di questo EP dove il canto e i testi sono più importanti della musica, “Hey, very good friend / I think that I’ve spoiled the time / Yhat i know you wouldn’t have given to me / If you’d seen what i’d done to our future with my mind“.

A termine di Nice Kind Of Pain vi sentirete avvolti in una nuvola di malinconia. Kathleen Mary Lee incanta con la sua voce tanto fragile quanto lontana, come se provenisse da qualche tempo remoto. Proprio per questo tutte le canzoni suonano come qualcosa di già sentito e proprio per questo appaiono rassicuranti e confortanti. Un EP che traccia le caratteristiche di questa interessante artista, chiamata a confermarsi in futuro con un album. Kathleen Mary Lee dovrà essere capace di attirare l’ascoltatore a sè, portandolo in quel spazio-tempo lontano dal quale proviene al sua musica. Questo Nice Kind Of Pain è un biglietto di andata e ritorno.

 

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