Donna selvaggia

Dopo l’ottimo esordio dello scorso anno intitolato Midwest Farmer’s Daughter (La ragazza di campagna) è tornata qualche settimana fa, una delle più interessanti cantautrici country degli ultimi anni, Margo Price. Questa ragazza incarna un certo revival country che si vuole distinguere dal country commerciale che va per la maggiore. Un ritorno alle sonorità più tradizionali e la volontà di raccontare la vita, sono i semplici ingredienti della musica di Margo Price e di chi come lei vuole far riscoprire la forma più genuina di questo genere musicale. Nel nuovo album All American Made si cercano conferme delle buone impressioni del suo predecessore e se possibile, perché no, avere qualcosa di più.

Margo Price
Margo Price

L’album si apre con la trascinante Don’t Say It. Un country blues scandito dalla voce pulita, ma graffiante allo stesso tempo, della Price. Insieme alla sua band sa come far scaldare il suo pubblico, “Don’t call the preacher when your car won’t start / Don’t call the doctor with a broken heart / Don’t count your money til it hits the bank / Don’t say you love me when you treat me this way“. Weakness è un singolo che funziona, una canzone sincera che ha il pregio di essere orecchiabile. Ma non è solo questo, c’è anche una particolare cura nel cercare e trovare le parole giuste, “I’m running for no reason / I’m running and I’m blue / There’s no better cure for it / Than being next to you / I can’t hide what I am / I guess it’s plain to see / Sometimes my weakness is stronger than me“. Margo Price rallenta un po’ con A Little Pain. Un azzeccato blues accompagnato dalla sua voce energica che ripete una semplice frase: un po’ di dolore non ha mai fatto male a nessuno, “When I come I home, I’ve gotta leave / My reality is only make-believe / Someone said it’s one or the other / But I’m breaking my back and working like a mother / Who’s to say just how it’s done?“. Una lezione di vita con Learning To Lose in compagnia di un veterano del country come Willie Nelson. Non è facile coniugare la voce consumata e ruvida di Nelson con quella più fresca della Price ma in qualche modo ci sono riusciti, “How many trails have I gone down for no reason / Just to learn that I can’t leave myself behind / And the only devil I’ve ever seen was in the mirror / And the only enemy I know is in my mind“. In Pay Gap sotto l’apparenza innocua si cela un attacco alla disparità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro. Un testo che solleva l’attenzione su un problema sociale non ancora del tutto risolto, “We are all the same in the eyes of God / But in the eyes of rich white men / No more than a maid to be owned like a dog / A second-class citizen“. Lo smorzato country rock di Nowhere Fast racconta un disperato senso di abbandono, che raggiunge l’apice in un finale musicale di grande impatto. Una Margo Price in gran forma. Da ascoltare, “Maybe I’m to blame for the shape that I’m in / Maybe I’m insane / But I’m leaving you again / Living in the present / Trying to forget the past / I’m going nowhere fast“. Cocaine Cowboys ci mette in guardia da questi individui che non hanno nulla a che fare con i veri cowboys ma si fingono tali e fanno uso di droghe, “Cocaine cowboys, they never get sleep / With their bloodshot eyes, their cigarette teeth / I wish that someone warned me / Stay away from them cocaine cowboys“. Con Wild Women l’attenzione si sposta sulle differenze tra gli artisti e le artiste nel mondo della musica, sulle difficoltà che queste ultime spesso incontrano nella loro carriera, “Wild women they don’t worry / They have no time for the blues / They kill the pain and beat the devil in a hurry / And wild women, no, they don’t worry“. Heart Of America è una canzone biografica carica di immagini familiari di una piccola città nel cuore degli Stati Uniti. Margo Price appare ispirata, accompagnandosi con una musica country dallo stampo tradizionale e nostalgico, “No one moves away with no money / They just do what they can / To live in the heart of America / Getting by on their own two hands / You can pray to anybody’s Jesus / And be a hardworking man / But at the end of the day, if the rain it don’t rain / We just do what we can“. Do Right By Me vira verso ritmi funky. Il ritornello è impreziosito dalla partecipazione del quartetto gospel The McCrary Sisters. Una canzone che parla di onestà e sincerità, due qualità sulle quali misurare il proprio successo nella vita, “Some people climb a ladder till the end up at the bottom / Spending up all their precious time on money, fame, and stardom / All I ever wanted is my own song to sing / If you don’t do right by yourself, do right by me / Do right by me“. L’unica canzone di cui la Price non ne è autrice è Loner. Una commovente ballata sulle difficoltà che una vita carica di aspettative ci costringe ad affrontare. Un’interpretazione intensa che mette in mostra tutte le doti vocali della cantautrice americana, “What’s the matter with being a loner / Even a nobody’s somebody, too / Even the bums on the street are just dreamers / A face in the crowd no different than you / Ooh no different than you / Ooh no different than you“. Si chiude con la title track All American Made. Una panoramica sulle cose belle e meno belle degli Stati Uniti del gli ultimi anni. Una canzone che non risparmia riferimenti a questioni politiche e sociali. Un finale che racchiude il senso dell’album, “And I wonder if the president gets much sleep at night / And if the folks on welfare are making it alright / I’m dreaming of that highway that stretches out of sight / And it’s all American made“.

Con All American Made, Margo Price si riconferma ai vertici, esprimendosi libera e incarnando i difetti e i pregi dell’America di oggi. La sua musica non va alla ricerca di qualcosa di nuovo ma si aggrappa al country più vero, ritornando a parlare alla gente, senza filtri. Margo Price ha in dono una voce che appare innocente ma che sa trasmettere, sotto traccia, un senso di rabbia trascinato dalla volontà di scuotere gli animi di chi ascolta. All American Made è un ottimo album, dove trovare il buon country che si sta risvegliando mosso anche dal momento storico che gli Stati Uniti stanno vivendo. Dove gli artisti hanno il diritto di far sentire la loro voce e prendere posizione, così come non hanno mai fatto negli ultimi anni.

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