Mali minori e melodie morte

Risale al 2012 l’esordio solista del cantautore canadese Jon Samuel che con l’album First Transmission (La prima trasmissione di Jon) si faceva conoscere al di fuori della band Wintersleep, di cui ne fa parte dal 2006. Questo gruppo canadese ha un posto speciale nella mia musica e proprio prima dell’uscita del loro nuovo album, ecco che Jon Samuel dà alla luce Dead Melodies, il secondo disco in solitaria. Il suo esordio fu per me una sorpresa, un album davvero ben fatto, dalle sonorità indie ma anche profondamente cantautorale. Non sapevo cosa aspettarmi da questo nuovo album ma non ho esitato un istante ad ascoltare questo artista che di sicuro sa fare musica al di là di generi e definizioni.

Jon Samuel
Jon Samuel

Si parte subito con il trascinante indie rock di Another Lie. Sommersa dal suono distorto delle chitarre si fa spazio la voce inconfondibile di Samuel. Tanto ritmo ma senza rinunciare alla melodia, con un’attenzione particolare al testo, “I got out of bed / Opened up the blinds / i saw a man walking / Into the drugstore / He had no shoes / Wore bandages on his feet / I must confess I’ve never been there / For people in need“. La title track Dead Melodies alza il tiro e la voce sprofonda ancora di più in una nebbia di suoni distorti. Jon Samuel trova però il modo di emergere grazie ad ritornello orecchiabile molto indie rock, “We’ve come face to face / With the doldrums of our age / Falling in love with the chase / Afraid to be out of place / Running the rat race / Black death and / Dead melodies dead melodies / Ringing in my head“. Tra le migliori dell’album, la bellissima Modern Lovers. In linea con le sonorità dell’album d’esordio, Jon Samuel, sfodera tutta la sua poesia e sensibilità di cantautore, accompagnato quasi esclusivamente dal suono di una chitarra. Un testo oscuro e fatto di immagini vivide, “Mother nature and father time / They could not nurture / We’ve cracked their spines / They’re ancient myths / And modern lies / In a Petri dish / Leading clandestine lives“. La successiva To Repel Ghosts si affida ritmo per guidare il canto sottovoce di Samuel. Ancora un testo criptico e dalle tinte scure ma che incanta l’ascoltatore, “Coffin keyhole pupils / Speakers for the dead / Sifting through delirium / Lacking hospice for a collapsed lung / A knife to puncture breathing holes“. Lesser Evils è il pezzo più forte dell’album. Un brano pop rock dalle sonorità anni ’80, che fa presa fin dalle prime note. Qui Jon Samuel dimostra di sapersi muovere anche al di fuori di territori vicini al rock, facendoci anche un po’ ballare, “I’ve lost to the lesser evils / But they don’t deceive me / Machination lies / I’ve lost to the lesser evils / If you don’t believe them / The congregation dies“. Salvo poi tornare ad un marcato sound rock con Unlovable. Una canzone rabbiosa ma mai eccessiva, sempre tirata, e ben scritta. Qui si può notare la particolare abilità di songwriting di Samuel, “You won’t find love sleeping / In the backseat of your car / You paint pictures in the windows with your breath / Laying waste to all your old friends / Your frostbitten skin / Your lips turn a deathly blue / As the universe dies you wonder / If you were ever really you“. Ormai la strada è aperta e Sister Outsider segue le orme della canzone precedente. Jon Samuel scrive un’altra canzone affascinate per il suo carattere oscuro e criptico, ma incredibilmente accattivante, “Headphones on / Protomartyr splitting my ears / Dressed all in black like an afro punk / Could’ve been this for years / Summertime crush summertime blues / Got no time for tears / Gonna sit at the bar / Pixelate my social fears“. Heels Of The World è una lenta cavalcata rock pervasa da immagini di un modo violento, nel quale sembra non esserci speranza per il futuro, “Collecting knives for the cue / Violent scenes wash through your dreams / Can you hear the voices calling you / To disinfect disaffected youth / The gnawing blood dripping dagger tooth / A holy hunger ravaging truth / Words that crumble from your mouth / Come to choke you while you sleep“. Questo Jonny protagonista in Jonny Panic And The Bible Of Dreams è un ragazzo schiacciato dal nostro tempo che vuole trovare redenzione nella musica. Una bella canzone per chiudere l’album, “Johnny Panic wants to get his shit together / Start a punk band and carry on that way / He says pop music has gone from the cradle to the grave / And the hangman’s noose is in the hands of a DJ“.
Dead Melodies offre una prospettiva diversa della musica di Jon Samuel ascoltata nel primo First Transmission. Il sound è più sporco e dark, così come le tematiche al suo interno. La bravura di Samuel è quella di non lasciare sprofondare l’ascoltatore nel buio ma di tenerlo in un limbo affascinante. Il lento processo creativo, che ha portato alla nascita di questo album, si nota nella scelta di ogni singola parola e delle sue melodie che vanno ad incastrarsi perfettamente con le scelte musicali (supportate anche da Loel Campbell, batterista dei Wintersleep). In definitiva Jon Samuel crea un disco ancora una volta sorprendente e ben scritto. Non lo faccio spesso, solo in rare occasioni, ma il consiglio è quello di ascoltare tutto l’album per scoprire davvero la musica di questo artista.

Sito Ufficiale / Facebook / Twitter / Instagram / Bandcamp

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.