Voglia di indipendenza

Un paio di anni fa avevo pubblicato un breve post intitolato Laminati, volpi e boschi nel quale mi interessavo di una band americana Snowmine. Il loro primo album Laminate Pet Animal era ed è disponibile anche gratuitamente alla loro pagina Bandcamp. Nonstante questo album non sia entrato nella lista dei miei preferiti rimane comunque un buon ascolto. La notizia è che gli Snowmine sono pronti a tornare. Il secondo album uscirà il 4 Febbraio e si intitolerà Dialects. L’annuncio del nuovo album è accompagnato da una raccolta fondi che ha lo scopo di sostenere le spese di produzione. La band ha deciso, infatti, di fare da sé ritenendo che legarsi ad una casa discografica non sarebbe vantaggioso per l’artista. Ovviamente le spese ci sono ed ecco che la band ha chiamato a raccolta i fan per sostenerli economicamente.

Io personalmente ho già prenotato l’album Dialects sborsando 10 dollari (poco più di 7 euro). Il 4 Febbraio avrò l’album completo risparmiando così sui canonici 9.99 che avrei dovuto pagare dopo la pubblicazione. Le altre offerte sono un po’ eccessive ma fanno bene a provarci. Ad esempio 650 dollari per l’album in ogni formato conosciuto autografato e una lezione privata da un membro della band oppure 1000 per un concerto privato. Se avete altri soldi perchè non passare una giornata in studio con 2500 dollari? Non so quanti ne troveranno disponibili a sborsare queste cifre ma mai dire mai. Il mio l’ho fatto, e ho risparmiato pure, sostenendo la band e ricevendo immediatamente due brani del nuovo album. Chissà se funzionerà oppure era meglio per loro avere una casa discografica alle spalle.

Questo è il loro sito ufficiale: snowmine.com dove troverete un’anticipazione di Dialects che dovrebbe convincere gli avventori a donare. Mi hanno convinto e sinceramente quel poco che ho sentito mi piace sopratto i due sigoli in omaggio, Silver Sieve e Columbus.

Annunci

Scacco matto

Avevo scoperto questa band, come succede spesso, del tutto casualmente o forse in una delle mie scorribande su Bandcamp. Attratto dalla possibilità di scaricare gratuitamente (ora non è più possibile) l’Ep, mi sono ritrovato ad ascoltare con piacere i To Kill A King. Questa band britannica non inventa nulla di nuovo ma propone un folk rock che si distingue in qualche modo dai colleghi più prossimi. Sarà per la presenza di strumenti orchestrali o per la voce del leader Ralph Pelleymounter ma questi To Kill A King mi piacciono. Questo Ep, intitolato My Crooked Saint è stato pubblicato un paio di anni fa, precedendo l’uscita dell’album d’esordio Cannibals With Cutlery uscito in versione deluxe il mese scorso.

La traccia d’apertura Bloody Shirt ci guida nella musica dei To Kill A King con un rock ritmato e orecchiabile, “Get out! And get gone / This town is only gonna get worse / Get out! And get gone / This town is only gonna eat you“. We Used To Protest/Gamble fa altrettanto calcando la mano sull’aspetto più epico e tipicamente indie della loro musica senza però scadere in qualcosa di scontato, “Eyes might age and places fade / Skin gets thicker but I hope, I hope, I hope we’ll feel the same / Gambling“. La successiva Family è senza dubbio la migliore canzone dell’Ep. Una bella melodia che accompagna la voce di Ralph in un’atmosfera malinconica, “The difference between a rut and a grave is an inch / Caught in between the earth and a rock like a pinch / I don’t sit so well/ On the banks of Boston“. Chiude questo breve viaggio Wrecking Crew una tipica accorata canzone folk che nulla aggiunge a quanto di buono è già stato ascoltato, “Oh, calm my ghost, I don’t need this now, oh not yet / Bring your wrecking crew, leave this town, alive or dead“.

Ho già messo in lista Cannibals With Cutlery perchè questi To Kill A King mi stanno piacendo sempre di più. Sono sicuro che di questa band se ne sentirà parlare negli anni a venire.

Niente da scrivere

Scrivo un post a settimana o almeno ci provo. Ci sono però delle volte che non so proprio cosa scrivere. Oggi è una di quelle volte. Mi dispiace saltare una settimana e non voglio farlo. Potrei scrivere di musica ma non ho ancora ascoltato i nuovi di Agnes Obel e Anna Calvi. Poi ci sarebbe anche l’album d’esordio di Lily & Madeleine (ben accolto dal mitico Anthony DeCurtis che cita anche i R.E.M. nella sua recensione!) e un nuovo EP di Rachel Sermanni (chissà se non esca qualcosa si nuovo il prossimo anno). Ed eccomi qui. Dopo Birdy sto aspettando tutta questa nuova musica. Ho ancora in serbo un album degli Holmes (al quale ho già dato un ascolto) e uno di Brandi Carlile (che sta preparando qualcosa di nuovo). Poi ogni tanto passo dalle parti di Bandcamp e scarico qualcosa di gratis che “tanto è gratis”. Quindi per ora non ho nulla da scrivere riguardo alla nuova musica ma lo farò appena ho tra le mani queste nuove uscite.

Anche in quanto a letture non ho nulla di nuovo. Ho continuato il viaggio verso la Torre Nera con La Sfera Del Buio. La traduzione del libro di Stephen King da Wizard And Glass è inspiegabile. Va bene la sfera ma il riferimento al buio non l’ho capito. Scrivero della Torre Nera più avanti nel viaggio. Detto questo, King è un grande ma chi sono io per dirlo! Mi è venuta quasi voglia di leggermi in mago di Oz perchè il Re nel finale fa troppi riferimenti ad Oz e non vorrei perdermi qualcosa nel prosieguo dell’avventura. Anche se La Sfera Del Buio è un enorme flashback che cade a fagiolo nel momento opportuno, la storia avanza ancora nella direzione della Torre e alcune cose si chiariscono e nuove domande sorgono. Lo step successivo è leggermi The Dome (il cui titolo si evitato di tradurre) che campeggia con tutta la sua mole sulla libreria. L’altro libro in attesa è Alle Montagne Della Follia del grande H.P. Lovecraft che ha una stazza decisamente inferiore. Ora sto leggendo Il Signore Degli Anelli. Ho preferito per comodità l’edizione divisa in tre romanzi e sto leggendo Le Due Torri. Per ora lo trovo davvero molto bello e ben scritto, ha un fascino particolare, un libro senza tempo. Inoltre, per quanto letto finora, la trilogia di film la trovo davvero ben fatta e molto fedele all’originale salvo qualche adattamento e taglio qua e là.

Ho scritto a sufficienza per oggi. Non male, direi, considerando il fatto che non sapessi cosa scrivere. Intanto là fuori comincia a fare sempre più freddo e buio. Questo mi piace. L’inverno mi piace. Mi piace ascolatre musica con il buio e il vento freddo. L’apprezzo meglio. “Should we talk about the weather? Should we talk about the government?” cantavano i R.E.M. e del tempo ho parlato. Qualcosa da dire sul governo? Meglio di no. Meglio di no.

Argilla rossa e fiumi

Continuando a cercare qualcosa nella musica folk internazionale ho conosciuto Emily Barker e il suo gruppo The Red Clay Halo. Ho ascoltato il singolo Dear River che mi ha colpito al centro. Convinto da questa canzone, ho ascoltato tutto l’album che si intitola, appunto, Dear River. Ad avermi convinto anche le numerose recensione positive ed entusiaste. Non sono solito ascolare un folk così puro ma come è successo a me, sono sicuro che chiunque possa trovare molto piacevole l’ascolto di questo lavoro, con qualche riserva su alcune canzoni. Tutta la discografia di Emily Barker & The Red Clay Halo è disponibile nella loro pagina di Bandcamp: emilybarker.bandcamp.com.

Emily Barker & The Red Clay Halo

Dear River è sicuramente il brano più accattivante dell’album. Trascinante e orecchiabile è davvero una bella canzone folk. Già con la successiva Tuesday le atmosfere sono più scure quasi magiche. La splendida voce di Emily Barker fa da protagonista alla toccante Letters alla quale è impossibile rimanere indifferenti. La successiva The Leaving è un folk classicissimo (perfino troppo) ma la Barker ci sa fare e salva tutto. Everywhen non è da meno e alla lunga stanca, nemmeno la voce questa volta serve a dare quel qualcosa in più, ci prova un violino e quasi ci riesce. Se avete ascoltato queste quattro canzoni attendendo diligentemente la sorella di Dear River per tornare a tenere il ritmo, la vostra attesa non verrà ripagata. Sleeping Horses come da titolo è piuttosto lenta e riserva ben poche sorprese. Ecco perchè forse le ragazze hanno pensato bene di inserire subito dopo Ghost Narrative nella quale si possono ascoltare tutte le caratteristiche del brano di apertura anche se più marcatamente folk. Colorita e rilassante è A Spadeful Of Ground che presenta finalmente qualche tratto più originale e pop. La poetica The Cormorant And The Heron è sempre lenta ma non così scontata come la precedente Sleeping Horses. Altra canzone puramente folk è la successica In The Winter I Returned. Per un attimo sembrerà ritornare a Dear River con The Blackwood nella quale Emily Barker ci delizia di nuovo con la sua voce.

Questo album è un ottimo album folk e come tale ha qualche difetto. A volte è un po’ scontato ma in fin dei conti il deja-vù del folk è la sua arma vincente. Proverò ad ascolare altre canzoni di Emily Barker e sono pronto a ricredermi. Per ora alcune canzoni mi fanno storecere il naso, non posso dire che sono brutte canzoni ma nemmeno così belle come vogliono sembrare. L’unico modo per scoprire se questo Dear River è davvero così bello come dicono, è capire questo folk classico che per ora io capisco poco. Rimedierò ripartendo da questa canzone. Mi piace, è folk. Instant classic.

Ponti in fiamme a Nord

Scandinavian americana. Che i popoli del nord fossero giunti nel continente americano ben prima di Colombo è ormai risaputo ma che gli americani fossero approdati sulle coste scandinave di recente è meno noto. Il termine scandinavian americana è stato affibiato dalla rivista Rolling Stone alla musica di un gruppo svedese che si fa chiamare Holmes che mescola folk-rock nordico con sonorità tipicamente americane tenute assiema dalla voce unica del frontman Kristoffer Bolander. Il loro secondo album l’avevo scaricato lo scorso anno dalla loro pagina ufficiale di Bandcamp (holmes.bandcamp.com) dopo essere rimasto affascinato dalla splendida Brothers. I successivi ascolti dell’album non mi avevano convinto a sufficienza e per questo motivo non ho mai scritto di loro su questo blog. Quando mi trovo a corto di musica nuova da ascoltare vado a cercarla tra quegli album che ho messo da parte per qualche motivo. Come mi è già successo con Anna Calvi e Brandi Carlile, è stata una saggia idea riascoltarli. Sembrerà strano ma il successo dei Mumford & Sons, Sigh No More, che molti apprezzano anzi amano, io proprio non riesco a farmelo piacere nonstante anche questo album l’ho ripescato recentemente dopo un anno nel limbo. Forse tutto è dovuto alla voce di Marcus Mumford per la quale ho un’avversione naturale e servirà altro tempo, probabilmente prima della mia conversione. Per quanto riguarda gli Holmes la conversione è già avvenuta.

Holmes
Holmes

Burning Bridges comincia proprio con la meravigliosa Brothers che mostra subito i tratti caratteristici della band. Il resto dell’album non si discosta molto da questo brano d’apertura e ciò potrebbe apparire una cosa negativa ma in realtà, grazie alla particolarità della loro musica, ne risulterà il contrario. Subito la trascinante Bells è la dimostrazione che gli stessi ingredienti possono dare vita ad una canzone più luminosa, pur sempre con una nota di malinconia. La bella Night Bright Night ci immerge nella notte con l’immancabile fisarmonica di Larisa Ljungkrona riuscendo a creare un’atmosfera rilassante e distesa. Una delle canzoni più belle. Più rock e “cattiva” è I Will Never Be Free sorretta dalla straordinaria voce del leader Bolander. All I Had In Store si rifà ai tratti tipici della musica degli Holmes ma gran parte del merito va attribuito, di nuovo, alla fisarmonica. La successiva Every Stream Of Light è una sorta di ninnananna sulla punta delle dita, una delle canzoni più magiche dell’intero lavoro. Il risveglio prende forma con Where Dreams Come From, un altro pezzo in perfetto stile Holmes. Successivamente si viene travolti dal singolo di punta, Debris, un piccolo gioiellino del quale ascolterei l’intro per ore. Si ritorna su sonorità più distese con la nostalgicamente noridica Vinter. Ancora un po’ di energia con Waiting che si potrebbe definire il brano più allegro dell’album che si chiude con la lunga Captain Weakheart, una dimostrazione della capacità di songwriting del gruppo e l’ennesima prova della voce spigolosa del frontman.

Questo Burning Bridges è il terzo album della band svedese e non potrò esimermi dall’ascoltare anche i due precedenti. Ho fatto bene a riscoprire questo gruppo, ne sono contento, e ancora una volta ho sbagliato ad abbandonare un album che non mi ha convinto ai primi ascolti. Di nuovo sono rimasto affascinato da una voce particolare come quella di Bolander e piacevolmente sorpreso dalla fisarmonica della Ljungkrona, che è ormai il marchio di fabbrica della band. Un album che mi sento di consigliare, per certi versi unico e magico, dalle atmosfere malinconiche ma incredibilmente affascinanti.

 

Laminati, volpi e boschi

Snowmine - Laminate Pet Animal
Snowmine – Laminate Pet Animal

Viaggiando nell’etere vituale di cui è composto Internet a volte si fanno degli incontri interessanti. Io viaggio alla ricerca di musica attraverso quell’immenso archivio di Youtube e questa volta ho trovato una volpe. O meglio, l’immagine di una volpe. Ceci n’est pas une pipe (cit). La testa di una volpe e il suo stesso cranio in sovrapposizione. Bella copertina,  che è importante non poco per convincersi ad ascoltare un album. Se la copertina è ben fatta e ben congegnata, è la naturale rappresentazione delle atmosfere dell’album o quanto meno dello stile musicale. Questa copertina preannunciava atmosfere boschive, forse un po’ dark ma sognanti, eteree. Ascolto. Le sensazioni sono confermate. Laminate Pet Animalè il titolo dell’album del 2011, Snowmine è il nome della band di Brooklyn. Si definiscono indie-pop e hanno ragione ma non sono molto lontani dall’indie-rock che si sente spesso oggi. Una cosa che sorprende di questo album è la varietà di sonorità di ogni canzone e questo dimostra la genuinità delle intenzioni del gruppo. Spiccano tra tutte Let Me In e Hologram che tracciano il solco di tutto il lavoro. Un pizzico di elettronica in Piece Of Your Pie che crea un’atmosfera particolare. Dal sito ufficiale snowmine.bandcamp.com è possibile scaricare l’album offrendo ciò che si vuole, anche 0 $! Lo ammetto, lo scaricato gratis ma in futuro tutto è possibile. Il circuito di Bandcamp offre un servizio da tenere sott’occhio, un servizio che MySpace ha mancato sin dai tempi d’oro. Tantissimi artisti e gruppi si auto promuovono e vendono album direttamente al cliente e a qualcuno sceglie di permettere il download free o con un’offerta minima.

Laminate Pet Animal non è forse un capolavoro ma è sicuramente un ottimo debutto di una band interessante. Ascoltare per credere.

Snowmine
Snowmine