L’alba del buio

Dopo aver ascoltato un paio di anni fa il suo EP Black Bird, ero curioso di sentire Tori Forsyth nel suo primo album. Lo scorso maggio è uscito Dawn Of The Dark composto da dodici brani che rappresentano per la cantautrice australiana l’inizio di una nuova avventura. Il titolo scelto la dice lunga su quello che troveremo in questo album ma la Forsyth riesce comunque a riservare qualche sorpresa. Il suo è perlopiù alternative country, con qualche spunto blues e rock, che strizza l’occhio a tutto quello che si trova al di là dell’oceano Pacifico. Per me basta e avanza questo per tornare finalmente ad ascoltare Tori Forsyth, potendola apprezzare alle prese con un LP.

Tori Forsyth
Tori Forsyth

L’apertura è affidata al singolo Grave Robber’s Daughter che si apre sulle note di un banjo. La voce della Forsyth graffiante e imbronciata è il tratto più distintivo della sua musica. Un inizio che cattura l’attenzione. La successiva Broken Machine è una bella ballata country. Le atmosfere rilassate e malinconiche evocate da questo brano racchiudono il mood dell’album. I richiami al passato sono inevitabili ma Tori Forsyth si smarca bene. Un piglio più pop si può ascoltare in Snow White. L’effetto della musica avvolgente e solare è smorzato dalla apparenze indolenza della cantautrice australiana. Un ascolto piacevole ben calibrato tra musica e parole. Vira verso un country rock con Redemption. Il ritmo di alza e le chitarre si fanno sentire, la voce della Forsyth è ancora più graffiante. Una canzone orecchiabile e accattivante. Più sentimentale Heart’s On The Ground che gioca sporco puntando dritto al cuore. Un country perfetto in ogni sua parte arricchito da un violino che si ricollega alla tradizione americana. Non si chiede niente di meglio. Anche la successiva Fiddle non è da meno. Qui vince la forza vocale delle Forsyth che tiene le redini del brano per buona parte della sua durata. A farla da padrona sono ancora i sentimenti. In The Morning è l’altra canzone scelta come singolo. Cattura subito fin dalle prime battute, sviluppandosi poi in un rock imbronciato. Tori Forsyth spazia con la voce, trovandosi sempre a proprio agio e dimostrando sicurezza. Hell’s Lullaby rallenta la corsa dell’album, facendo sprofondare l’ascoltatore in questa ninnananna scura e solitaria. Un accompagnamento di archi dà profondità a tutto il brano, mescolandosi alla voce. Doti vocali messe in risalto da War Zone, con un intro da brividi che si sviluppa in un vibrante country. Una delle migliori canzoni dell’album nella quale la cantautrice australiana esprime al meglio il suo talento. Ma tra le mie preferite non può mancare Violet Town. Bella e malinconica ballata country che si rifà alle sonorità dei grandi del passato. La voce della Forsyth si fa più morbida mantenendo però quel qualcosa in più che la caratterizza. La successiva White Noise ci riporta in un’atmosfera tesa e vagamente blues. Tori Forsyth appare ancora svogliata fino ad esplodere in un rock dove le chitarre si scatenano. Si chiude con un’altra ballata intitolata King Horses. Un saliscendi di emozioni, nel quale il ritornello è piuttosto orecchiabile. Un ottimo bilanciamento in una delle canzoni più originali di questo album.

Senza ombra di dubbio Dawn Of The Dark è un esordio di tutto rispetto. Tra richiami alla tradizione country americana, variazioni rock e spruzzate di pop, Tori Forsyth si muove con sicurezza senza lasciar intendere di essere al primo album. Questa cantautrice non ha proprio nulla da invidiare ad altre colleghe ben più note di lei. La sua voce è il suo punto di forza, usata sempre con attenzione, senza forzature. Rispetto ad suo EP d’esordio, Tori Forsyth ha fatto ben più di un passo in avanti, confezionando un album dove ogni traccia è parte di un insieme più ampio, di un’idea. Un album non troppo pensante ma nemmeno leggero che lascia intravedere molto chiaramente tutte le potenzialità di questa artista.

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