Lupo solitario

Ora che gli svedesi Holmes si sono presi una pausa dalla durata indefinita, il loro leader Kristoffer Bolander ha pensato bene di pubblicare un album da solista. Lo scorso Novembre è uscito I Forgive Nothing esordio in solitaria per il cantautore svedese, accompagnato da Johan Björklund (alla chitarra lap steel), già membro degli Holmes. Io che aspettavo invano un nuovo album di questo gruppo, ho accolto con entusiasmo questà novità sperando di ritrovarne le sonorità che lo caratterizzavano. Sicuramente avrei ritrovato la voce inconfondibile e unica di Kristoffer Bolander. Le mie aspettative non sono state deluse.

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Kristoffer Bolander

Duet Of Turrettes è l’ipnotica traccia d’apertura con il quale possiamo dare il bentornato a Bolander. Sempre essenziale e malinconico con la sua voce spigolosa ma confortevole. Un gradito ritorno. La titletrack I Forgive Nothing cavalca le melodie del folk rock americano. Soprattutto ritorna il suono delle chitarra lap steel tanto cara agli Holmes. Scelta come singolo, questa canzone è lo specchio di questo artista ed è esattamente quello che ci si aspetterebbe da lui. La successiva Running Man è ancora più magica e magnetica. Se amo il gruppo svedese di Bolander è per canzoni come questa. Una ballata americana attraversata dal vento freddo del nord, condensata in meno di tre minuti. Da ascoltare. Bolander con Rooted propone una delle sue delicate ballate, affidandosi inizialmente alla chitarra acustica. La sua voce risuona limpida e dà profondità, supportata poi da un sottofondo musicale più ricco, che si trascina lento, per oltre sei minuti, verso il finale. Nonostante la ricetta sia sempre quella, Bolander non smette di incantare. La breve Home suona come una ninnananna, calda e confortante, perfetta per in un freddo inverno. Starlight mette quel brivido che solo gli Holmes hanno saputo darmi con le loro canzoni. La chitarra lap steel è ancora in primo piano. Una canzone pulita e a suo modo perfetta, con tanto assolo di chitarra nel finale. Fredda e triste la bella In Vain. Un’altra ballata imperdibile, costruita sulla voce di Bolander. Il finale è epico, in contrasto con la delicatezza iniziale, vero e unico tratto distintivo tra la musica degli Holmes e quella da solista di Bolander. L’organo risuona in Something Wrong, attentamente dosato in due minuti. C’è poco altro da dire. Tra le migliori che la successiva The Rings Above. Poetica e oscura, sostenuta da una chitarra acustica pulita ed essenziale, è l’occasione perfetta per tirare fuori tutta l’espressività che si nasconde nella voce di questo cantautore. La più lunga dell’album è Outlaws che raggiunge i sette minuti. Bolander tesse una trama distesa e lenta, usando al meglio il suo talento. Poi la canzone cresce e torna sulle sonorità ascoltate nelle tracce precedenti fino al finale strumentale. C’è ancora spazio per una meravigliosa Scale, evocativa di paesaggi invernali. Perfetta per questo periodo. Di nuovo Bolander riesce a trasmetterci l’anima del nord e il calore della musica.

Questo I Forgive Nothing non è distante dagli Holmes. La differenza principale sta nella musica. Il gruppo svedese proponeva un folk americano più marcato, grazie all’uso, ad esempio, della fisarmonica. Il solo Kristoffer Bolander è meno folk e più orientato all’indie rock ma non rinuncia alle sonorità della tradizione americana. La collaborazione con Johan Björklund si rivela fondamentale per ritrovare quelle melodie e quelle atmosfere che gli Holmes hanno saputo creare, soprattutto nell’ultimo album. Bolander, quindi, si rivela l’anima e il motore del suo gruppo, dal quale di fatto dipende ancora. Se la sua esperienza in solitaria avrà futuro allora gli Holmes possono anche sciogliersi. Da solo Kristoffer Bolander ha saputo fare meglio di quanto fatto con la formazione al completo. Con lui sono tornato in quella casa, riscaldata dal fuoco del camino, ad osservare dalla finestra il gelido inverno del nord.

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La lunga attesa

Ma che fine anno fatto gli Holmes? Il gruppo svedese capitanato da Kristoffer Bolander ha pubblicato il suo ultimo album nel 2012. Qualche post su Facebook un anno fa e poi più nulla. Il 2014 non ha portato niente di nuovo in casa Holmes e spero che per questo 2015 ci siano delle novità. Nel frattempo mi porto avanti o meglio mi porto indietro. Sì, perchè continua il mio percorso a ritroso nella musica di questo gruppo alfiere della scandinavian americana, sono partito da loro ultimo Burning Bridges (2012) per poi passare al precedente Have I Told You Lately That I Loathe You (2010) e infine eccomi a Wolves (2008). Come sempre, quando scrivo degli Holmes, ho sempre qualche difficoltà a reperire i testi delle canzoni, è un peccato non poter comprendere a pieno il loro significato ed un peccato anche non poterne riportare qualche estratto in questa recesione. Inoltre tutta la discografia degli Holmes è disponibile, anche gratuitamente, nella loro pagina Bandcamp: holmes.bandcamp.com.

Holmes
Holmes

Apre Possession che conferma lo stile particolare degli Holmes. Un’atmosfera notturna e avvolgente trafitta dalla voce pungente di Kristoffer Bolander. Immancabile come sempre la fisarmonica di Larisa Ljungkrona. Storm propone un accattivante indie rock che caratterizzerà gli album a venire. Le chitarre si mescolano guidate ancora una volta da Bolander e dalla Ljungkrona. A New Still Morning è la classica ballata stile Holmes, sognante e romantica. Curiosa a partire dal titolo è David Letterman dedicata al popolare showman americano. Mi piacerebbe leggere il testo di questa canzone ma purtroppo non riesco a trovarlo. Vorrei capire se è ironica oppure no. Anche se personalmente credo sia sincera. Long Waiting è un’altra ballata (titolo adatto per l’attesa di novità dalla band!). Queste ballate sono belle ma tendono ad essere un po’ ripetitive tra loro. Una piccola variazione sul tema con Hold On che sempre un piacere ascoltare anche per il suo finale più rock. Relapse è un’altra ballata dalle sonoritià più pop che scivola via in sottofondo. The Arms Of Someone Else è a mio parere la canzone più bella di questo album. Delicata e dolce, questa canzone conquista per quel nonsochè particolare. La voce di Bolander si sposa con una straordiaria melodia di fisarmonica. Da ascoltare. Satan è altrettanto bella e anche in questa occasione mi piacerebbe leggerne il testo. Il titolo sembra in contrasto con le atmosfere della canzone. Chiude l’album Wolves, che da il titolo all’album. Un altro brano in perfetto stile Holmes.

Il secondo lavoro degli Holmes è alla pari del successivo. Il quarto e ultimo album è invece un grande passo avanti su tutti i fronti. Il gruppo svedese spesso propone delle straordinarie ballate che ascoltate una dopo l’altra perdono un po’ del loro fascino. Se volete ascoltare per la prima volta questa band sicuramente Burning Bridges è l’album dal quale partire. Spero che questo anno sia quello buono per risentire gli Holmes con nuove canzoni. Perchè alla fine, nonostante qualche canzone un po’ noiosetta, li ascolto sempre volentieri anche se mi manca il supporto dei testi. A volte non capisco fino in fondo quello che canta Bolander ed è un peccato.

Le fredde notti del Nord

In attesa che il gruppo svedese Holmes dia alle stampe il nuovo album, il più presto possibile, inizio a portarmi avanti ripercorrendo la loro discografia. In realtà si tratta di un passo indietro perchè ho voluto ascoltare l’album che ha preceduto l’ultimo Burning Bridges del 2012. Sono tornato indietro di due anni e ho ascolatato Have I Told You Lately That I Loathe You. Titolo a dir poco curioso che gioca anche sull’assonanza tra “loathe” e “love” ma da significato opposto. L’ultimo album della band non è stato immediato ma dopo ripetuti ascolti è entrato dritto tra i miei preferiti. Ero naturalmente incuriosito da questo Have I Told You Lately That I Loathe You ma anche un po’ spaventato. Ho creduto che avrebbe sortito gli stessi iniziali effetti di Burning Bridges e ne sarei quindi inizialmente stato deluso. Non è andata così ma ci è andato vicino.

Holmes
Holmes

L’apertura con True Lies è un’anticipazione di quello che gli Holmes hanno in serbo per il futuro. Chitarra e un pizzico di fisarmonica fanno da sfondo alla voce inconfondibile del leader Kristoffer Bolander. Lo stesso vale per la successiva Voices And Vices ma c’è più intensità e una buona dose di orecchiabilità. I Still Remember rappresenta invece l’altra faccia di questo album. Una faccia che ha le caratteristiche si troveranno più raramente due anni più tardi. Calde ballate malinconiche per le fredde notti nel Nord. Sì, rende l’idea. Afar è ancora più lenta e distesa ma le atmosfere sono le stesse, perfino più pervase da quel senso di conforto che il gruppo sa trasmettere alla perfezione. Si ritorna a qualcosa di più vicino all’inizio dell’album con la bella Malysz. Per ascoltare quel rock “americano-scandinavo” che li ha resi noti si deve aspettare The Strangest Calm, nella quale la voce di Bolander e le chitarre elettriche si mescolano alla perfezione. Una delle migliori dell’album. Con 46 il gruppo ritorna su ritmi più lenti affidandosi alla fisarmonica (il marchio di fabbrica), rischiando però di ripetersi. Anche la successiva Olis è della medesima pasta e se non è giornata ci si sente quasi in obbligo a saltarla. Per fortuna poi c’è Blod, dalle sonorità a là R.E.M. che ci risveglia come si deve. Ancora più forte l’influenza americana (ancora una volta R.E.M.) nella lenta (!) A Bad Aubade. Questa volta il risultato è migliore e si fa ascoltare volentieri ma il colpo di grazia potrebbe arrivare con l’immancabile canzone di oltre cinque minuti. Piano e voce per l’eterea Breathing. Una bella canzone, per carità, ma forse una di troppo ma poco male visto che chiude l’opera.

Il successivo Burning Bridges risulterà più rock e meno malinconico senza rinunciare alle caratteristiche tipiche del gruppo. Chitarre, fisarmonica ci sono sempre ma mescolate per ottenere un risultato diverso. L’unico difetto è forse l’eccessiva lentezza di alcuni brani che tendono a confondersi l’uno con l’altro. In generale però questo Have I Told You Lately That I Loathe You non affatto male. Bisogna, in alcuni casi, trovare il momento adatto per ascoltarlo. Data la natura di alcune canzoni mi è risultato un po’ indigesto ai primissimi ascolti ma successivamente, anche grazie al fatto che già conoscevo gli Holmes, ho potuto apprezzare meglio le sfumature di questo lavoro. Non sono rimasto deluso, nient’ affatto, ma solo un po’ perplesso dalla volontà del gruppo di viaggiare con il freno a mano tirato. Forse gli Holmes sono sempre stati così e sono cambiati solo con l’ultimo Burning Bridges ma io non posso saperlo. Lo saprò solo ascoltando i due album precedenti e lo farò.

Si prega di attendere…

Oggi vorrei scrivere qualcosa di diverso. Ormai è Natale, si sà e tutto ciò che potrei scrivere sul Natale risulterebbe piuttosto banale e scontato. Il Natale è qualcosa di personale, ognuno lo vive a modo suo e io credo che debba essere vissuto come un giorno a sè senza passato nè futuro. Che sia Natale, come in una fotografia. Una fotografia da conservare. Così sono i giorni di Natale che si sono accumulati nel corso degli anni. Ricordiamo quelli nei quali eravamo bambini e dimentichiamo in fretta quelli più recenti. Ci saranno occassioni per ricordare il Natale come un giorno speciale per noi e la nostra famiglia. Ecco quanto di banale potevo scrivere lo scritto. Ci sarà altro di cui posso scrivere? Capodanno lasciamolo perdere. Una festa che non ho mai fatto se non in famiglia. Per me il 31 Dicembre è un giorno come un altro. In un certo senso, per quanto rigurda me, il Natale rappresenta meglio la fine dell’anno. E poi mi voglio godere un po’ queste vacanze in un dolce far niente.

Visto che sono bloccato sul Natale e sul Capodanno tanto vale tornare a parlare di musica, come del resto accade spesso su questo blog. Il 2014 è alle porte e dato che è prassi comune pubblicare un album ogni due anni, vediamo quali nuove uscite ci potrebbe riservare il nuovo anno. Proverò anche a fare delle previsioni. Ci ho già provato in passato è ho fallito. Quindi non datemi retta riguardo alle date. Tra le certezze ci sono (forse) Lucy Rose, Rachel Sermanni e i Wintersleep. La prima ha terminato le registrazioni del nuovo album, come ha confermato lei stessa via twitter. Direi che potrebbe uscire in primavera o forse prima, sparo: Marzo. Poi c’è la scozzese Rachel Sermanni che dovrebbe pubblicare un nuovo EP a fine Gennaio e dunque presumo che il nuovo lavoro è alle porte. Per non ripetermi dico: Aprile. Forse una di queste due l’azzecco. Per quanto riguarda i canadesi Wintersleep temo ci sarà da aspettare ancora un po’. Come loro stessi hanno riportato su facebook l’altro ieri, ci sono nuove canzoni già pronte che proveranno dal vivo nelle date di Gennaio. Considerato tutto ciò ipotizzo un uscità dopo l’estate, diciamo: Ottobre. Tra gli artisti dei quali non si hanno notizie rigurdo al nuovo materiale ci metterei Amy MacDonald e Brandi Carlile. La prima aveva dichiarato di mettersi al lavoro dopo gli ultimi concerti di Novembre. Qualche concerto lo sta facendo ancora oggi, quindi non so se ha già cominciato. Per quanto riguarda Brandi Carlie credo di aver capito che si è messa in proprio e ha iniziato a buttare giù qualcosa di nuovo. Qui indovino due date alla ceca, Giugno per Amy e Marzo (di nuovo) per Brandi. Tra le uscite “minori” prevedo quacosa di nuovo per gli olandesi Mister And Mississippi, tardi direi: Novembre. Poi ci sarebbero anche gli Holmes, un gruppo svedese, del quale scarseggiano le notizie. Visto il silenzio, si prevede forse un ritorno a breve? Dico: Febbraio (questa è grossa). Ah, poi c’è anche Lana Del Rey che sembrava aver smarrito l’ispirazione dopo i numerosi leak delle sue nuove canzoni. Ora sembra che è tutto pronto per il secondo album che dovrebbe intitolarsi Ultraviolence. Nel frattempo è anche uscito il suo primo cortometraggio Tropico di cui me ne frega meno di niente. Non faccio previsione per Lana Del Rey, anche perchè non aspetto il suo album con ansia ma solo con un po’ di curiosità e insensatezza.

Credo di aver terminato. Spero di non aver dimenticato nessuno a parte le nuove uscite o scoperte, ma quelle non sono ancora in grado di prevederle! Alla fine non ho scritto niente di diverso dal solito. Però ho scritto parecchio. Per questa volta a vinto la quantità sulla qualità. Sarà per un’altra volta. Almeno ci ho provato. Nella speranza che qualcuna di quelle date elencate sopre sia quella giusta, auguro buon Natale a tutti. Lo faccio con Amy MacDonald e spero di ascoltare il suo nuovo album al più presto il prossimo anno.

Niente da scrivere

Scrivo un post a settimana o almeno ci provo. Ci sono però delle volte che non so proprio cosa scrivere. Oggi è una di quelle volte. Mi dispiace saltare una settimana e non voglio farlo. Potrei scrivere di musica ma non ho ancora ascoltato i nuovi di Agnes Obel e Anna Calvi. Poi ci sarebbe anche l’album d’esordio di Lily & Madeleine (ben accolto dal mitico Anthony DeCurtis che cita anche i R.E.M. nella sua recensione!) e un nuovo EP di Rachel Sermanni (chissà se non esca qualcosa si nuovo il prossimo anno). Ed eccomi qui. Dopo Birdy sto aspettando tutta questa nuova musica. Ho ancora in serbo un album degli Holmes (al quale ho già dato un ascolto) e uno di Brandi Carlile (che sta preparando qualcosa di nuovo). Poi ogni tanto passo dalle parti di Bandcamp e scarico qualcosa di gratis che “tanto è gratis”. Quindi per ora non ho nulla da scrivere riguardo alla nuova musica ma lo farò appena ho tra le mani queste nuove uscite.

Anche in quanto a letture non ho nulla di nuovo. Ho continuato il viaggio verso la Torre Nera con La Sfera Del Buio. La traduzione del libro di Stephen King da Wizard And Glass è inspiegabile. Va bene la sfera ma il riferimento al buio non l’ho capito. Scrivero della Torre Nera più avanti nel viaggio. Detto questo, King è un grande ma chi sono io per dirlo! Mi è venuta quasi voglia di leggermi in mago di Oz perchè il Re nel finale fa troppi riferimenti ad Oz e non vorrei perdermi qualcosa nel prosieguo dell’avventura. Anche se La Sfera Del Buio è un enorme flashback che cade a fagiolo nel momento opportuno, la storia avanza ancora nella direzione della Torre e alcune cose si chiariscono e nuove domande sorgono. Lo step successivo è leggermi The Dome (il cui titolo si evitato di tradurre) che campeggia con tutta la sua mole sulla libreria. L’altro libro in attesa è Alle Montagne Della Follia del grande H.P. Lovecraft che ha una stazza decisamente inferiore. Ora sto leggendo Il Signore Degli Anelli. Ho preferito per comodità l’edizione divisa in tre romanzi e sto leggendo Le Due Torri. Per ora lo trovo davvero molto bello e ben scritto, ha un fascino particolare, un libro senza tempo. Inoltre, per quanto letto finora, la trilogia di film la trovo davvero ben fatta e molto fedele all’originale salvo qualche adattamento e taglio qua e là.

Ho scritto a sufficienza per oggi. Non male, direi, considerando il fatto che non sapessi cosa scrivere. Intanto là fuori comincia a fare sempre più freddo e buio. Questo mi piace. L’inverno mi piace. Mi piace ascolatre musica con il buio e il vento freddo. L’apprezzo meglio. “Should we talk about the weather? Should we talk about the government?” cantavano i R.E.M. e del tempo ho parlato. Qualcosa da dire sul governo? Meglio di no. Meglio di no.

Ponti in fiamme a Nord

Scandinavian americana. Che i popoli del nord fossero giunti nel continente americano ben prima di Colombo è ormai risaputo ma che gli americani fossero approdati sulle coste scandinave di recente è meno noto. Il termine scandinavian americana è stato affibiato dalla rivista Rolling Stone alla musica di un gruppo svedese che si fa chiamare Holmes che mescola folk-rock nordico con sonorità tipicamente americane tenute assiema dalla voce unica del frontman Kristoffer Bolander. Il loro secondo album l’avevo scaricato lo scorso anno dalla loro pagina ufficiale di Bandcamp (holmes.bandcamp.com) dopo essere rimasto affascinato dalla splendida Brothers. I successivi ascolti dell’album non mi avevano convinto a sufficienza e per questo motivo non ho mai scritto di loro su questo blog. Quando mi trovo a corto di musica nuova da ascoltare vado a cercarla tra quegli album che ho messo da parte per qualche motivo. Come mi è già successo con Anna Calvi e Brandi Carlile, è stata una saggia idea riascoltarli. Sembrerà strano ma il successo dei Mumford & Sons, Sigh No More, che molti apprezzano anzi amano, io proprio non riesco a farmelo piacere nonstante anche questo album l’ho ripescato recentemente dopo un anno nel limbo. Forse tutto è dovuto alla voce di Marcus Mumford per la quale ho un’avversione naturale e servirà altro tempo, probabilmente prima della mia conversione. Per quanto riguarda gli Holmes la conversione è già avvenuta.

Holmes
Holmes

Burning Bridges comincia proprio con la meravigliosa Brothers che mostra subito i tratti caratteristici della band. Il resto dell’album non si discosta molto da questo brano d’apertura e ciò potrebbe apparire una cosa negativa ma in realtà, grazie alla particolarità della loro musica, ne risulterà il contrario. Subito la trascinante Bells è la dimostrazione che gli stessi ingredienti possono dare vita ad una canzone più luminosa, pur sempre con una nota di malinconia. La bella Night Bright Night ci immerge nella notte con l’immancabile fisarmonica di Larisa Ljungkrona riuscendo a creare un’atmosfera rilassante e distesa. Una delle canzoni più belle. Più rock e “cattiva” è I Will Never Be Free sorretta dalla straordinaria voce del leader Bolander. All I Had In Store si rifà ai tratti tipici della musica degli Holmes ma gran parte del merito va attribuito, di nuovo, alla fisarmonica. La successiva Every Stream Of Light è una sorta di ninnananna sulla punta delle dita, una delle canzoni più magiche dell’intero lavoro. Il risveglio prende forma con Where Dreams Come From, un altro pezzo in perfetto stile Holmes. Successivamente si viene travolti dal singolo di punta, Debris, un piccolo gioiellino del quale ascolterei l’intro per ore. Si ritorna su sonorità più distese con la nostalgicamente noridica Vinter. Ancora un po’ di energia con Waiting che si potrebbe definire il brano più allegro dell’album che si chiude con la lunga Captain Weakheart, una dimostrazione della capacità di songwriting del gruppo e l’ennesima prova della voce spigolosa del frontman.

Questo Burning Bridges è il terzo album della band svedese e non potrò esimermi dall’ascoltare anche i due precedenti. Ho fatto bene a riscoprire questo gruppo, ne sono contento, e ancora una volta ho sbagliato ad abbandonare un album che non mi ha convinto ai primi ascolti. Di nuovo sono rimasto affascinato da una voce particolare come quella di Bolander e piacevolmente sorpreso dalla fisarmonica della Ljungkrona, che è ormai il marchio di fabbrica della band. Un album che mi sento di consigliare, per certi versi unico e magico, dalle atmosfere malinconiche ma incredibilmente affascinanti.