Dottorini calvi

Dopo una breve pausa sono tornato a leggere un libro di Stephen King. La scelta è caduta su Insomnia consigliatomi da un collega che ha letto tutti i suoi libri. La lunga biografia di King offre un’ampia scelta e così ho voluto cercare un consiglio anche se con il Re è difficile pescare male. All’inizio ero orientato verso una raccolta di racconti ma alla fine ha vinto il romanzo. Anche in questo caso un romanzo abbastanza corposo ma al di sotto delle vette di prolissità raggiunte da King.

La storia inizia con i problemi di sonno che affronta l’anziano Ralph Roberts in seguito della morte della moglie. A questo si aggiungono anche altre preoccupazioni legate al suo amico Ed Deepneau che si dimostra violento con la moglie per motivi apparentemente folli. La privazione del sonno lo porta ad avere quelle che sembrano, almeno all’inizio, delle allucinazioni visive. Una notte vede uscire dalla porta della casa della sua vicina due ometti, da lui soprannominati dottorini calvi, con in mano uno strano paio di forbici. La successiva morte dell’anziana vicina sembra direttamente collegata alla presenza di questi due individui. Ralph si rende conto che le sue allucinazioni non sono altro che percezioni paranormali di un mondo superiore. Percepisce le aure delle persone, degli animali e delle piante, conosce la loro storia, vede il loro stato di salute. In breve scopre di essere stato scelto, insieme all’amica Lois Chasse, impedire la morte di migliaia di persone da questi personaggi che vivono in questo livello superiore fatto di auree. Tra segreti, mezze verità e paure la situazione precipita in una corsa contro il tempo.

Stephen King è alle prese con un romanzo paranormale dove il tema della morte è centrale. Non è certo la prima volta che King affronta questo tema ma riesce ogni volta a farlo con una sensibilità ed un rispetto profondi anche attraverso personaggi di fantasia. Il mondo superiore che Ralph percepisce è descritto in maniera lucida e realistica. I tre dottorni calvi, ispirati al mito delle Parche, sono personaggi misteriosi e inizialmente inquietanti. In particolare il cattivo Atropo è ben riuscito. Il romanzo è infarcito da citazioni dei romanzi della Torre Nera che è centrale nella definizione delle vicende. Essendo Derry lo sfondo della storia, non potevano mancare riferimenti ad It. Molti altri sono le citazioni che, chi non ha letto molti romanzi di King, può perdersi. Insomnia è quasi necessario per comprendere il finale della Torre Nera che può aver lasciato perplesso qualche lettore. Stephen King è geniale nel suo modo di raccontare e questa volta lo fa davvero con un ritmo serrato non privo di azione e suspense. King è un maestro nel legare i suoi romanzi l’uno con l’altro e con  Insomnia il suo universo, la sua Torre Nera, prendono forma attraverso i suoi personaggi.

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Mezza dozzina

Sei anni. Sono di nuovo qui, su questo blog, dopo sei anni esatti dal primo post. Lo scorso anno è stato un anno nel quale ho ascoltato davvero tanta musica, lasciandomi trasportare dalle sensazioni del momento, senza badare troppo al genere o dalla popolarità dell’artista. È stato anche un anno su Twitter che mi ha permesso di non perdere nessuna nuova uscita e fare nuove conoscenze. Il 2016 però è stato anche l’anno nel quale ho fatto più fatica a tenere aggiornato questo blog. Credo di non aver saltato neanche un weekend, anzi ho pubblicato spesso anche a metà settimana, ma è stato più impegnativo che in passato. Un po’ a causa di qualche impegno di lavoro e a volte anche per una semplice questione di voglia. Ho pensato, ma perchè non ascolto musica semplicemente senza doverne scrivere? Non conosco la risposta ma mi piace farlo e, anche se ci sono momenti nei quali vorrei mollare tutto, ho intenzione di continuare. Ma vediamo un po’ quali sono le curiosità statistiche di questi sei anni.

Il post più visto è La Tartaruga non ci può aiutare, uno dei primi post nel quale scrivevo di It il capolavoro di Stephen King. Buffo come un blog che tratta soprattutto di musica abbia come post più visto uno su un libro! Al secondo posto c’è una recensione recente, Fuori legge, dell’album From The Stillhouse dei Murder Murder. È il post di musica più visto, con grande distacco dal primo in classifica. Il terzo posto spetta a Mal di cuore altra recensione dell’EP Singing & Silence di Rorie, anche questa pubblicata lo scorso anno.
Tra i temini di ricerca più usati per arrivare a questo blog, il più ricercato è “lana del rey“. Seguono “amy macdonald” e “wintersleep hello hum“. Ma la Tartaruga di Stephen King in tutte le sue varianti è la più ricercata.

Ma ci sono alcune ricerche piuttosto divertenti. Qualche esempio? “dove posso scaricare l’ultimo album di amy macdonald 2012” è la classica domada diretta a Mr Google. Non è chiaro avesse intenzioni piratesche o meno. C’è chi è più chiaro in merito: “dove si compra life in a beautiful light“. La curiosa “voglio ascoltare tutte le canzoni che a cantato peter buck“, che oltre a contenere un errore grammaticale, è anche piuttosto vaga. Caro amico, insieme ai R.E.M., Peter Buck non cantava ma da solista ne ha fatto un po’. Quante di preciso non ne ho idea. Ma qualcuno ha ancora dei dubbi, “peter buck canta“. Poi c’è chi cerca canzoni di seconda mano: “aurora aksnes canzone usata“. Quest’altra è un po’ vaga ma efficace, “cantante rossa inglese“. Sarà Florence Welch? Poi c’è l’interessante: “parole che escono da sole“. Non me ne viene in mente nessuna. Tutte in coppia. Una disperata: “believe la cantaurtice di believe“. Mi dispiace ma non la so. Anche io ho fatto una richerca del genere una volta: “quale era la canzone che faceva mmmm mmh mmh“. Questa la so, è Mmm Mmm Mmm Mmm dei Crush Test Dummies. Un po’ confusa la ricerca di: “coeur de pirate la canzone francese con i tatuaggi“. Una canzone con i tatuaggi? Non so come ma anche una ricerca come questa: “come s’intitola la canzone di oggi del stacchetto delle veline” ha portato al mio blog. Non avrà trovato quello che cercava. Il dubbioso: “battute nonsense fanno ridere?“. Dipende, tu ridi? In cerca di conferme chi ha cercato, “l’indie rock sta diventando mainstream“. Problemi con l’inglese: “vorrei ascoltare a month of sathurdei dei r e m” oppure “canzone rem con parole streig wuo oh“, “ho sentito una cazone ritornello fa est see you est see mi” ma peggio chi li ha con l’italiano, “cuando cina avuto 500 milioni di abitanti“. Quest’ultima è una ricerca sensata per il mio blog. Davvero. A voi scoprire il post in cui ne parlo. Una radio con solo Florence + The Machine? Possibile, “in che radio posso ascoltare florence?” ma non a tutti piacerebbe, infatti: “florence welch non mi piace“. Ho letto un paio di libri sui R.E.M. e so quasi tutto su di loro ma questa mi mancava: “rem my losing religion la cantano dei preti“. Addirittura si entra nel mistero, “antichi sacerdoti di culto che cantavano rem my religion“. Qualcuno accusa di plagio Amy Macdonald ma non è sicuro di chi sia la canzone originale, “chi  ha cantato  e suonato per primo ‘life in a beautiful light’ ?“. Ma anche Lovecraft non la racconta giusta: “lovecraft non si è inventato niente“. Qualcun’altro ha le idee ben chiare su cosa cercare: “agnes obel sexy“. Giuro che non so nulla di quello che succede lì dentro: “la camera da letto di miley cyrus“, si insiste: “immagini o famo strano“. Spero sempre che ognuno trovi ciò che cerca, perchè questa è difficile: “per radio circola una canzone tipo scozzese“. Questa poi è ancora più difficile, “ultimamente sento una canzone dei rem“. Fantasie su Lana Del Rey: “lana del rey dorata“, fammi sapere quando trovi qualcosa, anche se ormai lo sanno tutti che “lana del rey rifatta“. Ma soprattutto: “a quanto pagano la lana quest’anno“? Qualcuno chiede una “descrizione oggettiva di dracula“, una fotografia sarebbe l’ideale. Anzi no, i vampiri non vengono nelle foto. Probabilmente la stessa persona ci ha riprovato per un’altra strada: “descrizione oggettiva di un morto“! Questa non l’ho capita: “осенняя фотосессия в парке идеи“. Non è facile ma c’è chi ci riesce: “mi distinguo dalla massa“. “qualcuno conosce la tv marchio obell?“, no mi dispiace. C’è ne anche per Anna Calvi: “anna calvi cosa vuol fare capire con la canzone eliza“, saranno anche affari suoi. Strani personaggi si affacciano in questo blog: “come far venire dal passato. una antenata“. Personaggi anche piuttosto confusi, ““in francese” titolo canzone donna “anno fa” paradise” ma sempre determinati: “canta una canzone in inglese stando seduta“. I London Grammar non piacciono a tutti, c’è chi sa fare di meglio: “la versione bella della canzone hey now dei london grammar“.

Spero abbiate trovato divertente questo “approfondimento” sui termini di ricerca che hanno condotto qui i visitatori in questi sei anni. Per quest’anno prevedo un’interessamento maggiore da parte mia alla musica folk anglosassone e al country americano. Non mancherò le nuove uscite di vecchie conoscenze ma soprattutto non mi darò limiti per quanto rigurda generi e stili. Un altro anno di blog ha inizio e spero, come sempre, di riuscire a tenerlo aggiornato regolarmente. Ne approfitto per condividere il nuovo singolo della band inglese To Kill A King intitolato The Problem Of Evil

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La cupola e la marmotta

Eccomi giunto al termine di The Dome. Sono stato convinto al leggere il massiccio romanzo di Stephen King dopo le ottime recensioni di qualche blog e dopo aver visto le prime puntate della serie tv. Solo le prime puntate perchè quando Rai2 lo mise in onda cominciò a cambiare continuamente orario finché mi stancai. Mi sono bastate poche puntate per capire che l’impronta del Re era andata persa chissà dove. Così ho pensato bene di lasciar perdere la serie tv e dedicarmi al libro. Quello almeno non cambia continuamente orario. La mole del romanzo non mi spaventava, dato che tra i miei preferiti di King (se non addirittura in assoluto) c’è It, il quale è perfino più corposo.

Inutile riassumere la trama o se proprio bisogna farlo si può riassumere così: una cupola impenetrabile e trasparente cala improvvisamente su una cittadina del Maine (che caso!), la quale è nelle mani del secondo consigliere Big Jim Rennie. Un megalomane che si sente in dovere di salvare i suoi cittadini dalla deriva. Quello che succede è che sarà lui stesso a provocare disordini provocando una sorta di scissione tra buoni e cattivi. I cattivi stanno dalla sua parte e i buoni dalla parte di Dale “Barbie” Barbara. In sostanza questa è la storia. La Cupola è secondaria. Solo un pretesto per raccontare una convivenza forzata tra personaggi che, senza di essa, sarebbero vissuti in armonia. Differenze tra serie tv e libro? Vado a memoria. Angie McCain muore subito. Spoilerata? No, succede nelle primissime pagine del libro. Il primo consigliere Andy Sanders non rimane chiuso fuori dalla cittadina di Chester’s Mill come succede nella serie ma è presente in città ma in sostanza è uno che non conta nulla ed è il fantoccio di Big Jim. Mentre nel film i personaggi da una parte all’altra della cupola non possono sentirsi, nel libro posso sentirsi eccome. Barbie non è un assassino misterioso e forestiero come in tv ma un noto cuoco col passato nei marines. Non c’è nessuna coppia omosessuale con figlia nel libro. Non c’è nessun uovo nero e rosa sotto una mini cupola. Nonostante questo i personaggi di Big Jim, Barbie, il reverendo Lester Coggins, la giornalista Julia Shumway e altri personaggi minori sono comunque ben rappresentati. Dimenticavo, nel libro non c’è nessuna mucca tagliata in due, semmai una meno spettacolare marmotta. E niente farfalle.

Il ritmo è serrato per tutta la durata della storia. Ogni giorno sotto la Cupola è raccontato con i dettagli che solo Stephen King sa rendere vivi. Ogni giorno sembra un secolo, succede di tutto anche se non ci sono dei veri e propri colpi di scena. Tutto è volto a cercare di mantenere la calma in una situazione complicata come quella nell quale si sono trovati gli abitanti di Chester’s Mill. Solo alcuni, i buoni, vogliono comprendere l’origine della Cupola mentre i cattivi la sfruttano per instaurare una sorta di dittatura. Le due fazioni si delineano quasi subito e questo rende la storia un po’ insolita. Ma come si fa a tenere il lettore incollato alle mille e più pagine senza annoiarlo? Credo che la risposta è tutta nello stile di scrittura del Re. Tirando le somme, si potrebbe dire che la trama non è particolarmente complessa, lo è semmai la situazione nella quale si muovono i protagonisti. King è uno scrittore che dovrebbe scrivere un romanzo infinito ma anche questa volta ci mette un finale, il suo tallone d’Achille. Ho letto molte critiche al finale di The Dome e non do completamente torto a chi crede che sia un fallimento ma non è poi così malaccio. Sfido chiunque a trovare una spiegazione per una Cupola apparsa improvvisamente. King ne ha trovata una, un po’ in extremis ha dire il vero, e la ha piazzata lì nel finale. Forse avrebbe potuto fare di meglio e forse un’altra idea più intelligente avrebbe richiesto un altro romanzo e questo era già piuttosto lungo. Se siete alla ricerca del finale perfetto in ogni libro, sicuramente King non fa per voi, per quello che conta quando si legge un suo romanzo è il viaggio e non la meta, e viaggio di The Dome è stato fantastico.

Il Re e il Presidente

Sono sempre stato affascinato dai viaggi nel tempo ma non è un hobby che si può portare avanti tanto facilmente. Anzi non si può proprio praticare. Se solo si potesse… potremmo vedere la storia e scoprire come si evolverà il futuro. Il mio interesse per i viaggi nel tempo ha avuto origine da bambino. Non so cosa mi spinse già allora ad elaborare teorie sulle conseguenze dei viaggi nel passato, teorie che poi scoprì essere state già elaborate da noti fisici. Non conoscevo le loro teorie ma in qualche modo c’ero arrivato da solo. Sono tutt’ora convito che si potrebbe dire che il presente non esiste. Il passato dopotutto è nella nostra memoria e il futuro, che noi possiamo solo immaginare, è frutto dell’elaborazione delle esperienze e conoscenze acquisite nel passato e quindi è sempre lì nella nostra testa. La memoria divide il tempo in passato e futuro. Il presente è un istante infinitesimale in bilico tra passato e futuro che non possiamo cogliere. Quando recentemente ho saputo che Stephen King aveva scritto un romanzo sui viaggi nel tempo, non potevo ignorarlo.

La scoperta di una porta spazio-temporale nel retro di una tavola calda è l’evento che da l’inizio al romanzo. Chiunque l’attraversi si ritoverà nel 1958 alla stessa ora dello stesso giorno. Perchè quindi non provare a cambiare la storia e migliorare il mondo del presente? Perchè non fermare l’assassino di JFK prima che possa portare a compimento il suo gesto? Il protagonista Jake Epping ci proverà spinto dall’amico Al Templeton, il primo ad aver attraversato la “buca del coniglio”. Il romanzo racconta le vicessitudini del protagonista nella Terra di Allora fino alla fatidica data del 22/11/’63, che da il titolo ad uno degli ultimi lavori del maestro Stephen King. Le regole per il viaggio sono semplici: ogni volta che si torna nel presente si possono vedere gli effetti dei cambiamenti apportati al passato e se si ritorna nel passato tutto si “azzera”, tutto ricomincia da capo. Particolare non poco importante, qualsiasi sia il tempo trascorso oltre la “buca del coniglio”, nel presente saranno trascorsi sempre 2 minuti. Il nostro eroe Jake non avrà vita facile, il passato infatti non vuole essere cambiato. Riuscirà Jake a salvare Kennedy prima che sia troppo tardi? Come sarà il futuro modificando un evento storico di tale portata? Queste sono le domande che vi accompagneranno lungo il corposo romanzo. Per una volta Stephen King darà risposta a tutte le domande e non lascerà nulla al caso. Anche perchè, come lui stesso spiega in una lunga postfazione, il romanzo è frutto di accurate ricerche storiche. L’autore vuole sottolineare che ancora oggi l’attentato è oggetto di dibattiti tra chi crede che Lee Oswald abbia agito da solo che chi crede faccia parte di un complotto ai danni di Kennedy. King avrebbe voluto scrivere questo romanzo già nel 1972 ma la mole di informazioni e la ferita ancora aperta l’hanno costretto a rimandare la sua stesura di molti anni, fino ad oggi. Immancabili, ovviamente, le autocitazioni che in questo caso si riferiscono a It e la cittadina di Derry. Questo è Stephen King.

Non conosco i lavori più recenti per dire se questo 22/11/’63 è tra i migliori di Kingma sicuramente è degno del suo nome. Per tutta la durata del romanzo non si ha idea di come possa andare a finire. Infatti King sorprende nel finale, dando, a chi lo critica per la sua prolissità, delle buone ragioni per farlo ancora. La tensione narrativa percorre tutto il romanzo ad eccezione di alcune scene nella quali il protagonista si concentra maggiormente sull’attentato e Lee Oswald. Un libro consigliato per chi ama i viaggi nel tempo, i loro paradossi e per chi apprezza la capacità di sintesi di Stephen King nei brevi periodi, capacità che gli manca su quelli lunghi. Sta a ognuno di noi se considerarlo un pregio o un difetto del maestro. Io personalmente lo considero un suo pregio.

Viaggio nel tempo

La Tartaruga non ci può aiutare

Dopo parecchi mesi di inattività, torno su questo blog. Non so perchè non ho continuato a scrivere ma so che non ho più postato nulla da febbraio. Nel frattempo ho letto un libro, non solo uno, che considero uno dei migliori che abbia mai letto (il migliore?). Chi lo ha già letto avrà capito sin dal titolo di quale libro sto parlando, si tratta di It di Stephen King. Devo essere sincero, fino a qualche tempo fa non avevo mai letto nulla di King, lo conoscevo solo per la sua fama ma credevo che fosse così ammirato perchè è uno dei pochi autori horror bravi in circolazione. Un autore di best sellers insomma, uno dei tanti. Però il mio percorso letterarario horror che è partito da Edgar Allan Poe, passato da H. P. Lovecraft doveva concludersi con King. Dovevo leggere qualcosa di suo. Perchè non partire dal tanto famoso e decantato It? Già perchè no? Perchè quando lo vidi notai le sue 1300 e più pagine. Non mi fanno paura i libri lunghi, sia chiaro ma era il suo primo libro che avrei letto e se non mi fosse piaciuto? Allora cambiai e scelsi un altro classico Shining, con una mole decisamente più ridotta. Arrivato a metà, mi ero già convinto di leggere It al secondo giro. Tutti i miei pregiudizi su King volarono via in un istante, spazzati via dal tornado delle sue parole. King non è quello che è, per quello che racconta ma per come lo racconta. King è nella testa dei sui personaggi e attraverso di loro entra nella tua, ti sorprende quando descrive ciò che tu pensi in quell’istante o hai pensato in situazioni simili.

Le 1300 pagine di It non apparivano più come una gigantesca montagna potenzialmente noiosa ma un immenso spazio aperto da espolorare. Giuro che leggerlo tutto d’un fiato non è impresa impossibile se non ci fossero limiti fisiologici inevitabili. Il libro è così lungo che alla fine, quando ci sono dei rimandi al passato dei protagonisti, quegli eventi non sono successi solo nelle pagine precedenti ma anche nel tuo passato, perchè magari li hai letti un mese prima, diventando di fatto anche tuoi ricordi. Non ci sono parole che possano descrivere la capacità di scrittura di King, è qualcosa che va provato. It è come un sogno infinito dove è inevitabile trovare similitudini con quello che hai vissuto da bambino. Si perchè i protagonisti di Shining e It sono bambini e King è straordinario quando entra nei loro pensieri, così simili quelli del lettore ha avuto da bambino.

E’ difficile descrivere la trama di It, si rischirebbe di essere troppo brevi, tralasciando numerose cose importanti, oppure di essere troppo prolissi. In questo libro c’è tutto dalla vita alla morte, dal bene al male, dalla gioia alla paura, dalla giovinezza alla vecchiaia. Cosa si può chidere di più? It ti mette di fronte ad una serie di sensazioni che ogni lettore interpreta a modo suo ma che sicuramente non lo lasciano indifferente. Il libro è consigliato, Stephen King è consigliato ma state attenti ai tombini, perchè la Tartaruga non vi può aiutare.