Lunghi giorni e piacevoli notti

Ho aperto l’ultima porta. Quella in cima alla Torre. Ebbene sì, sono arrivato in fondo alla saga della Torre Nera di Stephen King. L’ultima volta che ne avevo scritto su questo blog ero giunto al quinto libro intitolato, I Lupi Del Calla. Seguono nell’ordine La Canzone Di Susannah e La Torre Nera. Anche se da qui in poi c’è pericolo spoilers, non voglio anticipare nulla della trama e tanto meno del finale ma questo viaggio insieme a Roland, Jake, Eddie, Susannah e Oy è stato straordinario. Perchè come lo stesso King ci ricorda, prima di concludere, che il viaggio è più importante della meta. Infatti l’autore ferma il lettore, avidamente interessato solo al finale, e lo avvisa: il finale non è mai abbastanza bello perchè si tratta pur sempre di un addio. Il finale è senza dubbio originale e risponde a molte domande ma al di là di come va a finire questo viaggio verso la Torre è stato, ancora una volta, straordinario. Affezionarsi ai personaggi creati da King è sempre facile e se poi questi personaggi ci accompagnano per sette libri diventa difficile separsene. Io non so quanti autori possano vantarsi di essere un personaggi di una loro opera ma è sicuro che lo Zio Steve è tra questi. Ha un ruolo importante ed è curioso leggere come descrive sè stesso. King è narratore e personaggio allo stesso tempo, non semplice creatore di una storia. Mescola sapientemente realtà e fantasia mettendo al centro l’incidente che lo ha colpito nel 1999. Se solo King non fosse un autore di romanzi di fantasia, noi ingenui lettori potremmo prendere tutto per vero.

Ho letto qualche critica rigurdo al finale, soprattutto per l’ultimo scontro tra Roland e il Re Rosso. Anche io ho provato un po’ di delusione nel vedere il Re Rosso, tanto pazzo quanto pericoloso, relegato in fondo al romanzo, quasi impotente di fronte a Roland. Così come la fine del mitico Walter O’Dim (aka Randall Flagg aka L’Uomo In Nero) che viene fatto fuori (sempre ammesso che sia morto) “senza se e senza ma” da Mordred. La tal cosa ci fa pensare a quanto possa essere pericoloso il Dan-Tete per il ka-tet di Roland. Ma in realtà la suo ruolo è sì importante ma non così determinante ai fini della storia. Insomma i due supercattivi si sgonfiano un po’ nel finale ma forse il motivo è da cercare in quel bisogno di King di chiudere la saga prima che fosse troppo tardi. Infatti non ha esitato a riaprirla alla prima occasione con La Leggenda Del Vento pubblicato nel 2012. Se c’è una cosa che noi fans del Re sappiamo è che il nostro non è un maestro dei finali e credo che ne sia coscente anche lui. La Torre Nera vuole essere lo scrigno del modo kingniano, fatto dalla sua fantasia e quella di altri ed è dunque ovvio che rispecchi i pregi e difetti di questo autore. Forse a volte in questa serie King ha usato qualche scappatoia o trovata magica per uscire da alcune situazioni complesse ma tutto è perdonato. Non sono d’accordo con chi ritiene che King si sia imbarcato in un impresa più grande di lui. Chi dice queste cose è uno di quei lettori che King ammonisce negli ultimi capitoli, ovvero i lettori avidi di finali.

Conclusa questa serie (mi manca l’approfondimento de La Leggenda Del Vento) posso dire che La Sfera Del Buio è il libro che ricordo meglio e il più appassionante. Nel frattempo sto leggendo a ritmi molto blandi la serie a fumetti in lingua originale, che racconta la storia in ordine cronologico e non seguendo la saga letteraria. Finora ho apprezzato molto la resa grafica e artistica dei racconti di King. Ora potrò dedicarmi ad altre opere del Re, sopratutto L’Ombra Dello Scorpione anche se ho messo gli occhi su altri libri. Prima mi prendo una pausa dai suoi romanzi ma so che non durerà a lungo.

Stephen King
Stephen King

Intermission

A volte mi sono chiesto perchè mi ritrovo sempre a scrivere di musica o di libri su questo blog. Dallo scorso anno sto pensando a qualche nuovo tipo di post. Di cos’altro potrei scrivere? Non mi sono stancato, e nemmeno credo mai mi stancherò, di ascoltare musica e di leggere libri. Non ho iniziato questo blog con lo scopo di scrivere di me stesso ma in questo momento non posso nascondere di farlo. Mi sono trovato a pensare a ciò che mi piace fare e a quello che sono. Mi sono ritrovato davanti a cose diverse tra loro e idee interessanti ma non credo di avere il tempo di pensarci o forse mi manca solo un po’ di voglia. Ho anche pensato ad un blog divertente, po’ cattivo e ironico. Un blog parallelo a questo. Poi ci ho ripensato o forse ho solo messo da parte l’idea. Il fatto è che questo blog è un appuntamento settimanale, praticamente fisso, ormai da più di quattro anni. Non è sempre facile trovare il tempo necessario per scrivere. Questa volta è una di quelle volte che mi sarebbe piaciuto scrivere d’altro. Non ho ancora ascoltato abbastanza il nuovo Tied To The Moon di Rachel Sermanni per farne una recensione e non ho ancora finito l’ultimo libro della Torre Nera di Stephen King. Quindi per il momento non ho nulla di nuovo da scrivere. Ho in lista un paio di album interessanti, uno dei quali recuperato tra quelli pubblicati lo scorso anno. Ogni giorno mi segno qualcosa da ascoltare di nuovo ma ci sono un paio di album che attendo da parecchio tempo. Il nuovo dei Wintersleep dovrebbe venire annunciato questo autunno e nella migliore delle ipotesi, uscire entro l’anno. Il quarto album di Amy Macdonald invece è pronto ma ancora da registrare e la ragazza se la sta prendendo comoda.

Lasciatemi aprire una parentesi a riguardo. Più passa il tempo e più sembra strano che una casa discografica come quella della Macdonald sia disposta ad aspettare quattro anni tra un album e l’altro. Amy è una giovane cantautrice di successo ma non è certo una star. Mi domando se può permettersi una pausa così lunga. Lei si giustifica dicendo che viene da un lungo tour e in questo momento si sta godendo la vita. A chi non piacerebbe prendersi un anno di pausa dal lavoro o dagli studi? Evidentemente lei se lo può permettere. Io resto dell’idea che qualsiasi artista giovane debba sfruttare i primi anni della sua carriera. Un album ogni due anni è una buona media. Prendo sempre come esempio la carriera dei R.E.M. che dal 1982 al 1988 pubblicarono un album all’anno. Poi rallentarono il ritmo arrivando ad una pausa di quattro anni solo tra il 2004 e il 2008 che coincide con il momento più basso della loro parabola. La loro storia si è conclusa con un quindici album pubblicati in trent’anni. Un album ogni due anni. Un’altro esempio viene dalla band britannica Editors che hanno fatto una pausa di quattro anni tra il 2009 e il 2013, durante la quale c’è stato un cambio di formazione. Ma quest’anno, il 2 Ottobre, sono pronti a pubblicare il quinto album In Dream, a distanza di due anni dall’ultimo. Per non citare Laura Marling che a soli venticinque anni ha gia cinque album alle spalle. In sostanza, da fan di Amy quale sono, mi sarebbe piaciuto ascoltare questo quarto lavoro addirittura lo scorso anno, a due anni esatti dall’ultimo Life In A Beautiful Light del 2012. Avevo sperato per questo anno e invece no. Ci sarà da aspettare. Addirittura le registrazioni potrebbero iniziare nei primi mesi del 2016. Questo significherebbe che tra un anno potremmo sperare di ascoltare l’album. E se fosse tutta una montatura? Ne dubito. Ma allora perchè non me la prendo anche con i Wintersleep? Anche loro hanno fatto l’ultimo album nel 2012 e sono lì lì per pubblicarlo nel 2016. Semplicemente il loro caso mi sembra diverso. Hanno un altro pubblico e poi il loro album è praticamente finito. Erano già pronti ad annunciarlo questo inverno, hanno avuto qualche intoppo, tutto qui. Nessuna pausa. Quello che spero è che questa attesa di quattro anni si ben spesa da parte di Amy Macdonald e che non deluda le aspettative di noi fan. Chiusa parentesi.

Quanto scritto qui sopra va inteso coma una sorta di sfogo estivo, nient’altro. Nel frattempo mi troverò altro da ascoltare come ho fatto finora. Nel frattempo devo trovare anche qualche altro argomento per questo blog. Ho dei dubbi che riuscirò a scrivere altro di ugualmente interessante o per meglio dire, che io riesca a scrivere di altro in modo altrettanto interessante. A dire la verità mi piace il basket, più correttamente basketball, o ancora meglio in italiano, pallacanestro. Ormai seguo questo sport da dieci anni ed è l’unico sport che mi piace. Il calcio è semplicemente noioso. Ma riuscirei a scrivere articoli di pallacanestro? No. Non voglio nemmeno farlo. Temo che continuerò a scrivere di musica e libri, per ora. Perchè farlo mi piace e con questo blog mi sono tolto delle piccole soddisfazioni nel corso di questi anni. Intermission significa intervallo. Questo post è una pausa ricreativa, dopotutto siamo ad Agosto e le ferie ci vogliono. Poi si ricomincia. Ho rubato il titolo ad un brano di Cœur de pirate e mi faccio perdonare permettendo a tutti di ascoltarlo qui sotto.

Diciannove

Ho fatto altri due passi in direzione della Torre. Ho letto altri due libri della serie de La Torre Nera di Stephen King ovvero La Sfera Del Buio e I Lupi Del Calla. ll primo è un lungo flashback sulla storia di Roland Deschain e Susan Delgado. Una storia sfortunata colma di magia, mistero, tradimenti. Questa storia segna l’inzio del viaggio del pistolero verso la Torre. Conosciamo meglio i compagni di Roland (il suo primo ka-tet), Cuthbert Allgood e Alain Jones che sfideranno i temibili Grandi Cacciatori della Bara per salvare loro stessi e la bella Susan. Se credete che la storia raccontata di Roland abbia un finale scontato, vi sbagliate. Roland racconta questa storia al resto del ka-tet composto dall’ex tossicodipendete Eddie Dean, sua “moglie” Susannah Holmes, la Signora Delle Ombre, il giovane Jake Chambers e il suo bimbolo Oy. Il bimbolo è un animaletto un po’ cane un po’ procione dotato di sufficiente intelligenza per ripetere quanlche parola e capire il suo padrone. Oy ha avuto un ruolo importante per salvare Jake dal misterioso Andrew “Tick Tock” Quick in Terre Desolate. Dopo il racconto il ka-tet fa la conoscenza di Randall Flagg nel castello di Oz (sì, di Oz) e iniziano a temere il Re Rosso. Per ora, anche dopo il quinto libro, si sa poco del Re Rosso ma sarà sicuramente un personaggio chiave nei prossimi due romanzi.

I Lupi Del Calla racconta la storia del villaggio di Calla Bryn Sturgis che viene periodicamente preso d’assalto dai Lupi, un gruppo di misteriose creature provenienti da un misterioso luogo chiamato Rombo di Tuono. Il folken, guidato da Padre Callahan, chiede aiuto ai pistoleri per salvare i loro figli dai Lupi. La maggioranza dei bambini del villaggio ha un gemello. Da anni però un dei due gemelli viene rapito dai Lupi e alcuni di essi tornano indietro “guasti”. Mentre i pistoleri studiano un modo per sconfiggere i Lupi, fanno la conoscenza di Padre Donald Callahan, detto Pere Callahan, già protagonista del romanzo di King, Le Notti di Salem e viene approfondita la storia di Calvin Torre (già accennato nei precedenti libri). Tutto si intreccia in viaggi spazio-temporali, sfere magiche, robot fantascentifici e antiche leggende. Faremo la conoscenza dell’enigmatico robot Andy Il Messaggero e Molte Altre Funzioni e scopriremo la vera identità dei Lupi. Scopriremo che Stephen King può avere un ruolo importante all’interno di un suo stesso romanzo. Scopiremo il terribile segreto di Susannah.

Un libro più bello dell’altro. Un viaggio in bilico tra realtà e fantasia. Coincidenze e citazioni ovunque. Un viaggio nella mente di King. Tutto è diciannove. Un numero che ricorre spesso nei nomi dei personaggi e dei luoghi. Un numero scritto sempre sulla prima pagina di ogni libro. Perchè tutto è diciannove.

Pere Callahan
Pere Callahan

Storia di un Anello

Anche io come tanti altri, ho terminato il mio viaggio nella Terra di Mezzo. Non nascondo che ero un po’ diffidente riguardo alla saga de Il Signore Degli Anelli anche dopo aver visto, e apprezzato, la trilogia cinematografica. In generale non sono attratto dal fantasy ma un’interessante prefazione di Stephen King alla recente riedizione dei libri della Torre Nera mi ha incuriosito riguardo al capolavoro di J.R.R. Tolkien. Non a caso ci sono un paio di riferimenti alla saga dell’Anello all’interno dei libri che ho letto finora sulla Torre Nera. Sicuramente i palantír , le pietre veggenti, non sono poi tanto diverse dalle sfere dell’Iride di Maerlyn. Spesso “Torre Nera” o “Torre Oscura” è usata da Tolkien per indicare Barad-dûr. Questi sono i due riferimenti che ho notato subito. Sicuramente c’è dell’altro. A parte i consigli di King, ho voluto leggere Il Signore Degli Anelli anche perchè penso sia un pezzo che non deve mancare nella propria libreria, dopotutto è un classico. Come ho già scritto sono partito per la Terra di Mezzo con un bagaglio di conoscenze un po’ scarso e quelle poche erano parecchio confuse. A posteriori posso dire che la trilogia al cinema è stata fatta davvero bene, tagliata in alcuni punti ma nei punti giusti e dall’impatto visivo molto vicino a quanto descritto nel libro. Non deve essere stato facile e Peter Jackson ci è riuscito molto bene anche se la velocità del cinema non permette di conoscere il mondo di Frodo così a fondo come succede nel libro. Ecco quindi che gli intrecci, i nomi, le terre e le razze della Terra di Mezzo non sono facili da comprendere mentre si guardano i tre film. Ho iniziato La Compagnia Dell’Anello temendo di trovarmi di fronte ad un qualche tipo di mattone fantasy che avrei fatto fatica a digerire. Invece Tolkien è stato capace, con una scrittura pulita ma allo stesso tempo artificiosa, a creare una sorta di favola. Sembra davvero un altro mondo, descritto con una cura per i particolari fuori dal comune. Il primo libro vi ammalia e vi porta nella vita tranquilla degli Hobbit e vi racconta il loro viaggio con la Compagnia. Il successivo Le Due Torri è più oscuro e complesso. Un Oscurità che si trascina e si infittisce nel conclusivo Il Ritorno Del Re, dove però si torna a vedere la luce. Ed è proprio questo il fulcro della saga. Luce contro Oscurità, Bianco contro Nero. L’eterna lotta tra Bene e Male, in poche parole. Sotto questo punto di vista, niente di nuovo, anzi. Pochi personaggi passano da una parte all’altra, e se lo fanno è solo perchè in fondo al loro cuore sono sempre stati dalla parte del Male. Ciò che rende particolare Il Signore Degli Anelli è lo scenario nel quale i personaggi si muovono. Non è una città, non è un regno è un mondo all’interno di un mondo ancora più grande. Un mondo che sembra venire fuori dalle pagine e convincerti che potrebbe esistere, anzi nella testa di Tolkien, secondo me, esisteva davvero. Un mondo con un passato e delle tradizioni che non nascono a pagina uno ma sembrano avere origine da molto prima. Come spesso si fa notare, la saga nonostante sia stata scritta e pubblicata tra gli anni ’40 e ’50 è priva della psicologia dei personaggi tipica dei romanzi moderni. Questo rende i personaggi ben definiti ma non esenti da debolezze e eccessi di zelo. Si è parlato tanto de Il Signore Degli Anelli e io non posso aggiungere nient’altro di quanto già scritto sopra. Posso solo ancora sottolineare la bellezza di questa storia, lineare ma non banale, carica di immagini straordinarie e magiche ma concrete e possibili, dove i personaggi sembrano apparatenere ad un mondo che forse è esitito o forse no. Un libro che racconta un viaggio ai limiti dell’immaginazione. Un libro che si dovrebbe leggere a scuola, perchè dei piccoli e felici Hobbit hanno sconfitto un Male più grande non solo di loro ma tutti gli abitanti, perfino quelli immortali, della Terra di Mezzo. A chi come me storce il naso di fronte alle storie fantasy di cavalieri, draghi, elfi e nani, consiglio di leggere Il Signore Degli Anelli o almeno di provarci. Non sono diventato un appassionato di fantasy e non credo lo sarò mai, ma questa opera ha qualcosa in più. Come sottolineava Tolkien, Il Signore Degli Anelli non è una storia ispirata a qualche evento reale o nasconde un significato, un messaggio, ma è solo una bella storia. Un epica fiaba per tutti. Una viaggio fantastico senza confini.

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
   Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Niente da scrivere

Scrivo un post a settimana o almeno ci provo. Ci sono però delle volte che non so proprio cosa scrivere. Oggi è una di quelle volte. Mi dispiace saltare una settimana e non voglio farlo. Potrei scrivere di musica ma non ho ancora ascoltato i nuovi di Agnes Obel e Anna Calvi. Poi ci sarebbe anche l’album d’esordio di Lily & Madeleine (ben accolto dal mitico Anthony DeCurtis che cita anche i R.E.M. nella sua recensione!) e un nuovo EP di Rachel Sermanni (chissà se non esca qualcosa si nuovo il prossimo anno). Ed eccomi qui. Dopo Birdy sto aspettando tutta questa nuova musica. Ho ancora in serbo un album degli Holmes (al quale ho già dato un ascolto) e uno di Brandi Carlile (che sta preparando qualcosa di nuovo). Poi ogni tanto passo dalle parti di Bandcamp e scarico qualcosa di gratis che “tanto è gratis”. Quindi per ora non ho nulla da scrivere riguardo alla nuova musica ma lo farò appena ho tra le mani queste nuove uscite.

Anche in quanto a letture non ho nulla di nuovo. Ho continuato il viaggio verso la Torre Nera con La Sfera Del Buio. La traduzione del libro di Stephen King da Wizard And Glass è inspiegabile. Va bene la sfera ma il riferimento al buio non l’ho capito. Scrivero della Torre Nera più avanti nel viaggio. Detto questo, King è un grande ma chi sono io per dirlo! Mi è venuta quasi voglia di leggermi in mago di Oz perchè il Re nel finale fa troppi riferimenti ad Oz e non vorrei perdermi qualcosa nel prosieguo dell’avventura. Anche se La Sfera Del Buio è un enorme flashback che cade a fagiolo nel momento opportuno, la storia avanza ancora nella direzione della Torre e alcune cose si chiariscono e nuove domande sorgono. Lo step successivo è leggermi The Dome (il cui titolo si evitato di tradurre) che campeggia con tutta la sua mole sulla libreria. L’altro libro in attesa è Alle Montagne Della Follia del grande H.P. Lovecraft che ha una stazza decisamente inferiore. Ora sto leggendo Il Signore Degli Anelli. Ho preferito per comodità l’edizione divisa in tre romanzi e sto leggendo Le Due Torri. Per ora lo trovo davvero molto bello e ben scritto, ha un fascino particolare, un libro senza tempo. Inoltre, per quanto letto finora, la trilogia di film la trovo davvero ben fatta e molto fedele all’originale salvo qualche adattamento e taglio qua e là.

Ho scritto a sufficienza per oggi. Non male, direi, considerando il fatto che non sapessi cosa scrivere. Intanto là fuori comincia a fare sempre più freddo e buio. Questo mi piace. L’inverno mi piace. Mi piace ascolatre musica con il buio e il vento freddo. L’apprezzo meglio. “Should we talk about the weather? Should we talk about the government?” cantavano i R.E.M. e del tempo ho parlato. Qualcosa da dire sul governo? Meglio di no. Meglio di no.

Il mondo è andato avanti

Qualche tempo fa ho iniziato una saga letteraria. Non è la prima in verità. Quando ancora ero poco più che ragazzino avevo iniziato la serie dei libri di Abarat di un maestro come Clive Barker. Per ora ho letto i primi due e francamente è passato così tanto tempo che mi ricordo ben poco. Ho anche scoperto che un paio di anni fa Barker a pubblicato anche il terzo libro dei cinque previsti ma in Italia è ancora inedito. Chissà quando potrò leggerlo ma soprattutto chissà quando finirà. Una saga che invece si è conclusa in sette atti è quelle che ho iniziato recentemente. L’autore è quel Stephen King che ultimamente sta riempiendo la la mia personale libreria e la saga è quella della Torre Nera. Attualmente il mio viaggio verso la Torre è giunto quasi a metà ovvero al terzo libro. Ricapitolando, ho affrontato insieme a Roland L’ultimo cavaliere, La chiamata dei tre e Terre desolate. L’edizione che ho letto è quella riveduta e corretta nel 2003 dallo stesso autore. King ha rimesso mano al primo libro per correggere alcune incongruenze con il resto della saga. Infatti L’ultimo cavaliere è stato scritto molto prima degli altri e poi messo da parte come spiega King nella bella introduzione che accompagna l’edizione. Anche se più coerente con il resto della saga, il primo libro si può apprezzare meglio ad una seconda lettura soprattutto se questa viene fatta dopo aver letto il successivo La chiamata dei tre. Torre NeraQuesti due episodi si fondono quasi insieme come se il primo fosse una sorta di lunga introduzione del secondo. Il fascino del mondo di Roland è però più forte ne L’ultimo cavaliere che ne La chiamata dei tre. Questo infatti non si può considerare ancora l’inizio del viaggio verso la Torre ma una rocabolesca presentazione di altri due protagonisti della saga, Eddie Dean e Detta/Odetta Holmes. Il primo è “prigioniero” dell’eroina e il secondo è una donna afroamericana constretta su una sedia a rotelle dopo l’amputazione di entrabe le gambe. Ma ciò che rende davvero particolare questo personaggio è la sua personalità sdoppiata. C’è la dolce e viziata Odetta e c’è la malvagia e sboccata Detta.

Conosciuti e radunati i compagni di viaggio, il cammino verso la Torre Nera può cominciare. Con Terre Desolate si entra nel vivo della storia nel quale si troveranno le risposte ad alcune domande e si apriranno altrettanti quesiti. Il mondo di Roland verrà in parte rivelato anche se il suo passato è ancora avvolto nel mistero eccetto per qualche accenno nel primo libro. Per chi non ama i preamboli si dovra armare di un pò di pazienza per superare i primi due libri. Ora che sono quasi a metà viaggio posso dire di non vedere l’ora di arrivare in fondo a questa storia. Stephen King, la considera il fulcro della sua letteratura e gli accenni alle sue opere non mancano. Compare anche come personaggio in uno dei libri nei panni di se stesso. La saga ad oggi è conclusa ma è stata ripresa nella recente, La Leggenda Del Vento che vorrebbe approfondirene alcune parti. Inutile dire che una saga come questa della Torre Nera è consigliata a tutti gli amanti delle saghe fantasy e fantascientifiche ma anche chi ama il mistero e le dimensioni parallele.