Vicolo cieco

Scoperta grazie ad un bel post del blog Unreliablehero intolato Non dopo mezzanotte, Daphne du Maurier mi ha subito incuriosito. Sopratutto se si considera che alcune opere di questa scrittrice inglese sono state più volte riprese al cinema dal Alfred Hitchcock. Così, mosso dalla voglia di conoscere questa autrice, mi sono messo alla ricerca di una raccolta di racconti. Non trovando la stessa della recensione, ho scelto Gli uccelli e altri racconti edita da Il Saggiatore, che ne contiene sei.

Il primo fra questi è Gli uccelli che ha ispirato il film omonimo di Hitchcock. La storia e l’ambientazione del racconto sono totalmente differenti dal film, ma l’idea alla base è la stessa. Migliaia, forse milioni, di uccelli di qualsiasi specie, mossi da un’apparentemente immotivata frenesia, si scagliano contro gli uomini. Il protagonista avverte i percolo e prova in tutti i modi di proteggere la sua famiglia. Questi uccelli, di solito sfuggenti e persino innocui, diventano una minaccia, piccoli kamikaze fuori controllo che assediano la casa del protagonista. Una situazione senza uscita, nel quale il lettore brama di arrivare in fondo e scoprire come andrà a finire.
Monte Verità è il racconto più lungo ma ahimè il meno convincente. Lo stile della du Maurier è sempre elegante e ricercato che non si perde in fiumi di parole. In questo racconto però la storia è tirata un po’ troppo per le lunghe, cercando, a mio parere, di ricalcare lo stile onirico e misterioso di H.P. Lovecraft. L’ambientazione è suggestiva, così come i personaggi ma il finale rompe un po’ l’incantesimo già fragile del resto della storia.
L’ossessione di un uomo rimasto vedovo è il tema centrale de Il melo. Il protagonista è continuamente irritato, disgustato da qualsiasi cosa abbia a che fare con questo melo. Nonostante l’autrice né il protagonista mettano le cose nero su bianco, è chiaro al lettore che questo melo rappresenta l’incarnazione, vera o supposta che sia, della moglie defunta. Un racconto che tiene incollati al libro perché anche in questa occasione sembra non esserci una via d’uscita.
Il piccolo fotografo è il racconto che ho divorato più velocemente. L’ambientazione è quella di una vacanza estiva, nella quale una marchesa annoiata è alla ricerca di un’avventura sentimentale. Le cose presto si mettono male e ancora una volta Daphne du Maurier infila i suoi personaggi in situazioni spinose. Il suo stile pulito e poco descrittivo permettono una lettura gradevole che ci fa respirare quella atmosfera di noia che accompagna, in alcuni momenti, le vacanze più lunghe.
Baciami ancora, sconosciuto è, all’apparenza, una tenera storia d’amore, un colpo di fulmine. Il finale rivela però una terribile verità. Daphne du Maurier è abilissima a creare un’atmosfera romantica nella notte inglese. Il punto di vista è quello del ragazzo, timido ma risoluto, che assapora per una notte l’illusione del vero amore.
Il Vecchio è il racconto con il finale più sorprendente. Daphne du Maurier ci inganna con maestria fino all’ultima riga. Ho dovuto rileggere un paio di volte le ultime righe per comprendere quanto avevo effettivamente letto in precedenza. Un gioiellino.

Daphne du Maurier è forse un’autrice un po’ dimenticata ma della quale voglio approfondire la sua conoscenza. Le situazioni senza scampo, i finali mozzafiato sono le principali caratteristiche di questi racconti. Tutti sono accompagnati dallo stile elegante e pulito della sua autrice. Un libro che si legge senza troppo impegno ma che lascia dietro si sé una sensazione di inquietudine e incompiutezza. Rebecca, la prima moglie, Taverna alla Giamaica e Mia cugina Rachele sono solo alcuni titoli che vorrei leggere e lo farò sicuramente dopo aver smaltito la coda di libri che si è accumulata.

Daphne du Maurier
Daphne du Maurier

Aigor

Continua il mio percorso alla scoperta dei classici del mistero e dell’orrore. Come ho già raccontato tra le pagine di questo blog tutto iniziò con il maestro Edgar Allan Poe. Da quel momento in poi sono passato per H.P. Lovecraft e Bram Stoker. Ora è il turno di Mary Shelley e il suo immortale Frankenstein. Così come è successo per Dracula, il professor Frankenstein e la sua creatura sono state riproposte in differenti versioni e rivisitazioni, compresa la celebre parodia di Mel Brooks, Frankenstein Junior. Con il passare degli anni (e dei secoli) il mostro ha perso quella forza horror che aveva originariamente, fino a slegarsi dal romanzo e diventare un personaggio a sè stante. Tanto che, il nome Frankenstein richiama alla mente la mostruosa creatura più che il professore che gli diede la vita. Curioso anche notare che nel libro non viene rivelato come il professore riesca a dare vita ad un corpo inanimato, contrariamente a quanto succede nei film, nei quale il tutto è possibile grazie alla potenza di un fulmine. Il professor Frankenstein non rivela di dettagli del suo esperimento per evitare che qualcuno ci provi e subisca il suo stesso destino. Frankenstein è il primo libro scritto da una giovanissima Shelley e quello più noto di tutta la sua produzione.

L’immagine della creatura senza nome che emerge dalle pagine del romanzo originale è piuttosto diversa da quella che spesso ci viene proposta. Anch’essa deforme, enorme, orribile e senza pietà ma con un sensibiltà fuori dal comune. Sì, perchè in alcuni passaggi del libro, il mostro ci sembrerà un povera vittima ingiustamente abbandonata dal suo cretore. Proveremo pietà per lui. Brutto, solo e non accettato dagli uomini perchè lui non è come gli altri. Viene ritenuto pericoloso e malvagio a causa del suo aspetto ma in cuor suo non lo è o almeno non lo sarà fino a quando la sua disperazione non raggiugerà il culmine. Trova nella vendetta lo scopo della sua vita, nata in modo diverso, e il romanzo sarà un susseguirsi di scambi di ruolo, chi è cacciatore diventa preda e viceversa. Un finale teso reso alla perfezione dallo stile incalzante della Shelley. Stiamo pur sempre parlando di un romanzo di inizio ottocento e alle volte si vede. Spesso la narrazione di sofferma su dettagli e descrizioni che poco hanno a vedere con la storia e la trama ha alcune lacune piuttosto evidenti. Ad esempio la creatura acquisisce una proprietà di linguaggio invidiabile in un tempo relativamente breve, il tutto spiando una famiglia di ricchi decaduti che insegnavano ad un’ospite straniera la loro lingua. Non deve essere stato facile per la Shelley mettere insieme una storia credibile con dei presupposti come quelli dettati dalla storia della creatura di Frankenstein.

In definitiva se si è disposti a sopportare qualche espressione d’altri tempi e una visione del mondo poetica e disinicantata, Frankenstein si rivela una storia davvero inquitante e piena di spunti di riflessione. Non è una semplice storia horror ma una riflessione su ciò che ci rende uomini e ciò che ci rende bestie. La creatura sembra nascere uomo e trasformarsi in bestia quando scopre di essere sola e emarginata. La sua frustazione si abbatte sul povero professore che prova a fermare la sua stessa opera non senza subirne il fascino. Questo romanzo dunque ha dato spunto a storie più o meno semplificate rispetto all’originale e leggerlo ha un significato speciale. Lo consiglio ha chi non vuole fermarsi all’apparenza dell’orribile creatura e scoprire, ancora una volta, che l’aspetto esteriore non conta e se il professor Frankenstein avesse dato ascolto a questo consiglio non si sarebbe cacciato in questa sfortunata avventura e noi non avremmo avuto questo classico la leggere e apprezzare. Forse è meglio che sia andata diversamente.

Mary Shelley
Mary Shelley

Niente da scrivere

Scrivo un post a settimana o almeno ci provo. Ci sono però delle volte che non so proprio cosa scrivere. Oggi è una di quelle volte. Mi dispiace saltare una settimana e non voglio farlo. Potrei scrivere di musica ma non ho ancora ascoltato i nuovi di Agnes Obel e Anna Calvi. Poi ci sarebbe anche l’album d’esordio di Lily & Madeleine (ben accolto dal mitico Anthony DeCurtis che cita anche i R.E.M. nella sua recensione!) e un nuovo EP di Rachel Sermanni (chissà se non esca qualcosa si nuovo il prossimo anno). Ed eccomi qui. Dopo Birdy sto aspettando tutta questa nuova musica. Ho ancora in serbo un album degli Holmes (al quale ho già dato un ascolto) e uno di Brandi Carlile (che sta preparando qualcosa di nuovo). Poi ogni tanto passo dalle parti di Bandcamp e scarico qualcosa di gratis che “tanto è gratis”. Quindi per ora non ho nulla da scrivere riguardo alla nuova musica ma lo farò appena ho tra le mani queste nuove uscite.

Anche in quanto a letture non ho nulla di nuovo. Ho continuato il viaggio verso la Torre Nera con La Sfera Del Buio. La traduzione del libro di Stephen King da Wizard And Glass è inspiegabile. Va bene la sfera ma il riferimento al buio non l’ho capito. Scrivero della Torre Nera più avanti nel viaggio. Detto questo, King è un grande ma chi sono io per dirlo! Mi è venuta quasi voglia di leggermi in mago di Oz perchè il Re nel finale fa troppi riferimenti ad Oz e non vorrei perdermi qualcosa nel prosieguo dell’avventura. Anche se La Sfera Del Buio è un enorme flashback che cade a fagiolo nel momento opportuno, la storia avanza ancora nella direzione della Torre e alcune cose si chiariscono e nuove domande sorgono. Lo step successivo è leggermi The Dome (il cui titolo si evitato di tradurre) che campeggia con tutta la sua mole sulla libreria. L’altro libro in attesa è Alle Montagne Della Follia del grande H.P. Lovecraft che ha una stazza decisamente inferiore. Ora sto leggendo Il Signore Degli Anelli. Ho preferito per comodità l’edizione divisa in tre romanzi e sto leggendo Le Due Torri. Per ora lo trovo davvero molto bello e ben scritto, ha un fascino particolare, un libro senza tempo. Inoltre, per quanto letto finora, la trilogia di film la trovo davvero ben fatta e molto fedele all’originale salvo qualche adattamento e taglio qua e là.

Ho scritto a sufficienza per oggi. Non male, direi, considerando il fatto che non sapessi cosa scrivere. Intanto là fuori comincia a fare sempre più freddo e buio. Questo mi piace. L’inverno mi piace. Mi piace ascolatre musica con il buio e il vento freddo. L’apprezzo meglio. “Should we talk about the weather? Should we talk about the government?” cantavano i R.E.M. e del tempo ho parlato. Qualcosa da dire sul governo? Meglio di no. Meglio di no.

Un classico non-morto mai morto

Tutto è iniziato diversi anni fa con Edgar Allan Poe, per poi continuare con H.P. Lovecraft. L’ultimo è stato Stephen King. Un trio di scrittori accomunati dalla passione per il mistero e l’orrore. Il maestro Poe influenzerà Lovecraft che a sua volta lo farà con King. Sembrava quasi che questi tre nomi fossero i più importanti nel genere. Ovviamente ce ne sono molti altri lì in mezzo ma ero sicuro di aver dimenticato un altro nome importante. Paradossalmente il suo personaggio è uno dei più famosi della cultura horror precursore dei vampiri tanto di moda oggigiorno. Sto parlando di Dracula e di suo “padre” Bram Stoker. In realtà Stoker non ha inventato nulla e ci si chiede come mai un vampiro, un essere già presente in miti e leggende da sempre, sia diventato un personaggio tanto celebre. Un personaggio malefico e terribile ma massacrato in tutti modi. Arrivato fino a nostri giorni dopo essere passato per rivisitazioni discutibili, prequel, sequel e parodie. In un certo senso Dracula non è più quello di una volta e ha perso parte del suo fascino. Oggi i vampiri sono usciti di nuovo dalle loro tombe e rivivono al cinema e nei libri. Bram Stoker mi mancava nella lista e dovevo assolutamente leggere il suo capolavoro. All’inizio ero un po’ scettico riguardo a questo libro pensando di trovarmi davanti ad un Dracula un po’ vintage e bidimensionale. Ma dopo aver terminato un qualsiasi classico capisci perchè viene definito tale.

Se pensate di leggere la storia di un malcapitato protagonista alle prese con Dracula e le sue mogli nel castello in Transilvania, vi sbagliate. Almeno in parte. Nei primi capitoli incontreremo tutto quello che conosciamo di Dracula e incredibilmente ci troveremo davanti al Conte per la prima volta, una delle rare volte nelle quali succede. Perchè poi il vampiro scompare. Proprio così. Il protagonista non sara lui ma altri personaggi. L’ambientazione è una Londra di fine 800 dove con una serie di lettere, pagine di diario, memorandum, articoli di giornale e quant’altro la storia prende forma. Attraverso tutto ciò conosceremo Jonathan Harker, Mina Murray, John Seward, Lucy Westenra e il proferssor Abraham Van Helsing. Loro saranno le vittime dirette e indirette di Dracula e noi verremo a conoscere le loro esperienze attraverso i loro occhi. Proprio per questo motivo, Stoker non ci fornisce mai un descrizione oggettiva di Dracula e del suo operato. I protagonisti parlano di lui, ne subiscono l’influenza ma lo incontrano davvero raramente. Il Conte Vlad è una presenza costante in tutto il romanzo ma partecipa direttamente a pochissime scene. Quello che mi ha sorpreso di Dracula come romanzo è proprio questa totale assenza di quello che potremmo pensare come protagonista o principale antagonista.

Un libro che racchiude tutto il fascino dei classici ma che porta con sè una originale forma di narrazione che lo rende ancor più misterioso. I protagonisti vedono ciò che vogliono e il lettore può vedere solo quello che vedono loro. Ognuno di essi interpreta a suo modo cio che gli accade attorno, non fornendoci di fatto un versione univoca nella storia. Dracula in tutto questo non ha diritto di replica e in breve tempo si trasforma da predatore a preda del gruppo di protagonisti intenzionati a fermarlo. Guidati da Van Helsing (meno muscoli e più cervello della recente versione cinematografica), i protagonisti, insieme ad altri valorosi amici mettono in pratica tutte le antiche soluzioni anti-vampiro nel tentativo di fermare il Conte. Se ci siano riusciti oppure no, lo scoprirà il lettore ma di certo Dracula non si è fermato all’ultima pagina.

Dracula (Nosferatu)
Dracula (Nosferatu)

Racconto #1

Ho sempre provato a scrivere qualcosa. Questo è un racconto che ho scritto ispirandomi al maestro Poe e al suo erede Lovecraft. Non ho saputo dargli un titolo. Non ha importanza.

Mi trovavo chiuso dentro una stanza. Non potevo vedere, non potevo sentire. Solo un’aria mortale e densa invadeva le mie narici e ricopriva il mio corpo come un sudario. Non potevo immaginare un futuro per me, non c’era speranza. Qualcosa strisciava lungo i muri. Non avrei avuto scampo da quella creatura, un futuro non ci sarebbe stato. Dovevo impedire a quella creatura di avvicinarsi a me. Forse mi era già accanto, forse mia alitava sul collo pronta a mordermi. Mi potrebbe stringere tra le sue immonde mascelle, colme di denti memori di centinaia di corpi dilaniati. Il suo odore lo sentivo nella gola, la sua malvagità la sentivo nella mia testa. Mi parlava, la creatura. Mi intimava di stare fermo e di rispiarmare il fiato. Il mio corpo trovò nuove forze con queste parole che significavano che potevo gridare e divincolarmi per allontanare la bestia. Gridavo ma non potevo sentirmi. La creatura gridava ancora più forte e io cercavo di liberarmi dalla sua presa. La mia gamba era sua prigioniera e non potevo liberarla. Dovevo provarci con tutte le forze. Più tiravo e più la bestia rinsaldava la presa. La creatura continuava a strisciare lungo le pareti, le sentivo vibrare sotto gli artigli, sentivo la polvere che invadeva la stanza. Continuavo a gridare, tentando di liberare la gamba dai tentacoli del mostro. Stringeva senza tregua e io senza tregua tiravo. La polvere saturava l’aria ormai irrespirabile. Non avevo futuro. La bestia era vicina. La stanza sussultò, lo stridore dei suoi artigli giuse fino alle mie ossa. Di nuovo polvere. Nella mia gola piccoli demoni aveva acceso i loro fuochi e avrebbero chiamato a loro l’orrenda creatura, la sua bocca li avrebbe liberati. Ora potevo vedere l’occhio della bestia. Si apriva, bianco, accecante. Il mostro mi parlava più forte, mi diceva di stare immobile, di non gridare. Di nuovo quelle parole mi infusero nuove energie e ne approffittai per liberare la gamba. Gridavo sempre più forte finchè il tentacolo della bestia mollò la presa. La salvezza mi restituiva il futuro, un grido disumano fece divampare i fuochi dei piccoli demoni. L’occhio del mostro esplose in un fragore di artigli. Dalla sua bocca uscirono migliaia di serpenti e tentacoli che si avventarono sulle mie braccia.  Salirono lungo le  spalle e cominciarono a stringere. Potevo sentire il suo fiato. Di nuovo quelle parole, di nuovo quella forza. Mi liberai con un strattone, ritrovai l’uso delle braccie e delle mani. Con tutta la forza che era rimasta nel mio corpo massacrato, tolsi ogni segno di vita alla creatura. Sotto le mie dita sentivo la sua gola scricchiolare. Stringevo forte quanto la bestia aveva stretto la mia gamba. Le forze mi abbandonarono. Ricaddi sulla schiena e accanto a me vidi un uomo. Il volto sfigurato dal dolore e la gola deformata provocarono in me un senso si rimorso così orribile che non riesco a descrivere. Oltre il mio petto potevo vedere la mia gamba ancora sotto una pesante trave di legno. La gamba ed io distavamo un paio di metri e  non eravamo più una cosa sola. Calcinacci e polvere di cemento erano diventati la mia tomba e qulla del mio soccorritore. In quel momento ricordai il boato, il nemico nei cieli e poi il buio. Infine la bestia.

La Tartaruga non ci può aiutare

Dopo parecchi mesi di inattività, torno su questo blog. Non so perchè non ho continuato a scrivere ma so che non ho più postato nulla da febbraio. Nel frattempo ho letto un libro, non solo uno, che considero uno dei migliori che abbia mai letto (il migliore?). Chi lo ha già letto avrà capito sin dal titolo di quale libro sto parlando, si tratta di It di Stephen King. Devo essere sincero, fino a qualche tempo fa non avevo mai letto nulla di King, lo conoscevo solo per la sua fama ma credevo che fosse così ammirato perchè è uno dei pochi autori horror bravi in circolazione. Un autore di best sellers insomma, uno dei tanti. Però il mio percorso letterarario horror che è partito da Edgar Allan Poe, passato da H. P. Lovecraft doveva concludersi con King. Dovevo leggere qualcosa di suo. Perchè non partire dal tanto famoso e decantato It? Già perchè no? Perchè quando lo vidi notai le sue 1300 e più pagine. Non mi fanno paura i libri lunghi, sia chiaro ma era il suo primo libro che avrei letto e se non mi fosse piaciuto? Allora cambiai e scelsi un altro classico Shining, con una mole decisamente più ridotta. Arrivato a metà, mi ero già convinto di leggere It al secondo giro. Tutti i miei pregiudizi su King volarono via in un istante, spazzati via dal tornado delle sue parole. King non è quello che è, per quello che racconta ma per come lo racconta. King è nella testa dei sui personaggi e attraverso di loro entra nella tua, ti sorprende quando descrive ciò che tu pensi in quell’istante o hai pensato in situazioni simili.

Le 1300 pagine di It non apparivano più come una gigantesca montagna potenzialmente noiosa ma un immenso spazio aperto da espolorare. Giuro che leggerlo tutto d’un fiato non è impresa impossibile se non ci fossero limiti fisiologici inevitabili. Il libro è così lungo che alla fine, quando ci sono dei rimandi al passato dei protagonisti, quegli eventi non sono successi solo nelle pagine precedenti ma anche nel tuo passato, perchè magari li hai letti un mese prima, diventando di fatto anche tuoi ricordi. Non ci sono parole che possano descrivere la capacità di scrittura di King, è qualcosa che va provato. It è come un sogno infinito dove è inevitabile trovare similitudini con quello che hai vissuto da bambino. Si perchè i protagonisti di Shining e It sono bambini e King è straordinario quando entra nei loro pensieri, così simili quelli del lettore ha avuto da bambino.

E’ difficile descrivere la trama di It, si rischirebbe di essere troppo brevi, tralasciando numerose cose importanti, oppure di essere troppo prolissi. In questo libro c’è tutto dalla vita alla morte, dal bene al male, dalla gioia alla paura, dalla giovinezza alla vecchiaia. Cosa si può chidere di più? It ti mette di fronte ad una serie di sensazioni che ogni lettore interpreta a modo suo ma che sicuramente non lo lasciano indifferente. Il libro è consigliato, Stephen King è consigliato ma state attenti ai tombini, perchè la Tartaruga non vi può aiutare.