Strisciare come insetti

Dopo l’esordio di due anni fa con We Slept At Last (Capelli di lino) è tornata la cantautrice inglese Marika Hackman con il nuovo I’m Not Your Man. Per lei ho sempre avuto un rapporto di amore-odio e il suo primo album non ha fatto altro che rinforzare questa sensazione. We Slept At Last è stato un album che ho abbandonato dopo ripetuti ascolti ma non perché non mi piacesse ma per il fatto che era fin troppo cupo e perfino inquietante. Questo I’m Not Your Man si è fin da subito presentato più luminoso e ribelle, a partire da un colorato artwork realizzato dall’artista americano Tristan Pigott, carico di dettagli e significati. Marika Hackman sembra si sia lasciata alle spalle, almeno in parte, il malessere che pervadeva il suo esordio.

Marika Hackman
Marika Hackman

Boyfriend apre il nuovo corso della Hackman. Tra le chitarre si muove la sua voce, sempre carica di inquietudine. Le sonorità folk appartengono al passato, così come quell’incertezza di fondo che faceva vibrare il precedente album, “You came to me for entropy and I gave you all I had / He makes a better man than me / So I know he won’t feel bad / It’s fine ‘cause I am just a girl / “It doesn’t count” / He knows a woman needs a man to make her shout“. Sulla stessa lunghezza d’onda la successiva Good Intentions. Il peso della vita e quel malessere restano ancora una parte integrante delle sue canzoni, e questa ne è un esempio. Le chitarre riempiono lo spazio lasciato dalle parole in un trascinante flusso distorto, “I just need your good vibrations / I’ve gotten so ill, and I’m still / Rigor mortis, set in motion / Bring me to life, I’m so tired“. Dedicata ad una misteriosa Gina è appunto Gina’s World. Un mondo evidentemente buio, senza sole, profondamente triste. La Hackman ripropone le sonorità dell’esordio dimostrando di non aver perso il filo con il suo passato, “And I’m walking through the park / And everyone’s crying ‘cause it’s so dark / And I am on my own, and I can’t find Gina, did she go home? / And she’s sitting in my house, with her tears in her mouth“. My Lover Cindy è la canzone più accattivante dell’album. Marika Hackman affronta il tema dell’amore senza distinzioni di genere, facendolo con la giusta tensione e senza troppi giri di parole, “If I was a liar, I would call you my friend / Let’s hope the feeling’s mutual in the end / Symbiosis, can we keep it how it was? / Now the levy is broken / I want more“. La successiva Round We Go si dispiega lenta e costante. Un accompagnamento essenziale ma incisivo, lascia spazio alla voce eterea della Hackman. Un ritorno al passato piuttosto marcato, “Hold my tongue with a finger, no thumb / Pressing down into my neck / How it hurts! I can’t exhale, next bale / Tell me I’m a nervous wreck“. Violet è legata all’ossessione della Hackman per la bocca di una sua ex. Uno spunto curioso che ha risvolti, inequivocabilmente, sessuali di cui è pieno l’album, “I’d like to roll around your tongue / Caught like a bicycle spoke / You eat, I’ll grow and grow / Swelling up until you choke“. Posso dire che Cigarette una delle canzoni che più preferisco della Hackman. Una ballata triste e solitaria, che ha quegli echi folk gotici alla quale la cantautrice inglese ci aveva abituati, “And I tried to hold my tongue / But you, you yanked it from my grip / Bathed it in petroleum, lit a cigarette and gave it a kiss“. Subito una svolta rock con Time’s Been Reckless che sembra uscire direttamente dagli anni ’90. Anche Marika si aggiunge così a questo ritorno di un decennio sempre un po’ bistrattato, “Eyes roll up; you can’t even tell me my name / “I’m your god”, you can’t even tell me the same / You’re so feckless, I’m so sorry / Time’s so reckless with our bodies“. Una folkeggiante ballata dal sapore americano si nasconde sotto il nome di Apple Tree. Una delle canzoni più poetiche dell’album dove il frutto del peccato è fonte di ispirazione, “But now I sit where they used to be / A quiet little scene on an apple tree / White roots and balanced fruit / The winter glowed on her leaves“. So Long ritorna sull’alternative rock che è un po’ il marchio di questo album. Una canzone orecchiabile che contrasta con la cupezza della tracce precedenti ma che va a completare il quadro, “I can tell you’re lying by your watery eyes / I don’t need to listen to your alibi / I know who you’re feeling and I don’t feel nice / I’ll keep you in my bed tonight“. Eastbound Train apre a melodie più luminose che lasciano un briciolo di speranza per chi ascolta. Ci sono ancora forti richiami agli anni ’90, “I won’t keep you ‘cause I know you’re in love / And it’s not in me anymore and it’s not your fault / So I’ll go left and you’ll stay right / And I’ll come back here with my head held high“. Un mondo invaso da smartphone e social network è il tema di Blahblahblah. La voce della Hackman è svogliata e stanca, evocando la noia e la banalità delle chiacchiere social, “Ghost town, walk among the zombies / Faced down, their eyes are never on me / Backs up to the wall / Plugged into a pocket / Sigh, might as well just die“. Chiude l’album I’d Rather Be With Them che sprofonda nei bui abissi del suo predecessore. Immagini inquietanti si dispiegano verso dopo verso, trasportati dalla voce sommessa della Hackman, “You say: “look at the people / Crawling like insects / All over the pavements” / I’d rather be with them / ‘Cause I just hate this room, it smells like you“.

I’m Not Your Man segna un cambio di rotta, anche se parziale a mio parere, per la cantautrice inglese. La svolta alternative è rappresentata solo da alcune canzoni particolarmente grintose ma le altre richiamano il cupo esordio. Questa soluzione permette, a chi ascolta, di non essere travolto da quella tetra atmosfera che pervadeva We Slept At Last. Marika Hackman si lascia andare a temi che riguardano la sua sessualità e il suo modo di essere donna. A volte forse il suo stile un po’ distaccato, potrebbe stancare qualche ascoltatore un po’ insofferente ma I’m Not Your Man nel suo complesso è un album più godibile del precedente, a tratti anche immediato. In definitiva questo album non è forse per tutti i palati ma certamente si gusta dall’inizio alla fine.

Sito Ufficiale / Facebook / Twitter / Instagram / Bandcamp

Annunci

Capelli di lino

Può una giovane ragazza fare canzoni tanto cupe e tristi? Dietro a quella faccia d’angelo, i capelli biondi e gli occhi azzurri si nasconde un animo tormentato che permette alla ventitreenne cantautrice inglese Marika Hackman di scrivere delle canzoni, così intense, da far invidia ad alcune college più in là con gli anni. Dopo una serie di EP e cover, ha finalmente pubblicato il suo atteso album d’esordio, We Slept At Last. Nonostante conoscessi già da diverso tempo Marika Hackman, non mi sono mai pienamente convinto a concedergli qualche ascolto in più. L’album del suo esordio è stata una buona occasione per fare la sua conoscenza. Volevo inoltre capire perchè la sua musica veniva spesso classificata come folk nonostante io non riuscissi ad inquadrarla in tal senso. Questo album mi ha schiarito le idee a riguardo anche se con riserva.

Marika-Hackman
Marika Hackman

Il singolo Drown ci fa sprofondare nell’avvolgente oscurità della musica della Hackman, nella quale si può cogliere un dolce melodia che ci salva dall’affogare, “And I was born with a healthy appetite / For all that glisters / White and pure in the light / I had to find your words, your heart“. La successiva Before I Sleep è viaggio notturno in una foresta, ispirato da un poema di Robert Frost, Stopping By Woods On A Snowy Evening, “And the heart-stained sheets I used to wrap around my waist / Well I hope you find the peace you seek / Wake me up in five, six week“. Ophelia ha un inizio più folk dei precedenti per poi trasformarsi in un indie rock che trasmette quell’inquietudine che solo le canzoni grunge sanno fare, “I am on my hands and knees / Bending at the heart of me / Hiding in the midnight of my soul / Please don’t break this shell that I call home“.  Open Wide si porta dietro un peso, una canzone che gira attorno al tema della depressione, che si rifà a quelle atmosfere tanto care ai Nirvana, “The lighter on the bed / The petrol in your head / The fire at your door / Still hungry / What’s your favourite game to play / Lying on your back all day?“. Skin vede la collaborazione del cantautore Sivu che con la sua voce rende ancora più inquetante questa canzone. Una delle più belle di questo album, “I’m jealous of your neck / That narrow porcelain plinth of flesh / It gets to hold your head / And I’d rather perform the task instead / I’ll use my hands“. Claude’s Girl è il primo pezzo che si può definire folk. Una ninnananna ispirata da quel Claude che non è altro che Debussy e la sua “ragazza dai capelli di lino”, “The flies on my walls, they’re silent / But the swarm in my head is a hell / So I’ll try to play you correctly / For a toll of your deep slumber bell“. Animal Fear é la prima canzone che si potrebbe definire in qualche modo allegra. Sempre che essere un licantropo sia divertente ma almeno è avventuroso, “Hold my body, trembling fur and tooth / I won’t bite, or did I speak too soon? / Treacherous light that ignites the moon“. Con In Words la Hackman ritorna ad esplorare i lati oscuri dell’anima con più delicatezza di quanto fatto finora. Si tratta della canzone più tranquilla e meno inquietante dell’album, nonchè una delle migliori, “And I must be left, for a little while, to walk my road / The ways back are shut now / And I’ll be left to tread alone / I want to go home“. La melodia primaverile di Monday Afternoon contrasta con le parole della canzone che sembrano essere scritte da un cadavere abbandonato nella foresta. Che allegria, “I have no head / The forest floor is my bed / The leaves that fall I use as a blanket / For my bones are as cold as lead“. Undone, Undress come se non bastasse è la canzone più tormentata dell’album. Più elettronica e suoni distorti creano un’ambientazione plumbea e densa ma non priva di fascino, “They heard my heart for miles / The air inside / Was seeping out / In silent shouts / It crumpled in my chest“. Next Year è un ode al tempo che passa, il tutto sempre dal punto di vista della Hackman, “Oh, Father Time / Grow me, change me / Age and shed the infant skin that was mine / Did you hear the wind / Howling, growling? She knows something / She is older than I“. L’ultima Let Me In è un agrodolce brano che racchiude il senso dell’album e le sue atmosfere, “I plunged into the lake to hide my tears / Conceal my salty fears / Heaving on the grass / Gasping at the air, the sky went dark / The fire broke apart / We slept at last“.

Si può arrivare in fondo a questo We Slept At Last in due modi differenti. Ascoltando le canzoni in modo distratto e apprezzando i toni scuri oppure lasciandosi trasportare dai suoni e dalle parole della Hackman, finedo per provare un po’ di inquietudine. Impressionante come sia al limite della depressione la sua musica, anche se lei è in tutto e per tutto una ragazza come tante altre che ha perfino fatto da modella in alcune occasioni. Questo album dimostra la maturità artistica che condivide con la collega Laura Marling, di soli due anni più grande di lei. Proprio con la Marling ha fatto un tour e sempre lei è protagonista del video di Animal Fear qui sotto. Un album tutt’altro che piacevole da ascoltare ma che ha il suo fascino. Un fascino oscuro che non a tutti potrebbe piacere e se deve essere sincero un po’ inquieta anche me.

Prendere nota

Come prevedibile, il prossimo anno sarà ricco di uscite discografiche che mi interessano particolarmente. Queste ultime settimane sono state ricche di annunci che rigurdano numerosi nuovi album. Mi sono appuntato diverse date sul calendario partendo dagli olandesi Mister And Mississippi che pubblicheranno il loro secondo album, We Only Part To Meet Again, il 30 Gennaio. Seguono a ruota le tre sorelle The Staves con If I Was il 2 Febbraio. Da tenere in considerazione anche l’esordio di Marika Hackman, We Slept At Last, che vedrà la luce il 16, sempre di Febbraio. Questo mese non si chiude senza il tanto atteso album della consacrazione delle cantautrice scozzese Rachel Sermanni. Il suo secondo album si intitolerà Tied To The Moon, in uscita il 23.

Marzo non è da meno. Questa settimana Brandi Carlile ha ufficializzato l’uscita del suo quinto album, intitolato The Firewatcher’s Daughter. Un album registrato il presa diretta, dal sapore sano del rock americano (o almeno così dice chi lo ha già ascoltato), disponibile dal 3 Marzo. Il singolo The Eye è l’ennesima conferma che Brandi non sbaglia un colpo. Giunge inatteso, almeno per me, il nuovo album della regina del folk di nuova generazione, ovvero Laura Marling. Il 23 Marzo è il giorno di Short Movie, quinta fatica della cantautrice inglese anticipata dal singolo omonimo, che segna una nuova strada per la Marling. Il 2015 sarà ricco di nuova musica anche più di quella che mi aspettassi. C’è ancora qualche gruppo/artista che aspetto per il prossimo anno ma adesso so come riempire l’attesa.

 

Mi ritorni in mente, ep. 22

Curioso come Marika Hackman ritorni sempre, prima o poi, a farsi spazio tra i miei ascolti. Più volte, leggendo qualche sito e blog qua e là, il suo nome saltava fuori. Qualche volta pensavo “non male!”, un’altra “non fa per me” e poi “ripensandoci…”. Ed eccomi ancora qui, di fronte alla musica della Hackman. Questa volta si tratta del singolo Drown del suo album d’esordio “We Slept At Last” previsto per il 16 di Febbraio del prossimo anno. Sembra che con questa canzone Marika mi abbia convinto più di altre volte. A dire la verità non ho mai ascoltato uno dei numerosi EP che questa canturtice inglese ha pubblicato nel corso degli ultimi anni. Questo singolo ha tutte le caratteristiche che ho sempre associato alla Hackman, un folk moderno e estremamente cupo, forse un po’ troppo scuro per i miei gusti, ma sono pronto a tutto.

Intanto ci sono altre uscite che mi sono segnato sul calendario oltre a questa. Da tempo tenevo sotto contollo la pagina Facebook della band olandese Mister And Mississippi ma proprio quando ho mollato il colpo, ecco che mi sono perso l’annuncio dell’usicta del nuovo album. Si intitolerà We Only Part To Meet Again e uscirà il 30 Gennaio. Sul sito ufficiale si può ascoltare qualche assaggio delle nuove canzoni. Presto per giudicare ma sembra in linea con quanto fatto ascoltare con il precendete album omonimo del gruppo. Poco dopo, il 2 Febbraio, è il turno delle The Staves. Dopo aver ascoltato l’EP Blood I Bled sono molto fiducioso riguardo al nuovo If I Was e mi sembra che aver collaborato con il buon Justin Vernon abbia fatto bene alle tre sorelle Staveley-Taylors. Anche i canadesi Wintersleep e Coeur De Pirate sono a buon punto con il nuovo album. Anche Agnes Obel ha iniziato a lavorare al terzo album ma è presto per fare previsioni. Intanto mi lascio convincere da Drown di Marika Hackman e chissà se si aggiungerà anche lei alla mia musica del 2015.