Visioni cosmiche

Lasciai questa band olandese alle prese con un folk etereo, dalle contaminazioni americane, circa due anni fa e ora li ritrovo un po’ cambiati. I Mister And Mississippi sono tornati quest’anno con il loro terzo album, intitolato Mirage. La copertina spaziale e vagamente psichedelica, lasciava intravedere una svolta piuttosto decisa verso sonorità lontane dal folk degli esordi. I primi singoli, non hanno fatto altro che confermare questa mia sensazione. Quando c’è da esplorare un mondo nuovo, anzi qui si parla di spazio interstellare, io non mi tiro indietro. Mirage mi incuriosiva e non vedevo l’ora di ascoltarlo. Maxime Barlag e soci mi hanno colto impreparato ma non significa che sia un male. Affatto.

Mister And Mississippi
Mister And Mississippi

L’album si apre con la contagiosa Wolfpack. La voce della Barlag è distorta e aleggia tra linee di basso ed eco elettronici. Subito si delinea il nuovo corso della band, che tra i synth, trova una forma nuova e convincente. Anche la successiva Lush Looms fa leva sul ritmo e sulla voce morbida ma vagamente fredda della Barlag. Il ritornello è orecchiabile e richiama alla memoria un sound anni ’90. Il revival di questo decennio un po’ dimenticato sembra cominciato davvero. La successiva The Repetition Of Being Alone è più vicina alle produzioni precedenti del gruppo. A mio parere una delle migliori canzoni dell’album che dimostra l’abilità della band nello scrivere canzoni. La titletrack Mirage si apre con un muro di chitarre distorte, spezzato dalla voce sognante ed eterea della Barlag. Il sound è una sorta di rock psichedelico lanciato verso un futuro fantascientifico. Ed è proprio questa l’anima dell’album. Il singolo HAL9000 è un accattivante brano, facile da ricordare. Il titolo è ispirata al celebre supercomputer della navicella Discovery del film di Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Una canzone davvero ben fatta. La successiva Pulsar sembra uscita da un album degli Editors. Suoni elettronici e futuristici danno forma alle nuove sonorità new wave dei Mister And Mississippi. Una canzone che di fatto non decolla mai, viaggiando a velocità costante nello spazio. Con i suoi cinque minuti e mezzo, Vices/Virtues è il tentativo di produrre un brano dai tratti epici, alleggerito dal ritornello. La band in questo brano riesce a coniugare al meglio il suo passato e il suo presente, arricchendosi di dettagli musicali. Interstellar Love Part I è un breve intro musicale ad Interstellar Love Part II che rappresenta il cuore pulsante dell’album. Sonorità anni ’80 per una delle canzoni più mature e ispirate di questo album. L’artificiosità dei suoni e il finale sperimentale meritano un’attenzione particolare. Da ascoltare. Replicants è un finale etereo, vibrante che ripropone i tratti caratteristici del gruppo ma sotto una forma più moderna e più coraggiosa. Un brano segna la fine di un viaggio nel buio dello spazio infinito.

I Mister And Mississippi con Mirage, riescono nella non facile impresa di cambiare, anche piuttosto radicalmente, senza perdere la loro identità. La forza di questo album sta nella coesione tra le singole tracce che lo compongono. Tutto riconduce ad immagini di stelle lontane e pianeti sconosciuti. Che siano dentro di noi o al di fuori, questo sta all’ascoltatore decidere. Quella figura astratta in copertina è la perfetta sintesi di un album che ha tolto i Mister And Mississippi dalle pericolose sabbie mobili del pop folk, lanciandoli in orbita, tra new wave e revival anni ’80. Guidati dalla carismatica Maxime Barlag, sempre più protagonista, il gruppo olandese riesce a sorprendere e a spazzare via un po’ della polvere che si era formata sull’ultimo album.

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Mi ritorni in mente, ep. 42

L’anno musicale comincia a delinearsi, uscita dopo uscita, novità dopo novità. Tra vecchie e nuove conoscenze ci sono diversi appuntamenti da segnare sul calendario. Anche se ancora non c’è una data certa, il secondo album dei London Grammar vedrà la luce quest’anno ed è anticipato dal singolo Rooting For You. Il brano è accompagnato da una bella versione live nella quale si può apprezzare al meglio la straordinaria voce di Hannah Reid. La compagine inglese è chiamata a bissare l’ottimo esordio If You Wait del 2013.

Il gruppo olandese Mister And Mississippi dopo due album all’insegna del folk pop dal sapore americano, sono pronti a tornare il 6 Aprile con il nuovo Mirage. Il cambio di sonorità è evidente ma non è detto che sia un male. Il gruppo capitanato da Maxime Barlag svolta verso un alternative rock, un po’ elettronico, un po’ psichedelico. Sono già due i singoli in circolazione, HAL9000 e Lush Looms. Qui sotto il video originale quanto inquietante di HAL9000.

Tipi tranquilli

Un paio di anni fa scrissi la recensione dell’esordio degli olandesi Mister And Mississippi e quest’anno il gruppo è tornato con un nuovo album intitolato We Only Part To Meet Again. Questa band mi fece una buona impressione ed ero curioso di ascoltare qualche loro nuova canzone. Il folk etereo, dei Mister And Mississippi, si mescola ad un pop dal sapore americano creando un stile piuttosto riconoscibile. La chiave sta sicuramente nella voce di Maxime Barlag, leader femminile del gruppo. In patria hanno ottenuto un discreto successo che non si è propagato di molto al di fuori del confine nazionale. Io arrivai a loro grazie ad una recensione di Ondarock e successivamente non ho smesso di seguirli quando ho intuito che sarebbe uscito il loro secondo album.

Mister And Mississippi
Mister And Mississippi

Apre il singolo Meet Me At The Lighthouse nel quale si riconoscono la dolce voce di Maxime e la musica avvolgente che l’accompagna, “Meet me at the lighthouse / Bye the seaside, when the night falls / I’ll wait there, staring out to sea / Let’s sail away now, disappear with me“. Cambio di passo con In Between. Qui si sente l’influenza americana che la band non nasconde a partire dal nome. Una canzone che cresce con il passare dei minuti, in un incessante scambio di musica e parole, “In drizzling rain / We’ll meet again / Out of thin air / I’ll spell your name / You define yourself / As I ignite myself“. La titletrack We Only Part To Meet Again svela il lato più caldo della voce di Maxime. In assoluto una delle canzoni più belle di questo album, “I see my reflection / Covered in black / As I sit here and wonder / How I want it back / And I try not to miss you / I try to pull through / But everything around me / Reminds me of you / Yes of you“. Where The Wild Things Grow è un vero passo avanti nella loro musica. Misteriosa, oscura ma trafitta da lampi di luce. Una canzone davvero affascinante che rimante purtroppo un caso isolato in questo album, “Brightly coloured flowers / ascend from our garden / You know / that ancient place / where the wild things grow“. Con Nocturnal mi sembra di sentire la voce di Brandi Carlile nella voce di Maxime Barlag. Nonostante ci sia di mezzo un oceano a separarle, non sono mai state così vicine, “I’m numb in my head and my eyes they look red / I smell of smoke, got stains on my shirt / I’m filled with sadness, a slave to my madness / and it seems that the drugs just don’t work“. La successiva The Filthy Youth è molto legata alle sonorità del primo album. Chitarre squillanti e ritmo disteso sono il marchio di fabbrica del gruppo che non manca di farlo notare nella sua canzone più lunga. Mancando di un brano strumentale, presente all’esordio, questa canzone vuole porre rimedio, “Sunny state of mind / Fields of green, we lay between the pines / We carved our names in the trees“. Southern Comfort sembra perfetta per essere ascoltata sulla sabbia di una delle fredde spiagge del nord Europa. Una bella canzone che rischia di passare inosservata ad un primo frettoloso ascolto, “It’s way too hard to keep it in / Let it out and take a stand / I’ll be here to hold your hand / In the end we’re all the same / Soon we’ll be singing a different tune / and this is how it goes“. Shape Shifter è un altro punto a favore della crescita del gruppo. Qui si intravede, più chiaramente, quella che potrebbe essere la strada da seguire in futuro. Soprattutto perchè dimostrano di saperci fare anche con un po’ di rock, “We’re stealing from what we perceive / Consumed by society’s greed / Come to sense, not how or when / Knowledge helps you grow / and though there is not much to say“. In For Us To Remember, Maxime si fa accopagnare dalla voce chitarrista Danny van Tiggele (o almeno credo di tratti di lui). Il risultato è una canzone che si conclude con un epico trionfo da film kolossal. Niente male, “Learn how to breathe / The more I see the less I know / Learn how to breathe / To find means nothing at all“. Chiude A Song For The Quiet Ones, dolce ninnnananna cullata dalla voce di Maxime. Un piccolo gioiellino racchiuso in fondo a questo album, “Please leave the light on / They can bear no more / Sad songs for the quiet ones / Who’ve been ignored“.

Questo è un album che fuziona meglio se ascoltato come sottofondo, un po’ come una colonna sonora. Se ascoltato ponendo l’orecchio a tu per tu con la voce, si rivela un po’ monotono ma comunque coerente. L’esordio spaziava di più alla ricerca di un’identità mente questo We Only Part To Meet Again ne ha una ben definita, a discapito, però, della varietà. Alcune canzoni sono del tutto compatibili al precedente lavoro ed questo può lasciare perplessi. Ci sono anche però molti aspetti positivi a partire dall’inglese. Nel primo album si notava la poca dimestichezza con questa lingua ma stavolta il gruppo è migliorato nei suoi testi spingendosi oltre le frasi fatte. Anche sotto il punto di vista musicale, qualche canzone riserva sorprese. Forse era lecito aspettarsi qualcosa di più dai nuovi Mister And Mississippi ma We Only Part To Meet Again conferma le capacità del gruppo e ne rafforza l’identità e lo stile.

Prendere nota

Come prevedibile, il prossimo anno sarà ricco di uscite discografiche che mi interessano particolarmente. Queste ultime settimane sono state ricche di annunci che rigurdano numerosi nuovi album. Mi sono appuntato diverse date sul calendario partendo dagli olandesi Mister And Mississippi che pubblicheranno il loro secondo album, We Only Part To Meet Again, il 30 Gennaio. Seguono a ruota le tre sorelle The Staves con If I Was il 2 Febbraio. Da tenere in considerazione anche l’esordio di Marika Hackman, We Slept At Last, che vedrà la luce il 16, sempre di Febbraio. Questo mese non si chiude senza il tanto atteso album della consacrazione delle cantautrice scozzese Rachel Sermanni. Il suo secondo album si intitolerà Tied To The Moon, in uscita il 23.

Marzo non è da meno. Questa settimana Brandi Carlile ha ufficializzato l’uscita del suo quinto album, intitolato The Firewatcher’s Daughter. Un album registrato il presa diretta, dal sapore sano del rock americano (o almeno così dice chi lo ha già ascoltato), disponibile dal 3 Marzo. Il singolo The Eye è l’ennesima conferma che Brandi non sbaglia un colpo. Giunge inatteso, almeno per me, il nuovo album della regina del folk di nuova generazione, ovvero Laura Marling. Il 23 Marzo è il giorno di Short Movie, quinta fatica della cantautrice inglese anticipata dal singolo omonimo, che segna una nuova strada per la Marling. Il 2015 sarà ricco di nuova musica anche più di quella che mi aspettassi. C’è ancora qualche gruppo/artista che aspetto per il prossimo anno ma adesso so come riempire l’attesa.

 

Mi ritorni in mente, ep. 22

Curioso come Marika Hackman ritorni sempre, prima o poi, a farsi spazio tra i miei ascolti. Più volte, leggendo qualche sito e blog qua e là, il suo nome saltava fuori. Qualche volta pensavo “non male!”, un’altra “non fa per me” e poi “ripensandoci…”. Ed eccomi ancora qui, di fronte alla musica della Hackman. Questa volta si tratta del singolo Drown del suo album d’esordio “We Slept At Last” previsto per il 16 di Febbraio del prossimo anno. Sembra che con questa canzone Marika mi abbia convinto più di altre volte. A dire la verità non ho mai ascoltato uno dei numerosi EP che questa canturtice inglese ha pubblicato nel corso degli ultimi anni. Questo singolo ha tutte le caratteristiche che ho sempre associato alla Hackman, un folk moderno e estremamente cupo, forse un po’ troppo scuro per i miei gusti, ma sono pronto a tutto.

Intanto ci sono altre uscite che mi sono segnato sul calendario oltre a questa. Da tempo tenevo sotto contollo la pagina Facebook della band olandese Mister And Mississippi ma proprio quando ho mollato il colpo, ecco che mi sono perso l’annuncio dell’usicta del nuovo album. Si intitolerà We Only Part To Meet Again e uscirà il 30 Gennaio. Sul sito ufficiale si può ascoltare qualche assaggio delle nuove canzoni. Presto per giudicare ma sembra in linea con quanto fatto ascoltare con il precendete album omonimo del gruppo. Poco dopo, il 2 Febbraio, è il turno delle The Staves. Dopo aver ascoltato l’EP Blood I Bled sono molto fiducioso riguardo al nuovo If I Was e mi sembra che aver collaborato con il buon Justin Vernon abbia fatto bene alle tre sorelle Staveley-Taylors. Anche i canadesi Wintersleep e Coeur De Pirate sono a buon punto con il nuovo album. Anche Agnes Obel ha iniziato a lavorare al terzo album ma è presto per fare previsioni. Intanto mi lascio convincere da Drown di Marika Hackman e chissà se si aggiungerà anche lei alla mia musica del 2015.

Si prega di attendere…

Oggi vorrei scrivere qualcosa di diverso. Ormai è Natale, si sà e tutto ciò che potrei scrivere sul Natale risulterebbe piuttosto banale e scontato. Il Natale è qualcosa di personale, ognuno lo vive a modo suo e io credo che debba essere vissuto come un giorno a sè senza passato nè futuro. Che sia Natale, come in una fotografia. Una fotografia da conservare. Così sono i giorni di Natale che si sono accumulati nel corso degli anni. Ricordiamo quelli nei quali eravamo bambini e dimentichiamo in fretta quelli più recenti. Ci saranno occassioni per ricordare il Natale come un giorno speciale per noi e la nostra famiglia. Ecco quanto di banale potevo scrivere lo scritto. Ci sarà altro di cui posso scrivere? Capodanno lasciamolo perdere. Una festa che non ho mai fatto se non in famiglia. Per me il 31 Dicembre è un giorno come un altro. In un certo senso, per quanto rigurda me, il Natale rappresenta meglio la fine dell’anno. E poi mi voglio godere un po’ queste vacanze in un dolce far niente.

Visto che sono bloccato sul Natale e sul Capodanno tanto vale tornare a parlare di musica, come del resto accade spesso su questo blog. Il 2014 è alle porte e dato che è prassi comune pubblicare un album ogni due anni, vediamo quali nuove uscite ci potrebbe riservare il nuovo anno. Proverò anche a fare delle previsioni. Ci ho già provato in passato è ho fallito. Quindi non datemi retta riguardo alle date. Tra le certezze ci sono (forse) Lucy Rose, Rachel Sermanni e i Wintersleep. La prima ha terminato le registrazioni del nuovo album, come ha confermato lei stessa via twitter. Direi che potrebbe uscire in primavera o forse prima, sparo: Marzo. Poi c’è la scozzese Rachel Sermanni che dovrebbe pubblicare un nuovo EP a fine Gennaio e dunque presumo che il nuovo lavoro è alle porte. Per non ripetermi dico: Aprile. Forse una di queste due l’azzecco. Per quanto riguarda i canadesi Wintersleep temo ci sarà da aspettare ancora un po’. Come loro stessi hanno riportato su facebook l’altro ieri, ci sono nuove canzoni già pronte che proveranno dal vivo nelle date di Gennaio. Considerato tutto ciò ipotizzo un uscità dopo l’estate, diciamo: Ottobre. Tra gli artisti dei quali non si hanno notizie rigurdo al nuovo materiale ci metterei Amy MacDonald e Brandi Carlile. La prima aveva dichiarato di mettersi al lavoro dopo gli ultimi concerti di Novembre. Qualche concerto lo sta facendo ancora oggi, quindi non so se ha già cominciato. Per quanto riguarda Brandi Carlie credo di aver capito che si è messa in proprio e ha iniziato a buttare giù qualcosa di nuovo. Qui indovino due date alla ceca, Giugno per Amy e Marzo (di nuovo) per Brandi. Tra le uscite “minori” prevedo quacosa di nuovo per gli olandesi Mister And Mississippi, tardi direi: Novembre. Poi ci sarebbero anche gli Holmes, un gruppo svedese, del quale scarseggiano le notizie. Visto il silenzio, si prevede forse un ritorno a breve? Dico: Febbraio (questa è grossa). Ah, poi c’è anche Lana Del Rey che sembrava aver smarrito l’ispirazione dopo i numerosi leak delle sue nuove canzoni. Ora sembra che è tutto pronto per il secondo album che dovrebbe intitolarsi Ultraviolence. Nel frattempo è anche uscito il suo primo cortometraggio Tropico di cui me ne frega meno di niente. Non faccio previsione per Lana Del Rey, anche perchè non aspetto il suo album con ansia ma solo con un po’ di curiosità e insensatezza.

Credo di aver terminato. Spero di non aver dimenticato nessuno a parte le nuove uscite o scoperte, ma quelle non sono ancora in grado di prevederle! Alla fine non ho scritto niente di diverso dal solito. Però ho scritto parecchio. Per questa volta a vinto la quantità sulla qualità. Sarà per un’altra volta. Almeno ci ho provato. Nella speranza che qualcuna di quelle date elencate sopre sia quella giusta, auguro buon Natale a tutti. Lo faccio con Amy MacDonald e spero di ascoltare il suo nuovo album al più presto il prossimo anno.

L’isola delle silhouette

La prima cosa che mi ha incuriosito riguardo a questo gruppo è la definizione che ne dava il sito ondarock.it. Li definiva come una band  che “aderisce con una certa precisione ai canoni del folk dei Duemila e, in particolare, degli ultimi anni“. Capire cosa intendesse il recensore è stato un buon motivo per ascoltarli. Il nome del gruppo è Mister And Mississippi  e si rifà ad un brano della tradizione americana ma i quattro ragazzi non hanno nulla di americano. Samgar Lemuël Jacobs (voce e percussioni), Maxime Barlag (voce e percussioni), Tom Broshuis (chitarra e tastiere) e Danny van Tiggele (chitarra e voce) sono tre ragazzi e una ragazza originari del Paesi Bassi. Non conosco l’olandese ma per quanto posso immaginare non deve essere una lingua particolarmente musicale. Se si aggiunge anche la volontà di raggiungere più pubblico possibile, ecco spiegato perchè i Mister And Mississippi cantano in inglese. In partria stanno risquotendo un ottimo successo e dato che questo è il loro album d’esordio, non potevo lasciarmi scappare l’opportunità di conoscere un gruppo che potrebbe regalarci molte soddisfazioni negli anni a venire.

Mister And Mississippi
Mister And Mississippi

Si comincia con la luminosa Follow The Sun che anticipa le sonorità folk distese, seguita dalla splendida Nemo Nobody. Incentrata sulla voce sussurrata della cantante Maxime Barlag, Nemo Nobody è una delle più belle canzoni dell’album capaci di emozionare. Tra queste c’è anche Calm, capace di realizzare l’intento espresso nel titolo. Chitarre, cori e ritmo in crescendo formano un paesaggio fantastico nel quale immergersi. Dopo queste due perle c’è un piccolo passo falso celato sotto il nome di See Me. L’intento era probabilmente quello di realizzare un brano pop un po’ mielenso ma l’inglese non proprio fluido e il testo un po’ banale riducono la canzone ad un tentativo andato a vuoto. Con la succesiva Same Room, Differen House i quattro ragazzi si riprendono. Per un attimo vi sembrerà che sia inavvertitamente partita una canzone dei Neutral Milk Hotel ma si scivola ben presto in altri territori. In questa canzone si potrà finalmente ascoltare un po’ di energia folk-rock con tanto di parapappa-papparà. Running ci riporta alle atmosfere iniziali dell’album convincendoci che una corsetta in questa stagione non sarebbe male. Ecco poi un’altra bella canzone che attinge a piene mani dalla tradizione francese. Sì, proprio francese come il titolo, Bon Vivant, lascia intuire. Atmosfere vintage e nostalgiche sono condensate in un minuto e mezzo di poesia. Six Feet Under è il brano più oscuro dell’album ma che sembra più uscire da una commedia nera piuttosto che da un horror anche se il finale potrebbe far pensare ad un film drammatico. Con Coloured In White, i Mister And Mississippi ci ripropongono la stessa ricetta a due voci che nulla dà e nulla toglie all’album. Nothern Sky è una bella canzone pop-folk dalle atmosfere tipiche del genere e a buon ragione scelta come singolo. Chiude Circulate, perfetta canzone finale che riassume le sensazioni dell’album, forse esagerando un po’ con la durata (oltre 6 minuti).

I Mister And Mississippi con questo album di debutto hanno saputo in qualche modo distinguersi dalle recenti proposte pop-folk o folk-rock qualsiasi cosa scriva ondarock.it. Questo gruppo mi dà la sensazione che in futuro possa raggiungere traguardi importanti, non solo in termini di successo ma anche artistici. I punti deboli, che possono essere smussati o quantomeno nascosti, sono principalmente due. Il primo è la tendenza ad affidarsi spesso al canto sussurrato della front-woman Maxime Barlag, che funziona sempre e mi piace tantissimo ma rischia di portarli sempre sulla stessa strada. Il secondo punto debole è la lingua inglese che non sempre è fluida, non nella pronuncia, della quale personalmente non me ne intendo, ma nella scrittura. Alcune frasi ha volte sono un po’ banali e scontate anche se funzionano comunque nelle canzoni. Detto questo i Mister And Mississippi rappresentano un giovene gruppo europeo da tenere d’occhio e dal futuro interessante.