Dove volano i draghi

Sono passati tre anni da quando ho ascoltato per la prima volta questo gruppo inglese che fino ad allora aveva pubblicato solo l’EP The Boatswain’s Refuge (Corpo di mille balene!). Da allora i Patch & The Giant ne hanno, letteralmente, fatta di strada, arrivando fin qui in Italia. Quest’anno ha visto la luce il loro primo album intitolato All That We Had, We Stole e non nascondo che è una delle uscite più attese ho marcato sul calendario di questo 2017. Il gruppo guidato da Luke Owen mette in scena un folk brillante con sfumature prese dalla musica balcanica e anglosassone. Questo esordio unisce canzoni vecchie e nuove che finalmente trovano il loro posto, tutte insieme, e ci guidano nel mondo dei Patch & The Giant, tanto colorato quanto misterioso.

Patch & The Giant
Patch & The Giant

Si inizia con la bella The Beggar’s Song, ballata folk che ha il sapore di un viaggio nella notte. La voce di Luke Owen è ruvida quel tanto che basta e si sposa perfettamente con il sempre ottimo accompagnamento musicale. La successiva A Local Man è uno dei cavalli di battaglia del gruppo. Saremo trascinati dal ritmo e dalle parole, un ritornello da canticchiare ci accompagnerà per giorni interi,”But if you’d ever stop to pause and listen, / You’d see what is missing / But all your eyes and all your ears / Are vacant, / Eluding time“. Ma i Patch & The Giant sanno anche rallentare e con The River si viene cullati da una brezza leggera. L’atmosfera è triste e malinconica, sottolineata dal violino di Gabriel Merryfield. Tra le canzoni già presenti nel primo EP non poteva mancate la straordinaria Love And War. Una poesia in musica, impreziosita dall’assolo di fisarmonica di Angie Rance. Senza dubbio una delle migliori dell’album se non del gruppo, “One of us is right, / The other seems to have lost their mind, / Where do you lay on down? / An eye for an eye, / And suddenly the whole world’s blind, / Or so a wise man said“. The Day You Went At Sea è un’altra ballata di rara sensibilità e abilità. La carismatica voce di Luke Owen è sempre foriera di ricordi pescati chissà dove. Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dalle immagini che questa canzone porta con sé. The Sleeping Boat è un gran pezzo folk con un ritornello bello da cantare come se nessuno ti stesse guardando. Un ritornello liberatorio che la fa finire dritta dritta tra le mie preferite di questo album. Another Day è un’altra ballata carica di tristezza ma anche di rabbia dove viene fuori tutta l’energia del gruppo. I Patch & The Giant suonano insieme da anni ormai e in questa canzone si sente quanto sono affiatati e in sintonia tra loro, “Oh, I’m better than this / But your hand is a fist / And a fist is all it takes / Won’t you break my bones / And smash my swollen face“. Il singolo Flowers è un dolce brano un po’ malinconico. Ma si respira un’aria di libertà e riscatto. La voce di Luke Owen si dimostra versatile e ci conduce ad un finale prevalentemente strumentale dove troviamo tutte le caratteristiche di questo gruppo. Non poteva mancare un lento come Where My Boby Lies dove il gruppo abbandona per un attimo i territori sicuri del folk e esplora nuove vie di espressione. Una ballata emozionante e toccante, che cresce sempre di più fino ad esplodere in un finale epico e corale. Are You Listening? è una di quelle canzoni che il gruppo ha nella suo bagaglio da un po’. Una sorta di ninnananna leggera e sognante che fa salire qualche brivido lungo la schiena. Un’onda anomala chiamata America ci travolgerà. Un ritmo irresistibile vi entrerà dentro e non saprete resistere. Questo è in sintesi l’effetto di questa canzone, “I have seen the Devil cry / I have seen the Devil sin / singing songs of you and I”. La title track All That We Had, We Stole è ancora una ballata al pianoforte, intensa e riflessiva. Ai Patch & The Giant sembra che riesca qualsiasi cosa. Quest’ultimo gioiellino è la prova.

All That We Had, We Stole è l’album nel quale ritrovo quella band che con una canzone come Daniel mi aveva catturato e portato in quel gruppo di amici del quale, alla fine, senti di far parte anche tu. I Patch & The Giant con questo album segnano il loro esordio che è al contempo un punto di arrivo dopo anni “on the road” e l’inizio di una carriera che mi auguro, ma soprattutto gli auguro, sia ricca di soddisfazioni. I Patch & The Giant sono una delle proposte folk d’oltremanica più interessanti e promettenti di nuova generazione. Quest’anno si sta rivelando l’anno degli album attesi da lungo tempo e finora sono soddisfatto di come stanno andando le cose. Se vi interessa ascoltare della buona musica, che sicuro vi piacerà, questo All That We Had, We Stole merita un ascolto. Anche più di uno.

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Mi ritorni in mente, ep. 40

Anche se questo anno deve ancora terminare, sì può già cominciare a segnarsi sul calendario qualche uscita interessante. Primo, in ordine di tempo, il nuovo EP della cantautrice country Whitney Rose intitolato South Texas Suite. Sei canzoni che anticipano molto probabilmente un nuovo album, che fa seguito all ottimo Heartbreaker Of The Year. Il nuovo South Texas Suite vedrà la luce il prossimo 27 Gennaio ed è anticipato dal singolo My Boots. Whitney Rose ricomincia laddove aveva finito, dal suo country, un po’ blues, un po’ vintage.

La loro ultima pubblicazione risale al 2013 e consisteva in un EP dal titolo The Boatswain’s Refuge in seguito i Patch & The Giant anno saputo farsi apprezzare da tutti, raggiungendo anche l’Italia con una manciata di concerti. Per la band inglese è arrivato il momento del grande salto, l’album d’esordio è infatti previsto per il 20 Febbraio ed è intitolato All That We Had, We Stole. Tra inediti e vecci successi, questo album si preannuncia molto interessante ed è anticipato dalla bella Flowers, in perfetto stile Patch & The Giant.

Adamantine

English version of Adamantina originally published one year ago.

Time ago I was looking for some music videos of Patch & The Giant on Youtube and I found some live sessions of the channel Under The Apple Tree. Among the related videos, I tried to listen to some other folk artist brought by the same channel. My attention was caught by the British singer-songwriter Kelly Oliver with the song Far From Home. I was immediately captured by the crystalline voice and plucked guitar (I like it so much). Although her style is very close to some kind of folk music that is not exactly my thing, I wanted listen to her debut album This Land anyway, it was published last October. My expectations were based exclusively on Far From Home and are not disappointed at all.

Kelly Oliver
Kelly Oliver

Opens the album The Witch Of Walkern, a beautiful folk song, energetic which tells the story of a witch. Since the first song you can appreciate the vocal abilities of Kelly Oliver and her classic approach that is the underlying theme of the entire album, “And I appeal to you, as did the Witch of Walkern. / She was given a trial, and then a royal pardon. / I am as innocent as her, I can prove this isn’t fair, / I can say the Lord’s prayer“. The single Diamond Girl introduces the fingerpicking which I wrote above. This song also features the participation of colleague Luke Jackson. This song sounds like traditional folk music but with an air more younger and more modern that makes the song one of the most catchy, “And she could do no wrong in his eyes, all he could see / was this perfect one for him to spend his time with. / And if she said the word, he would be ready for her, / she was his diamond girl“. Mary And The Soldier is an exciting ballad with old-world charm. Oliver’s voice is light and bright, enough to be worth, in my opinion, as the best interpretation of the album, “And when we’re in a foreign land, I’ll guard you darling with my right hand, / in hopes that God might stand a friend to Mary and her gallant soldier“. Looks a little bit rock the next Daughter Dear that charms for its refrain, the result of the crystalline Oliver’s voice, who does not fail to show her talent with the harmonica, “No! Oh no no no, / no girl of mine will cross the sea / for this young boy’s glee. / He’d have you follow him but no, / a father’s love can see beyond a young girl’s dream“. Mister Officer returns to the atmosphere of the opening track, raising the bar at the final in a whirlwind of words and music,“Oh sir, Mr Officer, I wish I hadn’t seen / the sight of a guilty man, with no remorse showing in him. / And sir, Mr Officer, I wish I could erase / the sound of a dying boy, praying for God to end his pain“. Far From Home is the older sister of Diamond Girl. This is the song that kept me glued to that video and the reasons can be found in simplicity, melody and lyrics. All the magic is in the girl’s voice that lulls us into another story pleasant to listen and listen again, “There was a young boy. He thought he was a man. / He’d done a lot of work, he’d seen a lot of lands. / He loved the water, he loved the wind through his hair, / he loved the country, and the city dear. / He was always far from home, but he knew he’d always come home“. The next one is a classic traditional song called Caledonia. A beautiful version of a beautiful song although I prefer that of her compatriot Amy Macdonald, “So let me tell you that I love you, and I think about you all the time. / Caledonia you’re calling me, now I’m going home. / And if I should become a stranger, know that it would make me more than sad. / Caledonia’s been everything I’ve ever had“. A Gush Of Wind is another delicate and sad song that tells the troubled history of Bernadette. Another nice song to listen, “Until tragedy fell where Bernadette was living. / She woke to find her baby brother had died. / It was the start of the sadness and shame, / and the blessings yet to come“. Off To The Market continues on the same path laid out previously. The rhythms and sounds are the same and Kelly Oliver does not fail to enchant again this time, “Off to the market we’ll go, we’ll search high and we’ll search low. / For we’re looking for a body to buy. Then we’ll take the bones and eyes, / heart, blood, liver and skin. We’ll sell it all for half a million“. Grandpa Was A Stoker is no exception, “Tell, tell the story again. Tell, tell of Grandpa again. / Grandpa worked as a stoker, he worked on his feet. / The work was hard, you wouldn’t believe. / For so the ships could sail“. Closes Playing With Sand that has a hint of pop, resulting catchy and light. The track hides an a cappella reprise of Diamond Girl, “There were five brothers and a baby girl, / they lived respectably in the Eastern part of the world. / Their father worked his way to the head of the railway. / Their mother, she was in a class of her own“.

This Land is an album that has graced this fall but is good for every season. It is hard not to fall in love with the crystalline voice of Kelly Oliver and her guitar with her harmonica. This album is an excellent debut that leaves you the feeling that this singer-songwriter is one of those discoveries to watch for the future. I’m sure you’ll hear about her in the future, when she will be a protagonist of the folk music scene.  You can listen This Land over and over again. However, it show some signs of weakness in the last few songs. Just details, nothing else. I leave you to her music and her lyrics, simple but poetic stories.

Thank you Kelly

Adamantina

Tempo fa cercando alcuni video dei Patch & The Giant si Youtube, trovai alcune sessioni live del canale Under The Apple Tree. Tra i video correlati provai ad ascoltare qualche altro artista folk proposto dallo stesso canale. Ha ottenuto la mia attenzione la cantautrice britannica Kelly Oliver con la canzone Far From Home. Sono stato subito catturato dalla voce cristallina e dalla chitarra pizzicata (che tanto mi piace). Nonostante il suo stile sia molto vicino ad un certo tipo di folk che non è esattamente nelle mie corde, ho voluto lo stesso ascoltare il suo album d’esordio This Land pubblicato questo Ottobre. Le mie aspettative erano legate esclusivamente a Far From Home e non sono per nulla deluse.

Kelly Oliver
Kelly Oliver

Apre l’album The Witch Of Walkern, una bella canzone folk, energica che racconta la storia di una strega. Fin dal primo brano si possono apprezzare le doti canore di Kelly Oliver e il suo approccio classico che è il filo conduttore di tutto l’album, “And I appeal to you, as did the Witch of Walkern. / She was given a trial, and then a royal pardon. / I am as innocent as her, I can prove this isn’t fair, / I can say the Lord’s prayer“. Il singolo Diamond Girl introduce quel fingerpicking di cui scrivevo sopra. Questa canzone canzone vede anche la partecipazione del collega Luke Jackson. Il folk è sempre quello tradizionale ma con un piglio più giovane e moderno che rende la canzone una delle più orecchiabili, “And she could do no wrong in his eyes, all he could see / was this perfect one for him to spend his time with. / And if she said the word, he would be ready for her, / she was his diamond girl“. Mary And The Soldier è un’emonzionante ballata dal fascino d’altri tempi. La voce della Oliver è leggera, luminosa tanto da valere, a mio avviso, come la migliore interpretazione dell’album, “And when we’re in a foreign land, I’ll guard you darling with my right hand, / in hopes that God might stand a friend to Mary and her gallant soldier“. Dal piglio più rock Daughter Dear che incanta per il suo ritornello, frutto della voce squillante della Oliver, che non manca di mostrare il suo talento anche con l’armonica a bocca, “No! Oh no no no, / no girl of mine will cross the sea / for this young boy’s glee. / He’d have you follow him but no, / a father’s love can see beyond a young girl’s dream“. Mister Officer ritorna sulle atmosfere della traccia di apertura, alzando il tiro nel finale in un vortice di parole e musica, “Oh sir, Mr Officer, I wish I hadn’t seen / the sight of a guilty man, with no remorse showing in him. / And sir, Mr Officer, I wish I could erase / the sound of a dying boy, praying for God to end his pain“. Far From Home è la sorella maggiore di Diamond Girl. Questa è la canzone che mi ha tenuto incollato a quel video e i motivi si possono cercare nella semplicità nella melodia e nel testo. Tutta la magia sta nella voce della ragazza che ci culla in un’altra storia piacevole da ascoltare e riascoltare, “There was a young boy. He thought he was a man. / He’d done a lot of work, he’d seen a lot of lands. / He loved the water, he loved the wind through his hair, / he loved the country, and the city dear. / He was always far from home, but he knew he’d always come home“. La successiva è un classico della tradizione, ovvero Caledonia. Una bella versione di una bella canzone anche se preferisco quella della connazionale Amy MacDonald, “So let me tell you that I love you, and I think about you all the time. / Caledonia you’re calling me, now I’m going home. / And if I should become a stranger, know that it would make me more than sad. / Caledonia’s been everything I’ve ever had“. A Gush Of Wind è un’altra canzone delicata e triste che racconta la tormentata storia di una certa Bernadette. L’ennesimo ascolto piacevole di questo album, “Until tragedy fell where Bernadette was living. / She woke to find her baby brother had died. / It was the start of the sadness and shame, / and the blessings yet to come“. Off To The Market continua sulla stessa strada tracciata in precedenza. I ritmi e le sonorità sono le stesse e Kelly Oliver non manca di incantare anche questa volta, “Off to the market we’ll go, we’ll search high and we’ll search low. / For we’re looking for a body to buy. Then we’ll take the bones and eyes, / heart, blood, liver and skin. We’ll sell it all for half a million“. Grandpa Was A Stoker non è da meno, “Tell, tell the story again. Tell, tell of Grandpa again. / Grandpa worked as a stoker, he worked on his feet. / The work was hard, you wouldn’t believe. / For so the ships could sail“. Chiude Playing With Sand che ha un retrogusto più pop, risultando orecchiabile e leggera. La traccia nasconde una reprise a cappella di Diamond Girl, “There were five brothers and a baby girl, / they lived respectably in the Eastern part of the world. / Their father worked his way to the head of the railway. / Their mother, she was in a class of her own“.

This Land è un album che ha allietato questo autunno ma è buono per ogni stagione. Non si fa fatica ad innamorarsi della voce squillante di Kelly Oliver e della sua chitarra in coppia con l’armonica. Questo album è un ottimo esordio che lascia la sensazione che questa cantautrice è una di quelle scoperte da tenere d’occhio in futuro. Sono sicuro che risentiremo parlare di lei, quando si farà spazio nel folk cantautorale che conta. This Land si lascia ascoltare più e più volte mostrando però qualche segno di debolezza negli ultimi brani. Dettagli, nient’altro. Il resto lo lascio alla sua musica e a suoi testi, storie semplici ma poetiche.

Corpo di mille balene!

Tra le novità musicali delle quali sono venuto a conoscenza quest’estate, quella dei Patch & The Giant è sicuramente una delle più interessanti e divertenti. Sotto questo nome si cela un gruppo di ragazzi inglesi che da qualche anno propone un folk vivo e pieno di energie. Sembrano trarre ispirazione dalle storie di pirati, esploratori dei sette mari e leggende perse nelle profondità dell’oceano. Il loro è un folk genuino, ruspante e senza limiti. Nonostante siano in attività dal 2011, i Patch & The Giant hanno pubblicato solo un EP nel 2013, intitolanto The Boatswain’s Refuge. Non nascondo che inizialmente non mi avevano convinto in modo particolare. Dopotutto il loro punto di forza non è certo l’originalità semmai è l’energia che trasudano le loro canzoni. Non molto tempo fa ho postato la loro canzone Daniel contenuta proprio in questo EP e da allora ho avuto modo di ascoltarlo per intero.

Patch & The Giant
Patch & The Giant

Proprio Daniel ci introduce nel burrascoso mondo dei Patch & The Giant. Un’intro di violino ci accopagna fino ad un’esplosione di musica e parole. Subito colpisce la voce del leader Luke Owen, ruvida, perfetta per queste canzoni. Impossibile limitarsi ad un solo ascolto di questa canzone senza che rimanga in testa per giorni. Provare per credere. Più poetica ma ugualmente intensa Love And War che sembra cullata dalle onde del mare. Un ritornello fermo e intenso seguito dalla fisarmonica dell’unica ragazza del gruppo Angie Rance. The Heretic And The Albatross vi strapperà un sorriso tanto è carica di energia e vitalità. Owen diventa quasi una voce narrante, incredibilmente poetica e caratteristica. Viene quasi voglia di cantarla squarciagola ma per quanto mi rigurda è meglio che mi astengo dal farlo. Gone è la più triste della tracklist di questo EP ma ugualmente forte quanto le precedenti. Gran parte del lavoro è fatto ancora una volta dall’incredibile voce di Luke Owen. Per finire non può mancare un chiaro riferimento al mare in Yourself Unto The Sea. Una magica ballata corale da battere le mani a tempo. Suona quasi come un invito ad aggregarsi al gruppo e godere della loro musica.

Sono sicuro che arrivati in fondo questo EP sarete più che soddisfatti di questa mezz’ora passata in compagnia dei Patch & The Giant. Se cinque canzoni sembrano poche il magico mondo di internet offre la possibilità di pescare altri brani come: The Ballad of Kelly Slade, Nowhere, Are You Listening?, Gold, Home, A Local Man, The Sleeping Boat, Another Day, America, House Of The Rising Sun. Sufficienti a mettere su un album come si deve. Scavando più a fondo nella loro pagina Facebook ho scoperto che nel 2011 la band era pronta a pubblicare l’album d’esordio dal titolo Where The Dragons Fly. Non so cosa sia successo poi, se non che poi sono passati all’etichetta discografica indipendente Folkroom Records con la quale hanno pubblicato The Boatswain’s Refuge lo scorso anno. Il gruppo è tuttora impegnato nei vari festival estivi e sarei molto contento se in autunno dovesse saltare fuori quanche novità riguardo l’album d’esordio. Poco tempo fa i Patch & The Giant hanno rilasciato una nuova canzone intitolata For Gabriel per farsi perdonare da Gabriel Merryfield, membro della band, per aver perso il suo violino. Spero di leggere notizie sull’esordio presto perchè questi Patch & The Giant mi stanno piacendo sempre di più.

Mi ritorni in mente, ep. 19

Un anno e più è passato dall’uscita dell’album d’esordio di Gabrielle Aplin. Ascolto ancora oggi English Rain con piacere e devo ammettere che mi piace più di allora. Una canzone però si ripropone spesso nella mia testa e questa canzone è Take Me Away, bonus track dell’album in questione. Trovo che questo brano sia uno dei migliori della giovane cantautrice inglese. Una canzone semplice e sincera, riproposta di recente da questo video realizzato durante le registrazioni dell’album d’esordio. Spero che la Aplin torni il prossimo anno con un nuovo album. Il 2015 si prospetta ricco di nuove uscite per me, anche perchè questo si è rivelato un po’ magro.

Anche se a dire il vero un’uscita che mi riguardava c’è stata. Si tratta di Ultraviolence di Lana Del Rey, artista della quale avevo già scritto su questo blog nel Gennaio dello scorso anno. Non mi era affatto dispiaciuta, l’ho sempre considerata “a simple prop to occupy my time” (cit.) e niente di più. Questo suo secondo album non è che lo attendessi con la bava alla bocca e infatti mi sono deciso solo ora ad ascoltarlo. L’estate non ha portato novità particolarmente interessanti e allora rieccoci con Lana Del Rey. In aggiunta già, che c’ero, mi sono impossessato di Birthdays di Keaton Henson, Magnolia EP di Wilsen e Native Dreamer Kin delle Joseph. Tutti ascolti “alla cieca” e vada come vada. Questa estate ho dovuto riempirla con un po’ di nuova musica e mi dedicherò all’ascolto di questi album non prima di passare per i Patch & The Giant, Bille Marten e Laura Marling. Così mi preparo per le nuove uscite dell’autunno (forse qualcosa anche in Agosto e Settembre potrebbe arrivare), per il quale, voci di corridoio, è previsto il nuovo di Florence + The Machine. Vabbè, ora non pensiamoci, mi sono fatto una bella scorta per le prossime settimane. Ora però faccio un passo indietro e ritorno ad ascoltare Gabrielle Aplin.

Take me away from the demons in my brain
Take me out to the world
Take me out into the day
And let me find
My peace of mind

Mi ritorni in mente, ep. 18

Nonostante questo EP risalga a più di un anno fa solo negli ultimi tempi ho avuto modo di ascoltarlo. Per ora questo The Boatswain’s Refuge l’ho ascoltato una manciata di volte ma molte di più il singolo Daniel. Sì, perchè non è semplice ascoltare una sola volta questa canzone degli inglesi Patch & The Giant, un gruppo folk dalle sonorità particolari. Immaginate di trovarvi su una nave di pirati che attaccano a far festa, probabilmente sul palco troverete proprio i Patch & The Giant. Conquistano subito con la loro semplicità e la loro musica diretta e caratteristica. Sono divertenti ma capacia anche di fare delle belle ballate.

Questi sono davvero degli sconosciuti. Una chicca. Per ora vi consiglio l’ascolto di Daniel. Provateci ad ascoltarlo una sola volta, se ci riuscite.