Benzina sul fuoco

Non posso nascondere che il secondo album di Agnes Obel era per me uno dei più attesi del 2013. Il primo album Philharmonics risale a tre anni fa e a causa di qualche contrattempo legato alla salute dell’artista, Aventine ha visto al luce con circa un anno di ritardo e finalmente ora ho potuto ascoltare qualcosa di nuovo Agnes Obel. Philharmonics non è stato immediato per me ma con il tempo è cresciuto sempre di più, confermando la posizione della Obel nell’olimpo della mia musica preferita. Ancora oggi mi chiedo se c’è qualcuno al quale non piace almeno una canzone di quest’artista. Ho letto bene di lei perfino in un forum di appassionati di musica metal! Il motivo è da ricercare nella semplicità della sua muisica che allo stesso tempo è profonda e toccante. Per Agnes Obel ripetersi ai livelli di Philharmonics non era facile eppure in alcuni frangenti di questo splendido Aventine è riuscita perfino a superarsi.

Agnes Obel
Agnes Obel

Chord Left è il primo brano strumentale dell’album e fin da subito ritroviamo la Obel così come l’avevamo lasciata ed è una bella sensazione. Fuel To Fire era già possibile ascoltarla prima dell’uscita dell’album. La voce, il piano e gli archi si fondono creando una canzone che è l’emblema di tutto Aventine, Do you want me on your mind or do you want me to go on / I might be yours as sure as I can say / Be gone be faraway“. Dorian è aderente allo stile del precedente album, ricalcando Brother Sparrow viene fuori una canzone dalla melodia dolce e oscura, “Dorian, carry on, / Will you come along to the end / Will you ever let us carry on“. Se finora Agnes Obel non ha fatto altro che confermarsi, la title-track Aventine ci mostra qualcosa di nuovo. La musica, la voce e uno splendido uso degli archi ci porta in luoghi più luminosi e colorati. Uno dei migliori brani dell’album, “Will you go ahead to the Aventine / In the holly red in the night“. Ma la canzone più bella e riuscita, mio parere, è la successiva Run Cried The Crawling. Avvolgente, calda e un po’ fumosa. La voce di Agnes Obel si fa profonda e quasi confonde con la musica. Bellissima, “Baby my heart and soul / A giant in the room / I left him long ago, following you“. Tokka è la seconda traccia strumentale di Aventine. Un piccolo gioiellino di semplicità. The Curse è la canzone fulcro del album. Fiabesca, oscura, Agnes ci culla a mezz’aria verso qualcosa di magico, “The curse ruled from the underground down by the shore / And their hope grew with a hunger to live unlike before“. Un ritorno a qualcosa di più pop e orecchiabile con Pass Them By, Room for many, room for few / Here in the dark I made for you“. Words Are Dead è senza dubbio la più oscura delle undici canzoni di questo album ma allo stesso tempo dolce e confortante. La voce di Agnes è nascosta tra le pieghe delle musica come fosse una nebbia. Un’altra bella canzone come solo lei sa farne, “I wanna buy you roses / ‘Cause the words are dead, / Follow in the blindness / On the arrow head“. Terzo e ultimo brano strumentale, Fivefold è un buio sottofondo di archi che idealmente chiude l’album prima della già nota Smoke & Mirrors. Quest’ultima è una classica canzone della Obel nella quale tutto è perfettamente in armonia, voce, archi e piano, “Oh my one, I’m so happy / That you’ve got so far / I know the good, the great / Is working you like a charm“.

Aventine è tutto quello che ci si aspetterebbe da Agnes Obel. Ci si ritrova tutto quello che c’era in Philharmonics e poco di più. Forse questo può essere considerato un difetto ma trattandosi solo del secondo album, Agnes Obel ha tutto il tempo per provare qualcosa di diverso. Ma in fondo non sono nemmeno sicuro di voler ascoltare una Obel diversa. Bisogna ammettere che l’effetto sorpresa dell’album d’esordio è invitabilmente perduto, in favore di una maggiore coesione delle tracce di questo album. Aventine è un album nato e pensato dalla prima ed ultima canzone e non una semplice raccolta di quanto fatto in questi tre anni. In definitiva, se non avete mai ascoltato nulla di Agnes Obel è il momento di farlo. Provare per credere.

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Tutto pronto

Ci siamo. Gli Editors sono pronti a pubblicare il loro quarto album. Da domani sarà possibile ascoltare il singolo A Ton Of Love, il primo estratto dell’album che uscirà a Luglio. La data ufficiale e il titolo non sono ovviamente ancora stati resi noti ma lo saranno a breve. Dopo quattro anni, finalmente, gli Editors sono tornati e si trovano in un momento importante della loro carriera. In primo luogo l’addio del chitarrista Chris Urbanowicz nel 2012, ha costretto il gruppo a rimettere mano alle canzoni già pronte per questo quarto album. Nel frattempo si sono aggregati al gruppo, non solo come supporto ma proprio come membri della band, il chitarrista Justin Lockey e il tastierista e chitarrista Eliott Williams. La seconda prova che devono affrontare i nuovi Editors è sicuramente quella di dimostrare che il discutibile In This Light and on This Evening si trattasse solo di un esperimento. Lo stesso Tom Smith ha detto di essere orgoglioso di averlo fatto ma ha anche aggiunto che non lo rifarebbe. Questo questo lavoro quindi ha tutte le carte in regola per presentarsi come una svolta. Per ora il singolo A Ton Of Love è disponibile solo nella versione live di qualche tempo fa.

Anche Agnes Obel si sta preparando per l’uscita del suo nuovo singolo che si dovrebbe intitolare The Curse. Nel caso della cantautrice danese le informazioni sono frammentarie e da quel poco che si può capire pare che uscirà il 20 Maggio o comunque verso la fine di questo mese. Il secondo album di Agnes Obel è uno dei più attesi dell’anno, grazie soprattutto al successo del precedente Philharmonics. Sono convinto che Agnes non deluderà i suoi fan, compreso io, che non vedono l’ora dopo tre anni di ascoltare qualcosa di nuovo.

Tutto è pronto. Non resta che aspettare pazientemente l’uscita di questi due nuovi album.

Agnes Obel
Agnes Obel