Numeri primi

È solo una questione di numeri. The Lingering del 2015 (Tesoro sepolto) era composto da sette tracce e non si poteva considerare un debutto vero e proprio. Non è il caso di The Nordic Mellow, formato da dieci canzoni e uscito quest’anno. Siv Jakobsen, cantautrice norvegese, si può ammirare in un vero album, atteso da me con un certo interesse, dopo le buone impressioni di The Lingering. La sua copertina mostra la neve delle fredde terre nel nord e il vento che le attraversa. Siv Jakobsen era stata in grado di racchiudere nelle sue canzoni queste immagini, attraverso una poesia triste e dolce, pervasa da un senso di malinconia. Per scoprire se la magia si è ripetuta non resta che abbandonarsi all’ascolto di The Nordic Mellow.

Siv Jakobsen
Siv Jakobsen

To Leave You è un bella canzone che vuole trasmettere un senso di solitudine. La voce della Jakobsen è meravigliosamente melodiosa e morbida. Il testo è poetico ed evoca immagini nitide, supportato dagli archi e da suono della chitarra, “I don’t know for who I’m longing / Is it you or your reflection in my mind? / But I know now, what I am hoping for / Building cages ‘round my chest to leave you out / To leave you, to leave“. La successiva Change segue senza soluzione di continuità. Una canzone di amore e odio, un’attesa silenziosa nella quale si cerca cerca un cambiamento. Una canzone breve ma intensa, “Burning in my mouth / Words that can’t escape my tongue / Clogging up my throat, withering my inside / So I am peeling off my skin / And pulling all my seams apart / I am doing all I can to keep my mouth from letting loose on you“. Si cambia ritmo con Shallow Digger. Un’introduzione epica apre la strada alla voce, questa volta più fredda, della Jakobsen. Un testo criptico e ossessivo, da vita ad una delle canzoni più immediate dell’album, “Shallow digger I am hunting gold, want it all, give me more / Shallow digger I am hunting gold, want it all, give me more“. In Crazy, la cantautrice norvegese, canta aprendo il suo cuore. Un’intesa dichiarazione d’amore, segnata dalla necessità di condividerlo attraverso la musica e la poesia, “I’m up and off the wall for you, crazy / Writing songs for you / I’m up and off the wall for you, crazy / ‘Cause I don’t, I don’t, I don’t, I don’t know you“. Quando scrivevo qui sopra delle atmosfere del nord, mi riferivo a quanto si può ascoltare in Blanket. Siv Jakobsen traccia con la sua voce scie di luce nel aria pervasa dal suono degli archi. Da ascoltare, “‘Cause in the mornings, in the evenings I would wait / But my patience would spill on the floors and on the ceilings / Through my mouth as I called for you / I called, called“. In Like I Use To, la voce della Jakobsen resta vellutata ma attraverso il testo, esprime emozioni forti e contrastanti. Una rara abilità che è frutto di un talento sempre in crescita, “So I stick my brain in the sand / Watch me fold, watch me wither / I stick my brain in the sand / Watch me fold, watch me fold, watch me fold“. Not Alone è una struggente poesia in musica. La volontà di restare soli ma di non sentirsi tali. La bellezza della solitudine non è compresa da molti ma sono anche io tra quelli a cui piace stare solo. Ed evidentemente è così anche per Siv, “I’m not cold, I feel it all / But I am bold, I take control / ‘Cause life is short / And love is rare“. Si accende di vita Berry & Whythe. Una canzone che mette il luce un lato più positivo e meno solitario ma ugualmente poetico, “On my bed we lived alone / Under my sheets you’d hide and I just lie there / Waiting on you to come back / But you made a a big black hole to bathe in through the night / With me at your side“. We Are Not In Love ha un titolo eloquente. Un amore che non è amore, una canzone profondamente malinconica e forte, “There’s an outline on your chest / From my fingernails from every time you’ve left / Every day and night for a year / I waited for you, dear / I could feel it in my bones / But my heart is made from stubbornness and hope“. Space è l’ultima canzone di questo album. Siv Jakobsen canta sulle note di un pianoforte, esplorando nuove vie, dando più spazio alla musica e usando la voce come uno strumento musicale, “In the night by your side on the bed / We are mighty, we are lust we are, we are light / Bring me in on your skin, trace me down“.

The Nordic Mellow è un eccezionale esordio, naturale seguito del suo predecessore. Siv Jakobsen incanta dalla prima all’ultima nota, calcando spesso le orme di Laura Marling. Come quest’ultima, si affida ad un accompagnamento musicale ben collaudato ma di sicuro effetto. La costante presenza degli archi dà maggiore profondità alle canzoni, a scapito della varietà di esse ma questo non è per forza un difetto. L’album infatti appare coeso, uniforme ma ad un ascolto superficiale e distratto potrebbe apparire monotono. Non fermarsi alle apparenze è la prima regola da seguire per non abbandonare un album. Siv Jakobsen ha anche il pregio di non dilungarsi troppo, contenendo la maggior parte delle sue canzoni intorno ai tre minuti, sottolineando così la loro natura sfuggente ed eterea.

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Tesoro sepolto

Ecco un’altra delle uscite dello scorso anno che mi sono lasciato scappare. The Lingering della cantautrice norvegese Siv Jakobsen, in realtà, non mi era sfuggito al radar ma l’avevo accantonato in vista di ascolti futuri. Recentemente l’ho recuperato, un po’ alla cieca, memore delle buone impressioni che avevo avuto a rigurdo. Mi aspettavo un album un po’ sonnolento e cupo ed invece Siv Jakobsen si rivela essere una sorpendente cantautrice dal piglio pop, mai troppo brioso o banale, un po’ feddo forse ma eccezionalmente delicato ed toccante. Un album breve senza orpelli che nasconde una curiosa cover.

Siv Jakobsen
Siv Jakobsen

Dark apre l’album, introducendoci nel mondo scuro e denso della cantautrice norvegese. La sua voce fredda contrasta con gli archi e il pianoforte. Rimarremo incantati dalla magia di questa canzone, “Someone told me there is light at the end of every tunnel / Said there’s a light there waiting for me / But I don’t believe it, not now, not ever / It’s always dark when I go home / I am the dark one in my bloodline / I fear my shadow like a beast“. La successiva How We Used To Love batte sullo stesso tasto. Una tristezza profonda pervade la voce e il testo ma la musica riesce a dare una speranza. La Jakobesen dimostra un incredibile talento mosso da una forte ispirazione, “I’m afraid for our future / I’m afraid it won’t last / ‘Cause you’ve got too many scars to hide / And I haven’t got enough to understand why / Why are you always so sad / Why are you always so / Why are you always so sad? / How we used to love / How we used to love“. Fix You è illuminata dal ritornello, dove la voce delle Jakobesen vibra di emozione e fa salire qualche brivido lungo la schiena. Ancora una canzone delicata, preziosamente triste e malinconica. Un mix fatale, “Every word you say / Poison in my blood / But there’s a fire in my veins / When you say you’ll stay / With your hands on my chest / Your lips on my neck / And you say “I’m broken” / “Oh baby, I’m broken” / ch: I can’t fix you / But I want to try / I can’t fix you“. A sorpresa c’è una cover, quasi irriconoscibile se non fosse per il testo. Il suo titolo è Toxic, proprio quella di Britney Spears ma rallentata, svuotata di ogni orpello e ritmo. Una curiosa scelta ma che dimostra le capacita di questa cantautrice, “With a taste of your lips / I’m on a ride / You’re toxic I’m slipping under / With a taste of a poison paradise / I’m addicted to you / Don’t you know that you’re toxic / And I love what you do / Don’t you know that you’re toxic“. Una ballata smorzata dalla voce della Jakobsen si nasconde sotto il titolo di Buried In Treasure. Una delle canzoni più tristi e cupe dell’album ma in grado di evocare atmosfere difficili da descrivere. Meglio ascoltare, “His fingers are trembling through dresses and skirts / Searching through mountains of sweaters and shirts / For a sign or the smell of her smile / To keep them together, to keep her alive / So he won’t remember the day when she died / As his heart oh it travels back in time“. La successiva Caroline è invece più dolce e luminosa delle precedenti, dove trova spazio il lato più melodioso della voce della Jakobsen. Un raggio di sole tra la nebbia di una fredda giornata del nord, “Caroline’s reflection doesn’t match it’s mate / Blinks in vain, because the image stays the same / The mirror’s careless to the hollow gaze / Staring blankly without a trace of hope to lean on“. Bullet ha un’anima solitaria ma cresce piano piano, racchiudendo quella magia che questo album nasconde. Un’incantesimo che termina qui ma torna quando vuole, “You’re like a bullet in my chest / Your aim is perfect / Every time I lay myself down for you / I paint a circle on my chest / To make it easier for you to aim just right“.

The Lingering non arriva nemmeno a mezz’ora di durata ma riesce a portare l’ascoltatore in un mondo incantato, triste ma dolce. Siv Jakobsen ci delizia con la sua voce, sostenuta da immancabili archi che amplificano il fascino e la delicatezza delle sue canzoni. Vi innamorete in fretta di Siv, basta poco. Un peccato aver lasciato da parte questo album per così tanto tempo. Sono contento però di aver recuperato questo piccolo tesoro. Un album da ascoltare da soli, in tutta tranquillità, per cogliere ogni nota, ogni singola sfumatura.