Nero su bianco

Il quarto album della cantautrice canadese Tamara Lindeman si presentava, fin dal primo singolo, come una svolta rispetto al folk minimalista degli esordi. Dopo il poetico All Of It Was Mine (Achillea e menta) e il successivo Loyalty (Eclissi personale), The Weather Station ha deciso di cambiare qualcosa nella sua musica. Ad ottobre è uscito infatti il nuovo album intitolato semplicemente The Weather Station. In Loyalty la Lindeman appariva di spalle con le mani dietro la schiena, quasi a voler nascondere sé stessa, ora in copertina c’è sempre lei ma la sua figura è intera e frontale, in contrasto con lo sfondo. Si può partire da qui per avvicinarsi a questo album che potrebbe rivelarsi come la definitiva consacrazione di un’artista unica.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

Free inizia con un intro di chitarra subito interrotto dalla voce morbida e melodiosa della Lindeman. Quasi un dialogo tra chitarra e voce, dove ritroviamo tutta la sincerità dei precedenti lavori ma sotto una nuova forma, “You were always so adamant. You told me that the one thing I was missing—I didn’t know that I was free. Tonight, when I pulled the car around, I was alone under the sky“. Thirty è uno dei brani più affascinanti ed ispirati. Tutto gira intorno alla voce della Lindeman, un flusso di parole, ricordi e pensieri. Da ascoltare, “Oh, you got the kindest of eyes, I cannot help but notice sometimes, but you know as do I, I cannot look twice without falling right into the sweet and tender line between something that can and can never be“. You And I (On The Other Side Of The World) è una canzone intensa, fatta di immagini delicate tracciate dalla voce della Lindeman. Uno strumento vero e proprio il suo, che gioca con la musica, “But we never got better, we never got to talking, we never figured out the questions, we got good at walking; walking the streets, when it was too hot to eat, walking in step, we can’t help it“. La successiva Kept It All To My Self è un flusso di parole e musica unite in una cosa sola. L’interpretazione è senza fronzoli, quasi ininterrotta e distaccata, “I rode up past St Clair, same old city but it could have been anywhere. And the scent of the air so exotic, every thought like I never have thought it. Then I felt that confidence in me, like a child in a strange new body. I kept it all to myself“. Impossible è oscura, attraversata dai pensieri della Lindeman. Si riconosce il suo stile, la sua mano ma c’è come un’urgenza di fondo che emerge lentamente, “Oh, I guess I got the hang of it—the impossible. And I walk the endless boundaries of it, just to know what you can’t ever have—what is light, what shadow. I guess I always wanted the impossible“. Lo stesso succede in Power. Il canto etero e fragile è spezzato dal suono blues di una chitarra elettrica. Le parole continuano a scavare profonde nell’anima e nei ricordi, senza filtro, “I fell asleep on the plane, and I woke up strange, twisted in the pale blue seat, an hour gone by. The sun was rising again, keeping distant over the blackened blue rim of the sky. I spent my whole life thinking that I was some kind of coward“. Come in un flusso continuo, segue ComplicitSi compone così un trittico con le due precedenti, trasmettendo all’ascoltatore una sensazione di necessità e urgenza, di grande impatto, “I moved back to the city; I lost myself in you, or in some kind of fiction, or in some kind of truth. I let myself get cynical; I felt cold and bruised, and the facts never changed, and time only moves“. Black Flies ritorna su sonorità più vicine al folk americano. Un passo indietro nel tempo per Tamara. L’attenzione di sposta lontano da sé stessa, riuscendo in poco più di due minuti a fare qualcosa di straordinario, “Humid wood, you felt good, and you shook your tangled hair down. With the sweat in your eyes, and all the black flies. Under lidded skies you lie down there in the grasses“. La successiva I Don’t Know What To Say continua a viaggiare sulle strade già percorse in passato dalla Lindeman, facendosi però accompagnare questa volta dal suono di un’orchestra, “Just don’t go—stay—everything has changed a thousand times anyway. Like we had no power, like we had no sway; the heartbreak you know will find you either way“. In An Hour comferma la volontà della Lindeman di non tracciare un solco netto tra il suo passato e il futuro. La maggiore ricchezza di dettagli nella musica è l’unica cosa che la differenzia dalla produzione precedente, “I cannot tell us apart—your pain made free with my own heart. We laid out under the ceiling as though under the stars. As though this afternoon was the blackness from here to the moon, dizzied by distances within you“. La conclusiva The Most Dangerous Thing About You è una delle canzoni più belle mai scritte dalla Lindeman. Una canzone che si appoggia su un pianoforte, dove le parole così naturali, così commoventi escono spontanee e sincere, “The most dangerous thing about you is your pain—I know for me it is the same. It was restless; you felt it, but never could call it by name“.

The Weather Station è un album che ci fa scoprire una rinnovata Tamara Lindeman che, seppur non tagliando i ponti con il suo passato, si esprime sotto nuove forme. Il suo è un tentativo di provare qualcosa di più rock ma inevitabilmente smorzato dalla sua voce e dalla sua indole emotiva e sensibile. Il risultato è un sound unico che è pervaso da un’urgenza espressiva soprattutto nella prima parte dove le influenze rock si fanno più sentire. La seconda metà è più riflessiva, nella quale troviamo The Weather Station nella sua forma più abituale solo più estroversa e diretta. L’album è da intendersi come un flusso continuo di parole e musica che escono liberamente e si ricompongono in forme complesse ma tanto vicine a chi ascolta. Solo i grandi sanno cambiare senza snaturarsi e Tamara Lindeman ci è riuscita nel migliore dei modi.

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Eclissi personale

Lo scorso anno, dopo un tira e molla, presi la decisione di ascoltare il secondo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman e del suo progetto che porta avanti sotto il nome di The Weather Station. L’album che ascoltai era All Of It Was Mine del 2011. Rimasi così affascinato dalla voce sommessa e dai testi semplici e poetici della Lindeman che lo scorso autunno non mi sono lasciato scappare What Am I Going To Do With Everything I Know, una via di mezzo tra un EP e un album. In quel momento ho avuto la conferma di quanto fosse speciale The Weather Station e quanto ancora poteva regalarci questa straordinaria artista. La notizia dell’uscita del terzo album intitolato Loyalty era una di quelle da segnarsi sul calendario. Eccolo dunque questo Loyalty che si presenta con in copertina Tamara Lindeman rivolta di spalle che guarda all’orizzonte, quasi a volersi nascondere e a lasciare spazio alla sua musica, la sua voce e i suoi testi.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

L’album si apre con Way It Is, Way It Could Be. Una canzone capace di riscaldare una fredda giornata d’inverno, la voce della Lindeman scivola via impalpabile tra le morbide melodie di questo brano, “You looked small in your coat, one hand up on the window, / so long now you’d been lost in thought. / No snow on the road – we’d been lucky, / and it looked like we would be well past Orléans / and past Montmagny, the road giving way to river / the frozen Saint Lawrence white and blue“. La titletrack Loyalty è straordinariamente intima e profonda, tutte caratteristiche peculiari della musica dei The Weather Station. Non si può fare a meno di rimanere incantati ad ascoltare, “There’s a loneliness – I don’t lose sight of it. / Like a high distant satellite, / one side in shadow, one in light. / But I didn’t mind to be alone that night, in a city / I’d never seen – all these skyscrapers pooling on a prairie“. Floodplain è più solare, una boccata d’aria fresca. Si sente anche il ritmo di una batteria, come un cuore che batte. Un altro brano molto bello, “Could it really be so effortless, / all in my sight, many hillsides – / green and black and distant, and rivers serpentine, glinting“. Shy Woman è uno dei momenti più alti di questo album. Atmosfere familiari e rassicuranti, abbracciate della voce sempre sotto traccia della Lindeman. Un piccolo gioiellino anche, e soprattutto, per il testo, “Ice on the trees since New Year’s Eve, / coming down in white sheets. / All white power lines, / swaying high and heavy. / You were staring out, your eyes real straight – / like nothing touches you these days“. Con Personal Eclipse si torna a sentire con più forza i The Weather Station del precedente album, più lenti e acustici. Una canzone nostalgica, un diario di un viaggio negli Stati Uniti, “I remember the smoky cups of coffee at the continental divide, / mesas rose up there beside me. I felt like I’d arrived. / I walked on the streets of California in the wail of car alarms. / Men would shout out to me passing, a stranger with crossed arms“. Life’s Work è tra le più belle di questo album. Tamara sembra parlare a tu per tu con l’ascoltatore accompagnata da una melodia sognante nella quale si districa un testo più criptico rispetto ai brani precendenti, “I listened; I always did listen to you. / Singing all the way through – / your life’s work: passion, caution, timing“. Like Sisters è in assoluto la canzone che preferisco tra quelle di questa straordinaria artista. La capacità della Lindeman di scrivere testi chiari e semplici ma estremamente poetici, qui è nella sua migliore espressione. Dalla sua voce traspare un’emozione che non è facile veder emergere con questa forza in questa cantautrice. Un piccolo capolavoro, il cuore di questo album, “When she moved out, sometimes he’d call me; / I never should have answered. / Sometimes you give, you’re giving all you have, / and sometimes you’re the taker..“. I Mined è delicata e evanescente. Una canzone folk nella quale la Lindeman prova a giocare con la voce ma sempre moderatamente, come di consueto, “All through the night and down in your eyes, / I mined and mined and mined. / Given time, what I looked for I would find; / I was right, I was right, I was right“. Tapes è un blues che rappresenta un’eccezione. Poche parole e un canto melodioso si trascinano meravigliosamente per più di quattro minuti, “Years ago, walking alone, / you sang ‘Oh.’ / In your high strange voice, / your feet scuffing along the pavement. / Trying to sing what you meant, / late at night – it was too important“. I Could Only Stand By è l’ennesima bella canzone, dal sapore americano. Ancora una volta Tamara ci incanta e ci rapisce nel suo mondo intimo e familiare di sempre, “I stood beside you, thin as a kite, wincing in the wind’s cool bite. / Telling me you’ll never get nothing right. / Laughing as you said it, in the low sunlight – / so brief in November, and impossibly bright“. Chiude l’album la breve At Full Height e qui mi fermerei con le parole. Non si poteva chiudere meglio questo album e io non vorrei rovinare il finale, “Like air so cold it hurts to breathe it. / And the colour comes to my face. / And I don’t tell my mother, I don’t tell my sister, / something so tender I’d rather not speak it, / even when I know it – that he’s mine“.

Loyalty non è un album da ascoltare più e più volte fino a consumarlo ma è un album da ascoltare quando se ne sente il bisogno. Qualcosa di fragile e prezioso che non vorremmo sciupare. Ogni ascolto è un passo verso l’anima di Tamara Lindeman, sembra di vedere quello che vede lei, quello che sente. I suoi testi non sono frasi fatte o volutamente criptici ma sono semplici, con parole ed espressioni di uso comune. Vuole parlarci a tu per tu ma senza impressionarci o sorprenderci. La sua musica è come un diario, intimo e volte prevedibile ma fatto di piccole gioie e momenti tristi. La sua voce sembra nascondesi meno all’ascolto rispetto al passato ma non prende mai il sopravvento, non focalizza l’attenzione. The Weather Station prova con questo album ad avere più visibilità al di fuori dal Canada e spero la possa avere, perchè meriterebbe di più. Tamara Lindeman si conferma una cantautrice unica nel suo genere dalla delicatezza e sensibilità, nonchè talento, eccezionali.

Tempo al tempo

Questa estate ho avuto il piacere di ascoltare, finalmente per intero, il secondo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman, che si esibisce sotto il nome di The Weather Station. L’album si intitolava All Of It Was Mine, datato 2011. Questo Ottobre l’artista ha pubblicato un EP, intitolato What Am I Going To Do With Everything I Know, composto da sei nuove canzoni che anticipa il nuovo album del prossimo anno. Ascoltare The Weather Station richiede la disponibilità da parte dell’ascoltatore di lasciarsi trasportare dalle parole della Lindeman, capaci di creare immagini famigliari e trasmettere emozioni genuine. Poco è cambiato rispetto a qualche anno fa ma quel poco è abbastanza per rendersi conto di essere di fronte ad un’artista che ha qualcosa di speciale.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

Don’t Understand richiama le sonorità dell’ultimo album, un folk sussurrato preda di mille pensieri. Una canzone magica come tutte le cazoni della Lindeman, “I looked down at my hands lined with nothing but the ways I had moved. And in waking and in sleeping everything irretrievably new – and I go out for meals, and I meet up for coffee. Could be how it feels, irreversibly free“. La successiva What Am I Going To Do (With Everything I Know) si riaccende di quella poesia, guidata da una chitarra sempre poco invadente. L’autrice sembra chiedere il permesso per poter cantare, quasi non volesse essere di disturbo. Nient’affatto, Tammy, “What am I going to do with everything I know? When I set it out in letters, work in my fingers, and now I don’t remember what I touched. Oh, I would throw out all the water for want of a cup – as though it didn’t matter if it can’t be drunk“. Seemed True è un altra canzone dal perfetto stile The Weather Station ma non si può fare a meno di rimanerne rapiti un’altra volta. Anche se ripetuto in più di un’occasione l’incantesimo, voce e chitarra, sortisce sempre lo stesso effetto. La Lindeman ha creato un so piccolo mondo, un suo stile personale e questa canzone ne è l’ennesima dimostrazione, “In your youth, you wanted to know only the truth. And so, you were so confused how so much escaped you. Left with so little, you felt like you’d been robbed, I sat down beside you so lost“. Comincia con Soft Spoken Man la seconda parte dell’EP che rappresenta meglio quel poco di cambiamento  che c’è stato nelle canzoni. Una canzone che fa respirare a pieni polmoni, delicata e malinconica, “One in the well never minds the water, for it’s clear and still. In time, light can come to be a stranger, and it takes will. Always will. Such a soft spoken man. I had to do most of the talking“. Il bello deve ancora arrivare. La canzone migliore è Time. Una Lindeman inedita rispetto a quanto fatto sentire finora. Indescrivibile, semplicemente da ascoltare, “You don’t care, no, it’s not your way, you smile and you make a joke, and I don’t know when to laugh, or think, or ask – Is it all on the line? It is all in my mind? I said “this is love, we’ll go through all the stages.You said my love! This song! Do you hear all the changes!“. Chiude Almost Careless, un altro gioiello. Le parole scorrono via come musica, un brivido condesato in poco più di due minuti, “Every day a shaken image, every day a mirrored surface of our love and darkness and happiness. “What if we get married?” I said it almost careless, as though it was nothing to me“.

Bello ritrovare The Weather Station così come l’avevo lasciati (o lasciata) questa estate. L’unico vero cambio degno di nota è l’abbandono del classico suono del banjo a favore di un’altrettanto classica chitarra. Nient’altro sembra essere cambiato. Perchè mai dovrebbe cambiare qualcosa che è quasi perfetto e poi c’è Time. Vale l’intero EP. Come scrivo sempre, se questo è solo un assaggio del futuro album… ma diamo tempo al tempo. Non vi consiglio di ascoltare questo What Am I Going To Do With Everything I Know ma di ascoltare The Weather Station in generale per scoprire cosa ha di speciale.

Achillea e menta

Prima di scrivere questo post non ero a conoscenza di un fatto. Era da diverso tempo che volevo acquistare e ascoltare l’album di The Weather Station, All Of It Was Mine. Insieme agli album degli Holmes, è sempre stato nella mia wishlist di Bandcamp. Solo di recente ho ascotato per intero questo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman senza sapere una cosa. Tamara Lindeman non è solo una cantautrice ma anche un’attrice. Ha recitato in film di successo (ad esempio Shall We Dance?) e io semplicemente non lo sapevo. Per me è sempre stata la ragazza con i capelli biondi sulla copertina dell’album. Oggi cercando qualche informazione in più su di lei per questo post ho scoperto dell’altra occupazione. Bisogna aggiungere che Tamara Lindeman è però conosciuta nel mondo del cinema con il nome di Tamara Hope, la tal cosa all’inizio mi ha creato un po’ di confusione. Devo essere sincero che ho guardato un po’ di sue foto perchè non riuscivo a capire se fosse la stessa persona. Poi mi sono convinto anche grazie all’aiuto di Wikipedia. Ma a parte questo, io mi sono limitato ad ascoltare l’album.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

Apre la bellissima Everything I Saw, un classico folk americano che scivola via sulle parole della Lindeman, un canto quasi onomatopeico che rende incredibilmente viva la canzone, “I dug up shattered glass and forgotten plastic trucks and coiled faded twine / and all of it is mine. / My buckling plaster walls, cracks snake and wind, all of it is mine“. Come So Easy è un altro gioiellino folk, delicato e poetico nel quale la cantautrice gioca con la voce. Sembra quasi di vedere un’oziosa giornata di primavera, “Just cause it came so easy like quiet evenings in my kitchen / Just cause it came so easy like little breezes of indecision / Line of ants came crawling through the cracks there in my tiles / Sat there and I watched them as they pillaged in single file“. La successiva Traveller non ci porta lontano ma la voce è più calda e accogliente, quasi magica, “I felt just like a traveler as I went walking up my street/ Every building so familiar but it’s like I never seen em.  There’s the same rows of houses, row on row / I felt just like a stranger as I set my key in the door, and lingered“. Trying sembra essere una una ricerca o meglio, un’attesa, dell’ispirazione, di qualcosa in più, qualcosa di speciale, “Then I’d forget – or have I already forgotten – all that I love as all the strings that pull me start to tauten / I am trying – for what – I can’t place. I am trying for some kind of grace“. Un vago blues-folk per Chip On My Sholder che arriva e se ne va dolcemente anche grazie ad un songwriting efficace e genuino, “Oh I spoke to my sisters and the child of a friend but no promises could I keep / Stay always emboldened and don’t reach for that crown but it’s a want that goes down so deep“. Know It To See It trasforma la voce della Lindeman in una della canzoni più oscure dell’album, un viaggio, una fuga per le strade blues USA, “It’s not love, it’s not cause of love.  It’s not a blessing or a curse, I don’t know what it is.  But I know it to see it, and I know it when I don’t see it.  And I don’t see it in you“. In Yarrow And Mint c’è l’estate. Un estate in mezzo alla natura, una bella estate, “What are you looking for? / Something you never even seen / Better to know all those weeds that ever will grow beneath your feet“. Running Around Asking è il bisogno di trovare una risposta a una domanda, della quale già conosciamo quale sarà, “I went running around asking everybody I know / I already asked my mother and the woman who lives next door / I’ve been running around asking for so long.  I wanted to ask my grandmother, but I couldn’t get past the weather“. Sulla stessa strada, Nobody, che ci fa sentire un po’ di chitarre senza stravolgere nulla, “But you could find yourself down by a lake / About as wide and still as you can take.  With a gladness you just can’t shake / Down by that cold, clear lake“. L’album si chiude con If I’ve Been Fooled che chiude anche un ideale trittico aperto da Running Around Asking, una canzone malinconica e solitaria, “And what if I been fooled? By a story, or a song, or by a memory remembered wrong / It’s gonna take so long to unravel the con, and by then I know that you’ll be gone“.

All Of It Was Mine è un album pieno di immagini famigliari. Un stanza, una cucina e le erbacce che crescono in giardino. Un album che si fa apprezzare subito se siamo disposti ad aprire la nostra mente ai ricordi che suscita. Un album delicato, spesso quasi sussurrato e dall’incedere lento. Un album che ho aspettato di ascoltare per troppo tempo. Ogni giorno è sempre più bello riascoltarlo. Leggetevi i testi per sono davvero belli, dipingono delle scene davvero uniche. Un bell’album, nient’altro da aggiungere.