La cupola e la marmotta

Eccomi giunto al termine di The Dome. Sono stato convinto al leggere il massiccio romanzo di Stephen King dopo le ottime recensioni di qualche blog e dopo aver visto le prime puntate della serie tv. Solo le prime puntate perchè quando Rai2 lo mise in onda cominciò a cambiare continuamente orario finché mi stancai. Mi sono bastate poche puntate per capire che l’impronta del Re era andata persa chissà dove. Così ho pensato bene di lasciar perdere la serie tv e dedicarmi al libro. Quello almeno non cambia continuamente orario. La mole del romanzo non mi spaventava, dato che tra i miei preferiti di King (se non addirittura in assoluto) c’è It, il quale è perfino più corposo.

Inutile riassumere la trama o se proprio bisogna farlo si può riassumere così: una cupola impenetrabile e trasparente cala improvvisamente su una cittadina del Maine (che caso!), la quale è nelle mani del secondo consigliere Big Jim Rennie. Un megalomane che si sente in dovere di salvare i suoi cittadini dalla deriva. Quello che succede è che sarà lui stesso a provocare disordini provocando una sorta di scissione tra buoni e cattivi. I cattivi stanno dalla sua parte e i buoni dalla parte di Dale “Barbie” Barbara. In sostanza questa è la storia. La Cupola è secondaria. Solo un pretesto per raccontare una convivenza forzata tra personaggi che, senza di essa, sarebbero vissuti in armonia. Differenze tra serie tv e libro? Vado a memoria. Angie McCain muore subito. Spoilerata? No, succede nelle primissime pagine del libro. Il primo consigliere Andy Sanders non rimane chiuso fuori dalla cittadina di Chester’s Mill come succede nella serie ma è presente in città ma in sostanza è uno che non conta nulla ed è il fantoccio di Big Jim. Mentre nel film i personaggi da una parte all’altra della cupola non possono sentirsi, nel libro posso sentirsi eccome. Barbie non è un assassino misterioso e forestiero come in tv ma un noto cuoco col passato nei marines. Non c’è nessuna coppia omosessuale con figlia nel libro. Non c’è nessun uovo nero e rosa sotto una mini cupola. Nonostante questo i personaggi di Big Jim, Barbie, il reverendo Lester Coggins, la giornalista Julia Shumway e altri personaggi minori sono comunque ben rappresentati. Dimenticavo, nel libro non c’è nessuna mucca tagliata in due, semmai una meno spettacolare marmotta. E niente farfalle.

Il ritmo è serrato per tutta la durata della storia. Ogni giorno sotto la Cupola è raccontato con i dettagli che solo Stephen King sa rendere vivi. Ogni giorno sembra un secolo, succede di tutto anche se non ci sono dei veri e propri colpi di scena. Tutto è volto a cercare di mantenere la calma in una situazione complicata come quella nell quale si sono trovati gli abitanti di Chester’s Mill. Solo alcuni, i buoni, vogliono comprendere l’origine della Cupola mentre i cattivi la sfruttano per instaurare una sorta di dittatura. Le due fazioni si delineano quasi subito e questo rende la storia un po’ insolita. Ma come si fa a tenere il lettore incollato alle mille e più pagine senza annoiarlo? Credo che la risposta è tutta nello stile di scrittura del Re. Tirando le somme, si potrebbe dire che la trama non è particolarmente complessa, lo è semmai la situazione nella quale si muovono i protagonisti. King è uno scrittore che dovrebbe scrivere un romanzo infinito ma anche questa volta ci mette un finale, il suo tallone d’Achille. Ho letto molte critiche al finale di The Dome e non do completamente torto a chi crede che sia un fallimento ma non è poi così malaccio. Sfido chiunque a trovare una spiegazione per una Cupola apparsa improvvisamente. King ne ha trovata una, un po’ in extremis ha dire il vero, e la ha piazzata lì nel finale. Forse avrebbe potuto fare di meglio e forse un’altra idea più intelligente avrebbe richiesto un altro romanzo e questo era già piuttosto lungo. Se siete alla ricerca del finale perfetto in ogni libro, sicuramente King non fa per voi, per quello che conta quando si legge un suo romanzo è il viaggio e non la meta, e viaggio di The Dome è stato fantastico.

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Niente da scrivere

Scrivo un post a settimana o almeno ci provo. Ci sono però delle volte che non so proprio cosa scrivere. Oggi è una di quelle volte. Mi dispiace saltare una settimana e non voglio farlo. Potrei scrivere di musica ma non ho ancora ascoltato i nuovi di Agnes Obel e Anna Calvi. Poi ci sarebbe anche l’album d’esordio di Lily & Madeleine (ben accolto dal mitico Anthony DeCurtis che cita anche i R.E.M. nella sua recensione!) e un nuovo EP di Rachel Sermanni (chissà se non esca qualcosa si nuovo il prossimo anno). Ed eccomi qui. Dopo Birdy sto aspettando tutta questa nuova musica. Ho ancora in serbo un album degli Holmes (al quale ho già dato un ascolto) e uno di Brandi Carlile (che sta preparando qualcosa di nuovo). Poi ogni tanto passo dalle parti di Bandcamp e scarico qualcosa di gratis che “tanto è gratis”. Quindi per ora non ho nulla da scrivere riguardo alla nuova musica ma lo farò appena ho tra le mani queste nuove uscite.

Anche in quanto a letture non ho nulla di nuovo. Ho continuato il viaggio verso la Torre Nera con La Sfera Del Buio. La traduzione del libro di Stephen King da Wizard And Glass è inspiegabile. Va bene la sfera ma il riferimento al buio non l’ho capito. Scrivero della Torre Nera più avanti nel viaggio. Detto questo, King è un grande ma chi sono io per dirlo! Mi è venuta quasi voglia di leggermi in mago di Oz perchè il Re nel finale fa troppi riferimenti ad Oz e non vorrei perdermi qualcosa nel prosieguo dell’avventura. Anche se La Sfera Del Buio è un enorme flashback che cade a fagiolo nel momento opportuno, la storia avanza ancora nella direzione della Torre e alcune cose si chiariscono e nuove domande sorgono. Lo step successivo è leggermi The Dome (il cui titolo si evitato di tradurre) che campeggia con tutta la sua mole sulla libreria. L’altro libro in attesa è Alle Montagne Della Follia del grande H.P. Lovecraft che ha una stazza decisamente inferiore. Ora sto leggendo Il Signore Degli Anelli. Ho preferito per comodità l’edizione divisa in tre romanzi e sto leggendo Le Due Torri. Per ora lo trovo davvero molto bello e ben scritto, ha un fascino particolare, un libro senza tempo. Inoltre, per quanto letto finora, la trilogia di film la trovo davvero ben fatta e molto fedele all’originale salvo qualche adattamento e taglio qua e là.

Ho scritto a sufficienza per oggi. Non male, direi, considerando il fatto che non sapessi cosa scrivere. Intanto là fuori comincia a fare sempre più freddo e buio. Questo mi piace. L’inverno mi piace. Mi piace ascolatre musica con il buio e il vento freddo. L’apprezzo meglio. “Should we talk about the weather? Should we talk about the government?” cantavano i R.E.M. e del tempo ho parlato. Qualcosa da dire sul governo? Meglio di no. Meglio di no.