Non mi giudicate – 2015

Avanti un altro. Anche quest’anno è diventato vecchio quanto gli altri ed è ora di cambiarlo. Come ogni trecentrosessantacinque giorni ci ritroveremo festeggiare l’arrivo di un anno migliore di questo. O almeno si spera. Il mondo cambia e forse noi non siamo pronti, forse non lo saremo mai. L’importante è cercare di passare il guado e anche questa volta pare che l’abbiamo sfangata. Me lo auguro sia così per tutti voi. Non resta che rimboccarci le maniche e affrontare altri trecentrosessantacinque (anzi trecentrosessantasei questa volta) giorni con rinnovato entusiasmo, come succedeva sempre ad ogni Settembre di fronte al nuovo anno scolastico. Ma basta con questa digressione, meglio voltarsi indietro per l’ultima volta e vedere un po’ cosa ci ha offerto di bello quest’anno di musica. Per la prima volta in questo blog ho deciso di premiare alcuni artisti o album che mi sono particolaremente piaciuti, ispirandomi ai premi NBA. Non mi piace dare voti o fare classifiche ma faccio uno strappo alla regola (“Sono abitudinario, non mi giudicate, siete come me” cit.). Ovviamente per decretare chi è meglio di chi avrei dovuto ascoltare tutta la musica uscita quest’anno, nessuno escluso. Come avrei potuto farlo? A mancare è soprattutto il tempo ma anche la voglia di ascoltare tutto (ma proprio tutto). Dunque la mia è una visione ristretta a ciò che ho voluto e potuto ascoltare dal primo Gennaio a oggi. Chi non è d’accordo… bhè se ne faccia una ragione.

  • Most Valuable Player: Laura Marling
    Quest’anno è iniziato con un grande ritorno. Quello di Laura Marling, sempre meravigliosa nonostante abbia ritoccato il suo sound. Avere venticinque anni e cinque ottimi album alle spalle non è cosa da tutti. Soprattutto essere già diventati così influenti è ancora più raro. La migliore.
    Laura Marling – False Hope
  • Most Valuable Album: How Big How Blue How Beautiful
    I Florence + The Machine quest’anno hanno sfornato un album grandioso. Un grande riscatto, carico di emozioni ed energia. Florence Welch con la sua voce domina incontrastata, inimitabile e unica. Senza dubbio l’album più forte dell’anno, da ascoltare se non l’avete ancora fatto.
    Florence + The Machine – Delilah
  • Best Pop Album: Light Out The Dark
    Il secondo album Gabrielle Aplin è convincente e lancia la giovane cantautrice inglese tra quegli artisti da tenere assolutamente d’occhio in futuro. Anzi forse il futuro è già qui. Io ho avuto la fortuna di scoprirla agli esordi, prima del suo debutto e sono molto contento che abbia trovato la sua strada.
    Gabrielle Aplin – Light Up The Dark
  • Best Folk Album: The Firewatcher’s Daughter
    Forse considerare folk The Firewatcher’s Daughter è riduttivo, lo stesso vale per Brandi Carlile ma dovevo assolutamente inserire la cantautrice americana in questa lista. Brandi Carlile migliora con gli anni e il successo di questo album se lo merita pienamente. Una voce emozionante senza eguali.
    Brandi Carlile – Wherever Is Your Heart
  • Best Singer/Songwriter Album: Tied To The Moon
    Rachel Sermanni è tornata con Tied To The Moon, riconfermandosi come cantautrice di talento e sensibilità. Anche per lei è arrivato il momento di cambiare sound ma lo fa con attenzione senza strappi con il passato. Voce e chitarra acustica è una ricetta semplice ma eccezionale quando si parla di questa giovane cantautrice scozzese.
    Rachel Sermanni – Banks Are Broken
  • Rookie of the Year: Lael Neale
    Tra gli esordi di quest’anno è difficile scegliere quale sia il migliore. Voglio premiare la cantautrice americana Lael Neale che con il suo I’ll Be Your Man ha dimostrato di saper scrivere canzoni magiche ed emozionanti. Spero per lei che in futuro possa avere più visibilità perchè è un’artista che non merita di stare nascosta.
    Lael Neale – To Be Sad
  • Sixth Man of the Year: Kacey Musgraves
    Per sesto uomo si intende colui il quale parte dalla panchina ma dimostra di avere un ruolo importante nella squadra. Kacey Musgraves partiva da un buon album ma niente di eccezionale. L’avevo quasi accantonata quando il suo secondo Pageant Material la eleva a country star. Kacey saprà sicuramente deliziarvi con la sua musica.
    Kacey Musgraves – Are You Sure ft. Willie Nelson
  • Defensive Player of the Year:  The Weather Station
    Ovvero l’artista più “difensivo”. Tamara Lindeman e il suo Loyalty la riconferma come cantautrice intima e familiare. Sempre delicata, non cerca visibilità e successo ma solo un orecchio al quale porgere le sue confidenze. Un piacere ascoltare The Weather Station e lasciarsi abbracciare dalla sua musica.
    The Weather Station – Way It Is, Way It Could Be
  • Most Improved Player: The Staves
    Niente da dire. Le tre sorelle inglesi Staveley-Taylor sotto l’ala di Justin Vernon hanno fatto un album che ruba la scena al buon esordio. If I Was è malinconico ma anche rock, le The Staves non sono mai state così convincenti e abili. Speriamo che in futuro la collaborazione di ripeta perchè abbiamo bisogno di voci come quelle di Jessica, Emlily e Camilla.
    The Staves – Steady
  • Throwback Album of the Year: Blonde
    L’album Blonde della cantautrice canadese Cœur de pirate è del 2011 ma solo quest’anno ho avuto il piacere di ascoltarlo. L’ho ascoltato a ripetizione per settimane, catturato dalla voce dolce e dai testi in francese di Béatrice Martin. Un album pop dal gusto retrò che ha trovato il suo erede (più contemporaneo) in Roses, pubblicato quest’anno.
    Cœur de pirate – Ava
  • Earworm of the Year: Biscuits
    Non avrei voluto che un’artista apparisse in due categorie diverse ma non posso fare a meno di premiare Biscuits di Kacey Musgraves. Mi ha martellato la testa per settimane.“Just hoe your own row and raise your own babies / Smoke your own smoke and grow your own daisies / Mend your own fences and own your own crazy / Mind your own biscuits and life will be gravy / Mind your own biscuits and life will be gravy“.
    Kacey Musgraves – Biscuits
  • Most Valuable Book: Moby Dick
    In questo blog, saltuariamente, scrivo anche di libri. Non tutti quelli che leggo durante l’anno ma quasi. Senza dubbio Moby Dick è il migliore. Un classico, un libro a tutto tondo. Non è una semplice storia, non è un avventura ma un’esperienza come lettore. Un’enciclopedia sulle balene, dialoghi teatrali, scene comiche e drammatiche, digressioni filosofiche. Tutto in un solo libro.

A conti fatti, ho premiato un po’ tutti. Chi è rimasto escluso è solo perchè altrimenti avrei dovuto inventarmi una categoria per ognuno di essi! Sarebbe stato sinceramente un po’ patetico oltre che inutile. Un altro anno è qui davanti, carico di musica nuova e meno nuova da ascoltare e riascoltare. Ci saranno tanti graditi ritorni…

Buon 2016.
Anno bisesto, anno funesto. 😀

Senza chiedere

Era un giorno di Ottobre di tre anni fa quando scrissi per la prima volta rigurdo a Rachel Sermanni, che esordiva con il suo Under Mountains. Nel frattempo la giovane cantautrice scozzese si è data da fare pubblicando due EP. Uno live intitolato The Boatshed Sessions e poco dopo uno di inediti intitolato Everything Changes. In queste due occasioni ha dimostrato quanto fosse cresciuta nel corso degli anni. Le sue canzoni inconfondibili hanno regalato a me e a tutti i suoi fan parecchi brividi lungo la schiena. Questo Tied To The Moon è stato annunciato e smentito più volte. Finalmente nel Luglio di quest’anno ha potuto vedere la luce, anticipato da singolo Tractor. Nonostante il cambio di sound, più elettrico, mi era piaciuto e non poco. Mi sarebbe però dispiaciuto non trovare all’interno del suo secondo album canzoni folk nel classico stile chitarra e voce. Rachel Sermanni non poteva deludermi e non lo ha fatto. Come poteva deludermi colei che mi ha aperto il mondo della musica folk? Non poteva e non lo ha fatto.

Rachel Sermanni
Rachel Sermanni

L’album è introdotto da Run che conferma la volontà della Sermanni di provare con la chitarra elettrica. Un pulsare vivo ci insegue per tutta la canzone e ci trascina in un’atmosfera scura e misteriosa. Un inizio che chiarisce subito le nuove sonorità dell’album senza rompere con il passato, “Follow me if you want / Follow me if you want / Follow me if you want too“. Wine Sweet Wine continua sulla stessa strada ma questa volta la Sermanni tesse una trama meno oscura e più rockeggiante con una vena malinconica che la percorre. Old Ladies Lament è la prima che segna il ritorno alle ballate folk, chitarra e voce. Questa è la Sermanni che abbiamo ammirato nel suo primo album e non possiamo far altro che apprezzare la sua crescita come autrice. Una tre le più belle canzoni di questo album. I’ve Got A Girl è una delle prime canzoni scritte dalla Sermanni e recuperata per questo album. Frutto di un sogno della stessa autrice nella quale si trova faccia a faccia con un’altra sè stessa, “I’ve got a girl, she won’t leave me alone. / She won’t leave. / I’ve got a girl, she won’t leave me alone. / She won’t leave me alone“. Don’t Fade è eterea e avvolgente. Rachel Sermanni sfodera una voce profonda accompagnata dalla sua fedele chitarra. Da canzoni come questa si può compredere meglio quanto sia cresciuta artisticamente dai suoi esordi, “You have undone me / All it needed was a song / A sudden somebody, someone / You have been burning / I’ve been melting into words“. Il singolo Tractor è pulsante, elettrico. Con questa canzone la Sermanni si rinnova e trova nuova linfa e ispirazione senza rinunciare ai suoi tratti caratterstici. Oscura e distorta, carica di immagini evocative che finiscono per sovrapporsi le une alle altre, “You’ll never please them / For god sake, Jesus had to leave them / All the people you have known / Will not want to know you’ve grown / And that will scare them / Into living, into waking up alone“. Ferryman è pura poesia. Rachel Sermanni ritorna a farci provare un brivido. Voce melodiosa e ferma, accompagnata da una semplice chitarra acusitca. Ma la profondità che sanno dare parole e melodia è dimostrazione del talento della ragazza. La migliore canzone dell’album, “I asked the old man about crossing the river / How much do you charge for the ferry boat? / He told us he wasn’t a fisher / He’d punt us across without asking / But caution was there in his rowing / For love like this, he said, don’t ever float“. Banks Are Broken insidia il trono della migliore alla precedente. Questa volta le sonorità sono più pop ed è impreziosita della collaborazione del connazionale e amico Colin Macleod. Un duetto ben riuscito, un ascolto molto piacevole. La successiva Begin è una cantilenante poesia meravigliosamente interpretata. Dolce e rassicurante è la voce della Sermanni ma quella vena scura e malinconica non l’abbandona mai. Chiude l’album This Love, nella quale Rachel cerca di dare una forma concreta all’amore. L’interpretazione appare fredda e crea un’atmosfera irrequieta, “This love is a blue flag / This love is a sweet tooth / This love is a bath bled cold / This love is our sweet youth / Fury has gone as far as he can take me / Lonesome is glad to walk me home / Forget wants one more kiss, but she can’t make me / Missed calls from told-you-so on the phone“.

Tied To The Moon è un album più completo del precedente. Ci sono più sfumature e più dimensioni. Rachel Sermanni non si ferma al semplice folk ma prova qualcosa di diverso con una sicurezza e maturità invidiabili. Le canzoni più vicine allo stile di Tractor sono in realtà in minoranza e non determinano quel cambio di rotta che sembrava esserci in un primo momento. Un bel ritorno che ha soddisfatto appieno le mie aspettative. C’è solo un appunto. Due canzoni, Ferryman e I’ve Got A Girl sono state “riciclate” dal passato (seppure la prima è inedita) e, su un totale dieci, il loro peso è significativo. Mi sarebbe piacuto trovarci qualche canzone estratta dai precedenti EP ma così non è stato. Niente di grave, per carità. Però dopo tre anni di attesa forse qualche canzone nuova in più fatta apposta per questo album me la sarei aspettata. Solo un appunto a fronte di un album meraviglioso e magico di un’artista che cresce a vista d’occhio giorno dopo giorno.

Intermission

A volte mi sono chiesto perchè mi ritrovo sempre a scrivere di musica o di libri su questo blog. Dallo scorso anno sto pensando a qualche nuovo tipo di post. Di cos’altro potrei scrivere? Non mi sono stancato, e nemmeno credo mai mi stancherò, di ascoltare musica e di leggere libri. Non ho iniziato questo blog con lo scopo di scrivere di me stesso ma in questo momento non posso nascondere di farlo. Mi sono trovato a pensare a ciò che mi piace fare e a quello che sono. Mi sono ritrovato davanti a cose diverse tra loro e idee interessanti ma non credo di avere il tempo di pensarci o forse mi manca solo un po’ di voglia. Ho anche pensato ad un blog divertente, po’ cattivo e ironico. Un blog parallelo a questo. Poi ci ho ripensato o forse ho solo messo da parte l’idea. Il fatto è che questo blog è un appuntamento settimanale, praticamente fisso, ormai da più di quattro anni. Non è sempre facile trovare il tempo necessario per scrivere. Questa volta è una di quelle volte che mi sarebbe piaciuto scrivere d’altro. Non ho ancora ascoltato abbastanza il nuovo Tied To The Moon di Rachel Sermanni per farne una recensione e non ho ancora finito l’ultimo libro della Torre Nera di Stephen King. Quindi per il momento non ho nulla di nuovo da scrivere. Ho in lista un paio di album interessanti, uno dei quali recuperato tra quelli pubblicati lo scorso anno. Ogni giorno mi segno qualcosa da ascoltare di nuovo ma ci sono un paio di album che attendo da parecchio tempo. Il nuovo dei Wintersleep dovrebbe venire annunciato questo autunno e nella migliore delle ipotesi, uscire entro l’anno. Il quarto album di Amy Macdonald invece è pronto ma ancora da registrare e la ragazza se la sta prendendo comoda.

Lasciatemi aprire una parentesi a riguardo. Più passa il tempo e più sembra strano che una casa discografica come quella della Macdonald sia disposta ad aspettare quattro anni tra un album e l’altro. Amy è una giovane cantautrice di successo ma non è certo una star. Mi domando se può permettersi una pausa così lunga. Lei si giustifica dicendo che viene da un lungo tour e in questo momento si sta godendo la vita. A chi non piacerebbe prendersi un anno di pausa dal lavoro o dagli studi? Evidentemente lei se lo può permettere. Io resto dell’idea che qualsiasi artista giovane debba sfruttare i primi anni della sua carriera. Un album ogni due anni è una buona media. Prendo sempre come esempio la carriera dei R.E.M. che dal 1982 al 1988 pubblicarono un album all’anno. Poi rallentarono il ritmo arrivando ad una pausa di quattro anni solo tra il 2004 e il 2008 che coincide con il momento più basso della loro parabola. La loro storia si è conclusa con un quindici album pubblicati in trent’anni. Un album ogni due anni. Un’altro esempio viene dalla band britannica Editors che hanno fatto una pausa di quattro anni tra il 2009 e il 2013, durante la quale c’è stato un cambio di formazione. Ma quest’anno, il 2 Ottobre, sono pronti a pubblicare il quinto album In Dream, a distanza di due anni dall’ultimo. Per non citare Laura Marling che a soli venticinque anni ha gia cinque album alle spalle. In sostanza, da fan di Amy quale sono, mi sarebbe piaciuto ascoltare questo quarto lavoro addirittura lo scorso anno, a due anni esatti dall’ultimo Life In A Beautiful Light del 2012. Avevo sperato per questo anno e invece no. Ci sarà da aspettare. Addirittura le registrazioni potrebbero iniziare nei primi mesi del 2016. Questo significherebbe che tra un anno potremmo sperare di ascoltare l’album. E se fosse tutta una montatura? Ne dubito. Ma allora perchè non me la prendo anche con i Wintersleep? Anche loro hanno fatto l’ultimo album nel 2012 e sono lì lì per pubblicarlo nel 2016. Semplicemente il loro caso mi sembra diverso. Hanno un altro pubblico e poi il loro album è praticamente finito. Erano già pronti ad annunciarlo questo inverno, hanno avuto qualche intoppo, tutto qui. Nessuna pausa. Quello che spero è che questa attesa di quattro anni si ben spesa da parte di Amy Macdonald e che non deluda le aspettative di noi fan. Chiusa parentesi.

Quanto scritto qui sopra va inteso coma una sorta di sfogo estivo, nient’altro. Nel frattempo mi troverò altro da ascoltare come ho fatto finora. Nel frattempo devo trovare anche qualche altro argomento per questo blog. Ho dei dubbi che riuscirò a scrivere altro di ugualmente interessante o per meglio dire, che io riesca a scrivere di altro in modo altrettanto interessante. A dire la verità mi piace il basket, più correttamente basketball, o ancora meglio in italiano, pallacanestro. Ormai seguo questo sport da dieci anni ed è l’unico sport che mi piace. Il calcio è semplicemente noioso. Ma riuscirei a scrivere articoli di pallacanestro? No. Non voglio nemmeno farlo. Temo che continuerò a scrivere di musica e libri, per ora. Perchè farlo mi piace e con questo blog mi sono tolto delle piccole soddisfazioni nel corso di questi anni. Intermission significa intervallo. Questo post è una pausa ricreativa, dopotutto siamo ad Agosto e le ferie ci vogliono. Poi si ricomincia. Ho rubato il titolo ad un brano di Cœur de pirate e mi faccio perdonare permettendo a tutti di ascoltarlo qui sotto.

Futuro prossimo

Questo mese ci sono state parecchie novità musicali che anticipano altrettanti album in uscita quest’estate o più avanti in autunno. In particolare ci sono tre nuove canzoni che mi hanno sorpeso. Rachel Sermanni ha finalmente annunciato il suo secondo album in maniera definitiva a distanza di tre anni dal precedente Under Mountains. Inizialmente era previsto per Febbraio (con tanto di pre-order) poi il dietro front. Forse Aprile, anzi no, Maggio (con pre-order). Falso allarme. Silenzio. Ora la data è il 10 Luglio (con pre-order, di nuovo) e dovrebbe essere quella definitiva. Nel frattempo è anche cambiata la copertina che ora riporta uno dei disegni della stessa Sermanni. Anche la Sermanni, dopo Laura Marling, sfodera la chirarra elettica e tira fuori Tractor, il primo singolo tratto da Tied To The Moon. Una Sermanni diversa e più pop ma comunque riconoscibile. Sono piacevolmente sorperso dal cambio di direzione ma sono anche sicuro di ritrovare qualche bella ballata folk all’interno dell’album.

Anche Lucy Rose è pronta a pubblicare il suo secondo album intitolato Work It Out previsto per il 6 Luglio. Dopo aver espresso dubbi sul suo primo singolo Our Eyes, la cantautrice inglese ha diffuso un’altra canzone intitolata Like An Arrow. Questa Lucy Rose mi piace di più. Like An Arrow è un’evoluzione del precedente Like I Used To del 2012. Lucy ha messo ha segno un punto a suo favore e sono più fiducioso riguardo questo album.

Questa settimana è stato il turno di Gabrielle Aplin che ritorna in grande stile con Light Up The Dark. Il singolo è già di dominio pubblico mentre per l’album c’è da aspettare fino al 18 Settembre. Il suo ultimo album English Rain pubblicato nel 2013 ha avuto un bel successo e anche a me è piaciuto molto. Anche lei ha deciso di cambiare direzione. Non resiste al fascino della chitarra elettrica e mette insieme un brano pop rock molto piacevole. La sua voce è sempre graziosa e misurata in contrasto con lo sfondo musicale. Non vedo l’ora di ascoltare Light Up The Dark e apprezzare meglio l’avvenuta maturità di questa giovane cantautrice.

Anche la canadese Béatrice Martin aka Cœur de pirate ha annunciato il suo terzo album. Uscirà il 28 Agosto e s’intitolera Roses. Il singolo che l’anticipa è stato rilasciato in due versioni Carry On, in lingua inglese, e Oublie-Moi, in francese. Da quanto dichiarato del Béatrice stessa e da quanto è possibile sentire, Roses non sarà molto diverso dal suo predecessore Blonde del 2011. Quindi non resta che aspettare per ascoltare un altro bell’album di Cœur de pirate. Io personalmente continuo a preferirla quando canta in francese e non è ancora ben chiaro se questo album sarà completamente in questa lingua oppure no.

Il prossimo mese non mancano nuove uscite. Subito il 1 Giugno il nuovo dei Florence + The Machine, How Big How Blue How Beautiful e poi in 23, il secondo di Kacey Musgraves intitolato Pageant Material. Sicuramente in aggiunta salterà fuori qualcos’altro e qualcosa mi sono già segnato, ad esempio il nuovo di Kelly Oliver anticipato dal singolo Jericho e Heavy Weather di Billie Marten. C’è da aspettare ancora un po’ per il nuovo degli Editors che molto probabilmente uscirà ad Ottobre. Pochi e frammentari i rumors che rigurdano rispettivamente il quarto e sesto album di Amy Macdonald e dei Wintersleep. La cantaurice scozzese ha dichiarato di aver terminato la scrittura delle nuove canzoni e adesso si sta godendo la vita in attesa del prossimo tour. La sua casa discografica avrebbe voluto avere l’album prima dell’estate ma Amy ha detto che è impossibile e a noi fans non resta che sperare per questo autunno. Anche i Wintersleep sono pronti ma mancano le prove di un’imminente uscita. Tempo fa sembrava pronti a rivelare almeno il singolo a Febbraio, salvo poi rimangiarsi tutto e ripiegare su un generico autunno. Questa è un po’ la situazione che mi aspetta per i prossimi mesi. Il 2015 si prevedeva ricco di uscite e novità, e così sarà.

Mi ritorni in mente, ep. 25

La scorsa settimana il gruppo britannico Ellen And The Escapades ha annunciato ufficalmente di essersi sciolto. Da tempo di vociferava che il loro secondo album sarebbe uscito quest’anno e contenesse il singolo Lost Cause ma è evidente che qualcosa è andato storto. Quali siano i motivi non è dato saperlo. Mi dispiace non poter tornare ad ascoltare nuove canzoni da questo gruppo. Lo scorso anno ho potuto apprezzarlo grazie al loro album d’esordio All The Crooked Scenes, che poi è di fatto anche l’ultimo. Sono sicuro però, che Ellen Smith continuerà da sola la sua carriera o insieme a qualche altro gruppo. Terrò d’occhio l’evolversi della vicenda.

Intanto questo mese sono cambiate un po’ le carte in tavola per quanto riguarda le nuove uscite che mi interessano. A partire da Rachel Sermanni che aveva fatto intendere che Tied To The Moon sarebbe uscito alla fine di questo mese e invece è tutto rimandato a Maggio. Speriamo sia la volta buona anche perchè non è l’unica. Le tre sorelle The Staves avevano annunciato l’uscita del loro If I Was per l’inizio di Febbraio salvo poi rimandare tutto al 23 Marzo. Ancora in via del tutto ufficiosa il nuovo album di The Weather Station, intitolato Loyalty, dovrebbe essere pubblicato il 5 Maggio. Notizia di pochi giorni fa è l’annuncio dell’atteso terzo album dei Florence + The Machine dal titolo, How Big How Blue How Beautiful previsto per il primo di Giugno. Nell’attesa delle nuove uscite annunciate e poi rimandate ascolto quella che è l’ultima canzone degli Ellen And The Escapades, Lost Cause.

Prendere nota

Come prevedibile, il prossimo anno sarà ricco di uscite discografiche che mi interessano particolarmente. Queste ultime settimane sono state ricche di annunci che rigurdano numerosi nuovi album. Mi sono appuntato diverse date sul calendario partendo dagli olandesi Mister And Mississippi che pubblicheranno il loro secondo album, We Only Part To Meet Again, il 30 Gennaio. Seguono a ruota le tre sorelle The Staves con If I Was il 2 Febbraio. Da tenere in considerazione anche l’esordio di Marika Hackman, We Slept At Last, che vedrà la luce il 16, sempre di Febbraio. Questo mese non si chiude senza il tanto atteso album della consacrazione delle cantautrice scozzese Rachel Sermanni. Il suo secondo album si intitolerà Tied To The Moon, in uscita il 23.

Marzo non è da meno. Questa settimana Brandi Carlile ha ufficializzato l’uscita del suo quinto album, intitolato The Firewatcher’s Daughter. Un album registrato il presa diretta, dal sapore sano del rock americano (o almeno così dice chi lo ha già ascoltato), disponibile dal 3 Marzo. Il singolo The Eye è l’ennesima conferma che Brandi non sbaglia un colpo. Giunge inatteso, almeno per me, il nuovo album della regina del folk di nuova generazione, ovvero Laura Marling. Il 23 Marzo è il giorno di Short Movie, quinta fatica della cantautrice inglese anticipata dal singolo omonimo, che segna una nuova strada per la Marling. Il 2015 sarà ricco di nuova musica anche più di quella che mi aspettassi. C’è ancora qualche gruppo/artista che aspetto per il prossimo anno ma adesso so come riempire l’attesa.