Realtà e promesse sulla nuova strada

Ormai è ufficiale. Mi sono dato al folk, almeno temporaneamente. In questo periodo, sarà l’estate, mi incuriosisce la musica folk straniera, americana o anglosassone che sia. Sarà forse perchè c’è voglia di vacanza e tranquillità ma il songwriting folk dalle melodie rilassanti è ciò che ultimamente mi fa più piacere ascoltare. Se poi si tratta di musica folk al femminile è meglio. Ecco perchè queste due sorelle americane sono in cima alla lista degli album che sto ascoltanto. In seguito ad una cover di Our Pretty Waves delle First Aid Kit postata su Youtube le due ragazzine hanno pubblicato il loro primo EP con il nome di Lily & Madeleine, The Weight Of The Globe. Il disco è composto da 5 tracce tra le quali spiccano In The Middle, Things I’ll Later Lose e una su tutte Back To The River. Anche le altre due canzoni Tired e These Great Things non fanno altro che confermare le buone impressioni delle restanti.

Lily & Madeleine
Lily & Madeleine

Si potrebbe pensare che queste due adolescenti siano le tipiche cantautrici folk alle prime armi che si divertono a strimepellare qualche nota ma sarebbe sbagliato farlo. Lily & Madeleine sono alle prime armi, è vero, ma dimostrano di avere un capacità di scrittura invidiabile e un’ispirazione altrettanto tale. La versione di studio dell’EP è arricchita rispetto alla più semplice versione acustica, anch’essa disponibile, e il confronto rende l’idea di quanto possono ancora dare Lily e Madeleine. Pare che le registrazioni per il primo album siano in corso e potrebbe vedere la luce questo autunno. Non resta che aspettare e sentire se le sorelle si confermeranno una realtà del folk o rimaranno eterne promesse. Unica cosa certa è che ora il folk m’intriga come non mai. La ricerca di nuova musica in questa direzione è già partita…

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Grammatica londinese

Scoperti quasi per caso, questo trio di ragazzi inglesi, potrebbe riservarci delle piacevoli sorprese per il futuro. I London Grammar sono un giovanissimo gruppo rock, o art-rock, agli esordi. Finora hanno pubblicato un pugno di canzoni raccolte nel loro primo EP Metal & Dust, uscito nel Febbraio di quest’anno. Le loro sonorità sono ispirate dalle notti cittadine tipiche londinesi, come vuole il loro nome e anche alle esprienze personali dei suoi membri. La band è formata da Hannah Reid, Dot Major e Dan Rothman. La cantante Hannah ricorda Florence Welch ed è sufficiente per capire le potenzialità della ragazza. Ho ascoltato con piacere i quattro brani contenuti nel loro EP ovvero Metal & Dust, Wasting My Young Years, Darling Are You Gonna Leave Me e Hey Now.

London Grammar
London Grammar

Nell’attesa di ascoltare il loro primo album mi ascolto il loro EP e in particolare la bella Wasting My Young Years. Una canzone quasi dal piglio classico ma per qualche motivo profondamente moderna che mostra le capacità e la forza espressiva di Hannah Reid. Un gruppo da tenere d’occhio per i prossimi mesi e anni.

Musica egoista e fantasmi

“Perchè non fate un altro album come Automatic For The People?” – “Perchè lo abbiamo già fatto!”. Questa era la risposta di Peter Buck alla solita domanda dei fans. Una domanda simile sarà stata rivolta spesso anche al leader degli Editors, Tom Smith. Forse la band inglese non ha ancora sfornato quello che si potrebbe considerare il loro capolavoro. Questo The Weight Of Your Love non si può definire tale ma non si può nemmeno considerarlo un brutto album. Prima di ascoltarlo ho letto parecchie recensioni piuttosto fredde o addirittura negative. Poche altre trovavano The Weight Of Your Love un album ben riuscito contenente le migliori canzoni mai scritte dalla band. Indubbiamente questo quarto lavoro è diverso dai precedenti tre, così come il terzo era diverso dai precendenti due. In sostanza gli Editors hanno mantenuto le stesse sonorità solo per The Back Room e An End Has A Start. Dopo l’addio del chitarrista Chris Urbanowicz il cambio di rotta era praticamente obbiligato. Buona parte delle canzoni presenti in questo album sono state scritte quando Chris era ancora nel gruppo e le modifiche che hanno subito tali brani sono state piuttosto pesanti, nonostante il fantasma della sua chitarra aleggi ancora tra le note. Quattro anni, tanto è il tempo passato dall’ultima fatica, possono essere troppi e si rischia di snaturare le canzoni se ci si mette troppo mano e troppo spesso. I nuovi Editors invece di fare una cover dei vecchi Editors hanno preferito dare nuova vita alle loro stesse canzoni. Il risultato è un cambio di marcia mirando al mercato oltre oceano mietendo, al tempo stesso, più seguaci possibile anche nel vecchio continente.

Editors
Editors

Il brano d’apertura The Weigth, che originariamente era omonimo dell’album, ha sonorità più vicine al passato della band nelle quali però la voce di Tom Smith torna ad essere al centro, “I promised myself / I wouldn’t talk about death“. Il nuovo corso degli Editors si può intravedere nella successiva Sugar, canzone d’amore dai toni scuri che hanno reso famosa la band, “There’s sugar on your soul,/ You’re like no one I know,/ You’re the life of another world“. Il singolo Ton Of Love è il brano più fuori contesto dell’album e come singolo sarà anche potente ma convince poco ed sinceramente ha convinto poco anche me. Non a caso Ton Of Love è un tentativo isolato di proporre un rock più frizzante ma non nelle corde di Smith e soci, “Taken by force,/ Twisted fate, /Well, what weighs more,/ Down on your plate“. Si insiste con le canzoni d’amore e la mielensa What Is This Thing Called Love cantata in un inedito falsetto di Smith è estrema quanto la precedente ma nella direzione opposta. Forse Tom ha cercato di emulare Michael Stipe quando cantava Tongue ma l’effetto non è dei migliori, “What is this thing called love that you speak? / Cause we’re out of it. / We’re out of it“. Honesty è una ballata che dimostra che gli Editors sanno ancora scrivere buone canzoni, “Out of my window it echoes my heart / I’ve been checking for change since the start / Collide into me, I could do with a fight / Collide into me, cause it feels right “. La canzone che secondo il gruppo è il fulcro dell’album è Nothing, un’accorata ballata che punta tutto sulla voce di Smith e in fin dei conti rappresenta l’album meglio di qualsiasi altra canzone, Every conversation within you / Starts a celebration in me / Till I got nothing left / I got nothing left “. Un po’ di energia e di ritmo nella spensierata Formaldehyde sicuramente uno dei brani che cattura fin dal primo ascolto, “I’m yours to dissect / Now does every heartbeat / Burn white heat in your blood? / Formaldehyde“. Con Hyena si torna al rock classico, quello che piace a tutti, la voce di Smith, la batteria di Ed, il basso di Russel, le chitarre e tutto il resto si unisce per creare una canzone carica di rabbia ed energia. Uno dei brani più riusciti dell’album, “But don’t you understand? / The hunger makes the man. / With all that lies in front of us, / The world looks so ridiculous to me”. Questa doppietta rock è destinata a rimanere isolata fino alla fine dell’album che riprende con una snaturata Two Hearted Spider. Non penso che questa nuova versione sia da buttare ma è profondamente diversa a quella che abbiamo potuto ascoltare lo scorso anno quando Chris era ancora chiamato in causa. Ha perso parte dell’energia e della spigolosità che il chitarrista uscente gli conferiva ma se ci dimentichiamo per un attimo della versione originale, Two Hearted Spider, resta comunque una buona canzone, “Every move you make, / Breaks me, breaks me. / Every smile you fake, / Breaks me, breaks me“. Con The Phone Book il gruppo si da al folk-rock americano e il risultato non è affato male, “Sing me a love song / From your heart or from the phonebook“. Bird Of Pray entra di diritto tra le migliori canzoni dell’album nonostante il testo (d’amore) un po’ banale e scontato “You are a shiver / The gold and the silver / My heart is a church bell ringing“. Non aggiunge nulla la bonus track Get Low, contrariamente a Comrade Spill My Blood e The Sting. Quest’ultima, come per Two Hearted Spider, è stata purgata della chiarra di Chris con risultati più soddisfacenti.

Questi sono i nuovi Editors che vogliono dimostrare che non hanno paura di cambiare. Hanno dichiarato di fare musica in modo egoistico, l’importante è, quindi, che le canzoni piacciano prima di tutto a loro stessi. Anche se può sembrare strano questo loro modo di vivere la musica mi piace. Forse questo The Weight Of Your Love non soddisfa tutti e delude qualcuno ma è stato lo stesso anche per il suo predecessore, il quale oggi viene ritenuto il migliore. Personalmente trovo questo album ben riuscito nel quale gli Editor hanno cambiato registro mantenendo un’anima dark inalterata o forse un po’ più ruffiana. In definitiva è un album di rottura che vuole allontanare e far dimenticare lo spettro dell’ex chitarrista. Un’album che ha qualche grosso difetto e qualche grosso pregio. Un nuovo punto di partenza per una nuova band che vale quanto un esordio. Pensare che gli Editors potrebbero produrre 15 album con fecero i loro (e i miei) amati R.E.M. dimostra che questo quarto lavoro non è che un piccolo passo in avanti della loro carriera.