Inchiostro

Questa estate ho avuto il tempo di tornare a fare qualcosa che mi è sempre piaciuto: disegnare. Anni fa avevo già postato qualcosa su questo blog riguardo al disegno, Una matita e un post-it, ma poi non ho più fatto nulla. Quando disegno mi piace essere solo, sentirmi libero di disegnare ciò che voglio senza nessuno che ti osserva. Quando si è bambini disegnare è considerato quasi un gioco ma quando si cresce si trova sempre meno tempo per farlo. Ma non è sempre una questione di tempo, almeno per me, è sopratutto la possibilità di restare soli e lasciarsi trasportare per qualche ora dalla frenesia di far correre la matita o la penna sulla carta che spesso non si concretizza. Non ho mai fatto corsi di disegno a mano libera, sono un autodidatta e so che questo è un dono, che però non ho mai coltivato abbastanza.

Ecco che quest’anno, complice una settimana di vacanza solitaria, ho riscoperto il gusto di disegnare. Ho preso un vecchio album da disegno, nel quale c’erano un paio di vecchi disegni a matita ma anche molti fogli bianchi e ho cominciato. Avevo una matita spuntata, nessun temperino e nessuna gomma. Non mi restava che una comunissima penna nera a punta fine. Quello che vedrete qui sotto è fatto a completamente a penna (ad eccezione del “piede”, che avevo abbozzato con la matita spuntata). La penna era nuova e dopo sei giorni avevo praticamente finito l’inchiostro. Ho disegnato per quasi tre volte al giorno, un disegno dopo l’altro con la musica in sottofondo. Mi sono ispirato a varie fotografie, copertine di album ma qualcosa è anche frutto della mia fantasia. Il risultato sono 80 disegni che troverete nella galleria qui sotto. Altrettanti schizzi e prove ma anche errori sono finti nel cestino. Quello che vedrete nella gallery non è perfetto ma qualcosa di buono c’è. Mi accorgevo di migliorare giorno per giorno. Ora che le vacanze sono finite temo che mi fermerò di nuovo ma, credetemi, non ho mai disegnato così tanto in vita mia. Perciò farò in modo di non smettere completamente anche se non potrò farlo tre volte al giorno. Condivido con voi questi miei lavori. Spero vi piacciano come è piaciuto realizzarli. QUI per vedere la gallery su Flickr o cliccando l’immagine qui sotto.

Disegni 08/17

Mi ritorni in mente, ep. 46

È tempo di vacanze e tutti i miei buoni propositi di scrivere una recensione cadono nel vuoto e si sciolgono nel caldo d’agosto. Le vacanze sono vacanze dopotutto e anche questo blog, o meglio il suo autore, si prendono una pausa. Ma questo è il momento più adatto per affondare le mani negli album che ho accumulato in queste settimane e prepararmi per i per i prossimi post in vista di un autunno ricco di nuova musica. Quando arrivano le vacanze mi viene sempre in mente una vecchia canzone dei R.E.M., Permanent Vacation. Una canzone che risale ai primissimi esordi del gruppo americano, non certo una delle migliori ma è una di quelle rarità sempre interessanti. Quale occasione migliore per ascoltarla ancora una volta e cantarla durante queste vacanze?

I’m on a permanent vacation
Nothing left to move
I want a revelation
Nothing left to prove
I could take it with me
Leave you all behind
I got some kind of feeling
Burnin’ on my mind

Sleeping late in the morning
Stay out all night long
Every day is like the one before
I’m going wrong

Vicolo cieco

Scoperta grazie ad un bel post del blog Unreliablehero intolato Non dopo mezzanotte, Daphne du Maurier mi ha subito incuriosito. Sopratutto se si considera che alcune opere di questa scrittrice inglese sono state più volte riprese al cinema dal Alfred Hitchcock. Così, mosso dalla voglia di conoscere questa autrice, mi sono messo alla ricerca di una raccolta di racconti. Non trovando la stessa della recensione, ho scelto Gli uccelli e altri racconti edita da Il Saggiatore, che ne contiene sei.

Il primo fra questi è Gli uccelli che ha ispirato il film omonimo di Hitchcock. La storia e l’ambientazione del racconto sono totalmente differenti dal film, ma l’idea alla base è la stessa. Migliaia, forse milioni, di uccelli di qualsiasi specie, mossi da un’apparentemente immotivata frenesia, si scagliano contro gli uomini. Il protagonista avverte i percolo e prova in tutti i modi di proteggere la sua famiglia. Questi uccelli, di solito sfuggenti e persino innocui, diventano una minaccia, piccoli kamikaze fuori controllo che assediano la casa del protagonista. Una situazione senza uscita, nel quale il lettore brama di arrivare in fondo e scoprire come andrà a finire.
Monte Verità è il racconto più lungo ma ahimè il meno convincente. Lo stile della du Maurier è sempre elegante e ricercato che non si perde in fiumi di parole. In questo racconto però la storia è tirata un po’ troppo per le lunghe, cercando, a mio parere, di ricalcare lo stile onirico e misterioso di H.P. Lovecraft. L’ambientazione è suggestiva, così come i personaggi ma il finale rompe un po’ l’incantesimo già fragile del resto della storia.
L’ossessione di un uomo rimasto vedovo è il tema centrale de Il melo. Il protagonista è continuamente irritato, disgustato da qualsiasi cosa abbia a che fare con questo melo. Nonostante l’autrice né il protagonista mettano le cose nero su bianco, è chiaro al lettore che questo melo rappresenta l’incarnazione, vera o supposta che sia, della moglie defunta. Un racconto che tiene incollati al libro perché anche in questa occasione sembra non esserci una via d’uscita.
Il piccolo fotografo è il racconto che ho divorato più velocemente. L’ambientazione è quella di una vacanza estiva, nella quale una marchesa annoiata è alla ricerca di un’avventura sentimentale. Le cose presto si mettono male e ancora una volta Daphne du Maurier infila i suoi personaggi in situazioni spinose. Il suo stile pulito e poco descrittivo permettono una lettura gradevole che ci fa respirare quella atmosfera di noia che accompagna, in alcuni momenti, le vacanze più lunghe.
Baciami ancora, sconosciuto è, all’apparenza, una tenera storia d’amore, un colpo di fulmine. Il finale rivela però una terribile verità. Daphne du Maurier è abilissima a creare un’atmosfera romantica nella notte inglese. Il punto di vista è quello del ragazzo, timido ma risoluto, che assapora per una notte l’illusione del vero amore.
Il Vecchio è il racconto con il finale più sorprendente. Daphne du Maurier ci inganna con maestria fino all’ultima riga. Ho dovuto rileggere un paio di volte le ultime righe per comprendere quanto avevo effettivamente letto in precedenza. Un gioiellino.

Daphne du Maurier è forse un’autrice un po’ dimenticata ma della quale voglio approfondire la sua conoscenza. Le situazioni senza scampo, i finali mozzafiato sono le principali caratteristiche di questi racconti. Tutti sono accompagnati dallo stile elegante e pulito della sua autrice. Un libro che si legge senza troppo impegno ma che lascia dietro si sé una sensazione di inquietudine e incompiutezza. Rebecca, la prima moglie, Taverna alla Giamaica e Mia cugina Rachele sono solo alcuni titoli che vorrei leggere e lo farò sicuramente dopo aver smaltito la coda di libri che si è accumulata.

Daphne du Maurier
Daphne du Maurier