Mezza dozzina

Sei anni. Sono di nuovo qui, su questo blog, dopo sei anni esatti dal primo post. Lo scorso anno è stato un anno nel quale ho ascoltato davvero tanta musica, lasciandomi trasportare dalle sensazioni del momento, senza badare troppo al genere o dalla popolarità dell’artista. È stato anche un anno su Twitter che mi ha permesso di non perdere nessuna nuova uscita e fare nuove conoscenze. Il 2016 però è stato anche l’anno nel quale ho fatto più fatica a tenere aggiornato questo blog. Credo di non aver saltato neanche un weekend, anzi ho pubblicato spesso anche a metà settimana, ma è stato più impegnativo che in passato. Un po’ a causa di qualche impegno di lavoro e a volte anche per una semplice questione di voglia. Ho pensato, ma perchè non ascolto musica semplicemente senza doverne scrivere? Non conosco la risposta ma mi piace farlo e, anche se ci sono momenti nei quali vorrei mollare tutto, ho intenzione di continuare. Ma vediamo un po’ quali sono le curiosità statistiche di questi sei anni.

Il post più visto è La Tartaruga non ci può aiutare, uno dei primi post nel quale scrivevo di It il capolavoro di Stephen King. Buffo come un blog che tratta soprattutto di musica abbia come post più visto uno su un libro! Al secondo posto c’è una recensione recente, Fuori legge, dell’album From The Stillhouse dei Murder Murder. È il post di musica più visto, con grande distacco dal primo in classifica. Il terzo posto spetta a Mal di cuore altra recensione dell’EP Singing & Silence di Rorie, anche questa pubblicata lo scorso anno.
Tra i temini di ricerca più usati per arrivare a questo blog, il più ricercato è “lana del rey“. Seguono “amy macdonald” e “wintersleep hello hum“. Ma la Tartaruga di Stephen King in tutte le sue varianti è la più ricercata.

Ma ci sono alcune ricerche piuttosto divertenti. Qualche esempio? “dove posso scaricare l’ultimo album di amy macdonald 2012” è la classica domada diretta a Mr Google. Non è chiaro avesse intenzioni piratesche o meno. C’è chi è più chiaro in merito: “dove si compra life in a beautiful light“. La curiosa “voglio ascoltare tutte le canzoni che a cantato peter buck“, che oltre a contenere un errore grammaticale, è anche piuttosto vaga. Caro amico, insieme ai R.E.M., Peter Buck non cantava ma da solista ne ha fatto un po’. Quante di preciso non ne ho idea. Ma qualcuno ha ancora dei dubbi, “peter buck canta“. Poi c’è chi cerca canzoni di seconda mano: “aurora aksnes canzone usata“. Quest’altra è un po’ vaga ma efficace, “cantante rossa inglese“. Sarà Florence Welch? Poi c’è l’interessante: “parole che escono da sole“. Non me ne viene in mente nessuna. Tutte in coppia. Una disperata: “believe la cantaurtice di believe“. Mi dispiace ma non la so. Anche io ho fatto una richerca del genere una volta: “quale era la canzone che faceva mmmm mmh mmh“. Questa la so, è Mmm Mmm Mmm Mmm dei Crush Test Dummies. Un po’ confusa la ricerca di: “coeur de pirate la canzone francese con i tatuaggi“. Una canzone con i tatuaggi? Non so come ma anche una ricerca come questa: “come s’intitola la canzone di oggi del stacchetto delle veline” ha portato al mio blog. Non avrà trovato quello che cercava. Il dubbioso: “battute nonsense fanno ridere?“. Dipende, tu ridi? In cerca di conferme chi ha cercato, “l’indie rock sta diventando mainstream“. Problemi con l’inglese: “vorrei ascoltare a month of sathurdei dei r e m” oppure “canzone rem con parole streig wuo oh“, “ho sentito una cazone ritornello fa est see you est see mi” ma peggio chi li ha con l’italiano, “cuando cina avuto 500 milioni di abitanti“. Quest’ultima è una ricerca sensata per il mio blog. Davvero. A voi scoprire il post in cui ne parlo. Una radio con solo Florence + The Machine? Possibile, “in che radio posso ascoltare florence?” ma non a tutti piacerebbe, infatti: “florence welch non mi piace“. Ho letto un paio di libri sui R.E.M. e so quasi tutto su di loro ma questa mi mancava: “rem my losing religion la cantano dei preti“. Addirittura si entra nel mistero, “antichi sacerdoti di culto che cantavano rem my religion“. Qualcuno accusa di plagio Amy Macdonald ma non è sicuro di chi sia la canzone originale, “chi  ha cantato  e suonato per primo ‘life in a beautiful light’ ?“. Ma anche Lovecraft non la racconta giusta: “lovecraft non si è inventato niente“. Qualcun’altro ha le idee ben chiare su cosa cercare: “agnes obel sexy“. Giuro che non so nulla di quello che succede lì dentro: “la camera da letto di miley cyrus“, si insiste: “immagini o famo strano“. Spero sempre che ognuno trovi ciò che cerca, perchè questa è difficile: “per radio circola una canzone tipo scozzese“. Questa poi è ancora più difficile, “ultimamente sento una canzone dei rem“. Fantasie su Lana Del Rey: “lana del rey dorata“, fammi sapere quando trovi qualcosa, anche se ormai lo sanno tutti che “lana del rey rifatta“. Ma soprattutto: “a quanto pagano la lana quest’anno“? Qualcuno chiede una “descrizione oggettiva di dracula“, una fotografia sarebbe l’ideale. Anzi no, i vampiri non vengono nelle foto. Probabilmente la stessa persona ci ha riprovato per un’altra strada: “descrizione oggettiva di un morto“! Questa non l’ho capita: “осенняя фотосессия в парке идеи“. Non è facile ma c’è chi ci riesce: “mi distinguo dalla massa“. “qualcuno conosce la tv marchio obell?“, no mi dispiace. C’è ne anche per Anna Calvi: “anna calvi cosa vuol fare capire con la canzone eliza“, saranno anche affari suoi. Strani personaggi si affacciano in questo blog: “come far venire dal passato. una antenata“. Personaggi anche piuttosto confusi, ““in francese” titolo canzone donna “anno fa” paradise” ma sempre determinati: “canta una canzone in inglese stando seduta“. I London Grammar non piacciono a tutti, c’è chi sa fare di meglio: “la versione bella della canzone hey now dei london grammar“.

Spero abbiate trovato divertente questo “approfondimento” sui termini di ricerca che hanno condotto qui i visitatori in questi sei anni. Per quest’anno prevedo un’interessamento maggiore da parte mia alla musica folk anglosassone e al country americano. Non mancherò le nuove uscite di vecchie conoscenze ma soprattutto non mi darò limiti per quanto rigurda generi e stili. Un altro anno di blog ha inizio e spero, come sempre, di riuscire a tenerlo aggiornato regolarmente. Ne approfitto per condividere il nuovo singolo della band inglese To Kill A King intitolato The Problem Of Evil

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Welch la Rossa e le cause perse

Dalla prima volta che ascoltai Lungs dei Florence + The Machine sono passati tre anni, il turno di Ceremonials arrivò subito dopo. Sono passati quattro anni dall’uscita di quest’ultimo album e Florence Welch e il suo seguito sono tornati in grande stile. Questo How Big, How Blue, How Beautiful era molto atteso, soprattutto per scoprire quale direzione averebbe preso la sua musica. Dopo un periodo un po’ tormentato, Florence ha raccolto le idee e le ha riversate in questo album. Molti, io compreso, temevano che il terzo album della cantante inglese avesse come obiettivo quello di scalare le classifiche e far ballare la folla. Partendo dalla copertina, però, si può intuire che così non sarà. Florence ci guarda dritto negli occhi in modo enigmatico e in una posa poco spontanea. Sembra volerci dire qualcosa o è semplicemente un invito all’ascolto. Abbastanza per convincerci che dietro questa copertina c’è un album più profondo e sincero dei precedenti.

Florence Welch
Florence Welch

Apre il disco il potente indie rock di Ship To Wreck. Un sonno tormentato quello della Welch tra squali e orche ma con tutta l’intezione di uscirne. L’energia è quella dell’esordio ed è davvero bello poter tornare ad ascoltare la sua voce magnetica. Bentornati Florence + The Machine, “And oh my love remind me, what was it that I said? / I can’t help but pull the earth around me, to make my bed / And oh my love remind me, what was it that I did? / Did I drink too much? / Am I losing touch? / Did I build this ship to wreck?“. What Kind Of Man è il singolo di lancio e segna il passaggio da Ceremonials a questo album. Ancora tanto rock condito con l’epicità tipica del gruppo che però non si fa prendere la mano come è successo talvolta in passato. Un gran pezzo, “To let me dangle at a cruel angle / Oh my feet don’t touch the floor / Sometimes you’re half in and then you’re half out / But never close the door / What kind of man loves like this / What kind of man / What kind of man loves like this / What kind of man“. La successiva è la titletrack How Big, How Blue, How Beautiful dedicata al cielo di Los Angeles. Lo stile è quello di primi Florence + The Machine e il tempo sembra essersi fermato, archi e fiati riempiono l’aria e accompagnano la sempre straordinaria voce della Welch, “What are we gonna do? / We’ve opened the door, now it’s all coming through / Till we see it too / We’ve opened our eyes and it’s changing the view / Oh, what are we gonna do? / We’ve opened the door, now it’s all coming through / How big, how blue, how beautiful“. Queen Of Peace si apre con una bella melodia di fiati che si fonde con il consueto pop epico del gruppo. Un brano che distende i nervi e riempie i polmoni, cucito addosso alla voce e al carisma della Welch. Non si può chiedere di più,  “Suddenly I’m overcome / Dissolving like the setting sun / Like a boat into oblivion / Cause you’re driving me away / Now you have me on the run / The damage is already done / Come on, is this what you want / Cause you’re driving me away“. Con i piedi per terra Various Storms & Saints ci riporta alla realtà. Un’evanescente ma calda ballata notturna resa dolce dalla voce della Welch che si mantiene al di sotto le consuete vette per non rompere l’atmosfera. Una prova di maturità, se mai ce ne fosse stato il bisogno, “But still you stumble, feet give way / Outside the world seems a violent place / But you had to have him, and so you did / Some things you let go in order to live / While all around you, the buildings sway / You sing it out loud, ‘who made us this way?’“. Delilah sembra riferirsi ai problemi con l’alcool che hanno colpito Florence Welch e che l’hanno trascinata in brutto momento. Questo album vuole testimoniare la sua rinascita, “It’s a different kind of danger / And the bells are ringing out / And I’m calling for my mother / As I pull the pillars down / It’s a different kind of danger / And my feet are spinning around / Never knew I was a dancer / ‘Till Delilah showed me how“. In Long & Lost la voce della Welch è delicata ma oscura. Le atmosfere sono fumose e indefinite, una canzone che mostra un altro lato della band, più intimo e meno roboante, “Is it too late to come on home? / Are all those bridges now old stone? / Is it too late to come on home? / Can the city forgive? I hear its sad song“. Caught è sulla stessa lunghezza ma è più viva e pulsante. Un’altra bella canzone che s’incastra perfettamente in questo album, che ci riporta ancora agli esordi dei Florence + The Machine, “And I’m caught / I forget all that I’ve been taught / I can’t keep calm, I can’t keep still / Pulled apart against my will“. Third Eye è un esplosione di energia, anche questa molto vicina al sound del debutto. Florence torna a sfoderare tutta la potenza della sua voce, lasciandosi trascinare dalla musica, corale e ricca. Una delle canzoni di questo album che mi ha ricordato perchè mi sono innamorato di questa band, “Hey, look up! / You don’t have to be a ghost, / Here amongst the living. / You are flesh and blood! / And you deserve to be loved and you deserve what you are given. / And oh, how much!“. Le acque si placano con St. Jude, “il santo patrono delle cause perse”, un brano d’atmosfera che sembra dispendersi nell’aria, tattenuto soltanto dalla voce sicura della Welch, “St. Jude, the patron saint of the lost causes / St. Jude, we were lost before she started / St. Jude, we lay in bed as she whipped around us / St. Jude, maybe I’ve always been more comfortable in chaos”. Chiude l’album Mother, dedicato a Madre Terra, energica e potente come sempre. Questa volta è il testo, più della musica e della voce, a rendere questa canzone perfetta per chiudere questo How Big, How Blue, How Beautiful, “Mother, make me / Make me a big tall tree / So I can shed my leaves and let it blow through me / Mother, make me / Make me a big grey cloud / So I can rain on you things I can’t say out loud“. Nell’edizione Deluxe compaiono altri tre brani: Hiding che ricalca quando sentito nel precedente Ceremonials, Make Up Your Mind che non avrebbe sfigurato affatto tra le undici titolari e Which Witch che invece sarebbe apparsa fuori contesto.

How Big, How Blue, How Beautiful è un gran bel ritorno. Florence Welch è tornata quell’artista carica di energia e potenza che abbiamo conosciuto in Lungs. Il successivo Ceremonials non è poi tanto lontano ma appariva più freddo impersonale. Questo nuovo lavoro non è un compromesso tra i due ma qualcosa nato più da un esigenza espressiva che per il semplice scopo di fare un album da classifica, che i Florence + The Machine hanno dimostrato di saper fare. Questo passo indietro dalle luci della ribalta, fa onore prima di tutto alla sua leader, che ha messo da parte i toni epici e barocchi, per scendere nel profondo della sua anima. Una lotta contro se stessa. Tutto questo senza rinunciare ad essere quella Florence che insieme a The Machine ha incantato il mondo con la sua straordinaria voce e carisma.

Il lato positivo

Questo album è rimasto per un po’ in lista d’attesa dopo che lo scorso Aprile avevo postato su questo blog la recensione di The Lion’s Roar. Pochi mesi dopo le svedesi First Aid Kit hanno dato alla luce il loro terzo album, intolato Stay Gold. Non ho voluto bruciare i tempi e ho atteso un po’ prima di concedere un ascolto al recente lavoro delle sorelle Söderberg. In questo anno intercorso tra i due miei ascolti, ho letto qualche recesione di Stay Gold, senza trovarene nessuna particolarmente negativa. Come ho già avuto modo di scrivere tempo fa, non do molto peso alle recesioni che vogliono fare una fredda disamina tecnica dell’album piuttosto che illustrarne i contenuti e le atmosfere. Ho notato, nelle prime, la particolare sottolineatura del loro passaggio ad una major discografica, quasi fosse un peccato. Se le recesioni comunque sono positive un ascolto sono disposto a concederlo sempre soprattutto quando si tratta di un duo come le First Aid Kit

First Aid Kit
First Aid Kit

Si comincia con My Silver Lining che è la dimostrazione che le due ragazze ricominciano là dove avevano finito, ovvero dal country folk americano. Ritroviamo anche la voce squillante e inconfondibile di Klara, accompagnata dalla sorella Johanna. Nulla sembra essere cambiato, “I hear a voice calling / Calling out for me / These shackles I’ve made in an attempt to be free / Be it for reason, be it for love / I won’t take the easy road“. La successiva Master Pretender è il primo passo verso un pop folk accattivante che caratterizzerà il corso dell’album. Una canzone tra le più belle che si fa ricordare per il suo ritornello e per la musica trascinante, “I always thought that you’d be here / But shit gets fucked up and people just disappear / So honey, now, don’t be mad / Time has told me it can’t be that bad  / And if it is, well, big goddamn but I’ll stick around“. La titletrack Stay Gold funziona come singolo ma forse è un po’ debole per dare il suo nome all’album, che contiene brani che le sono sicuramente superiori, “What if to love and be loved is not enough? / What if I fall and can’t bear to get up? / Oh, I wish, for once, we could stay gold / We could stay gold“. Cedar Lane è una bella ballata in perfetto stile Fist Aid Kit. Le due voci si mescolano alla perfezione cullandoci in melodie luminose e sognanti, “Now I see us walking down Cedar Lane / Slow in the sunshine fast in the rain / Time moved so swiftly all of those days / I still remember how you used to say / Something good will come out of this“. La successiva Shattered & Hollow si affida alla straordinaria voce di Klara, tutto gira intorno a lei. Questa canzone potrebbe essere perfetta per Florence Welch, soprattutto nel ritornello, “We are going to get out of here / Run from all the fears / Follow what we once held dear / When will we get out of here?“. The Bell è il brano che preferisco di tutto l’album nonostante non sia oggettivamente tra i migliori. Il finale è così intenso e magico che strappa un brivido, “I tried hard to be brave / I tried hard not to be afraid / But trying wasn’t enough / I’m sorry, I’m sorry / Can you hear the bell? / Can you hear the bell? / The bell, the bell“. Waitress Song rappresenta forse più di altre il segno dell’avvenuta maturazione artistica delle due sorelle. Una canzone che è quasi un racconto di una donna che cambia vita, “I could move to a small town / And become a waitress / Say my name was Stacy / And I was figuring things out“. Si potrebbe dire altrettanto di Fleeting One. Incredibile come le sorelle Söderberg abbiano sempre un asso nella manica, uno dopo l’altro, “I don’t know where I’m going / But no one is coming with me / I won’t give up chasing love, son / Here I go, look at me run / Here I go / Look at me run / Here I go / Look at me run“. Heaven Knows ha un inizio pacato ma poi esplode in un acceso country folk che ricorda King Of The World dal loro precedente album. Serviva un po’ di gioia sincera. Una bella canzone che fa sorridere, perchè le First Aid Kit sanno fare anche questo, “But heaven knows, knows / That you’re lying / As far as heaven goes, heaven goes / I just stopped trying“. A Long Time Ago chiude l’album nei migliore dei modi. Un’altra splendida ballata, solitaria e malinconica canzone d’amore, “I could’ve been / So many things / But it would never be enough for you / I was the one / You counted on / But I was never the one for you / Now I know / I lost you a long time ago“.

Mentre il precedente The Lion’s Roar aveva picchi altissimi e alcuni pezzi poco convincenti, questo Stay Gold distribuisce meglio la qualità su tutti i suoi brani. Non c’è una canzone che fa gridare al miracolo ed è difficile scegliere quale sia la migliore. Quello che è sicuro è che le First Aid Kit hanno creato un naturale seguito al loro secondo album, seppur rinunciando spesso a quelle sonorità folk americane che le hanno caratterizzate. Rispetto al passato c’è più pop ma di quello buono, che dimostra che Klara e Johanna hanno talento da vendere. Credevo che sarebbe stato un album spartiacque della loro carriera ma in realtà non lo è. Si tratta di una conferma che, personalmente, mi ha convinto di più di The Lion’s Roar. Un album molto bello e vario da non farsi scappare, adatto a chi vuole conoscere le First Aid Kit per la prima volta.

Il ritorno di Welch la Rossa e la sua macchina

“Dog days are over”, cantava Florence Welch anche se quei giorni di canicola non sono ancora del tutto finiti. Più di un anno fa, sempre con la canicola, ho ascoltato e apprezzato l’album d’esordio del gruppo inglese Florence + The Machine capitanato dalla rossa Florence Welch. Lungs è stato un album del quale ho ammirato la varietà delle canzoni e la splendida e potente voce della sua interprete e mi ero ripromesso, sull’onda del successo che aveva riscosso nelle mie orecchie, di attendere prima di passare al successivo Ceremonials. Ho rimandato più volte il momento del primo ascolto tanto quasi da dimenticarmene. Ceremonials era diventato “l’album che ascolterò più avanti” per antonomasia. Siccome non mi piace ascoltare più album per la prima volta contemporaneamente, solo per rendere il momento più unico possibile, altri titoli si sono accumulati in lista d’attesa. Ultimamente questa lista si riempiva più lentamente e ho cominciato a guardarmi indietro. Florence + The Machine aspettavano il loro turno da parecchio tempo ormai. Era giunto il momento di togliere il velo su Ceremonials.

Florence Welch
Florence Welch

Only If For A Night apre l’album e detta le basi per il nuovo corso della band che ha sentir bene non è poi tanto distante dall’acclamato Lungs, And I had a dream / About my old school / And she was there all pink and gold / And glittery / I threw my arms around her legs“. Tutte le caratteristiche dei maestosi brani dei Florence + The Machine sono presenti in questa canzone e le restanti non fanno eccezione. Le precedenti atmosfere più indie-rock e spensierate hanno lasciato il posto a sonorità teatrali, in grado di dominare il palcoscenico, garantendo alla Welch il ruolo di protagonista. Nel singolo di punta Shake It Out la voce vibrante della cantante fa venire i brividi, anche grazie alle atmosfere oscure ed eleganti e si candida per essere una delle migliori canzoni di questo album, “And every demon wants his pound of flesh / But I like to keep some things to myself / I like to keep my issues strong / It’s always darkest before the dawn“. Fu What The Water Gave Me ascoltata dal vivo in versione acustica a farmi appassionare alla musica dei Florence + The Machine e la versione di studio non è da meno. Florence Welch da ancora una volta il meglio di sè soprattutto con l’interpretazione, “Lay me down / Let the only sound / Be the overflow / Pockets full of stones“. La successiva Never Let Me Go è uno dei brani più pop, piacevole ma nulla di particolarmente originale, “And it’s breaking over me, / A thousand miles down to the sea bed, / I found the place to rest my head “. Breaking Down ci riporta alle atmosfere del precedente album con qualcosa di più spensierato ma allo stesso tempo oscuro, con un inedita Welch che canta quasi sussurrando, “I can see it coming from the edge of the room / Creeping in the streetlight / Holding my hand in the pale gloom / Can you see it coming now?“. Con Lover to Lover si ritorna ai Florence + The Machine classici con i virtuosisimi della rossa leader, “There’s no salvation for me now, / No space among the clouds, / And I’ve seen that I’m heading down, / But that’s alright“. No Light, No Light appare come un’eredità di Lungs, un’altra bella canzone da aggiungere alla classifica con un ritornello ben riuscito e trascinante, “No light, no light in your bright blue eyes / I never knew daylight could be so violent / A revelation in the light of day “. Anche Seven Devils si può aggiungere senza dubbio tra le migliori canzoni dell’album nonchè la più dark con una musica perfetta per un film horror, “Seven devils all around you! / Seven devils in my house! / See they were there when I woke up this morning / I’ll be dead before the day is done“. Un po’ più rock ma nemmeno tanto la successiva Heartlines che non prensenta nulla di nuovo di quanto già sentito, “Just keep following! / The heartlines on your head! / Just keep following! / The heartlines on your head! / Keep it up! “. Spectrum non è da meno e rappresenta anch’essa la voglia di realizzare brani trascinanti e maestosi, “Say my name, / And every color illuminates, / We are shining, / And we’ll never be afraid again“. Con All This and Heaven Too si placano gli animi e Flornce si presenta meno oscura e più luminosa, “It talks and tongues and quiet sighs and prayers and proclamations, / In the grand days of great men and the smallest of gestures, / In short shallow gasps!“. Leave My Body è la perfetta sintesi di Ceremonials ed è perfetta per chiudere il cerchio, “I don’t need a husband, don’t need no wife / And I don’t need the day, I don’t need the night / And I don’t need the birds, let them fly away / And I don’t want the crowds, they never seem to stay“.

I Florence + The Machine si confermano come uno dei gruppi più originali degli ultimi anni e Florence Welch è ormai una star inimitabile. La band ha voluto percorrere la strada tracciata precedentemente da canzoni come Cosmic Love o Drumming Song ovvero canzoni maestose per il pubblico di stadi e festival. C’è anche un pizzico di dark in più in questo secondo lavoro, caratteristica, che sommata alla precedente, rende più omogenea l’intera opera. Mentre Lungs spaziava dall’indie-rock al punk, dal gospel al soul fino al pop, Ceremonials ha poche variazioni e ciò rende l’album un po’ piatto soprattutto al primo ascolto. Una recensione di qualche tempo fa chiudeva con la frase “è partendo da dischi del genere che poi arrivano i veri capolavori” e speriamo sia vero. Sicuramente Ceremonials è un album che divide. L’ascoltatore stesso può vederlo in due modi. Anche io inizialmente l’avevo trovato un po’ troppo barocco ma ascolto dopo ascolto si è rivelato un album che rappreasenta una conferma della generosità del gruppo e della sua leader Florence Welch.

Grammatica londinese

Scoperti quasi per caso, questo trio di ragazzi inglesi, potrebbe riservarci delle piacevoli sorprese per il futuro. I London Grammar sono un giovanissimo gruppo rock, o art-rock, agli esordi. Finora hanno pubblicato un pugno di canzoni raccolte nel loro primo EP Metal & Dust, uscito nel Febbraio di quest’anno. Le loro sonorità sono ispirate dalle notti cittadine tipiche londinesi, come vuole il loro nome e anche alle esprienze personali dei suoi membri. La band è formata da Hannah Reid, Dot Major e Dan Rothman. La cantante Hannah ricorda Florence Welch ed è sufficiente per capire le potenzialità della ragazza. Ho ascoltato con piacere i quattro brani contenuti nel loro EP ovvero Metal & Dust, Wasting My Young Years, Darling Are You Gonna Leave Me e Hey Now.

London Grammar
London Grammar

Nell’attesa di ascoltare il loro primo album mi ascolto il loro EP e in particolare la bella Wasting My Young Years. Una canzone quasi dal piglio classico ma per qualche motivo profondamente moderna che mostra le capacità e la forza espressiva di Hannah Reid. Un gruppo da tenere d’occhio per i prossimi mesi e anni.

Ho spento la radio

In queste ultime settimane ho ascoltato due album, Hello Hum e Life In A Beautiful Light. Il primo fa parte del circuito indie e quindi sentire il singolo estratto alla radio sarebbe un mezzo miracolo. Il secondo invece mi lascia perplesso. Possibile che in Italia si siano perse le tracce di Amy MacDonald? Pare invece che per il Bel Paese sia stato scelto il secondo singolo, ovvero Pride e che sia già nell’etere. Personalmente non ho ancora avuto il piacere di sentirlo alla radio. Ma perchè ritardare l’uscita del singolo? Non è dato sapere a noi consumatori finali di prodotti musicali. Anche la scelta del singolo è piuttosto strana, perchè riservare all’Italia una canzone patriottica? Patriottica per Amy che è scozzese. Slow It Down non andava bene? Era poco radiofonica? Le “soavi” voci di Emma e della Amoroso che recitano testi sgrammaticati e simil-impegnati sono radiofoniche. Non ho dimenticato il punto interrogativo. Si tratta di un dato di fatto. Se volete metterci il punto di domanda, fatelo ma si tratterà pur sempre di una domanda retorica.

Amy MacDonald
Amy MacDonald

In fin dei conti non mi interessa molto, fintanto che posso ascoltare la musica che mi piace ma è un peccato non poter condividerla con altri, con la massa. Forse sono io che ascolto musica lontana dal cosiddetto “mainstream” per distinguermi dalla massa? Ma perchè farlo? C’è davvero buona musica lontano dall’etere? Personalmente credo di sì ma ogni tanto concerdersi qualche incursione nel mondo commerciale non è grave. Amy MacDonald era un fenomeno radiofonico ma poi è stata dimenticata soprattutto in Italia al contrario di Svizzera e Germania. Sì bhe, Svizzera e Germania, direte voi. Due nazioni che non pullulano certo di celebrità indigene e che stravedono per tutto ciò che viene da fuori. Ma non solo dagli USA a quanto sembra. Noi italiani andiamo pazzi per tutto quello che ci rifila lo Zio Sam anche per le peggio cose e un po’ di roba è anche farina del nostro sacco. Recentemente ascolto volentieri anche Florence + The Machine che ha avuto in passato una gloria radiofonica non da poco.

Florence Welch
Florence Welch

A proposito Florence Welch ha avuto seri problemi alla voce e forse sarà necessaria un’operazione. Le auguro di guarire completamente perchè abbiamo bisogno di voci come la sua. Tornando alle radio non si può non citare i mitici R.E.M. che raramente si possono ancora sentire. Ascoltare la radio (in macchina, perchè ormai la si ascolta solo mentre si guida) è diventato come guardare la televisione. Tutti che parlano inutilmente, anche di più della TV dato che non ci sono immagini inutili a coprire le pause, e quando non parlano c’è la pubblicità. Che è poi un gran parlare anche quello. La musica? Vale quanto uno stacchetto delle veline. La spengo, sento il rumore della strada, del motore, del vento e mi sento già meglio.

Qualche novità dai bassifondi? Certo, il sottobosco pullula di creature interessanti e piene di vita. A partire dai quegli Editors orfani del chitarrista che viaggiano verso il quarto album. Al recente Rock Werchter Festival hanno cantato qualche nuova canzone tra cui alcune rimaneggiate dopo l’addio di Chris. Un ritorno al sound delle origini (come succede sempre dopo un album “sperimentale”) ma dai toni un po’ più dark. Su YouTube si può ascoltare il concerto per intero. Forse qualche anticipazione dell’artwork del nuovo album arriva dal poster del concerto di Birmingham, con disegni in stile messicano. Una croce al posto della T nel nome, ossa varie e la Madonna di Guadalupe. Mi ricorda tanto Grim Fandango. Altre novità in vista per la danese Agnes Obel che pare abbia iniziato ad aprile le registrazioni del nuovo album a Berlino. Non si sa ancora quando uscirà ma molto verosimilmente sarà per il 2013. Detto questo nelle prossime settimane potrebbero arrivare due recensioni dai bassifondi nuove di zecca.

Stay tuned…

Welch la Rossa e la macchina

In alcune occasioni si sceglie di ascoltare qualche canzone di un’artista prima di ascoltare una suo album. In altre no. Tutto ha avuto inizio con il passaggio in tv del concerto unplugged di Florence + The Machine per MTV. Conoscevo Florence per il singolo You’ve Got The Love e poco altro, ad essere sinceri. Credevo che Florence + The Machine fosse l’ennesima proposta dance-pop con tanto di mirror ball e il singolo poneva a favore di questa tesi. Vedere però Florence in versione unplugged, con alcuni brani dell’ultimo album, mi ha fatto pensare che forse mi ero sbagliato. Una voce straordinaria e particolare capace di essere energica e anche dolce. Un misto di indie-rock, rock, soul, pop e chissà cos’altro. Dovevo assolutamente ascoltare un suo album. Non avendo l’imbarazzo della scelta, sono partito dal primo, Lungs. L’ho trovato subito nelle mie corde. Piacevolmente vario, interamente costruito sulla voce di Florence Welch. Non ho trovato eccessiva la produzione (c’è di peggio) ma pare che tolga quel fascino che solo live la rossa cantante sa trasmettere. Non l’ho mai ascoltata live e non posso giudicare ma l’album non sembra così ingiusto nei suoi confronti.

Florence Welch
Florence Welch

Cosmic Love, Dog Days Are Over, Beetween Two Lungs sono a mio parere le canzoni più ispirate nelle quali Florence gioca con la voce dimostrando si saperci fare eccome. Con Kiss With A Fist si può sentire il lato rock, quasi punk mentre il resto è un calderone di indie-rock, soul e pop. Tra le altre cose ho apprezzato è il fatto che non sconfina mai in quello stile musicale che definirei “epico”, un po’ quello che fanno ultimamente U2, Coldplay e tante altre band. Florence avrebbe potuto sfruttare appieno la sua voce in canzoni “epiche” ma ciò ne avrebbe ridotto la gamma di colori che avrebbe potuto coprire e sarebbe stato un peccato. Il rischio di aggiungere troppi fronzoli si corre sempre in questi casi ma almeno in Lungs è stato in parte scongiurato. You’ve Got The Love è troppo “singolo” per essere l’immagine dell’album e infatti non lo è. Girl With One Eye è un’eccezione retrò che rappresenta l’altro estremo dell’album.

C’è chi potrebbe vedere questa varietà di generi come un difetto, una mancanza di personalità. Personalmente gli album così vari mi piacciono e inoltre trovo che un punto fermo di tutto il lavoro c’è e si sente: la voce di Florence Welch. Allora perchè non provarla con tutto? I The Machine ci hanno provato e il risultato non è niente male. Lungs mette in mostra il talento della ragazza e devo solo ascoltare il secondo album, Ceremonials per sapere se è stato confermato o meno. Mai avrei pensato che mi sarebbero piaciute le canzoni di Florence + The Machine ed è per questo mi piacciono.