Buoni consigli

Quando ho ascoltato per la prima volta una canzone di questo duo canadese, mi hanno ricordato le Lily & Madeleine degli inizi. Per questo non ho esitato ad ascoltare il loro nuovo album. Hannah Walker e Jamie Eliot si presentano sotto il nome di Twin Bandit, il loro Full Circle è uscito il mese scorso. Si tratta del loro secondo album e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla loro musica, che spazia dal country al folk con un approccio alternative fresco e positivo. Full Circle è un album che ho deciso di ascoltare quasi “alla cieca”, spinto dalla curiosità e dalla volontà di ritrovare quelle atmosfere che mi hanno fatto scoprire, più da vicino, il mondo della musica folk.

Twin Bandit
Twin Bandit

Everything Under The Sun apre l’album, introducendoci nelle sue atmosfere delicate guidate dalle voci morbide di queste due ragazze. Un folk americano caratterizzato da una sensibilità pop che porta con sé buone sensazioni. La successiva I Try è cantata a due voci, in perfetta sintonia tra loro. Qui le due ragazze si rifanno alle First Aid Kit, ripiegando però su tonalità più leggere e armoniose. Una canzone ispirata, tra le più belle dell’album. Con Never Quite The Same vira verso un folk più scuro e maturo. Questa è una delle canzoni che preferisco di questo album, per la sua intensità e per le emozioni che riesce ad esprimere. Da ascoltare. Segue Gotta Make Sure che riprende le sonorità più luminose dell’inizio dell’album. Il testo dimostra tutto il talento delle ragazze e il ritornello è semplice e si finisce per canticchiarlo in men che non si dica. Un ottimo lavoro, davvero. Little Big Lies prosegue sulla stessa strada, scegliendo sonorità più country. Le voci delle Twin Bandit cantano all’unisono, strette l’una all’altra in un legame profondo. Hard To Know è una di quelle canzoni che scaldano il cuore, capaci di sorprendere ad ogni ascolto. Una canzone sincera e luminosa, come il resto dell’album, capace di trasportati altrove, un posto sicuro e migliore. So Long è un poetico alternative folk, arricchito da una chitarra graffiante. Le voci delle due ragazze lavorano insieme, in una confortevole armonia. To Stay è tra le migliori canzoni di questo album. Tutto è in precario equilibrio. Voce e musica si sostengono l’una con l’altra, delicate ed eteree. Un ottimo esempio di come nella semplicità spesso si nasconda la bellezza. La successiva Spell It Out è una bella canzone dalle tinte indie pop. Anche questa volta ii ritornello è orecchiabile e l’accompagnamento musicale è molto piacevole. So That’s Just The Way è un gioiellino folk. Una canzone che più di tutte richiama le sonorità delle sorelle Jurkiewicz e le loro atmosfere distese e confortanti. Per chiudere c’è Six Days To Sunday un’evanescente poesia folk, essenziale in ogni suo aspetto. Un buon modo per concludere l’album.

Full Circle si va ad aggiungere alle sorprese di questo 2017 che deve ancora finire. Hannah Walker e Jamie Eliot dimostrano una complicità perfetta, canzone dopo canzone. Un album dove ogni singolo brano trasmette sicurezza e positività. Non c’è volontà di forzare troppo la mano sulla malinconia o su sentimenti contrastanti. Full Circle è un insieme di canzoni fatte per convivere, per essere ascoltate una accanto all’altra. Le Twin Bandit sembrano cantare con il sorriso, appena accennato, di una gioia sincera. Non è facile scegliere quale canzone farvi ascoltare per convincervi che questo Full Circle merita ben più di un passaggio durante la vostra giornata.

Sito Ufficiale / Facebook / Twitter / Instagram / YouTube

Annunci

Non mi giudicate – 2016

Eccomi dunque ancora una volta a fare i conti con il tempo che passa. Un altro giro intorno al sole tra le pagine di questo blog se ne andato. Come ho fatto lo scorso anno, premio gli album e gli artisti che più hanno lasciato il segno nel 2016. Naturalmente le mie scelte si limitano a ciò che ho potuto ascoltare quest’anno, per ognuna di esse troverete la recensione dell’album su questo blog. Quest’anno, rispetto al precedente, ho ascoltato un bel numero di EP e così ho aggiunto una categoria tutta dedicata a loro. Un’altra novità è dettata dal maggiore spazio che ha trovato il country nella mia musica, così ho aggiunto un posto anche per questo genere americano. Quest’anno non è stato affatto facile scegliere e ho dovuto escludere qualcuno ma poco importa. In fin dei conti questo 2016 è stato un anno ricco di musica e ha volte mi sono ritrovato sommerso di cose da ascoltare. Il tutto per merito mio, si capisce.

  • Most Valuable Player: Agnes Obel
    Questa cantautrice rimane una delle più affascinanti degli ultimi anni. Il suo terzo album Citizen Of Glass è uno dei più belli di quest’anno. Un ritorno ispirato e magico, caratterizzato da tutto ciò che rende unica quest’artista. Imperdibile.
    Agnes Obel – Stretch your Eyes
  • Most Valuable Album: Jet Plane And Oxbow
    Johnatan Meiburg torna nella sua forma migliore con un disco carico e intenso. Le sonorità anni ’80 rilanciano gli Shearwater, un gruppo che non è mai troppo tardi scoprire. Vivamente consigliato per la sua qualità.
    Shearwater – Jet Plane And Oxbow
  • Best Pop Album: Keep It Together
    Lily & Madeleine virano su sonorità più pop ma riescono a non perdere la bussola. Le due ragazze di Indianapolis crescono a vista d’occhio, staccandosi sempre di più dai loro modelli e trovando una strada più personale. Ben fatto.
    Lily & Madeleine – Westfield
  • Best Folk Album: Between River And Railway
    Quando si parla di folk, si parla di tradizione. Nel caso di Claire Hasting è quella scozzese. Tra inediti e classici, questa giovane cantautrice ci porta nella sua terra con semplicità e una bella voce. Da tenere d’occhio per il futuro.
    Claire Hastings – The House At Rosehill
  • Best Country Album: Honest Life
    Courtney Marie Andrews nonostante la giovane età è già da tempo nel country che conta. Questo album però ha qualcosa di speciale, per maturità e ispirazione. Carico di sentimenti e malinconia, Honest Life è un must per gli appasionati del genere.
    Courtney Marie Andrews – How Quickly Your Heart Mends
  • Best Singer/Songwriter Album: Angel Olsen
    Difficile inquadrare questa artista americana in un genere musicale. Quello che è sicuro è che è una cantautrice. Ecco perchè non si può fare a meno di mettela al primo posto. Il suo MY WOMAN è un gioiellino anche se ha diviso critica e fan.
    Angel Olsen – Shut Up Kiss Me
  • Rookie of the Year: Billie Marten
    Con Writing Of Blues And Yellows fa il suo esordio la giovanissima cantautrice inglese Billie Marten. Il suo folk pop delicato e sognante è il suo punto di forza. Aspettavo da tempo questo esordio e questo album si è rivelato al di sopra di ogni aspettativa.
    Billie Marten – Milk & Honey
  • Sixth Man of the Year: Bon Iver
    Certo, mettere uno come Justin Vernon in panchina non è mai una buona idea ma è successo. Lui si è fatto trovare pronto con l’enigmatico 22, A Million, che provoca reazioni contrastanti. A me è piaciuto e tanto basta. Un’esperienza da fare.
    Bon Iver – 29 #Strafford APTS
  • Defensive Player of the Year:  Keaton Henson
    Come dire, Keaton Henson è Keaton Henson. Chi è più “difensivo” di lui.? Con il nuovo Kindly Now prova a buttare giù quella barriera tra lui e l’ascoltatore. Ci riesce con la consueta sensibilità e tristezza. Da ascoltare in totale solitudine.
    Keaton Henson – Alright
  • Most Improved Player: Kelly Oliver
    Dopo l’ottimo This Land, la cantautrice folk inglese compie un ulteriore passo avanti nella sua crescita artistica. L’album Bedlam è un concentrato di ballate folk senza tempo che traggono ispitazione dalla tradizione. Consigliatissimo.
    Kelly Oliver – Bedlam
  • Throwback Album of the Year: Soon Enough
    L’esordio di Erin Rae e dei suoi The Meanwhiles dello scorso anno è un album incredibilmente malinconico e emozionante. La voce di Erin Rae è tra le più e emozionanti che si possano sentire. Solo per malinconici cronici.
    Erin Rae And The Meanwhiles – Minolta
  • Earworm of the Year: Amerika
    Il gruppo canadese Wintersleep è tornato quest’anno in grande stile con The Great Detachment. Il singolo Amerika mi ha trapanato il cervello per settimane. Ritornello orecchiabile e tanto buon indie rock. Da ascoltare a vostro rischio e pericolo.
    Wintersleep – Amerika
  • Best Extended Play: Tide & Time
    Tanti EP quest’anno. Difficile scegliere ma sicuramente questo Tide & Time della cantautrice inglese Kitty Macfarlane è stato il più sorprendente. Voce unica e attenzione ai dettagli. Profondamente ispirato. Si attende un seguito.
    Kitty Macfarlane – Song to the Siren (Tim Buckley cover)
  • Most Valuable Book: I Racconti (1831 – 1849)
    Nonostante abbia letto libri con la regolarità di sempre, ho dato meno spazio a loro su questo blog. Senza dubbio la raccolta di tutti (o quasi) i racconti di Edgar Allan Poe è il libro dell’anno. Vi consiglio l’edizione di Einaudi con la traduzione di Manganelli.

Questo 2016 è stato un anno nel quale ho potuto ascoltare davvero tanti album e non tutti hanno avuto spazio in questo blog. Avevo intenzione di elencarli qui, in questo post di fine anno ma poi ci ho ripensato. Chissà magari meritano più spazio e l’anno prossimo lo troveranno. Nel 2017 ci saranno tanti ritorni e spero come sempre di avere il tempo di ascoltare musica e di scrivere in questo blog.

Buon 2017

Luci e ombre

Non perdono tempo le sorelle Jurkiewicz e pubblicano il loro terzo album in quattro anni. Lily e Madeleine hanno infatti dato alla luce, lo scorso Febbraio, Keep It Together, riprendendo là dove avevano finito ma riuscendo ad evolversi ulteriormente verso un pop elegante e disteso. Le due sorelle avevano iniziato proponendo un folk delicato e malinconico, scegliendo poi nell’anno successivo di virare verso sonorità pop. Ero curioso di ascoltare il terzo album delle americane Lily & Madeleine perchè volevo scoprire quale direzione avessero scelto dopo che il singolo indie pop Hourglass mi aveva convinto.

Lily & Madeleine
Lily & Madeleine

L’album si apre con Not Gonna, dove i ritmi lenti e rilassanti fanno da sfondo alle due voci complementari delle sorelle. Un inizio che anticipa le nuove sonorità, catturando fin dalle prima note, “Everyone’s expecting me / To say I’m sorry but I’m not / No I’m not / Keeping quiet it’s easy / And I could try / But I’m not gonna“. La successiva For The Weak è un trascinante rock anni ’60, vecchia scuola dove, sorprendentemente, la voce di Madeleine calza a pennello. Il duo non è nuovo a questo genere di canzoni ma questa ha qualcosa di speciale, “I just want you to tell me now / How this is gonna go / Cause I’m sick of losing sleep / I want you to tell me now / So I just gotta know / Is hoping for the weak“. Westfield è una canzone che io definirei notturna. Luci che brillano nel buio della notte e pulsazioni elettroniche danno nuova linfa alla musica di Lily & Madeleine, “I’m sitting next to you / It’s 2am and you don’t mind / You always keep your cool / And you’re probably staying here / Talk about the next five years / It makes me feel weird“. Altrettanto notturna è Chicago. Le due voci si confondono una con l’altra fino a formare una canzone ipnotica. Un po’ oscura e cupa ma sempre pervasa da un senso di distensione e relax. Il singolo Hourglass è un indie pop frizzante ma non troppo. Il ritonello si accende sulla notte dei precedenti brani, rendendola una delle migliori canzoni dell’album, “Rain falling hard and steady / Don’t stop until I’m ready / This is my hourglass / Let me stay where I am / Seconds pass through my hand / Fall asleep like the sand / And it’s falling“. Hotel Pool è il pezzo più affiscinante per le sue atmosfere calde e rilassanti. Un ondeggiare lento e costante che avvolge e intrappola l’ascoltatore. Una delle canzoni più riuscite del duo americano. Smoke Tricks è fredda e distaccata, sospesa nel vuoto, fumosa. Lily e Madeleine riescoscono ad evocare immagini nitite, attraverso una musica essenziale e l’uso delle voci, “I’m disconnected and frozen / Just like the words I’ve spoken / Rolling up no emotion / I know this won’t change / Talking is your game“. Midwest Kid è un un’altro brano indie pop dalle tinte pastello. Un’eccezione in questo album, più vicina alle sonorità del precedente Fumes così come la successiva Small Talk. Un lento indie rock di chitarre accompagna le due sorelle, sempre perfette, che dovrebbero considerare l’idea di fare più spesso canzoni del genere. Chiude la bella Nothing. Una seconda parte di album in crescendo che restitusice colore alla notte che abbiamo condiviso con queste due cantautrici. Un gran finale, riprova del loro talento.

Keep It Together è decisamente pop dei predecessori ma le due cantautrici americane hanno saputo cambiare ancora pur rimanendo riconoscibili e per certi versi uniche. Non ci sono strappi con il passato, c’è una lenta trasformazione verso un pop delicato e introverso. Incredibile come le Jurkiewicz, così giovani, siano state in grado di realizzare tre ottimi album in un tempo così ristretto. Hanno le idee chiare e lo dimostrano, non si perdono inseguendo il successo immediato ma cercando un compromesso tra ciò che è bello e ciò che piace. Potrei consigliare a Lily e Madeleine di prendersi tutto il tempo di cui hanno bisogno per pensare al prossimo album ma sono convito che loro non si fermeranno, viaggiano veloci nella notte, dove le sue luci e le sue ombre sono state intrappolate nelle canzoni di questo album.

Mi ritorni in mente, ep. 33

Tra le prime novità di questo anno ecco spuntare il nuovo album delle sorelle Lily e Madeleine Jurkiewicz, il terzo in quattro anni. S’intitolerà Keep It Together ed uscirà il 26 Febbraio. Questo album segna anche il passaggio ad una nuova casa discografica e il primo singolo Hourglass sembra indicare la nuova strada intrapresa dalle due giovani cantautrici americane. Un indie pop che lascia intatte le peculiarità del duo ma che sottolinea la rottura con le sonorià folk dell’esordio, per altro già intrapresa nel secondo Fumes. Lily & Madeleine non conoscono sosta e sono già al terzo album nonostante la più grande delle due sorelle, Medeleine, abbia solo 21 anni.

Sono contento del ritorno di Lily & Madeleine soprattutto in un anno, il 2016, che si prevede ricco di uscite interessanti e tanti ritorni. La nuova canzone Hourglass mi piace soprattutto perchè nonostante sia più pop delle precedenti, non è un taglio netto con il passato. Sono curioso di ascoltare il nuovo album Keep It Together in compagnia delle sorelle Jurkiewicz.

Ultimo ma non ultimo il ritorno dei Wintersleep. La band canadese è pronta a tonare con il sesto album a quattro anni di distanza da Hello Hum. Anche loro hanno deciso di cambiare casa discografica abbandonando la major dopo un solo album. Non a caso il nuovo album s’intitola The Great Detachment e uscirà il 4 Marzo. Il primo singolo è Amerika, ispirato dalla poesia America di Walt Whitman, è un ritorno a sonorità rock più pure e scarne. Questo è un grande ritorno, questi sono i Wintersleep. E poi c’è Loel Campbell che anche questa volta picchia duro. Un consiglio se non conoscete i Wintersleep, recuperate la loro discografia prima di ascoltare The Great Detachment. Bentornati…

Il tempo di scrivere

Dopo quattro anni sono ancora qui a scrivere su questo blog. Ormai è un’abitudine per me, ogni fine settimana, scrivere un post e pubblicarlo. Qualcuno potrebbe chiedersi quanto tempo ci metto a scrivere, ad esempio, una delle mie recensioni. Ebbene, ci metto il tempo necessario che serve per scriverle. Non ci sono prime versioni, bozze, elaborazione di appunti, se non in qualche raro caso nel quale per un motivo o per l’altro non faccio in tempo a finirla in una sola seduta. Capita che nei periodi di vacanza (d’estate o in questi giorni), dedico più tempo agli articoli e a quello che scrivo ma nel resto dell’anno, quello che esce è quello che leggete. Alla fine rileggo il tutto, notando e correggendo di fatto parte degli errori ortografici e grammaticali. Rileggo troppo velocemente per notarli e rimangono lì, sotto gli occhi dei più attenti. Una volta che ho finito di rileggere ci metto il titolo. Più curioso è, meglio è. Non nascondo che a volte mi trovo a corto di idee e per non impiegare più tempo a pensare al titolo che non a quello che ho impegato per scrivere l’intero post, scrivo la prima cosa banale che mi sovviene. Quando scrivo una recensione ascolto sempre la canzone della quale sto scrivendo nel medesimo istante, senza farlo scriverei molto meno a riguardo e sarei ripetitivo.

Questo blog non ha mai voluto essere un diario ma in qualche modo è finito per scandire le mie settimane. Quattro anni non sono pochi e ogni volta che ci penso mi stupisco sempre di quanto ho scritto. Forse a volte mi dilungo un po’ troppo e ma non posso negare che vedere un bel post lungo mi rende soddisfatto. Mi piace scrivere e spero che nessuno si annoi a leggere. In quattro anni sono cambiate tante cose. Tralasciando vicende personali e globali mi soffermerei su quello che è cambiato tra le pagine di queto blog. Scrivevo, un paio di anni fa, a proposito della musica folk (aprendo una recensione di The Story di Brandi Carlile): “Non sono un fan del folk allo stato puro sia quello straniero che quello nostrano. Ciò che ha di buono la musica folk è quella capacità di farci sentire a casa, qual senso di appartenenza che pochi altri generi musicali sono in grado di dare, a discapito però dell’originalità. Quell’effetto “già sentito” è il cuore e la forza della musica folk senza il quale non avrebbe senso di esistere. Questa caratteristica è sia un pregio che un difetto. Io personalmente lo vedo più come un difetto che agevola la produzione di canzoni. Quel giro di chitarra lì, quella melodia nel ritornello là ed ed ecco la canzoncina folk e popolare che piacerà sicuramente a tutti. Perchè a tutti piace guardare al passato e la musica può farci viaggiare nel tempo. Ma che senso ha, e soprattutto, dove sta la magia nel farlo più e più volte? Portare avanti la tradizione è cosa buona ma approfittarsi di essa per andare sul sicuro è la cosa che mi da più fastidio della musica folk. Questo genere mi piace ma ha volte è troppo ripiegato su sè stesso anche se influenzato da culture diverse. Quando però il folk è ben mescolato con il rock e il pop ne nasce qualcosa che sicuramente è più gradito alle mie orecchie“. Poi senza neanche accorgermene sono stato trascinato dalla musica folk (la decisiva e iniziale spinta me l’ha data Rachel Sermanni), dichiarandomi poco tempo dopo nella recensione dell’EP d’esordio di Lily & Madeleine: “Ormai è ufficiale. Mi sono dato al folk, almeno temporaneamente. In questo periodo, sarà l’estate, mi incuriosisce la musica folk straniera, americana o anglosassone che sia. Sarà forse perchè c’è voglia di vacanza e tranquillità ma il songwriting folk dalle melodie rilassanti è ciò che ultimamente mi fa più piacere ascoltare. Se poi si tratta di musica folk al femminile è meglio“. Cosa è successo? Cosa mi ha convertito? Tante cose. Una su tutte la faccia pulita degli interpreti del folk. Niente a che vedere con quello che passa oggi in tv (ci siamo capiti). Poi ci aggiungerei quelle atmosfere rilassanti e rassicuranti che solo questo genere di musica può dare. Mi ritrovo ad avere meno interesse verso l’indie rock, che resiste tra la mia musica grazie a qualche artista al quale sono particolarmente legato. Qualche new entry c’è stata ultimamente ma non è in quella direzione che mi spingo a cercare. Qualche cosa buona la trovo anche nel pop e nel calderone del cosiddetto mainstream. Però le maggiori soddisfazioni arrivano spesso dal folk e dalle sue trasformazioni. Resto comunque un fan a metà perchè fatico ancora apprezzare buona parte della musica folk. Per non parlare del folk italiano che ha una matrice diversa rispetto a quello inglese o americano. Ma forse queste parole saranno smentite da un post come questo tra qualche anno.

Sono stato lungo anche stavolta ma sono soddisfatto e ho scritto quello che volevo scrivere e anche di più. Buon compleanno blog. Spero di riuscire a tenerti in vita per tanto tempo ancora e il 2015 si prospetta carico di ispirazioni. Si ricomincia, di nuovo. Quanto tempo ci ho messo per scrivere questo post? Il tempo di scriverlo.

Conigli, lupi e mentine

A distanza di un anno esatto dal loro album d’esordio, le sorelle Jurkiewicz hanno dato alle stampe il loro secondo lavoro, intitolato Fumes. Solitamente passano almeno due anni tra un album e un altro ma Lily e Madeleine hanno voluto anticipare i tempi. Evidentemente le due cantautrici di Indianapolis non hanno voluto perdere tempo, cavalcando l’ottima accoglienza del primo album. Cosa aspettarsi ad un anno di distanza? Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta da quando, poco più che ragazzine, postarono su Youtube una cover delle First Aid Kit. Lily & Madeleine sostengono che questo album segni il passaggio da essere ragazzine a essere donne. Forse è un po’ presto pensare di aver raggiunto quella maturità alla quale si riferiscono ma fanno intendere di avere le idee chiare.

Lily & Madeleine
Lily & Madeleine

L’album si apre con la canzone che ne dà il titolo, Fumes. Il tempo sembra essersi fermato ai tempi dell’esordio, dico sembra perchè continuando l’ascolto si può apprezzare una maggiore attenzione alla musica che appare più ricca che in passato, “Nothing but fumes / escape my lips / and I haven’t realized / it’s killing you / to watch me burn away / my ashes fly“. Segue a ruota la straordinaria Rabbit. Lily e Madeleine cambiano registro e infilano un indie pop colorato perfettamente nelle loro corde. Non potrete evitare di canticchiarla almeno una volta, “Rabbit, run for it / As your life depends on it / Take all your promises / ‘cause you’re all talk“. La successiva Ride Away, ci riporta a sonorità più vicine a quelle che il duo ci ha abituato ma gli elementi ritmici acquiscono una maggiore importanza nelle loro canzoni senza andare a discapito delle caratteristiche melodie, “Work by the window / seeing the sun dance on the ground / deep in your bones / nobody knows the treasure you’ve found“. Le atmosfere malinconiche vengono portate da Can’t Admit It, una di quelle canzoni che mi fa ricordare il perchè ho amato fin dal primo ascolto Lily & Madeleine. Perchè le loro voci insieme sono impareggiabili, suonano all’unisono. Semplicemente irresistibili, “I’m not so sure I want this anymore / And I’m not so sure I need it / But I’m worried that if I walked out that door / I wouldn’t really leave it“. La sopresa arriva con Cabin Fever (l’unico pezzo non scitto dalle Jurkiewicz). Se Rabbit suonava più pop che rock, questa suona più rock che pop. Un’altra canzone che non mancherete di canticchiare e che scorre via che è un piacere, “Well my fingers are numb and my eyes are twitching / he’s whistling the end in the kitchen / as the telephone jingles and the snow turns to dripping / right in here where everything is slipping“. The Wolf Is Free è stato scelto come primo singolo e subito si è distinto dalle produzioni passate, grazie alle atmosfere eteree e alla musica che è la chiave di questo album, “I’ll put you to sleep, my fingers through your hair / Into your skin they’ll be / The fingersnails deep, and I won’t let you go / You will not bury me“. Hold On To Now è il brano più vicino a quel folk in parte abbandonato da Lily & Madeleine. Un’altra canzone perfetta, sempre piacevole da ascoltare, un altro colpo messo a segno, “Hold onto now / ‘cause everything’s changing soon / I don’t know how / I’m moving away from you“. Lips And Hips non è lontana dalla precedente. Arriverà il giorno che Lily & Madeleine faranno una brutta canzone? Quel giorno per ora è molto lontano, “Though it’s permanent to me, I can see / why lips and hips are all you need / lips and hips are all you need“. Peppermint Candy è l’ennesima sorpresa di questo album. Allegra, da colori pastello, come un caramella alla menta, appunto. Insieme a Rabbit e Cabin Fever chiude il trio di canzoni che rappresentano maggiormente la scelta di adottare sonorità più pop che in passato ma se questo è il risultato, ben venga, “Peppermint candy / And a hand upon my gun / I keep it handy / I’ve never been the kind to run“. Chiude Blue Blades che più l’ascolto e più mi convinco che non suonerebbe male in un album di Lana Del Rey. Forse è l’unico brano di questo Fumes che potrebbe rappresentare quella maturità cercata delle due sorelle. Le atmosefera è quella malinconica di sempre ma i toni sono più scuri e seri che mai. Brave, ancora una volta, “Blue blades sharper than knives beneath my feet / Graze my skin so fine but cut so deep / I am vanishing, I am drifring / You’re so hard to find, you are shape-shifting“.

Se l’esordio di Lily & Madeleine si distingueva per la piacevolezza dell’ascolto, questo Fumes non è da meno, anzi, si arricchisce in molti aspetti a partire dalla musica. In fondo il duo non ha cambiato modo di cantare o di fare canzoni ma è cambiato ciò che sta intorno alle loro voci. Tutto appare più colorato e vario senza che la malinconia dei loro brani subisca contraccolpi. Io non la definirei una svolta pop, è troppo presto per considerarla tale, ma piuttosto un abbandono di alcune sonorità folk che evidententemente cominciavano a stare strette. Se questo è il risultato dopo un anno di lavoro, a fronte della giovanissima età di queste ragazze, sono pronto ad aspettare anche due anni prima di poter ascoltare quello che potrebbe essere l’album della consacrazione definitiva delle sorelle Jurkiewicz.

Mi ritorni in mente, ep. 21

Ecco un’altra uscita da appuntare sul calendario di questo mese. Ottobre si sta rivelando ricco di uscite interessanti. Primo in ordine di tempo, la versione Deluxe di Aventine di Agnes Obel il 6 e Rachel Sermanni con Live in Dawson City il 13. La cantautrice scozzese ha anche finito di registrare il nuovo album che vedrà la luce il prossimo anno a distanza di tre anni dal precedente Under Mountains. Il 20 è il turno dei To Kill A King che pubblicheranno un EP, intitolato Exit, Pursued By A Bear contenente cinque canzoni inedite che anticiperanno molto probabilmente un nuovo album in uscita nel 2015. La settimana successiva, il 27, mi sono segnato un interessante debutto folk della giovane cantautrice Kelly Oliver, intitolato This Land. Il giorno successivo ci saranno ben due uscite, l’atteso Fumes di Lily & Madeleine e Blood I Bled EP delle The Staves.

Se sarà un Ottobre ricco, si prevede un 2015 altrettanto carico di nuove uscite. Amy MacDonald ha cantato un nuova canzone, in occasione del concerto a favore dell’indipendenza della Scozia, intitolata The Leap Of Faith, già la seconda di quest’anno. Sarebbe molto strano non ascoltare il suo quarto album il prossimo anno. Anche gli Editors si chiuderanno in studio in Scozia per preparare il quinto lavoro a detta loro più dance dei precedenti ma senza snaturare le caratteristiche della band. Speriamo bene.

Intanto mi ascolto questa nuova Oh, My Love dei To Kill A King che segna una svolta rock dai toni scuri per la band inglese. Un gradito ritorno per una delle più piacevoli scoperte dello scorso anno.