Il cielo è in fiamme

Tra le uscite di quest’estate, che ormai si prepara a lasciare il posto all’autunno, c’è ne stata un che ha catturato la mia attenzione anche grazie ad alcune recensioni positive. I mesi più caldi dell’anno non sono certo il periodo più prolifico in termini di nuove uscite e quindi trovare un album nuovo sotto l’ombrellone è sempre un piacere. Uscito lo scorso luglio, And The Sky Caught Fire della cantautrice americana Nichole Wagner, faceva proprio in caso mio. Sonorità che viaggiano dal country all’americana e un po’ di folk a stelle e strisce sono più che sufficienti per premere play e godersi in tutta tranquillità un debutto interessante.

Nichole Wagner
Nichole Wagner

Winner Take All apre l’album facendo subito presa con le consolidate trame del folk americano. Parole, immagini e una storia da raccontare, su un sottofondo blues che tocca le corde giuste, “I watched you roll another cigarette / You just laughed, said they hadn’t killed you yet / Here we are, with the night closing in / On a place we could have called home / Way back when“. Sfumature country rock con l’esplosiva Dynamite. Una canzone dove la vita, il lavoro e la terra danno forma all’uomo che ne resta legato per sempre. Nichole Wagner dimostra talento nella scrittura, accompagnandola con una musica accattivante, “Initiate. Detonate. Blow it up. Walk away. / It’s easier to just cut and run / But I’m my mother’s only son / I got dynamite in my blood / I got dynamite in my blood“. Le ballate non mancano e Yellow Butterfly è una di queste. Un brano delicato che svela una Wagner più intima e sentimentale. Un’ottima interpretazione ed un accompagnamento essenziale e moderno, “I wish that I could hold you and keep you safe / But I might crush you and then you couldn’t fly away / My yellow butterfly“. A partire dal titolo, Rules Of Baseball, rivela un testo curioso ed originale. Un’amore finito, paragonato ad una partita persa di baseball. Un punto di vista interessante, spiegato in un trascinante ritmo country, “And I’d explain the rules of baseball / But we both know you don’t care / Add it to the list of all the things we don’t share / Days are getting shorter, the summer is almost through / The most important rule of baseball: / There’s no crying when you lose“. The Last Time sprofonda invece in un’atmosfera più scura e triste. Una chitarra appena accennata accompagna la voce della Wagner, che rivela un’altra sua sfumatura. Un procedere lento che sfocia in un finale rock liberatorio, “I feel storm clouds forming, the air is heavy / There’s your eyes / Lightning flashed, your words are thunder / No surprise / I sip my coffee in the empty silence / It’s hard to breathe / Keep my fear from raining down / Until you leave“. This Kind Of Love è un brillante country dallo stampo classico. Un’altra storia d’amore finita, un altro dolore da affrontare ma la vita va avanti, sembra volerci dire Nichole, “Maybe this is over / No hanging on to the past / Maybe this kind of love, no it wasn’t meant to last / We should have seen it coming / Now the die is cast / Maybe this kind of love wasn’t meant to last“. La successiva Let Me Know mette da parte la tristezza per lasciare spazio ai buoni sentimenti. Una canzone luminosa e orecchiabile, con un testo leggero ma non banale, “Painted you from memory, your blue eyes shining like the sea / When the light hits your face just right / And in your hair a touch of grey just like the sky was that day / The first time, we said goodbye“. Fires Of Pompeii (We Should Walk Away) è una canzone d’amore, che vede la partecipazione di Rod Picott. Un country elegante e notturno a due voci che segna uno dei punti più alti di questo album, “There’s a million reasons this should work / Unless we’re buried in ashes / You’re not him and I can’t replace her / There’s a likelihood we’ll both get hurt / There’s a likelihood we’ll both get burned / We should walk away / We should walk away“. Reconsider Me è una cover dell’originale di Warren Zevon del 1987. Una bella ballata d’amore in una versione più country di quella di Zevon, “When you’re all alone / And you need someone / Telephone, I’ll come running / Reconsider me / Reconsider me / If the past / Still makes you doubt / Darlin’, that was then / And this is now / Reconsider me / Reconsider me“. L’album si conclude con Spark & Gasoline, un’altra canzone che parla d’amore, questa volta volta non c’è traccia di tristezza e tutto va per il verso giusto, “You and me babe, we’ll continue to sing / Our songs are different but they mean the same thing / We never thought we could go this far / Sometimes love is just a shooting star“.

And The Sky Caught Fire è un album di debutto che nasconde al suo interno canzoni che offrono spunti interessanti. Nichole Wagner si distingue per il suo songwriting onesto e poco ruffiano. L’impressione è che questa cantautrice dia importanza alle parole più di alcune sue colleghe, e questo fa ben sperare per il suo futuro. And The Sky Caught Fire ha superato le mie personali aspettative, soprattutto dopo ripetuti ascolti. Nessun brano è così orecchiabile da stancare né troppo difficile da ricordare, e questo dà all’album la caratteristica di essere, in qualche modo, sempre nuovo ad ogni ascolto ma con qualcosa di famigliare nelle sue note. Sì, è questo che mi piace di questo genere di musica. Sai sempre cosa aspettarti ma ti sorprende ogni volta e non sai perché.

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L’alba del buio

Dopo aver ascoltato un paio di anni fa il suo EP Black Bird, ero curioso di sentire Tori Forsyth nel suo primo album. Lo scorso maggio è uscito Dawn Of The Dark composto da dodici brani che rappresentano per la cantautrice australiana l’inizio di una nuova avventura. Il titolo scelto la dice lunga su quello che troveremo in questo album ma la Forsyth riesce comunque a riservare qualche sorpresa. Il suo è perlopiù alternative country, con qualche spunto blues e rock, che strizza l’occhio a tutto quello che si trova al di là dell’oceano Pacifico. Per me basta e avanza questo per tornare finalmente ad ascoltare Tori Forsyth, potendola apprezzare alle prese con un LP.

Tori Forsyth
Tori Forsyth

L’apertura è affidata al singolo Grave Robber’s Daughter che si apre sulle note di un banjo. La voce della Forsyth graffiante e imbronciata è il tratto più distintivo della sua musica. Un inizio che cattura l’attenzione. La successiva Broken Machine è una bella ballata country. Le atmosfere rilassate e malinconiche evocate da questo brano racchiudono il mood dell’album. I richiami al passato sono inevitabili ma Tori Forsyth si smarca bene. Un piglio più pop si può ascoltare in Snow White. L’effetto della musica avvolgente e solare è smorzato dalla apparenze indolenza della cantautrice australiana. Un ascolto piacevole ben calibrato tra musica e parole. Vira verso un country rock con Redemption. Il ritmo di alza e le chitarre si fanno sentire, la voce della Forsyth è ancora più graffiante. Una canzone orecchiabile e accattivante. Più sentimentale Heart’s On The Ground che gioca sporco puntando dritto al cuore. Un country perfetto in ogni sua parte arricchito da un violino che si ricollega alla tradizione americana. Non si chiede niente di meglio. Anche la successiva Fiddle non è da meno. Qui vince la forza vocale delle Forsyth che tiene le redini del brano per buona parte della sua durata. A farla da padrona sono ancora i sentimenti. In The Morning è l’altra canzone scelta come singolo. Cattura subito fin dalle prime battute, sviluppandosi poi in un rock imbronciato. Tori Forsyth spazia con la voce, trovandosi sempre a proprio agio e dimostrando sicurezza. Hell’s Lullaby rallenta la corsa dell’album, facendo sprofondare l’ascoltatore in questa ninnananna scura e solitaria. Un accompagnamento di archi dà profondità a tutto il brano, mescolandosi alla voce. Doti vocali messe in risalto da War Zone, con un intro da brividi che si sviluppa in un vibrante country. Una delle migliori canzoni dell’album nella quale la cantautrice australiana esprime al meglio il suo talento. Ma tra le mie preferite non può mancare Violet Town. Bella e malinconica ballata country che si rifà alle sonorità dei grandi del passato. La voce della Forsyth si fa più morbida mantenendo però quel qualcosa in più che la caratterizza. La successiva White Noise ci riporta in un’atmosfera tesa e vagamente blues. Tori Forsyth appare ancora svogliata fino ad esplodere in un rock dove le chitarre si scatenano. Si chiude con un’altra ballata intitolata King Horses. Un saliscendi di emozioni, nel quale il ritornello è piuttosto orecchiabile. Un ottimo bilanciamento in una delle canzoni più originali di questo album.

Senza ombra di dubbio Dawn Of The Dark è un esordio di tutto rispetto. Tra richiami alla tradizione country americana, variazioni rock e spruzzate di pop, Tori Forsyth si muove con sicurezza senza lasciar intendere di essere al primo album. Questa cantautrice non ha proprio nulla da invidiare ad altre colleghe ben più note di lei. La sua voce è il suo punto di forza, usata sempre con attenzione, senza forzature. Rispetto ad suo EP d’esordio, Tori Forsyth ha fatto ben più di un passo in avanti, confezionando un album dove ogni traccia è parte di un insieme più ampio, di un’idea. Un album non troppo pensante ma nemmeno leggero che lascia intravedere molto chiaramente tutte le potenzialità di questa artista.

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Uno più uno fa due

Il nome di Nikki Lane mi era già stato consigliato tempo fa e lo scorso anno ho colto l’occasione di avere il suo secondo album All Or Nothin’, del 2014, gratuitamente in occasione della pubblicazione del singolo Highway Queen che anticipava l’album omonimo. Qualche ripetuto ascolto di All Or Nothin’ mi avevano dato una buona impressione di questa cantautrice americana ma per qualche motivo ho rimandato l’ascolto dell’album Highway Queen fino a poco tempo fa. Citato spesso come uno dei migliori album country del 2017, non poteva mancare alla mia collezione anche se con un anno di ritardo.

Nikki Lane
Nikki Lane

Si comincia con la roboante 700,000 Rednecks. La voce ruvida della Lane è la prima cosa che si nota nelle sue canzoni. Lo stile ‘sporco e cattivo’ sono nel DNA di quest’artista che ne ha fatto il suo marchio di fabbrica, “Seven hundred thousand rednecks / That’s what it takes to get to the top / Seven hundred thousand rednecks / No, there ain’t no one gonna make me stop“. La title track Highway Queen è un accattivante country rock che vuole essere un inno alla forza delle donne. Questa è una delle migliori canzoni di questo album, una canzone tesa e carica di sana rabbia, “Sixty thousand miles of blacktop / Countless broken hearts between / Winding lines of white that don’t stop / Livin’ the life of the Highway Queen“. In Lay Down viene fuori l’anima outlaw della Lane. Nella sua voce ci sono le sfumature di chi ne ha viste tante. Che sia vero o no, mi piace pensare che sia così, “I heard the news / They laid him in a black suit with flowers all around / The town is filled with strangers that love him still / They’ve come to see his burial ground“. Jackpot è una canzone irresistibile. Un orecchiabile country si srotola davanti a noi, esplodendo in un ritornello di pura energia. In un attimo saremo catapultati nelle stranianti luci di Las Vegas, “Viva Las Vegas, Atlantic City rendez-vous / Weekend in Reno, late night casino / I’ll go anywhere with you / Rollin’ down the Mississippi / Livin’ us a riverboat dream / Playin’ the wildcard, life ain’t been too hard / Since you ran away with me“. C’è spazio anche per le ballate nella musica di Nikki Lane. Ne è un esempio Companion. Anche le ragazze cattive hanno un cuore e cercano la loro metà, “Cause I’m gonna run when you call / And I won’t rest ‘til I fall / From the top of the hill to the bottom of a canyon / I wanna be your companion“. Ma è tempo di riprendere con il country vibrante di Big Mouth. La nostra ragazza non le manda certo a dire e il suo stile è irresistibile. Una delle migliori canzoni dell’album. Da ascoltare, “Oh, is this really small town? / Is that what we’re talking about? / Is that where this is coming from or is it just your big mouth?“. Quando il ritmo rallenta, viene fuori il lato più sentimentale della Lane come nel caso di Foolish Heart. Un brano che si allontana dalle sonorità country in senso stretto per abbracciare un rock classico e tipicamente americano, “Foolish heart, don’t let me down / Leave me broken in this town / Cause I’ve been gettin’ on just fine / Got no need to lose my mind“. Due cuori distanti sono l’ispirazione per Send The Sun. Una ballata country malinconica ma allo stesso tempo una delle più luminose dell’album, “Well, the night’s gone and oh, it’s hard to know what to say / You call me on the telephone, say you miss me most today / We’ll I’ll see you soon / Darlin’, we’re staring at the same moon“. Nikki Lane si spinge in territori più blues con Muddy Waters. Punto di forza sempre la sua voce ruvida ma calda che da ad ogni brano un sound unico ed inimitabile, “So tear your heart out, throw it all away / Cause it don’t matter, don’t matter what you say / Cause love’s for nothing, and pain is free / Give it away for something; give it away to me“. L’ultima canzone Forever Lasts Forever, una triste canzone d’amore. Un’interpretazione accorata ed intensa, che svela una volta per tutte il lato romantico di questa cantautrice, “And anyone could try to say we didn’t keep the vows we made / But they’d be lying / Cause we said ‘til death do us part and it was true / Cause my heart feels like it’s dying“.

Non saprei dire se Nikki Lane (al secolo Nicole Lane Frady) è un personaggio o è un’autentica ragazza country cresciuta troppo in fretta ma la definizione ‘First Lady of Outlaw Country’ le calza a pennello. Highway Queen è un album godibile dalla prima all’ultima nota dove l’energia del rock e i sentimenti del country si mescolano in un equilibrio che mantiene l’album in tensione costante. Indubbiamente gran parte del merito risiede nella voce all’apparenza consumata di questa cantautrice che è il veicolo di ciò che non si può cantare, non si può esprimere attraverso le parole. Sì, Highway Queen è un ottimo album country, il naturale seguito di All Or Nothin’, il terzo della carriera di una cantautrice tutta da scoprire.

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I texani non sanno ballare

Dopo l’ottimo Heartbreaker Of The Year (Il diavolo ha preso in prestito i miei stivali) la cantautrice canadese Whitney Rose è tornata quest’anno con il nuovo album Rule 62. La regola 62, nel gergo degli Alcolisti Anonimi, è “non prendersi troppo sul serio” e ascoltando lo stile musicale e l’approccio di Whitney Rose, questa definizione, è senza dubbio calzante. In questi tempi confusi, la sua musica dal fascino retrò, funziona meglio di qualsiasi sperimentazione lasciando dietro di sé un gusto del tutto particolare. Con Rule 62 si tenta il salto di qualità con un occhio al passato è uno sul presente.

Whitney Rose
Whitney Rose

Si comincia subito con I Don’t Want Half (I Just Want Out) che racconta l’addio di una donna al suo amante. C’è una donna di troppo e piuttosto che un amore a metà è meglio nessuno. Molto bello l’assolo di chitarra nel finale, “Here’s a goodbye kiss / Now, you’ll never touch these lips / And please tell your girlfriend / She can have all my clothes / I wanna make myself real clear, I won’t be roundabout / I don’t want half, I just want out“. Con Arizona si precipita in un godibile country rock, orecchiabile e spensierato. La voce della Rose è morbida e si muove sinuosa tra il ritmo della batteria e le chitarre, “Guess I should’ve known by the way you treat your mama / Guess I should’ve reckoned warning signs / Guess that I was blinded, guess that I was fool / Saw you and I had to make you mine“. Non può mancare una ballata come Better To My Baby. Lo struggente tentativo di ricominciare con un amore finito, raccontato su una musica senza tempo, “What I wouldn’t do to make us happy again / What I wouldn’t give to have him back here in my bed / You hold the world when you hold his hand / So don’t you break that heart of gold / Just be thankful every day that he’s your man“. You Never Cross My Mind è un’altra ballata ma più malinconica. Il testo è un gioiellino dove si arriva a negare l’evidenza pur di dimostrare che lei non pensa più lui, confermando, di fatto, il contrario, “No one ever needs romance / Texans don’t know how to dance / Truckers, they don’t know the road / Grown-ups never cry / You never cross my mind“. Una storia pericolosa quella in You Don’t Scare Me, una delle più belle canzoni di questo album. La voce innocente della Rose è nella sua espressione migliore, “I know you’ve broken up some hearts / Went and tossed ‘em to the sea / Well, someone beat you to the punch / You don’t scare me / There’s no damage you can do / Ain’t already done / Just look into my eyes, you’ll see / You don’t scare me“. Il singolo Can’t Stop Shakin’ è racchiuso nel titolo. Impossibile resistere al ritmo della musica e al carisma della Rose. Un brano vicino al sound del precedente album ma arricchito dai dettagli e dall’esperienza, “Come on, baby, hold me close / Don’t make me shake all alone / I can’t stop shakin’ / I can’t stop shakin’“. Tied To The Wheel è un altra ballata country malinconica al punto giusto. La dura vita da camionista, una vita in viaggio, sempre al volante. Un tema insolito per una donna ma Whitney Rose è convincente, “Yeah, I guess it’s my good luck / To make my living driving a truck / But it’s times like this that make me feel / That I’m tied to the wheel“. Ancora un camionista protagonista di Trucker’s Funeral. Questa volta è però il giorno del suo funerale nel quale la figlia scopre che suo padre ha due mogli, ciascuna in uno stato diverso. Il country racconta storie e questa è una bella storia, “At that trucker’s funeral / Two women buried wedding rings / If you’re at a trucker’s funeral / Be prepared for anything“. Wake Me In Wyoming è un altro bel brano in perfetto stile Whitney Rose. Il tema del viaggio e della lontananza funzionano sempre soprattutto cantati con voce morbida e malinconica, “Let me sleep / Just wake me in Wyoming / I don’t wanna feel how far away I’m going / Let me sleep / ‘Til we cross that state line / So I can’t change my mind and just go back home“. Un amore un po’ problematico quello di You’re A Mess. Un bel brano country dalle atmosfere romantiche con una Rose in totale controllo, “Sometimes I wanna punch you / I wanna slap your face / Make you feel all the marks and the scars you have placed“. Si chiude con un rock’n’roll vecchio stile intitolato Time To Cry. Whitney Rose è perfettamente calata nella parte, sfoderando tutta la sua voce, “And now you got the nerve to say you need me / To say you can’t believe I said goodbye / You watched me shed a thousand tears and then some / But now it’s your time to cry“.

Whitney Rose con Rule 62 si conferma una delle esponenti più talentuose di un certo revival country. Rispetto al suo predecessore, qui troviamo una maggiore ricchezza dal punto di vista musicale ma che non rappresenta certo nulla di innovativo. Ciò che è nuovo è piuttosto l’approccio più moderno nei testi e nel canto. Whitney Rose sa essere dolce e malinconica ma anche maliziosa e spensierata. Rule 62 è un album da ascoltare per intero in grado di trasportarci in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato, ricco di sfumature e storie. L’invito è quello di non fermarvi alla sola canzone che potete ascoltare qui sotto e gustarvi uno degli album più piacevoli di quest’anno.

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Lacrime salate

Fin dalle prime note del singolo Motorcycle si intuisce che la cantautrice californiana Jade Jackson sta facendo sul serio. Perchè Gilded, pubblicato lo scorso Maggio, nonostante lo si potrebbe considerare un esordio, è in realtà la realizzazione di sogno, un nuovo inizio dopo qualche pubblicazione uscita in sordina. Una casa discografica come la Anti e un produttore come Mike Ness (leader dei Social Distortion) sono sufficienti a far alzare l’attenzione ma anche le attese. Io, all’oscuro di tutto questo ma già vittima di Motorcycle, mi sono lasciato conquistare da Jade Jackson e il suo Gilded.

Jade Jackson
Jade Jackson

Aden apre l’album anticipando le sonorità dell’album. La voce ruvida della Jackson ci introduce in un’atmosfera tanto cara al country rock americano. Tra le chitarre si snoda una storia d’amore tormentata che ben si addice allo stile personale della cantautrice, “I’m alone / ‘Cause my baby, he’s gone / Ain’t no place feels like home to me / Aden, please / Don’t make me move on / I’ve never loved anyone“. La successiva Back When è malinconica e profonda. Una delle canzoni più emozionanti di questo album, che trasmette un senso di nostalgia, una consapevolezza che quei tempi non torneranno più, “I wanna go back to the post office / Sort through the thrown away mail / Back when we’d climb up on the roof of / The old town jail / Back when we smiled, we were beamin’ / And when we cried, we wailed“. Bridges è una preghiera a Dio cantata inizialmente con un filo di voce ma continua in un crescendo disperato. Questa è la miglior prova di talento di questo album, dove Jade Jackson mostra le sue carte, “Lord when will my lessons be learned? / Let me walk o’er the bridges I’ve burned / Lord when will my tides turn? / Let me walk o’er the bridges I’ve burned“. La vibrante Finish Line è una straordinaria ballata country. C’è voglia di riscatto in questa canzone, una sintesi dello spirito americano veicolato dalla sua canzone più immediata e orecchiabile, “I saw the way they looked and I heard them laugh / They couldn’t wait to talk until I turned my back / Well I won’t be that bitter taste in their mouths / So I ain’t never going back to your family’s house“. Troubled End si potrebbe definire una murder ballad e mette in luce una Jackson diversa ma perfettamente a suo agio. La sua voce si fa più calda e suadente, rivelandosi più versatile di quanto non sembri, “He took one look at her / And knew she was the one / She didn’t know her troubled end / Had just begun“. Decisamente più rock di quanto fatto sentire finora è Good Time Gone. Jade Jackson indossa i panni di cattiva ragazza e le calzano a pennello. Ottimo diversivo, “We stopped at the willow / Outside the gate / At the time well / It didn’t seem late / The devil makes three, whisky makes four / Jack then Jim, Evan Williams then the floor“. Salt To Sugar è un’altra ballata dalle atmosfere intense dove la voce della Jackson è una preghiera. Un’interpretazione emozionante al di là del testo e della musica, “And I can’t go back / I’ve gone too far / Got in a wreck and totaled my car / And I can’t escape / Or either go on / The rails on the bridge were a little too strong“. No Guarantees è segnata dai tormenti dell’amore. Una canzone che suona come un inno giovane, un inno di libertà e passione, “It’s not hard to be unfaithful / Ah, the things a heart is capable of / It’s not hard being unstable / ‘Cause there’s no guarantees in love / There are no guarantees in love“. Tutto il fascino di questo album si potrebbe racchiudere nella sola Motorcycle. Un giro di chitarra che evoca lente cavalcate in sella ad una moto, la voce della Jackson è ruvida quanto basta. Un mix perfetto, “I gotta move / Like the waters in the river / Where the lakes and the ocean mix / Please understand / I feel my boot heels sink in quick sand / Baby every time we kiss / So I must go / And I can’t move slow“. La title track Gilded è la canzone più poetica di questo album. Un ritornello che ti viene voglia di cantarlo appena lo senti. Una boccata di aria fresca, in piena libertà, “Yeah, you took those young days from me / Unlatched the cage, set the wild bird free / Then your silver tongue gilded her wings / Sent her flying to fall beneath“. Chiude l’album il country rock di Better Off. Un’energica canzone che riaccende l’album prima delle ultime note, consapevoli di ricominciare dall’inizio un’altra volta, “I realize / That you can’t comprehend / If I don’t make it now / I’ll lose myself again / Why are you not trying to / Mend these broken wings? / I need somebody who’ll / Smile when I sing“.

Per Jade Jackson non è un semplice esordio questo Gilded, lo stesso vale per chi ascolta. Si percepisce uno stile ben delineato, forse ancora da raffinare ma Jade Jackson è sicura di sé. Lo può essere solo chi ha alle spalle tante canzoni che vanno a costruire una solida base su cui fondare un album come questo. Gilded mostra tutto il potenziale di un’artista che può solo migliorare ed essere in grado di muoversi a piacere tra country e rock, rimanendo ancorata alla tradizione americana e al caldo sole della California. Ascoltare Motorcycle è un buon modo per cominciare questo viaggio in compagnia di Jade.

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Vivere uccide

Questo album è uscito circa un anno fa ma solo in queste settimane ho scelto di ascoltarlo per intero, dopo qualche assaggio qua e là. New City Blues segna l’esordio della cantautrice americana e figlia d’arte Aubrie Sellers. Basta qualche ascolto di alcune sue canzoni per rimanere attratti dal suo mix country rock e blues carico di energia e sentimento. Fin da subito si intuisce che le premesse per un album da ascoltare a rotazione ci sono tutte. Cercavo un album che vibrasse di chitarre rock e Aubrie Sellers è arrivata nel momento giusto, con il suo stile un po’ dark e misterioso.

Aubrie Sellers
Aubrie Sellers

Si parte bene con la trascinante Light Of Day. La voce della Sellers è affascinate e dà alla canzone quel qualcosa in più, muovendosi tra il ritmo della batteria e le chitarre. Un inizio rock che ci attrae verso il resto dell’album, “Running out of time / Running out of gas / Lucky as a mirror with a broken glass / Now I know what they mean when they say / Sure gets dark before the light of day“. L’irresistibile blues rock di Sit Here And Cry è un singolo perfetto. Orecchiabile e accattivante, una canzone bella energica ha tutto il sapore del buon rock a stelle e strisce. Aubrie Seller dimostra di saperci fare, “Better tell the boss I can’t come in / At least not until you love me again / Mommy’s gonna get a little bit tired / But it’s okay, it’s alright / It don’t take a whole lot of cash / To sit here and cry til you come back“. La successiva Paper Doll è un vibrante rock, che anche se non brilla di originalità e comunque ben confezionato. La Sellers ci mette tanta buona energia e il resto della band la segue in un’esplosione di chitarre, “All you are is a paper doll / Cardboard cutout / Just like all the rest of them / That don’t know how to stand out / From that one-trick crowd / Oh you’re just a paper doll, doll / Dressing up / Go put on your cheap makeup“. L’altra faccia della Sellers, più country e malinconica inizia a venire fuori con Losing Ground. La sua voce è dolce e ferma, la musica è perfetta, ogni cosa è al suo posto. Da ascoltare, “Guess you could say I’m getting used to it / One day I’m fine the next I’m in a ditch / But I’m not crazy / I’m just losing ground“. Magazines è una brillante e ironica canzone sulle notizie sensazionali delle riviste. Un bel ritmo e la consueta orecchiabilità, rendono questo brano uno dei più piacevoli da ascoltare di questo esordio, “How to lose twenty-five pounds today / How to make a million the easy way / Forty-five is the new eighteen / Read all about it in a magazine“. Segue il pop rock incalzante di Dreaming in The Day che si illumina con la voce della Sellers. Una canzone spensierata e sognante come da titolo che anche questa volta fa centro, “Last night, no it didn’t stop with the sunshine / Find myself sitting at a green light / My mind and that song play / Got me dreaming in the day / Dreaming in the day“. Liar Liar è una delle canzoni che preferisco di questo album. Oscura e affascinante con un traccia di rabbia. La voce della Sellers è conturbante e dà alla canzone una sfumatura particolare, “Liar, liar / Womanizer / Bargain bin / Romanticizer / Spin your web just like a spider does / Pants on fire / Flames get higher / Liar, liar“. Il lato più dolce e romantico viene fuori con Humming Song, che conferma il talento di questa cantautrice, capace di plasmare il suo stile in differenti canzoni, “You’d like to send her a letter but you know better / So you just flow without / I pick up up and read em when you’re not home / Singing“. Si ritorna al blues rock con Just To Be With You. Di nuovo le chitarre reclamano il loro spazio e Aubrie le insegue. Canzoni come questa sono l’anima dell’album e sono sempre interpretate con una carica giusta e coinvolgente, “I was walking by brand new dealer lots / So i hopped in a car and I wired it hot / I’m running 90 and if I get caught guess / I’ll tell the judge that I did it all just to be with you / Just to be with you just to be with you“. Aubrie Seller tira il freno a mano con la ballata rock People Talking. Una bella melodia ed un altrettanto bel ritornello si uniscono a creare una canzone davvero piacevole da ascoltare, “People talking never make a sound / My ears only burn when they’re not around / Go on believing what am I to do / It’s only people talking it’s not true“. La successiva Something Special è la più romantica dell’album. La voce della Sellers si fa dolce ed elegante come mai prima. Un testo che evoca immagini semplici ma che trasmettono serenità e amore. Ben fatto, “We could go down to the lake / Throw off our shoes / Jump into the water like there’s nothing to lose / Sky don’t get no bluer, love don’t get no truer than this / Then you could wrap me in a blanket / And steal a kiss“. Loveless Rolling Stone torna alle chitarre rock che caratterizzano questo album. Aubrie Sellers ancora una volta, insieme alla sua band, fa un ottimo lavoro confezionando un brano davvero molto buono, “I still taste the sweetness of your kiss / Like honeysuckle on a springtime vine / It’s true that you still have me / The road reminds me all the time / That once / I even called you mine“. Si prosegue con Like The Rain che ricalca le melodie più morbide del country americano. Sonorità malinconiche e una voce delicata, ci cullano tra le loro braccia sicure. Niente di più, niente di meno, “He’s like the rain / A beautiful storm that washes me away / And I could move on / But I just sit and wait for better weather / When everybody says he’ll never change / ‘Cause he’s like the rain“. Si chiude con Living Is Killing Me, country rock tirato e travolgente. Aubrie Sellers finisce così come aveva aperto questo album e confermando, una volta di più, di avere un’anima rock, “Walking home the street is broken / Clouds of smoke leaving me choking / Oh saint people please save a place for me / Cause living is killing me / Living is killing me“. Si aggiungono come bonus tracks la dolce e malinconica In My Room dei Beach Boys e un’altra bella cover, The Way I Feel Inside degli The Zombies.

New City Blues è a tutti gli effetti un buon esordio, che mescola sonorità rock, country e blues riuscendo ad alternare momenti di energia e di rabbia, ad altri più dolci e riflessivi. Aubrie Sellers prova a dare uno stile tutto suo alle canzoni e a volte di riesce soprattutto grazie alla sua voce, altre volte meno ma in esordio tutto è perdonato. New City Blues è un album da ascoltare magari in viaggio, in grado di ricaricare quelle batterie che ognuno ha dentro. Aubrie Sellers è sicuramente un’artista da seguire in futuro che ha nelle sfumature blues della sua voce il suo segreto e la sua forza.

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La ragazza di campagna

Le immancabili classifiche di fine anno sono una buona occasione per dare un’occhiata a quali album ci siamo lasciati scappare. Anche se questo Midwest Farmer’s Daughter della cantautrice country Margo Price era già giunto alle mie orecchie diversi mesi fa, solo di recente ho deciso di approfondire la sua conoscenza. Tra i migliori album del 2016 lei compariva quasi sempre e la mia sensazione di essermi perso qualcosa di veramente buono è cresciuta dentro di me. La mia fame di musica ha fatto il resto. Ecco dunque il tanto apprezzato esordio di Margo Price, che si presenta sotto il segno del country più tradizionale che esista, quasi fuori dal tempo.

Margo Price
Margo Price

Si comincia con la bella Hands Of Time che racconta la storia di una donna in cerca di fortuna, un po’ autobiografica. Una ballata country che suona come un classico, lasciando quel buon sapore in bocca dei bei tempi andati, “Cause all I want to do is make a little cash / Cause I worked all the bad jobs busting my ass / I want to buy back the farm / And bring my mama home some wine / And turn back the clock on the cruel hands of time“. Con About The Find Out si fa spazio il country blues che scorre nelle vene della Price, che mette in mostra il suo talento di cantautrice. Una canzone che attacca i le persone piene di sé con intelligenza e ironia, “Tell me what does your pride taste like honey / Or haven’t you tried it out? / It’s better than the taste of a boot in your face / Without any shadow of a doubt“. Segue Tennessee Song , un inno country che ci tiene incollati all’ascolto. C’è un richiamo al southern rock che fa sempre piacere trovare ed un’interpretazione sempre intensa e sentita, “The future ain’t what it used to be / Let’s go back to Tennessee / Mountain high and valley low / Let’s build down where the waters flow“. C’è anche spazio per ballate malinconiche e solitarie come Since You Put Me Down. Ancora qualche accenno autobiografico che delinea una spiccata sensibilità e attenzione. Una delle migliori canzoni di questo album, “I killed the angel on my shoulder with a handle of tequila / So I wouldn’t have to spend my nights alone, all alone / I killed the angel on my shoulder / Since you left me for another / I’ve been trying to turn this broken heart to stone“. Four Years Of Chances racconta la storia di una donna che abbandona il marito dopo quattro anni di sopportazione. La Price si sente a proprio agio in canzoni come questa e tutto è cosi perfetto e irresistibile, “I gave you four years of chances / To try to be your wife / I cleaned your shirts / And cooked up your supper / But you stayed out late at night / I gave you four years of chances / To try and fill a happy home / But now one more may as well be / A million and one“. This Town Gets Around è un bel country, che racconta proprio come è fare questo genere di musica là a Nashville. Margo Price dà prova di saper esprimere quel sentimento che il country porta con sé, con sincerità ed energia, “I can’t count all the times I’ve been had / Now I know much better than to let that make me mad / I don’t let none of that get me down / From what I’ve found this town gets around“. Con How The Mighty Have Fallen si ritorna verso ballate senza tempo. Una canzone malinconica con una bell’accompagnamento musicale che esalta la performance vocale della Price, “I never meant to keep you / From being you / But I know that’s an easier thing / To say than do / You brushed me off / And said I’d never grow / Now that you’re on your knees / You’re smaller than before“. Spazio anche al country rock con Weekender, storia di ordinaria vita dentro e fuori dal carcere. Margo Price esplora tutte le sfumature del country e delle sue storie con rinnovata energia, “Cause I’m just a weekender / In the Davidson County Jail / And my old man, he ain’t got the cash / To even go my bail / Should have listened to my mama / And quit my life of sin / Before I went backsliding again“. La trascinante Hurtin’ (On The Bottle) segna il punto più alto dell’album. Il primo singolo di questo album è un country rock orecchiabile e accattivante con una Price scatenata. Da ascoltare, “I put a hurtin’ on the bottle / Baby now I’m blind enough to see / I’ve been drinking whiskey like it’s water / But that don’t touch the pain you put on me“. La bella e breve World’s Greatest Loser è un piccolo gioiellino per semplicità e purezza, anche da un punto di vista esclusivamente del testo, “I’m losing weight, I’m losing sleep / And all the things I just can’t keep / I’m losing ground, I’m losing time / But if I lost you I’d lose my mind“. In aggiunta alla tracklist originale c’è Desperate and Depressed che si appoggia quasi esclusivamente sulla voce della Price. Una canzone sulla difficile strada che porta al successo, un’interpretazione intensa e disperata, “Momma never told me / That things would be this way / Daddy tried to warn me / That there’d be hell to pay / But if I can’t find the money / Then I can’t buy the lie / Oh, ten percent of nothing / Ain’t a dime“.

Midwest Farmer’s Daughter sarà anche l’album d’esordio di Margo Price ma ha alle spalle anni di vita vissuta. Il suo country non bada alle mode, anzi, va a cercare qualcosa che con il tempo è andato perduto. Un ritorno alle origini, sempre piacevole da ascoltare interpretato con una forza ed una genuinità rare. Il  mondo di Margo Price è un modo appassionato ma difficile, dove il passato torna nel presente con il suo prezzo da pagare. Questo Midwest Farmer’s Daughter potrebbe già avere un seguito entro l’anno e questa volta non me lo lascerò scappare. Non fatelo nemmeno voi, è un consiglio.

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