Il numero perfetto (Trecento)

Sono passati quasi quattro anni esatti da quando per la prima volta ascoltai i London Grammar, poco prima del loro esordio intitolato If You Wait (Ancora un attimo). I tre ragazzi inglesi, Hannah Reid, Dot Major e Dan Rothman, si sono presi tutto il tempo necessario per realizzare il loro secondo album, uscito lo scorso mese e intitolato Truth Is A Beautiful Thing. Non posso nascondere che il ritorno del London Grammar era uno dei più attesi dell’anno, perché l’eccezionale esordio ha alzato l’asticella delle aspettative. C’era anche la curiosità di scoprire se il gruppo avrebbe intrapreso la via di un pop più commerciale o sarebbe rimasto in un contesto alternative, confermando così le sensazioni di If You Wait. La verità è una cosa bella e per scoprirla basta ascoltare il nuovo album del talentuoso trio inglese.

London Grammar
London Grammar

Rooting For You ci accoglie nel nuovo album facendoci scivolare dolcemente sulla voce della Reid. La musica è essenziale e maestosità del canto è la chiave della canzone. Impossibile rimanere indifferenti di fronte ad un talento così cristallino, “It is only, you are the only thing I’ve ever truly known / So, I hesitate, if I can act the same for you / And my darlin’, I’ll be rooting for you / And my darlin’, I’ll be rooting for you“. La successiva Big Picture è un altro brillante brano in perfetto stile London Grammar. Spruzzate di elettronica centellinate e ben dosate sono un tappeto rosso per Hannah Reid. Una delle canzoni più accattivanti e immediate dell’album, “Only now do I see the big picture / But I swear that these scars are fine / Only you could have hurt me in this perfect way tonight / I might be blind, but you’ve told me the difference / Between mistakes and what you just meant for me“. Anche Wild Eyed viaggia sullo stesso binario. Questa volta le sonorità sono più distese e rarefatte, con consistenti echi dell’esordio. Si tratta di uno dei brani di questo album più vicini a quelli del precedente If You Wait, “Sun suffocate the atmosphere / But I’m safe with you far away from you / Another fire through another open door / It’s what I’m living for”. Oh Woman Oh Man è probabilmente la canzone più rappresentativa del nuovo corso della band. C’è sempre la Reid al centro e la musica le gira intorno, un impatto quasi cinematografico, dinamico. Una grande prova corale che forma una delle migliori canzoni di questo album, “Oh woman, oh man / Choose a path for a child / Great mirrored plans / Oh woman, oh man / Take a devil by the hands through / Yellow sands“. Questo aspetto quasi teatrale delle nuove canzoni trova il suo apice in Hell To The Liars. La voce soave della Reid dà il via ad un crescendo sempre più inteso e magnificente. La musica è essenziale ma ben studiata. Da ascoltare, “Those who are born with love / Here’s to you trying / And I’m no better than those I judge / With all my suffering“. Potrebbe essere una potenziale hit, Everyone Else, con il suo ritornello orecchiabile e il beat in sottofondo. La velocità dei Londo Grammar e lenta ma costante, una sorta di moto perpetuo, “I’m flying away from fire / And I’m running from the known / I see the most beautiful colors here / In a terrifying storm“. No Believer si srotola su pulsazioni elettroniche new wave. Hannah Reid tiene le redini della canzone, muovendosi tra distorsioni della voce che, di fatto, ne fanno una delle più innovative per il gruppo, “All that we are, all that we need / They’re different things / Oh, maybe what we are and what we need / They’re different things“. La successiva Bones Of Ribbon è una lenta cavalcata, malinconica ricamata sulla voce inimitabile della bionda leader. Una canzone che cresce pian piano, quasi ipnotica, “They found me there in the sands / Bones of ribbon in my hand / Whites went blue, and then went yellow / And your feet don’t stop me now / Feet don’t stop me now“. Who Am I non può fare a meno della voce della Reid. Si finisce per rimanerne incantati. I rintocchi di Rothman e Major l’accompagnano sempre con discrezione, arricchendo e amplificando il suo talento, “All my love in the dark / Be close but miles apart / And I am trying my best / To fit in with the rest“. Leave The War With Me ritorna sulle sonorità del primo album, puntando sul ritmo e le atmosfere notturne. Tutto si incastra alla perfezione, ogni dettaglio è curato, “Fair trials, they don’t exist my friend / Only a circus in my mind / Judgement’s gone and there’s no love again / But it’s my way ‘till the end of time“. Chiude la title track Truth Is A Beautiful Thing che è un po’ il manifesto dell’album. Un pianoforte apre la strada alla Reid che con voce calda sembra volerci confortare. Sempre in controllo, sempre perfetta con sfumature soul più accentuate, “Hold your heart, hold your hand / Would be to me, the greatest thing / To hold your heart, to hold your hand / Would be to me, the bravest thing“. La versione deluxe si arricchisce di altri brani inediti (Control e What A Day su tutte), alcune demo e una cover live di Bitter Sweet Symphony, un classico dei The Verve.

I London Grammar con Truth Is A Beautiful Thing non si prendono il rischio, né la responsabilità di cambiare ma affrontano l’atteso ritorno nel migliore dei modi. La voce di Hannah Reid viene sfruttata al meglio, in tutte le sue sfumature, riuscendo così a toccare le corde giuste anche dei cuori più duri, facendo salire più di un brivido lungo la schiena. Tutte le canzoni vanno oltre i quattro minuti di durata, denotando così la volontà di dare una connotazione epica, cinematografica alla loro musica. La velocità è costante, i colori sono quelli della notte. Tutto è pulito e perfetto. Chi avrebbe voluto ascoltare qualcosa di diverso dal loro esordio, potrebbe rimanere deluso ma chi voleva semplicemente tornare ad ascoltare i London Grammar ne rimarrà nuovamente affascinato. Non c’è più nessun dubbio ora che questi tre ragazzi siano una delle band più interessanti e di talento degli ultimi anni.

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Mi ritorni in mente, ep. 42

L’anno musicale comincia a delinearsi, uscita dopo uscita, novità dopo novità. Tra vecchie e nuove conoscenze ci sono diversi appuntamenti da segnare sul calendario. Anche se ancora non c’è una data certa, il secondo album dei London Grammar vedrà la luce quest’anno ed è anticipato dal singolo Rooting For You. Il brano è accompagnato da una bella versione live nella quale si può apprezzare al meglio la straordinaria voce di Hannah Reid. La compagine inglese è chiamata a bissare l’ottimo esordio If You Wait del 2013.

Il gruppo olandese Mister And Mississippi dopo due album all’insegna del folk pop dal sapore americano, sono pronti a tornare il 6 Aprile con il nuovo Mirage. Il cambio di sonorità è evidente ma non è detto che sia un male. Il gruppo capitanato da Maxime Barlag svolta verso un alternative rock, un po’ elettronico, un po’ psichedelico. Sono già due i singoli in circolazione, HAL9000 e Lush Looms. Qui sotto il video originale quanto inquietante di HAL9000.

Mi ritorni in mente, ep. 10

Era da un po’ che volevo farlo. Ho cambiato la grafica al blog ed è la seconda volta che lo faccio. La prima volta mi ero stancato dei toni grigi e questa volta mi ero stancato dei toni scuri. Ho optato per qualcosa di più luminoso e colorato. Pensandoci era da perecchio tempo che questo blog aveva lo stesso tema. Con questo posso cambiare immagine di sfondo spesso a mio piacimento. Spero vi piaccia. Questo periodo è pieno di cambiamenti o almeno lo è per me. Alcuni non per mia volontà e altri per mia volontà ma sempre di cambiamenti si tratta. Non mi piace cambiare spesso ma sono contento di farlo se questo significa smettere con un’abitudine e iniziarne un’altra!

In questo periodo di cambiamenti e di stagioni di passaggio c’è una canzone che per non so quale motivo era rimasta nascosta da qualche parte. Sights dei London Grammar mi è come sfuggita ai primi ascolti. Poi mi è tornata in mente una melodia, un ritornello che non riuscivo a mettere a fuoco. Cercando tra la musica dei London Grammar l’ho ritrovato. Una bellissima canzone, malinconica, disperata, tesa, confortante. Grazie London Grammar, questo mio autunno lo devo anche un po’ a voi.

What did you do?
Wonder where your heart came from
What have you done?
My only friend keep on

Wonder will you
Turn into winter lights
Keeping your strength
Lightning gets dark at night

Ancora un attimo

Ultimamente mi sta capitando spesso. Vengo a conoscenza di un nuovo gruppo o un nuovo artista, che fino a quel momento ha pubblicato solo qualche canzone in altrettanti EP,  e mi ritrovo ad ascoltare subito dopo l’album d’esordio. Si può dire che è andata così anche nel caso dei London Grammar. Il loro è anche un caso da manuale. Infatti If You Wait (strano non l’abbiano intitolato semplicemente London Grammar) si presenta come una raccolta di canzoni già pubblicate in precedenza insieme ad altri inediti. Nonostante questo If You Wait è stato un album piuttosto atteso che doveva dimostrare che i tre ragazzi non si erano semplicemente fermati alle quasi-hit tratte dai loro EP. E hanno superato la prova.

London Grammar
London Grammar

L’album si apre con Hey Now che arriva direttamente dalla profondità della voce della leader Hannah Reid. Musica essenziale ha sostegno della voce della Reid, i London Grammar sono questo e non è poco come potrebbe sembrare, Hey Now ne è un’ottima dimostrazione, “Hey now, letters burning by my bed for you / Hey now, I can feel my instincts here for you“. Si continua con Stay Awake che ricalca la precedente, “Stay awake with me / You know I can’t just let you be”. Shyer propone qualcosa in più dal punto di vista musicale ma la Reid non cambia registro, nell’insieme è però una buona canzone, “I’m feeling shyer / And the world gets darker / Hold yourself a little higher / Breach that gap just through them“. Il pezzo forte resta Wasting My Young Years. La voce di Hannah Reid è più che mai emozionante e la musica che l’accompagna potrebbe perfino non esserci, “I’m wasting my young years / It doesn’t matter here / I’m chasing more ideas / It doesn’t matter here“. Sights dopo più ascolti svela un’anima dolce e malinconica più evidente che nel resto dell’album, “Wonder will you / Turn into winter lights / Keeping your strength / Lightning gets dark at night“. La canzone che può competere per la più bella è sicuramente il singolo Strong, “Excuse me for a while, / Turn a blind eye with a stare caught right in the middle / Have you wondered for a while”. Nightcall ribadisce la capacità della band di creare immagini notturne e supplicanti, un piccolo gioiellino, “There’s something inside you / It’s hard to explain / There’s something inside you boy / And you’re still the same“. La canzone più accattivante è indubbiamente Metal & Dust, lo dimostra la quantità di remix. La Reid colpisce a ritmo con il ritorello, “We argue, we don’t fight / Stay awake in the middle of the night / Stay awake in the middle of the night“. Interlude come da titolo vuole essere una canzone di rottura e lo è attraverso le atmosfere distese che fino ad ora abbiamo solo assaggiato, “Close your hand and run to the moon / Close your hand and run to the moon moon“. Flickers propone qualcosa di più rock anche se caratterizzato dalla ormai nota andatura dei London Grammar, “And every time I go bed / An image of you flickers in my head“. La traccia omonima dell’album chiude in bellezza e mette in mostra (come se ce ne fosse ancora bisogno) la voce di Hannah Reid, “And can you give me / Everything everything everything? / ‘Cause I can’t give you anything“.

In definitiva If You Wait aggiunge poco a quanto di buono ha fatto questo gruppo emergente. Sono stati paragonati a The xx per la musica e Hannah Reid a Florence Welch per la voce ovvero a due gruppi anglosassoni di maggiore interesse degli ultimi anni. I London Grammar hanno colto le caratteristiche di successo dei queste band per realizzare qualcosa di nuovo. Sono un giovane gruppo che è stato capace di mettere insieme un album più che convincente a metà strada tra la musica mainstream e qualcosa di più indie e meno orecchiabile, particolare che fa storecere il naso a chi si aspettava qualcosa di pià accessibile. Mi unisco anche io al coro di chi considera i London Grammar un gruppo con un futuro luminoso davanti a loro. Aspetto solo di ascoltare un album pensato dall’inizio alla fine per capire se hanno cartucce buone da sparare. Sono sicuro che ne hanno ancora.

Orizzonti

La musica non è chiusa per ferie. Infatti queste ultime settimane sono state ricche di anticipazioni riguardo alle novità musicali di questo autunno. Nella prossima stagione infatti ci saranno parecchie nuove uscite, alcune largamente anticipate altre delle vere e proprie sorprese e anche qualche esoridio. Tutto come sempre quindi, solo che quest’anno il caso vuole che parecchie uscite che mi interessano particolarmente siano concentrate nel periodo tra settembre e ottobre.

Cominciando da Agnes Obel che ha finalmente rivelato la copertina del nuovo album Aventine, rivelazione anticipata da quattro assaggi dei nuovi brani. Sono anticipazioni troppo belle per essere vere ma troppo corte per soddisfare l’appetito. A me e a moltissimi altri fan questi “scorci” fanno più male che bene. La data di uscita del secondo lavoro della cantautrice danese è fissata al 30 settembre e l’uscita del singolo The Curse non dovrebbe tardare ad arrivare. Questo qui sotto è il “glimpse” numero 3, il mio preferito ma è davvero difficile scegliere.

Il 9 settembre, prima di Agnes Obel, uscirà il disco d’esordio del trio inglese London Grammar. Scoperti di recente, come non ho mancato di riportare su questo blog, i London Grammar sono alla prova del nove. Il titolo dell album sarà If You Wait e conterrà le già conosciute Hey Now, Wasting My Young Years e Metal & Dust che insieme al resto della tracklist più bonus track eccetera arriverà a contare 17 brani. Non male per un esordio! Sono proprio curioso di alscoltare queste giovani promesse del pop rock inglese. Questo è il singolo Strong.

Anna Calvi, invece mi ha colto alla sprovvista. Sapevo bene che stesse registrando il nuovo album ma non avrei mai pensato uscisse così presto. Anche Anna Calvi è pronta con il suo secondo lavoro intitolato One Breath e uscirà il 7 ottobre. Per ora c’è solo un trailer di un minuto che ne anticipa le atmosfere. Anna Calvi sembra essere tornata con tutta la sua forza ancora intatatta e dopo l’acclamato album omonimo la pressione è tutta su di lei. Sono sicuro che la Calvi non ci deluderà. Ascoltare per credere.

C’è dell’altro? Sì c’è ancora qualcosa. In realtà questo singolo intitolato Wings mi ha fatto ritornare alla mente una giovanissima cantautrice, ovvero Birdy. Non avevo mai ascoltato nulla di suo e forse è giunto il momento di farlo. Devo correre ai ripari e ascoltarmi il suo album d’esordio e poi fiondarmi del prossimo Fire Within anticipato da questo singolo. Ho letto e sentito parlare molto bene di Birdy, perchè dunque non concedergli un ascolto?

Ok, credo di aver finito. Almeno per ora. Nell’attesa mi sto ascoltando Rockferry di Duffy e devo ammettere che è un album molto piacevole. Dato che l’estate e le ferie concedono qualche momento di tempo libero in più, sto anche ascoltando Good Music dei gallesi Colorama. Si stanno rivelando molto interessanti anche loro. Quando sarà il momento scriverò quali saranno le mie impressioni su questi due album prima di tuffarmi nel mare delle nuove uscite che si vedono in lontananza.

Grammatica londinese

Scoperti quasi per caso, questo trio di ragazzi inglesi, potrebbe riservarci delle piacevoli sorprese per il futuro. I London Grammar sono un giovanissimo gruppo rock, o art-rock, agli esordi. Finora hanno pubblicato un pugno di canzoni raccolte nel loro primo EP Metal & Dust, uscito nel Febbraio di quest’anno. Le loro sonorità sono ispirate dalle notti cittadine tipiche londinesi, come vuole il loro nome e anche alle esprienze personali dei suoi membri. La band è formata da Hannah Reid, Dot Major e Dan Rothman. La cantante Hannah ricorda Florence Welch ed è sufficiente per capire le potenzialità della ragazza. Ho ascoltato con piacere i quattro brani contenuti nel loro EP ovvero Metal & Dust, Wasting My Young Years, Darling Are You Gonna Leave Me e Hey Now.

London Grammar
London Grammar

Nell’attesa di ascoltare il loro primo album mi ascolto il loro EP e in particolare la bella Wasting My Young Years. Una canzone quasi dal piglio classico ma per qualche motivo profondamente moderna che mostra le capacità e la forza espressiva di Hannah Reid. Un gruppo da tenere d’occhio per i prossimi mesi e anni.