Non mi giudicate – 2015

Avanti un altro. Anche quest’anno è diventato vecchio quanto gli altri ed è ora di cambiarlo. Come ogni trecentrosessantacinque giorni ci ritroveremo festeggiare l’arrivo di un anno migliore di questo. O almeno si spera. Il mondo cambia e forse noi non siamo pronti, forse non lo saremo mai. L’importante è cercare di passare il guado e anche questa volta pare che l’abbiamo sfangata. Me lo auguro sia così per tutti voi. Non resta che rimboccarci le maniche e affrontare altri trecentrosessantacinque (anzi trecentrosessantasei questa volta) giorni con rinnovato entusiasmo, come succedeva sempre ad ogni Settembre di fronte al nuovo anno scolastico. Ma basta con questa digressione, meglio voltarsi indietro per l’ultima volta e vedere un po’ cosa ci ha offerto di bello quest’anno di musica. Per la prima volta in questo blog ho deciso di premiare alcuni artisti o album che mi sono particolaremente piaciuti, ispirandomi ai premi NBA. Non mi piace dare voti o fare classifiche ma faccio uno strappo alla regola (“Sono abitudinario, non mi giudicate, siete come me” cit.). Ovviamente per decretare chi è meglio di chi avrei dovuto ascoltare tutta la musica uscita quest’anno, nessuno escluso. Come avrei potuto farlo? A mancare è soprattutto il tempo ma anche la voglia di ascoltare tutto (ma proprio tutto). Dunque la mia è una visione ristretta a ciò che ho voluto e potuto ascoltare dal primo Gennaio a oggi. Chi non è d’accordo… bhè se ne faccia una ragione.

  • Most Valuable Player: Laura Marling
    Quest’anno è iniziato con un grande ritorno. Quello di Laura Marling, sempre meravigliosa nonostante abbia ritoccato il suo sound. Avere venticinque anni e cinque ottimi album alle spalle non è cosa da tutti. Soprattutto essere già diventati così influenti è ancora più raro. La migliore.
    Laura Marling – False Hope
  • Most Valuable Album: How Big How Blue How Beautiful
    I Florence + The Machine quest’anno hanno sfornato un album grandioso. Un grande riscatto, carico di emozioni ed energia. Florence Welch con la sua voce domina incontrastata, inimitabile e unica. Senza dubbio l’album più forte dell’anno, da ascoltare se non l’avete ancora fatto.
    Florence + The Machine – Delilah
  • Best Pop Album: Light Out The Dark
    Il secondo album Gabrielle Aplin è convincente e lancia la giovane cantautrice inglese tra quegli artisti da tenere assolutamente d’occhio in futuro. Anzi forse il futuro è già qui. Io ho avuto la fortuna di scoprirla agli esordi, prima del suo debutto e sono molto contento che abbia trovato la sua strada.
    Gabrielle Aplin – Light Up The Dark
  • Best Folk Album: The Firewatcher’s Daughter
    Forse considerare folk The Firewatcher’s Daughter è riduttivo, lo stesso vale per Brandi Carlile ma dovevo assolutamente inserire la cantautrice americana in questa lista. Brandi Carlile migliora con gli anni e il successo di questo album se lo merita pienamente. Una voce emozionante senza eguali.
    Brandi Carlile – Wherever Is Your Heart
  • Best Singer/Songwriter Album: Tied To The Moon
    Rachel Sermanni è tornata con Tied To The Moon, riconfermandosi come cantautrice di talento e sensibilità. Anche per lei è arrivato il momento di cambiare sound ma lo fa con attenzione senza strappi con il passato. Voce e chitarra acustica è una ricetta semplice ma eccezionale quando si parla di questa giovane cantautrice scozzese.
    Rachel Sermanni – Banks Are Broken
  • Rookie of the Year: Lael Neale
    Tra gli esordi di quest’anno è difficile scegliere quale sia il migliore. Voglio premiare la cantautrice americana Lael Neale che con il suo I’ll Be Your Man ha dimostrato di saper scrivere canzoni magiche ed emozionanti. Spero per lei che in futuro possa avere più visibilità perchè è un’artista che non merita di stare nascosta.
    Lael Neale – To Be Sad
  • Sixth Man of the Year: Kacey Musgraves
    Per sesto uomo si intende colui il quale parte dalla panchina ma dimostra di avere un ruolo importante nella squadra. Kacey Musgraves partiva da un buon album ma niente di eccezionale. L’avevo quasi accantonata quando il suo secondo Pageant Material la eleva a country star. Kacey saprà sicuramente deliziarvi con la sua musica.
    Kacey Musgraves – Are You Sure ft. Willie Nelson
  • Defensive Player of the Year:  The Weather Station
    Ovvero l’artista più “difensivo”. Tamara Lindeman e il suo Loyalty la riconferma come cantautrice intima e familiare. Sempre delicata, non cerca visibilità e successo ma solo un orecchio al quale porgere le sue confidenze. Un piacere ascoltare The Weather Station e lasciarsi abbracciare dalla sua musica.
    The Weather Station – Way It Is, Way It Could Be
  • Most Improved Player: The Staves
    Niente da dire. Le tre sorelle inglesi Staveley-Taylor sotto l’ala di Justin Vernon hanno fatto un album che ruba la scena al buon esordio. If I Was è malinconico ma anche rock, le The Staves non sono mai state così convincenti e abili. Speriamo che in futuro la collaborazione di ripeta perchè abbiamo bisogno di voci come quelle di Jessica, Emlily e Camilla.
    The Staves – Steady
  • Throwback Album of the Year: Blonde
    L’album Blonde della cantautrice canadese Cœur de pirate è del 2011 ma solo quest’anno ho avuto il piacere di ascoltarlo. L’ho ascoltato a ripetizione per settimane, catturato dalla voce dolce e dai testi in francese di Béatrice Martin. Un album pop dal gusto retrò che ha trovato il suo erede (più contemporaneo) in Roses, pubblicato quest’anno.
    Cœur de pirate – Ava
  • Earworm of the Year: Biscuits
    Non avrei voluto che un’artista apparisse in due categorie diverse ma non posso fare a meno di premiare Biscuits di Kacey Musgraves. Mi ha martellato la testa per settimane.“Just hoe your own row and raise your own babies / Smoke your own smoke and grow your own daisies / Mend your own fences and own your own crazy / Mind your own biscuits and life will be gravy / Mind your own biscuits and life will be gravy“.
    Kacey Musgraves – Biscuits
  • Most Valuable Book: Moby Dick
    In questo blog, saltuariamente, scrivo anche di libri. Non tutti quelli che leggo durante l’anno ma quasi. Senza dubbio Moby Dick è il migliore. Un classico, un libro a tutto tondo. Non è una semplice storia, non è un avventura ma un’esperienza come lettore. Un’enciclopedia sulle balene, dialoghi teatrali, scene comiche e drammatiche, digressioni filosofiche. Tutto in un solo libro.

A conti fatti, ho premiato un po’ tutti. Chi è rimasto escluso è solo perchè altrimenti avrei dovuto inventarmi una categoria per ognuno di essi! Sarebbe stato sinceramente un po’ patetico oltre che inutile. Un altro anno è qui davanti, carico di musica nuova e meno nuova da ascoltare e riascoltare. Ci saranno tanti graditi ritorni…

Buon 2016.
Anno bisesto, anno funesto. 😀

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Eclissi personale

Lo scorso anno, dopo un tira e molla, presi la decisione di ascoltare il secondo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman e del suo progetto che porta avanti sotto il nome di The Weather Station. L’album che ascoltai era All Of It Was Mine del 2011. Rimasi così affascinato dalla voce sommessa e dai testi semplici e poetici della Lindeman che lo scorso autunno non mi sono lasciato scappare What Am I Going To Do With Everything I Know, una via di mezzo tra un EP e un album. In quel momento ho avuto la conferma di quanto fosse speciale The Weather Station e quanto ancora poteva regalarci questa straordinaria artista. La notizia dell’uscita del terzo album intitolato Loyalty era una di quelle da segnarsi sul calendario. Eccolo dunque questo Loyalty che si presenta con in copertina Tamara Lindeman rivolta di spalle che guarda all’orizzonte, quasi a volersi nascondere e a lasciare spazio alla sua musica, la sua voce e i suoi testi.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

L’album si apre con Way It Is, Way It Could Be. Una canzone capace di riscaldare una fredda giornata d’inverno, la voce della Lindeman scivola via impalpabile tra le morbide melodie di questo brano, “You looked small in your coat, one hand up on the window, / so long now you’d been lost in thought. / No snow on the road – we’d been lucky, / and it looked like we would be well past Orléans / and past Montmagny, the road giving way to river / the frozen Saint Lawrence white and blue“. La titletrack Loyalty è straordinariamente intima e profonda, tutte caratteristiche peculiari della musica dei The Weather Station. Non si può fare a meno di rimanere incantati ad ascoltare, “There’s a loneliness – I don’t lose sight of it. / Like a high distant satellite, / one side in shadow, one in light. / But I didn’t mind to be alone that night, in a city / I’d never seen – all these skyscrapers pooling on a prairie“. Floodplain è più solare, una boccata d’aria fresca. Si sente anche il ritmo di una batteria, come un cuore che batte. Un altro brano molto bello, “Could it really be so effortless, / all in my sight, many hillsides – / green and black and distant, and rivers serpentine, glinting“. Shy Woman è uno dei momenti più alti di questo album. Atmosfere familiari e rassicuranti, abbracciate della voce sempre sotto traccia della Lindeman. Un piccolo gioiellino anche, e soprattutto, per il testo, “Ice on the trees since New Year’s Eve, / coming down in white sheets. / All white power lines, / swaying high and heavy. / You were staring out, your eyes real straight – / like nothing touches you these days“. Con Personal Eclipse si torna a sentire con più forza i The Weather Station del precedente album, più lenti e acustici. Una canzone nostalgica, un diario di un viaggio negli Stati Uniti, “I remember the smoky cups of coffee at the continental divide, / mesas rose up there beside me. I felt like I’d arrived. / I walked on the streets of California in the wail of car alarms. / Men would shout out to me passing, a stranger with crossed arms“. Life’s Work è tra le più belle di questo album. Tamara sembra parlare a tu per tu con l’ascoltatore accompagnata da una melodia sognante nella quale si districa un testo più criptico rispetto ai brani precendenti, “I listened; I always did listen to you. / Singing all the way through – / your life’s work: passion, caution, timing“. Like Sisters è in assoluto la canzone che preferisco tra quelle di questa straordinaria artista. La capacità della Lindeman di scrivere testi chiari e semplici ma estremamente poetici, qui è nella sua migliore espressione. Dalla sua voce traspare un’emozione che non è facile veder emergere con questa forza in questa cantautrice. Un piccolo capolavoro, il cuore di questo album, “When she moved out, sometimes he’d call me; / I never should have answered. / Sometimes you give, you’re giving all you have, / and sometimes you’re the taker..“. I Mined è delicata e evanescente. Una canzone folk nella quale la Lindeman prova a giocare con la voce ma sempre moderatamente, come di consueto, “All through the night and down in your eyes, / I mined and mined and mined. / Given time, what I looked for I would find; / I was right, I was right, I was right“. Tapes è un blues che rappresenta un’eccezione. Poche parole e un canto melodioso si trascinano meravigliosamente per più di quattro minuti, “Years ago, walking alone, / you sang ‘Oh.’ / In your high strange voice, / your feet scuffing along the pavement. / Trying to sing what you meant, / late at night – it was too important“. I Could Only Stand By è l’ennesima bella canzone, dal sapore americano. Ancora una volta Tamara ci incanta e ci rapisce nel suo mondo intimo e familiare di sempre, “I stood beside you, thin as a kite, wincing in the wind’s cool bite. / Telling me you’ll never get nothing right. / Laughing as you said it, in the low sunlight – / so brief in November, and impossibly bright“. Chiude l’album la breve At Full Height e qui mi fermerei con le parole. Non si poteva chiudere meglio questo album e io non vorrei rovinare il finale, “Like air so cold it hurts to breathe it. / And the colour comes to my face. / And I don’t tell my mother, I don’t tell my sister, / something so tender I’d rather not speak it, / even when I know it – that he’s mine“.

Loyalty non è un album da ascoltare più e più volte fino a consumarlo ma è un album da ascoltare quando se ne sente il bisogno. Qualcosa di fragile e prezioso che non vorremmo sciupare. Ogni ascolto è un passo verso l’anima di Tamara Lindeman, sembra di vedere quello che vede lei, quello che sente. I suoi testi non sono frasi fatte o volutamente criptici ma sono semplici, con parole ed espressioni di uso comune. Vuole parlarci a tu per tu ma senza impressionarci o sorprenderci. La sua musica è come un diario, intimo e volte prevedibile ma fatto di piccole gioie e momenti tristi. La sua voce sembra nascondesi meno all’ascolto rispetto al passato ma non prende mai il sopravvento, non focalizza l’attenzione. The Weather Station prova con questo album ad avere più visibilità al di fuori dal Canada e spero la possa avere, perchè meriterebbe di più. Tamara Lindeman si conferma una cantautrice unica nel suo genere dalla delicatezza e sensibilità, nonchè talento, eccezionali.

Mi ritorni in mente, ep. 25

La scorsa settimana il gruppo britannico Ellen And The Escapades ha annunciato ufficalmente di essersi sciolto. Da tempo di vociferava che il loro secondo album sarebbe uscito quest’anno e contenesse il singolo Lost Cause ma è evidente che qualcosa è andato storto. Quali siano i motivi non è dato saperlo. Mi dispiace non poter tornare ad ascoltare nuove canzoni da questo gruppo. Lo scorso anno ho potuto apprezzarlo grazie al loro album d’esordio All The Crooked Scenes, che poi è di fatto anche l’ultimo. Sono sicuro però, che Ellen Smith continuerà da sola la sua carriera o insieme a qualche altro gruppo. Terrò d’occhio l’evolversi della vicenda.

Intanto questo mese sono cambiate un po’ le carte in tavola per quanto riguarda le nuove uscite che mi interessano. A partire da Rachel Sermanni che aveva fatto intendere che Tied To The Moon sarebbe uscito alla fine di questo mese e invece è tutto rimandato a Maggio. Speriamo sia la volta buona anche perchè non è l’unica. Le tre sorelle The Staves avevano annunciato l’uscita del loro If I Was per l’inizio di Febbraio salvo poi rimandare tutto al 23 Marzo. Ancora in via del tutto ufficiosa il nuovo album di The Weather Station, intitolato Loyalty, dovrebbe essere pubblicato il 5 Maggio. Notizia di pochi giorni fa è l’annuncio dell’atteso terzo album dei Florence + The Machine dal titolo, How Big How Blue How Beautiful previsto per il primo di Giugno. Nell’attesa delle nuove uscite annunciate e poi rimandate ascolto quella che è l’ultima canzone degli Ellen And The Escapades, Lost Cause.

Tempo al tempo

Questa estate ho avuto il piacere di ascoltare, finalmente per intero, il secondo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman, che si esibisce sotto il nome di The Weather Station. L’album si intitolava All Of It Was Mine, datato 2011. Questo Ottobre l’artista ha pubblicato un EP, intitolato What Am I Going To Do With Everything I Know, composto da sei nuove canzoni che anticipa il nuovo album del prossimo anno. Ascoltare The Weather Station richiede la disponibilità da parte dell’ascoltatore di lasciarsi trasportare dalle parole della Lindeman, capaci di creare immagini famigliari e trasmettere emozioni genuine. Poco è cambiato rispetto a qualche anno fa ma quel poco è abbastanza per rendersi conto di essere di fronte ad un’artista che ha qualcosa di speciale.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

Don’t Understand richiama le sonorità dell’ultimo album, un folk sussurrato preda di mille pensieri. Una canzone magica come tutte le cazoni della Lindeman, “I looked down at my hands lined with nothing but the ways I had moved. And in waking and in sleeping everything irretrievably new – and I go out for meals, and I meet up for coffee. Could be how it feels, irreversibly free“. La successiva What Am I Going To Do (With Everything I Know) si riaccende di quella poesia, guidata da una chitarra sempre poco invadente. L’autrice sembra chiedere il permesso per poter cantare, quasi non volesse essere di disturbo. Nient’affatto, Tammy, “What am I going to do with everything I know? When I set it out in letters, work in my fingers, and now I don’t remember what I touched. Oh, I would throw out all the water for want of a cup – as though it didn’t matter if it can’t be drunk“. Seemed True è un altra canzone dal perfetto stile The Weather Station ma non si può fare a meno di rimanerne rapiti un’altra volta. Anche se ripetuto in più di un’occasione l’incantesimo, voce e chitarra, sortisce sempre lo stesso effetto. La Lindeman ha creato un so piccolo mondo, un suo stile personale e questa canzone ne è l’ennesima dimostrazione, “In your youth, you wanted to know only the truth. And so, you were so confused how so much escaped you. Left with so little, you felt like you’d been robbed, I sat down beside you so lost“. Comincia con Soft Spoken Man la seconda parte dell’EP che rappresenta meglio quel poco di cambiamento  che c’è stato nelle canzoni. Una canzone che fa respirare a pieni polmoni, delicata e malinconica, “One in the well never minds the water, for it’s clear and still. In time, light can come to be a stranger, and it takes will. Always will. Such a soft spoken man. I had to do most of the talking“. Il bello deve ancora arrivare. La canzone migliore è Time. Una Lindeman inedita rispetto a quanto fatto sentire finora. Indescrivibile, semplicemente da ascoltare, “You don’t care, no, it’s not your way, you smile and you make a joke, and I don’t know when to laugh, or think, or ask – Is it all on the line? It is all in my mind? I said “this is love, we’ll go through all the stages.You said my love! This song! Do you hear all the changes!“. Chiude Almost Careless, un altro gioiello. Le parole scorrono via come musica, un brivido condesato in poco più di due minuti, “Every day a shaken image, every day a mirrored surface of our love and darkness and happiness. “What if we get married?” I said it almost careless, as though it was nothing to me“.

Bello ritrovare The Weather Station così come l’avevo lasciati (o lasciata) questa estate. L’unico vero cambio degno di nota è l’abbandono del classico suono del banjo a favore di un’altrettanto classica chitarra. Nient’altro sembra essere cambiato. Perchè mai dovrebbe cambiare qualcosa che è quasi perfetto e poi c’è Time. Vale l’intero EP. Come scrivo sempre, se questo è solo un assaggio del futuro album… ma diamo tempo al tempo. Non vi consiglio di ascoltare questo What Am I Going To Do With Everything I Know ma di ascoltare The Weather Station in generale per scoprire cosa ha di speciale.

Achillea e menta

Prima di scrivere questo post non ero a conoscenza di un fatto. Era da diverso tempo che volevo acquistare e ascoltare l’album di The Weather Station, All Of It Was Mine. Insieme agli album degli Holmes, è sempre stato nella mia wishlist di Bandcamp. Solo di recente ho ascotato per intero questo album della cantautrice canadese Tamara Lindeman senza sapere una cosa. Tamara Lindeman non è solo una cantautrice ma anche un’attrice. Ha recitato in film di successo (ad esempio Shall We Dance?) e io semplicemente non lo sapevo. Per me è sempre stata la ragazza con i capelli biondi sulla copertina dell’album. Oggi cercando qualche informazione in più su di lei per questo post ho scoperto dell’altra occupazione. Bisogna aggiungere che Tamara Lindeman è però conosciuta nel mondo del cinema con il nome di Tamara Hope, la tal cosa all’inizio mi ha creato un po’ di confusione. Devo essere sincero che ho guardato un po’ di sue foto perchè non riuscivo a capire se fosse la stessa persona. Poi mi sono convinto anche grazie all’aiuto di Wikipedia. Ma a parte questo, io mi sono limitato ad ascoltare l’album.

Tamara Lindeman
Tamara Lindeman

Apre la bellissima Everything I Saw, un classico folk americano che scivola via sulle parole della Lindeman, un canto quasi onomatopeico che rende incredibilmente viva la canzone, “I dug up shattered glass and forgotten plastic trucks and coiled faded twine / and all of it is mine. / My buckling plaster walls, cracks snake and wind, all of it is mine“. Come So Easy è un altro gioiellino folk, delicato e poetico nel quale la cantautrice gioca con la voce. Sembra quasi di vedere un’oziosa giornata di primavera, “Just cause it came so easy like quiet evenings in my kitchen / Just cause it came so easy like little breezes of indecision / Line of ants came crawling through the cracks there in my tiles / Sat there and I watched them as they pillaged in single file“. La successiva Traveller non ci porta lontano ma la voce è più calda e accogliente, quasi magica, “I felt just like a traveler as I went walking up my street/ Every building so familiar but it’s like I never seen em.  There’s the same rows of houses, row on row / I felt just like a stranger as I set my key in the door, and lingered“. Trying sembra essere una una ricerca o meglio, un’attesa, dell’ispirazione, di qualcosa in più, qualcosa di speciale, “Then I’d forget – or have I already forgotten – all that I love as all the strings that pull me start to tauten / I am trying – for what – I can’t place. I am trying for some kind of grace“. Un vago blues-folk per Chip On My Sholder che arriva e se ne va dolcemente anche grazie ad un songwriting efficace e genuino, “Oh I spoke to my sisters and the child of a friend but no promises could I keep / Stay always emboldened and don’t reach for that crown but it’s a want that goes down so deep“. Know It To See It trasforma la voce della Lindeman in una della canzoni più oscure dell’album, un viaggio, una fuga per le strade blues USA, “It’s not love, it’s not cause of love.  It’s not a blessing or a curse, I don’t know what it is.  But I know it to see it, and I know it when I don’t see it.  And I don’t see it in you“. In Yarrow And Mint c’è l’estate. Un estate in mezzo alla natura, una bella estate, “What are you looking for? / Something you never even seen / Better to know all those weeds that ever will grow beneath your feet“. Running Around Asking è il bisogno di trovare una risposta a una domanda, della quale già conosciamo quale sarà, “I went running around asking everybody I know / I already asked my mother and the woman who lives next door / I’ve been running around asking for so long.  I wanted to ask my grandmother, but I couldn’t get past the weather“. Sulla stessa strada, Nobody, che ci fa sentire un po’ di chitarre senza stravolgere nulla, “But you could find yourself down by a lake / About as wide and still as you can take.  With a gladness you just can’t shake / Down by that cold, clear lake“. L’album si chiude con If I’ve Been Fooled che chiude anche un ideale trittico aperto da Running Around Asking, una canzone malinconica e solitaria, “And what if I been fooled? By a story, or a song, or by a memory remembered wrong / It’s gonna take so long to unravel the con, and by then I know that you’ll be gone“.

All Of It Was Mine è un album pieno di immagini famigliari. Un stanza, una cucina e le erbacce che crescono in giardino. Un album che si fa apprezzare subito se siamo disposti ad aprire la nostra mente ai ricordi che suscita. Un album delicato, spesso quasi sussurrato e dall’incedere lento. Un album che ho aspettato di ascoltare per troppo tempo. Ogni giorno è sempre più bello riascoltarlo. Leggetevi i testi per sono davvero belli, dipingono delle scene davvero uniche. Un bell’album, nient’altro da aggiungere.

Mi ritorni in mente, ep. 16

Qualcosa si sta muovendo. Ultimamente sono rimasto un po’ all’asciutto di novità da ascoltare, così mi sono messo alla disperata ricerca di qualcosa di nuovo. Tra gli ultimi acquisti spicca un interessante debutto fresco fresco della cantautrice danese Majke Voss Romme aka Broken Twin. Il solo ascolto del singolo Glimpse Of A Time mi ha convinto ad ascoltare il resto dell’album. So bene che posso andare incontro a sonorità oscure e tutt’altro che allegre, ma non mi spaventano. Anzi, ne sono molto incuriosito. Un altro acquisto è All The Crooked Scenes dei Ellen And The Escapades. Non mi aspetto chissà cosa da questo gruppo se non un pop-folk leggero e piacevole, per l’estate. Come al solito sono in ritardo di un giro e il gruppo ha già pronto il singolo del prossimo album. Va bene, meglio così. Se mi piacciono so di avere altra musica pronta da ascoltare. Un altro interessante album è All Of It Was Mine di The Weather Station, nome sotto il quale si nasconde la cantautrice canadese Tamara Lindeman. Lo ho ascoltato qualche volta sulla sua pagina di Bandcamp e so di trovarmi di fronte ad un folk minimale e classico. Sono pronto anche a questo.

Nel frattempo ho recuperato l’esordio delle The Staves e Almanac delle Emily Barker & The Red Clay Halo, che avevo apprezzato nel successivo Dear River. Nel frattempo si delineano le nuove uscite per quest’anno. A sorpresa le due sorelline Lily & Medeleine hanno terminato le registrazioni del nuovo album. A quanto pare sono intenzionate a pubblicare il nuovo ad un anno di distanza dal precedente. Bene. Molto bene. Tra chi ha terminato le registrazioni c’è anche Lucy Rose ma per il suo nuovo album ci sarà da aspettare la fine dell’anno (ma perchè ci mettono tanto!?). Chi sta registrando ora è Brandi Carlile, che ha fatto trapelare l’anticipazione di una nuova canzone dopo il passaggio ad una nuova casa discografica. Non resta quindi che aspettare. Nel frattempo mi ascolto i nuovi arrivi e le vecchie conferme. La puntata di oggi è dedicata a Lucy Rose nella speranze che il nuovo album non tardi troppo.