Besoin d’aide

È successo di nuovo. Questa volta però si tratta di un ritorno. Negli ultimi anni mi sono lasciato prendere dalla musica in lingua francese, dopo iniziali perplessità, ho trovato un paio di cantautrici che mi hanno catturato con la loro musica. Inizialmente fu Cœur de pirate, seguita poi da Rosie Valland, ad entrare nella mia collezione. Quest’ultima ha pubblicato lo scorso Marzo un EP intitolato Nord-Est. Nel 2015 esordì con l’album Partir Avant riuscendo nella non facile impresa di essere la seconda artista francofona nella mia musica. Scrivo “francofona” perchè, Rosie Vallande così come Cœur de pirate, sono canadesi e sarebbe errato definirle francesi.

Rosie Valland
Rosie Valland

La prima delle sei canzoni di questo EP è la title track Nord-Est che riparte laddove Partir Avant finiva. Voce sempre graffiata, trattenuta e atmosfere notturne, sono i punti di forza di Rosie Valland. Uno stile riconoscibile che riesce efficacemente a trasmettere uno stato d’animo inquieto. Nos Guerres è invece meno cupa e rappresenta una curiosa eccezione nelle canzoni finora proposte della cantautrice canadese. Ritmo e riff di chitarra esplodono in un ritornello appiccicoso anche per chi, come me, non mastica francese. La migliore di questo EP. Da ascoltare. La successiva Concession sembra arrivare dritta dall’album d’esordio. Distorsioni elettroniche e ritmo disteso fanno da sfondo alla cantilenante voce della Valland. Un viaggio a bassa velocità  di oltre sei minuti, una prova di maturità intensa e ispirata. Più rock, L’isle, altro brano oscuro e teso. Rosie Valland è nel suo ambiente con quella voce che appare rotta dell’emozione. Un’interpretazione impeccabile accompagnata da chitarre distorte e uno straordinario assolo. Piccolo intermezzo strumentale con Calmer Le Vent – Part. I, introduzione alla successiva Calmer Le Vent – Part. II dove la Valland accompagnata da un pianoforte, sfodera la versione più dolce della sua voce. C’è sempre quella tristezza, quella malinconia di fondo che è l’essenza della sua musica, tutt’uno con la sua voce. Qui però è brava Rosie a non approfittarne troppo o almeno provarci.

Questo EP è uno di quei casi nei quali c’è da chiedersi se siamo di fronte ad una raccolta di canzoni che segnano un nuovo inizio o la fine di quello precedente. Sarei propenso a credere che queste canzoni siano rimaste fuori per un motivo o per l’altro dall’album Partir Avant e che la ragazza voglia proporre qualcosa di diverso la prossima volta. Ma non ne sono del tutto convito. Questo EP è una riconferma di quanto di buono questa cantautrice sa fare e l’ulteriore conferma che oramai la musica in francese non mi dispiace affatto.

Pour une fois

Un paio di mesi fa scrissi su questo blog un post sull’EP d’esordio della cantautrice canadese Rosie Valland, che pochi giorni dopo ha rilasciato il suo album d’esordio intitolato Partir Avant. Ha causa delle tante nuove uscite tra settembre e ottobre, ho rimandato l’ascolto di questo album fino ad oggi. Rosie Valland canta in francese, dimostrando agli scettici, come me, che la lingua non rappresenta una limitazione. Quest’artista sa catturare l’attenzione dell’ascoltatore con la sua voce ruvida e disperata, senza mai rischiare di risultare in qualche modo patetica. Ancora una volta la lingua francese mi ha catturato, mi ha sorpreso e spero che sia così per chiunque voglia ascoltare questo Partir Avant, anche solo per soddisfare la sua curiosità.

Rosie Valland
Rosie Valland

Si parte con Oublier che anticipa le sonorità dell’album. Subito la Valland si rende protagonista con un’interpretazione intensa, aiutata dalla sua voce addolcita dalla lingua francese, “A lune est claire / Ta chambre noire et nos corps / Qui essaient de s’aimer / Mais là tu penses à ses yeux verts / Mais là tu penses à ses yeux clairs“. Ha tutta l’aria del singolo, la successiva Robound che si arricchisce di sfumature pop rispetto alla precedente. Qui si può apprezzare meglio la chitarra della Valland che sosterrà la sua voce in più di un’occasione. Una bella canzone che ci fa apprezzare l’impegno e la sincerità di questa ragazza, “Je connais le chemin vers le bas / Il fait trop chaud ou bien trop froid dehors / Il fait trop chaud ou bien trop froid / J’ai besoin d’un abri“. La titletrack Partir Avant è ipnotica ed eterea, cresce piano piano trascinandoci in un turbine di musica e voce. Una canzone di rara intensità per un esordio, complimenti, “Tiens-toi droit / Pour une fois / Car tu perds plus que tu te bats / Et dis-le moi / Où tu vas / Car j’irai loin de là / T’as pas reçu assez d’ennuis / Pour assumer que l’on t’envie / T’as pas reçu assez d’ennuis / Pour partir avant“. Il singolo di punta si presenta sotto il nome di Olympe, orecchiabile e irresistibile. Una delle migliori canzoni dell’album dove la voce della Valland è più dolce e malinconica. Una canzone per certi versi perfetta, un ottimo biglietto da visita, “T’arrive-t-il de pleurer? / T’arrive-t-il de pleurer quand tu nous / Vois oublier ton nom sur l’échafaud / Quand tu nous vois oublier ton nom? / Olympe / On te doit nos vies et nos corps / Olympe / On te doit tous ces croix sur ce papier / Pour lequel tu as perdu la tête / Olympe“. Minimale e oscura è la successiva Nucléaire che si rivela essere, non solo per il testo, la canzone più matura di questo album, “Au lieu de faire des plans pour une fin du monde / Je devrais brûler mon corps, en faire un flambeau / Un flambeau qui distinguerait le ciel de la mer / Mon corps est un chemin que les hommes prennent encore / Nos voix sont des armes nucléaires“. Quebec City è la più rock dell’album, chitarre distorte accompagnano la voce ruvida della Valland. Un canto disperato, uno sfogo, “Ne me touche pas / J’ai peur de toi / Ne t’approche pas / J’ai peur de toi / Car on ne sert à rien / Sauf à s’haïr / Mais dis-le moi sans boire / Mais dis-le moi encore / Que tu rêves d’un matin / Où le soleil te réveillera“. Noyer è più riflessiva e pop. La Valland gioca con la voce, alla ricerca di un’emozione, apparendo sincera e a suo agio. Questa è un’altra di quelle canzoni che dimostrano tutta la bravura e il talento di quest’artista. Straordinaria, “J’oublie comment me faire aimer / Tu m’as montré à danser / Je t’ai marché sur les pieds / Tu m’as montré à plonger / J’ai voulu te noyer / Ton corps est ton corps / Me répétais-tu sans cesse avant / Mais depuis / Mais depuis / J’oublie trop souvent“. Forse la più positiva e luminosa è St-Denis nella quale la Valland ci delizia con la sua voce. Un ritmo dolce ci culla lungo tutta la canzone. Un’altra bella prova che contrasta, per atmosfere e sonorità, con il resto dell’album, “Je veux quitter le centre-ville / Aller me perdre sur ton toit / Les lumières du stade rétablissent / Mon karma / Et je joue mal dans ces nuits“. Chiude l’album Finalement che ci riporta nel animo tormento espresso dalla giovane cantautrice. Un pezzo indie rock da artista consumata ma carico di energia di chi vuole mettersi in gioco. Un bel modo per chiudere l’album, “Et j’ai brûlé tes champs / Dans ma tête hier soir / Car je ne veux plus jamais / De tes misères d’enfants / Et j’ai regardé dans l’eau / Pour voir si tu avais tombé / Et j’aurai pris le temps / Pour rien finalement“.

Ancora una volta le canzoni in lingua francese mi sorprendono e Partir Avant è anche, al di là della lingua, un ottimo esordio. Rosie Valland ha la capacità di trasmettere emozioni contrastanti grazie ad una voce sempre intensa e un attento uso della musica. Difficile associargli un genere o uno stile preciso ma se proprio di deve fare allora si potrebbe dire che il suo è pop rock e indie rock allo stesso tempo. Rosie Valland sfrutta il francese per dare sia asprezza che morbidezza alle parole accompagnandole spesso con il suono distorto della chitarra. In definitiva un esordio di tutto rispetto che rischia di rimanere nascosto al di fuori dei paesi francofoni ma alla ragazza basterebbe solo un po’ di pazienza e costanza per vedere i risultati che la sua musica le può dare. Da ascoltare se siete curiosi come me, in fatto di musica.

PS Il caso ha voluto che scrivessi proprio oggi questo post di musica in lingua francese, che ci fa tornare in mente a tutti la Francia e di conseguenza quello che è successo ieri a Parigi. Non aggiungo altro perchè non ci sono parole e ogni parola sarebbe superflua in momenti come questo…

Dans la nuit des perdus

C’è chi ha dovuto aspettare quattro anni prima di poter ascoltare il nuovo album di Cœur de pirate. Io ho aspettato molto meno dato che solo qualche mese fa ascoltavo per la prima volta Blonde, il secondo album della cantautrice canadese Béatrice Martin. Quest’estate ha pubblicato il suo terzo lavoro intitolato Roses. Cœur de pirate nei precedenti album ha sempre usato il francese come lingua per dare vita ai suoi testi ma questa volta ha voluto inserire qualche canzone in lingua inglese, allo scopo di attirare un interesse più ampio. Sinceramente pensavo che questa decisione avrebbe privato la sua musica di una caratteristica particolare e apprezzata ma ascoltando questo album ho capito, che al dì la dell’idioma usato, Cœur de pirate è una cantautrice pop di prim’ordine che meriterebbe davvero una maggiore visibilità. Purtroppo oggi per farlo è ancora necessario cantare in inglese ma per Béatrice Martin non è un problema.

Cœur de pirate
Cœur de pirate

Il singolo Carry On è potente e orecchiabile. Qualche spruzzatina di elettronica da profondità alla tenera voce della Martin, che canta in inglese. Trascinante e oscura, questa canzone apre l’album catturando l’ascoltatore, “In darkness we rise / At twilight we sway / Only then do we feel alive / The verve we once had / Lies in the bay / I hear it yelling for our lives“. Il francese torna con la straordinaria Crier tout bas, che richiama quella vena di tristezza che è caratteristica di Cœur de pirate. La sua voce è più profonda e da vita ha una canzone di grande impatto. Una delle migliori di questo album, “Et si la terre est sombre / Et si la pluie te noie / Raconte moi qu’on puisse trembler ensemble / Si le jour ne vient pas / Dans la nuit des perdus / Raconte moi qu’on puisse crier tout bas“. La successica I Don’t Want To Break Your Heart è un gradevole brano pop, molto contemporaneo e colorato. Se fosse stata un po’ meno “pompata”, forse, sarebbe stata meno anonima. Se poi ci aggiungete la partecipazione di un certo Allan Kingdom, che si intromette con il suo hip hop, allora la canzone finisce per scivolare ancora di più nel pop da classifica. Peccato, perchè la canzone c’è, “Those street lights are changing / As new waves of sorrow enter the night / And concrete walls can sing / All of the times we raged in fright“. A rimediare ci pensa la bella Drapeau Blanc. Béatrice Martin segue le pulsazione elettroniche della musica, giocando con le parole. Una canzone che cresce ascolto dopo ascolto, semplice e efficace. La trasformazione di Cœur de pirate qui è compiuta, “Et j’abdique, j’abandonne j’en ai brûlé ton drapeau blanc / Tant que les notes résonnent, je jure / qu’on peut arrêter le temps / Et ne me laisse jamais seule / Ne me laisse jamais seule / Qu’on ne se laisse plus seules avec le temps“. Undone è un altro brano pop che funziona. Ritmato e vivo, è però percorso da quella strana malinconia che mai abbandona al dolce voce della Martin. Davvero un’ottima canzone pop d’autore, “And undone is what I am / You won’t ever see me through / But as I stand tall with you, I know / That I’ll be whole again / You’ll make me whole again”. Segue la lunga Oceans Brawl, oscura canzone che rappresenta, nel migliore dei modi, l’avvenuta maturità artistica di quest’artista. Cœur de pirate non vuole fermarsi al semplice pop ma si cimenta in qualcosa di più alternativo e i risultati sono eccezionali, “Pierced your arrow through my heart / Wanted me, now want me gone / In your hiding you’re alone / Kept your treasures with my bones“. Our Love si discosta dal resto dell’album per quelle sonorità tanto care alla Florence Welch prima maniera. La Martin sfodera un’interpretazione seria e convincente, per una delle canzoni più genuine dell’album, “And times are hard, / I’m longing to see / A different view, are you longing for me / I hear your song, it roars / And I want out of here“. In Cast Away si può tornare a sentire chiaramente il pianoforte, suo fedele compagno. Questa è una delle poche canzoni che più si avvicinano alla Cœur de pirate dei precedenti album. Un gradito ritorno che non viene da solo, “And I don’t know if you’ve been hurt before / And all the scars your bare are from a previous war / But if it’s fear of love that keeps you out of open arms / Then I will leave the lights on any trail to come / And you will find your way in any given storm“. Infatti Tu Oublieras Mon Nom è un’altra canzone che riporta al passato. Cœur de pirate non ha dimenticato di saper fare anche queste canzoni, “Ne tombe plus et ce pour un soir / Dans ta chute tu cries dans le noir / Et quand tu parles de moi / c’est la dernière fois / J’éteins, je danserai là-bas / Et tombe encore, tu promets cette fois / Tu oublieras mon nom“. The Way Back Home è sulla stessa lunghezza d’onda, dando la chiara impressione che l’album sia stato diviso in due da Cast Away in poi. Francese o inglese che sia, a Béatrice Martin, riesce tutto, “And I’ll find my way back home / Just to read upon the light that’s in your eyes / And if you ever feel alone /Just remember that I’ll be coming back“. Chiude l’album la versione in francese di Carry On, intitolata Oublie-moi. Ulteriore conferma a quanto scritto sopra, “On défie l’ennui du monde, nos grés / Le soleil s’éteint sur nos destins / On court à l’essai / À perte, au pire / J’ai cru que tu m’aimerais pour un temps“.

Roses è un album importante per Cœur de pirate, anche una dimostrazione di forza, se vogliamo. Perchè, non solo è una svolta verso un pop più marcato e contemporaneo ma anche il segno decisivo di una carriera in ascesa per la giovane cantautrice canadese. Scegliendo l’inglese sa di poter essere notata al di fuori dei paesi francofoni ma allo stesso tempo perde la sua caratteristica più evidente. Quello che aveva fatto Béatrice Martin con i precedenti album, era avere un successo internazionale cantando in una lingua che talvolta potrebbe creare qualche perplessità in ascoltatori poco avvezzi. Con la sua scelta di proporre alcuni brani in inglese, di fatto, cede al mercato. Ma la nostra biondina canadese non si fa attrarre da un pop facilotto ma si conferma una cantaurice, sì pop, ma di razza. Nonostante le undici canzoni di questo album contengano qualche passaggio “già sentito da qualche parte”, Roses soddisfa le aspettative e testimonia il talento di questa ragazza, destinato molto probabilmente a non rimanere più nascosto da queste parti.

Langage universel

A volte succede che le strade che mi conducono verso un nuovo artsita abbiano origine da un’altro artista. Sono arrivato a Rosie Valland partendo da Cœur de pirate. O almeno credo. Devo esserci arrivato leggendo un articolo che consigliava alcuni giovani artisti canadesi da tenere d’occhio per il futuro. Tra questi c’era appunto Rosie Valland, cantautrice ventiduenne di Montréal. Nonostante sia prossima l’uscita del suo album d’esordio Partir Avant, il 18 di questo mese, sono voluto partire dal suo primo EP, pubblicato lo scorso anno, intitolato semplicemente Rosie Valland. Come forse avrete probabilmente già intuito, la ragazza canta in francese. Già mi sorprendevo che mi piacessero le canzoni in francese di Cœur de pirate ma mai avrei pensato di trovare un’altra artista francofona nelle mie corde. Eppure è successo. Questo EP mi ha sorpreso e non vedo l’ora di mettere le mani sull’album d’esordio.

Rosie Valland
Rosie Valland

Si parte con Mon Parfum, intensa ballata oscura. La voce della Valland è graffiante, tormentata ma sincera. La senzazioni si confermano con la successiva Apprendre à Tomber. Ancora la Valland appare tormentata ma la sua voce è più dolce. C’è da rimanerne incantati. Una canzone davvero molto bella, la migliore di questo EP. Mets Des Pierres viaggia sulla stessa lunghezza d’onda della precedente. In questa occasione però, Rosie sfodera una voce melodiosa che caratterizza il ritornello. Il brano che rimane in testa più facilmente, immediato nonostante sfiori i cinque minuti. Chiude questo assaggio della sua musica, Demande-moi Pas. Un’altra bella canzone eterea e dolce. La Rosie Valland graffiante dell’inizio appare più timida ma ancora tormentata. Una lunga poesia in musica, leggera e sfuggente.

Nonostante siano solo quattro canzoni, Rosie Valland, dimostra talento nel mettere in musica le emozioni. Davvero un peccato non aver trovato i testi, il francese proprio faccio fatica a capirlo. Ma la musica è un linguaggio universale e comprendere i testi non è poi così necessario. Se questo è solo una parte di quello che questa giovane artista sa fare, allora non posso fare altro che aspettare l’album d’esordio. Ancora una volta la lingua francese si rivela un valore aggiunto ma il caso ha voluto che le due uniche artiste francofone della mia collezione siano canadesi e non francesi. Questo non so cosa possa significare ma è così.

Futuro prossimo

Questo mese ci sono state parecchie novità musicali che anticipano altrettanti album in uscita quest’estate o più avanti in autunno. In particolare ci sono tre nuove canzoni che mi hanno sorpeso. Rachel Sermanni ha finalmente annunciato il suo secondo album in maniera definitiva a distanza di tre anni dal precedente Under Mountains. Inizialmente era previsto per Febbraio (con tanto di pre-order) poi il dietro front. Forse Aprile, anzi no, Maggio (con pre-order). Falso allarme. Silenzio. Ora la data è il 10 Luglio (con pre-order, di nuovo) e dovrebbe essere quella definitiva. Nel frattempo è anche cambiata la copertina che ora riporta uno dei disegni della stessa Sermanni. Anche la Sermanni, dopo Laura Marling, sfodera la chirarra elettica e tira fuori Tractor, il primo singolo tratto da Tied To The Moon. Una Sermanni diversa e più pop ma comunque riconoscibile. Sono piacevolmente sorperso dal cambio di direzione ma sono anche sicuro di ritrovare qualche bella ballata folk all’interno dell’album.

Anche Lucy Rose è pronta a pubblicare il suo secondo album intitolato Work It Out previsto per il 6 Luglio. Dopo aver espresso dubbi sul suo primo singolo Our Eyes, la cantautrice inglese ha diffuso un’altra canzone intitolata Like An Arrow. Questa Lucy Rose mi piace di più. Like An Arrow è un’evoluzione del precedente Like I Used To del 2012. Lucy ha messo ha segno un punto a suo favore e sono più fiducioso riguardo questo album.

Questa settimana è stato il turno di Gabrielle Aplin che ritorna in grande stile con Light Up The Dark. Il singolo è già di dominio pubblico mentre per l’album c’è da aspettare fino al 18 Settembre. Il suo ultimo album English Rain pubblicato nel 2013 ha avuto un bel successo e anche a me è piaciuto molto. Anche lei ha deciso di cambiare direzione. Non resiste al fascino della chitarra elettrica e mette insieme un brano pop rock molto piacevole. La sua voce è sempre graziosa e misurata in contrasto con lo sfondo musicale. Non vedo l’ora di ascoltare Light Up The Dark e apprezzare meglio l’avvenuta maturità di questa giovane cantautrice.

Anche la canadese Béatrice Martin aka Cœur de pirate ha annunciato il suo terzo album. Uscirà il 28 Agosto e s’intitolera Roses. Il singolo che l’anticipa è stato rilasciato in due versioni Carry On, in lingua inglese, e Oublie-Moi, in francese. Da quanto dichiarato del Béatrice stessa e da quanto è possibile sentire, Roses non sarà molto diverso dal suo predecessore Blonde del 2011. Quindi non resta che aspettare per ascoltare un altro bell’album di Cœur de pirate. Io personalmente continuo a preferirla quando canta in francese e non è ancora ben chiaro se questo album sarà completamente in questa lingua oppure no.

Il prossimo mese non mancano nuove uscite. Subito il 1 Giugno il nuovo dei Florence + The Machine, How Big How Blue How Beautiful e poi in 23, il secondo di Kacey Musgraves intitolato Pageant Material. Sicuramente in aggiunta salterà fuori qualcos’altro e qualcosa mi sono già segnato, ad esempio il nuovo di Kelly Oliver anticipato dal singolo Jericho e Heavy Weather di Billie Marten. C’è da aspettare ancora un po’ per il nuovo degli Editors che molto probabilmente uscirà ad Ottobre. Pochi e frammentari i rumors che rigurdano rispettivamente il quarto e sesto album di Amy Macdonald e dei Wintersleep. La cantaurice scozzese ha dichiarato di aver terminato la scrittura delle nuove canzoni e adesso si sta godendo la vita in attesa del prossimo tour. La sua casa discografica avrebbe voluto avere l’album prima dell’estate ma Amy ha detto che è impossibile e a noi fans non resta che sperare per questo autunno. Anche i Wintersleep sono pronti ma mancano le prove di un’imminente uscita. Tempo fa sembrava pronti a rivelare almeno il singolo a Febbraio, salvo poi rimangiarsi tutto e ripiegare su un generico autunno. Questa è un po’ la situazione che mi aspetta per i prossimi mesi. Il 2015 si prevedeva ricco di uscite e novità, e così sarà.

L’âme sereine

Lo scorso anno rimasi incantato dalla musica e dalla voce della bella cauntautrice canadese Béatrice Martin, conosciuta anche con il nome di Cœur de pirate. Quest’anno ho voluto continuare il viaggio alla scoperta della sua discografia. Nonostante la pubblicazione del suo terzo album di inediti sia ormai imminente, non ho saputo aspettare di sentire nuove canzoni e mi sono precipitato sul suo secondo album, intitolato Blonde del 2011. Cœur de pirate rappresenta un’eccezione nella mia collezione per il semplice fatto che si tratta di un’artista che ha scelto il francese come lingua per le sue canzoni. Cœur de pirate ha dichiarato di preferire il francese perchè è una lingua che le permette di esprimersi al meglio. Non posso che essere d’accordo, almeno nel suo caso. Se infatti anche a voi, come me, nutrite (o nutrivate) qualche perplessità riguardo alla musica in lingua francese, Béatrice Martin potrebbe velocemente farvi cambiare idea. L’album d’esordio mi aveva fatto un’ottima impressione e questo Blonde non è da meno. Anzi.

Cœur de pirate
Cœur de pirate

Si comincia con la corale Lève Les Voiles che fa leva sull’assonaza delle parole nel testo della canzone. Perfetta per iniziare con il piede giusto, “Lève les voiles, ô voilier blanc / Mais lève au vent qui tourne  /Lève les voiles sur d’autres chemins / Rêvant de voir la fin“. Il singolo di punta è Adieu, scoppiettante pop addolcito dalla voce della Martin. Questa canzone mostra la rinnovata vitalità della cantautrice e le nuove sonorità dell’album, in una delle sue tante sfaccettature, “Mais dis-moi adieu demain / Mais dis-moi adieu en chemin / Va voir les autres, je n’en pense rien / Je t’ai aimé, mais je t’assure que c’est la fin“. Danse At Danse è sulla stessa lunghezza d’onda della precedente. Dall’inizio dell’album, curiosamente, appare sempre nei testi la parola “fin” (fine). La fine di un amore, evidentemente, “Mais danse et danse sans que j’aie à t’aimer / Je ne t’aurai plus quand ce sera demain / C’est si dur de grandir, je sais / Même sans moi, tu connais la fin“. La successiva Golden Baby è allegra e spensierata, un piccolo gioiellino. Una canzone che dimostra quanto la Martin sia migliorata nel suo songwriting dai tempi del suo esordio, “Golden Baby, c’en est assez / De courir te faire désirer / Dans ces lumières qui donnent vie à nos nuits“. Se finora si è trattato di pop, Cœur de pirate ci sorprende con Ava. Con questo brano si comincia a fare sul serio e ci apre ad un sorriso. Una delle migliori canzoni dell’album. Da ascoltare, “Oh, l’aime si tu veux, mais son rire laisse une trace / Et, des blessures, tu peux renaître si tu t’arraches / De ses mots, de promesses, de mensonges qui blessent / Mais ne sors pas si tu souffres, mon Ava“. Più vicina alle atmosfere dell’esordio, Loin D’Ici che vede la partecipazione del collega e connazionale Sam Roberts. Una canzone d’amore, niente di più ma sempre molto piacevole da ascoltare e riascoltare, “Et j’ai laissé mon cœur loin d’ici / Valsant dans un coin de ton pays / Sans regrets, je ne sais si l’on doit commencer / Une histoire si l’on doit se quitter“. Dolce e sognante, Les Amours Dévouées, che si aggiunge ai piccoli capolavori di questo album. Tutto è molto francese, notturno e scivola via meravigliosamente sull’inconfondibile voce della Martin. Da ascoltare, anche questa, “Mais j’arrive et que celles qui t’attendent ne t’attendent plus jamais / Ou se fassent un sang d’encre pour ce diamant que j’ai / Si je dois moi-même tendre la carte d’une dévouée“. Ritorna a sentirsi molto bene l’amato pianoforte in Place De La République, chiaramente dedicata a Parigi. Forse la canzone più cantautorale di tutte, più personale. Un’altra bella canzone, “Ce soir, ne m’oublie pas / Je t’attendrai au moins le temps de dire / Que j’ai voulu prendre le plus grand risque / Un soir qui m’a rendue bien triste / Un soir, Place de la République“. Anche in Cap Diamant il pianoforte è il miglior compagno della voce di Cœur de pirate. Una dolce ballata, rilassante e magica, anche un po’ malinconica, “Et tu m’as volé ce qu’il reste de l’été / Des berceuses que tu chantais pour me calmer / Ne me laisse plus ici, ne me laisse plus cette fois / Même si je ne suis rien pour toi“. Si riaccendono le luci e con Verseau, si torna al pop di inizio album. Come si fa a stancarsi di ascoltare Cœur de pirate? “Laisse-les tomber ce soir / Ces envies de voir tes limites / Et tu ne nous fais que du mal quand tu franchis ces lignes / Je suis brûlée par l’usure / Je ne vis que pour tes yeux de gris / Et de mon mal, j’avale mes larmes et mes cris“. Saint-Laurent è una di quelle canzoni che non possono essere cantate in nessun altra lingua se non in francese. Tutto questo ha un nome, chanson, Et si tu dors seul ce soir parmi leurs pleurs d’aurore / Et si tu me laisses dans tes bras, je t’attends, boulevard Saint-Laurent“. Chiude la splendida La Petite Mort, dalle sonorità scure e malinconiche. Un melodia che ci culla nel migliore dei modi verso la fine di questo bell’album, “Si l’on me perd, sache que je serai la tienne / Et au creux de ses bras, la mort nous bercera / Car si l’on me perd, c’est seulement pour rester la tienne / Et au creux de ses bras, la mort nous bercera“. Nella versione dell’album che ho, c’e anche una tredicesima canzone intitolata Hôtel Amour che non fa altro che arricchirlo ulteriormente.

Ora posso dire che Blonde è, a mio parere, migliore dell’esordio. Tutto quello che c’era di buono, è stato amplificato, frutto anche dell’acquisita maturità dell’artista, più consapevole dei propri mezzi. Blonde è un album che si lascia ascoltare più e più volte nonostatante la sua natura semplice e pop. Béatrice Martin incanta con la sua voce e le sue melodie, confermando tutto il suo talento. Questo album è un album di canzoni d’amore, è vero, ma non è banale e scontato. Béatrice Martin vuole coniugare la tradizione francese con un pop fresco e giovane, riuscendoci. Perchè Cœur de pirate ha venticinque anni e se va avanti di questo passo potrebbe crescere tanto da uscire dai confini che la lingua che ha scelto per le sue canzoni le impone. Non siate scettici, come lo sono stato io, nei confronti della canzone francese. Concedete un ascolto a questa cantautrice che saprà incantarvi.

Les jeux sont faits

Da dove cominciare per spiegare chi è Cœur de pirate? Innanzi tutto il suo vero nome è Béatrice Martin ed è una cantautrice canadese. Non mi sono fermato alla prime perplessità che avevo nei suoi riguardi e ho ascoltato sempre più volentieri il suo disco d’esordio, Cœur de pirate. Le mie perplessità si riducevano ad una sola, ovvero il francese. Infatti Béatrice canta in francese e a queste latitudini la musica francofona non arriva spesso. La curiosità però è stata più forte e grazie ancora al cambio favorevole dollari canadesi-euro, mi sono lasciato tentare dalla sua pagina Bandcamp (musique.coeurdepirate.com). C’è altro da aggiungere? Sì, per la verità. La ragazza è anche nota per alcune foto di qualche anno fa che la ritraggono “poco vestita” che lei ovviamente vuole dimenticare. Béatrice però non nasconde i suoi innumerevoli tatuaggi che ritraggono, tra le altre cose, anche dei pirati. La ragazza però fa intendere che oltre ad aver messo in mostra il suo corpo è anche stata capace di mettere in mostra le sue doti musicali, soprattutto al pianoforte (che suona dall’età di tre anni). Se ne sentiva il bisogno? La risposta è soggettiva. Io rispondo: perchè no!

Cœur de pirate
Cœur de pirate

Si inizia con La Long Du Large, un frizzante pop cucito alla perfezione sulla giovane voce, dell’allora ventenne, Cœur de pirate. Subito l’ascolto si rivela piacevole e il francese non sarà un problema, “Et sans prendre le bord / On reste sans visage / Une masse comme une autre / Qui vit dans un mirage“. Comme Des Enfants vi farà innamorare della voce della cantautrice che si accende in un luminoso ritornello che canticchierete senza sapere (almeno per quanto mi riguarda) cosa state dicendo, “Mais il m’aime encore, et moi je t’aime encore plus fort / Et malgré ça , il m’aime encore et moi je t’aime encore plus fort“. La successiva Found Au Noir è la canzone più oscura dell’album, nonchè una delle più belle, “Et si ça fait mal c’est parce qu’il te voit pas / Alors que ton sourire enfin s’éteindra“. Corbeau è un’altra canzone triste e un’altra bella canzone nella quale Béatrice si diletta un po’ con il suo pianoforte prima di ricordarci ritornello, “Et je ne sais plus à quoi penser / C’est dur d’être libre comme toi / Et je ne sais plus à qui penser / C’est fini rhabille-toi“. Berceuse è una ninnananna (come da titolo) con tipiche sonorità della canzone francese, è quindi lecito non aspettarsi nulla di orginale, “Et sans souffrir j’en ris / Mes regrets restent dans son lit / Et sans rire je souffre / Car il a eu mon dernier souffle“. Il brano strumentale è Intermission, una breve ma ispirata musica suonata esclusivamente con il pianoforte. Con Printempssi risentono i toni più frizzanti dell’inizio dell’album e si ritorna a canticchiare, “Et toi tu ne sais pas / Que je voudrais bien de toi / C’est bien triste ce sera dans cette chanson seulement”. Ensamble ritorna sulle sonorità della canzone francese, con una musica ricca e spensierata. Un altro piacevole pezzo pop, “Car ensemble rime avec désordre, / Et l’homme que tu es n’est plus que discorde / Car ce que tu es rime avec regrets / Pour ma part je n’ai que ceux qui restent à jamais”. Ancora più radicata nella tradizione francese è La Vie Est Ailleurs che ha un altro ritornello piuttosto appiccicoso, “Car la vie est ailleurs / Dans un âge lyrique / Et tes peines s’enfuient / Tes tristesses se dissipent”. Un duetto con il canadese Jimmy Hunt per Pour Un Infidèle, una canzonetta d’amore che passa e và, “Doucement tu me fais voir les plus douces de tes histoires / Et plus notre idylle avance d’autres filles entrent dans la danse”. Francis è probabilmente la canzone meno convincente dell’album ma si fa ascoltare, “Francis tu as tant de choses à dire / Mais le tout reste enfermé / Et quand tu ne sais plus quoi dire / Tu te mets à pleurer”. Il finale è affidato a C’etait Salement Romantique dove Cœur de pirate ritrova il suo pianoforte migliore, confezionando una piacevole ballata dolce e oscura, “Et au sud de mes peines j’ai volé loin de toi / Pour couvrir mon coeur d’une cire plus noir / Que tous les regards lancés à mon égard / J’ai tenté de volé loin de toi”.

Un album breve, composto da canzoni corte ma raramente veloci. Un pop cantautorale fresco e giovane ma che si rifà ad una tradizione che funziona sempre anche se un po’ consunta. Io personalmente conosco pochissimo la lingua francese ma facendo una veloce traduzione dei testi non sono rimasto sorpreso della loro semplicità. Un album di una cantautrice ancora acerba che sboccerà, come ho letto da più parti, nel suo secondo lavoro. Dunque questo esordio è solo un assaggio di quello che Cœur de pirate può regalarci. La ragazza quest’anno ha realizzato un album di cover per una serie tv canadese e recentemente a pubblicato la colonna sonora del videogioco Ubisoft, Child of Light. Non certo una cosa da poco. Béatrice Martin non è dunque una semplice “voce dietro un bel visino” ma qualcosa di più. Forse il francese in musica non a tutti può piacere e io stesso sono rimasto sorpreso dal fatto che in fondo non è poi così male. Questo non significa che mi sono appassionato alla musica francese ma posso dire di aver superato qualche pregiudizio nei suoi confronti. Insomma, se volete cambiare lingua dal solito inglese o italiano, questo Cœur de pirate potrebbe essere una buona occasione.