La prova del nove

Oggi questo blog arriva al suo nono anno di vita. Quest’ultimo anno è stato quello più ricco di visite di sempre ma non sono qui a scrivere per vantarmene. Mi interessano poco questo genere di numeri. Ciò che mi sorprende di più, e succede ogni anno che passa, è la quantità di tempo che ho dedicato a questo blog. Quest’anno, in modo particolare, non ho recensito tutti gli album che ho ascoltato e i libri che ho letto. Questa cosa, anche se può sembrare un mancato obiettivo, in realtà la vedo in positivo. Mi sono sentito più libero di ascoltare e leggere quello che volevo senza necessariamente condividerlo con voi. Ciò che mi è piaciuto di più è ovviamente giunto su questo blog allo scopo di consigliarvi tale disco e tale libro. Mi sono impegnato e qualcosa in più riguardo alle mie letture l’ho postato, lo stesso vale per il cinema. Vorrei riuscire a vedere qualche film in più ma il tempo è quello che è. Riesco a soddisfare meglio la mia curiosità per quanto riguarda i libri e quest’anno posso dire di avere spuntato diversi titoli della mia lista d’attesa. Tutto questo anche grazie all’acquisto di un lettore ebook che per qualche motivo mi invoglia a leggere più spesso, sperimentando anche qualche genere diverso dai miei soliti. Sul fronte musicale continua il mio percorso alla scoperta di nuovi artisti e spaziando su più fronti ho trovato diverse cose interessanti. Ma come scrivevo sopra, alcune di queste sono rimaste fuori, per forza di cose, dal blog. Ma lasciate che in questa occasione possa scrivere di tre argomenti che riguardano direttamente o indirettamente questo blog: il ruolo delle donne nella mia musica, la musica italiana e la musica oggi.

Il ruolo delle donne nella mia musica. Chi mi segue da tempo avrà sicuramente notato quante ariste donne siano presenti nella mia musica preferita. Non mi sono mai messo a contare quante sono ma credo che si avvicinano al 90% della mia collezione. E pensare che fino a qualche anno fa non era affatto così. Tutto è cominciato per caso quando ho iniziato ad ascoltare il primo album di Amy Macdonald. Capii che c’era un panorama musicale al femminile che non fosse quello sovraesposto del pop da classifica. Da allora sono entrato in una sorta di circolo vizioso. Sì, credo di poterlo chiamare così: un circolo vizioso. Nel caso degli artisti uomini, tendo a preferire quelli che hanno un timbro vocale particolare o le band ma nelle donne non ho particolari preferenze. Ed è proprio per questo che faccio fatica ad uscire dal giro. Oggi viviamo in un epoca in cui le donne vogliono farsi sentire sempre più forte e dal mio (maschile) punto di vista ci stanno riuscendo particolarmente bene nel mondo della musica. E non sono solo io a dirlo. Le artiste oggi sono un passo avanti rispetto agli uomini in quanto ad intraprendenza e coraggio anche se, in generale, faticano a trovare spazio nelle radio. Personalmente credo che nell’era di internet e dei social, sperare nelle radio per avere visibilità sia una cosa sorpassata. Penso sia una questione di principio ormai, solo per rivendicare una parità di trattamento con gli uomini. Non sono un maschilista, la mia musica e questo blog sono lì a dimostrarlo e non posso definirmi femminista in quanto uomo. Per me le donne nella musica, e nell’arte in generale, ci presentano un modo con occhi diversi rispetto ad un uomo. Può sembrare banale ma la penso così. La verità è quasi non mi accorgo di scegliere spesso artiste di sesso femminile. Per me non c’è nessuna differenza ma l’ago della bussola punta sempre, e per qualche motivo, in quella direzione. In definitiva, se non ci fossero state le donne, mi ritroverei con un pugno di artisti da ascoltare e forse questo blog non avrebbe avuto l’aspetto che ha ora e non avrebbe raggiunto il suo nono anno di vita.

La musica italiana. Ahi, andiamo a toccare un tasto che ha sempre tormentato le mie opinioni in fatto di musica. Perché non scrivo di musica italiana su questo blog? In realtà in passato l’ho fatto. In un post del 2016 mi sono espresso a riguardo, in seguito al festival di Sanremo di quell’anno (potete leggerlo qui Dopo festival). Il mio rapporto con la musica del Bel Paese continua ad essere conflittuale come allora e la persistente tendenza a generalizzare. Continua a vedere artisti ultra trentenni che non hanno ancora una personalità ben definita e si adattano alla moda pop del momento nel tentativo, inspiegabile, di tenersi buono un pubblico adolescenziale che nel frattempo è cresciuto (o forse no). Io che ho raggiunto i 30 anni trovo inspiegabile come si faccia ad ascoltare artisti come Emma Marrone (tanto per fare un nome) alle prese ancora con patemi d’amore tanto drammatici quanto scontati. Lo so è musica pop ma si potrebbe fare di meglio con poco. A proposito della Marrone, ho ancora impresso nella memoria una terribile versione di La sera dei miracoli di Lucio Dalla. No, non linkerò qui il video, andatevelo a cercare se volete farvi un idea di cosa trovo insopportabile nella musica italiana di oggi. Non sopporto nemmeno i cantautori/ le cantautrici di nuova generazione con la loro spocchia e sicumera. I loro giri di parole, le loro canzoni farcite di paragoni e metafore sempre uguali e fini a sé stesse. Se ascoltate bene le parole non riuscirete a trovare un qualcosa che possa darvi indicazioni di cosa stiano parlando. Sembrano fatte con lo stampino, bell’e pronte per fare citazioni sui social. Lo so, sono pigro quando si tratta di musica italiana e non mi informo abbastanza a riguardo. Chissà, magari qualcuno sa consigliarmi qualche sito o blog pieno di musica italiana interessante. Finora io ho sempre fatto fatica a trovare qualcosa di nuovo da ascoltare, anche nel panorama indipendente. Qualche volta è capitato di provare un po’ di curiosità in merito ad un artista italiano ma non sono andato più in là di un paio di ascolti, sopraffatto dalla fastidiosa sensazione di presunzione che mi trasmettevano. Per favore niente italiani che cantano in inglese! Non avrebbe senso per me che sto cercando di scoprire un certo feeling con la musica italiana e poi, diciamolo, per un italiano cantare in inglese è un ammissione di inferiorità e debolezza nel mercato internazionale. La nostra lingua è musicale e ha un bel suono ma da anni ci ostiniamo a scimmiottare americani ed inglesi perdendo la nostra identità. A pagarne le conseguenze sono sopratutto i cantautori, una volta il nostro vanto ma che oggi sono imbarazzanti per come non riescono a trarre ispirazione dai loro più illustri predecessori. Proposito per l’anno nuovo: trovare uno o più artisti italiani da aggiungere alla mia collezione che oggi vede solo Elio e le Storie Tese e Samuele Bersani.

La musica oggi. Ho letto che passati i 30 anni si tende ad essere nostalgici in fatto di musica. In pratica schifiamo tutto ciò che è nuovo. Sarà vero? Ve lo saprò dire presto. Intanto io continuo ad ascoltare cosa c’è in giro, cosa riempie le classifiche. Posso dire che trovo spaventoso l’appiattimento musicale che percepisco? A me sembrano tutte uguali queste pop star. La musica e i temi si ripetono, come un’invasione di cloni. Il rock è morto si sa, schiacciato proprio da tutto questo rap, hip hop, trap, r’n’b e derivati. Nel corso degli anni ’90 e i primi del duemila nutrivo una certa simpatia per la musica rap. Era qualcosa di nuovo, in controtendenza con il pop commerciale di quegli anni, una rivoluzione. Sporco, cattivo e acuto. Poi è diventato un genere per fighetti ricchi che si vantavano di esserlo alla faccia tua. Gente del ghetto, tutt’altro che simpatica. Anche in Italia, da sempre in ritardo sotto questo aspetto, vanta degli esponenti di riguardo che ancora oggi provano, invano, a mantenere un po’ di credibilità. E da lì in poi secondo me è iniziata la veloce decadenza della musica commerciale. Non c’è stato spazio per nient’altro e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Ma si tratta di mode e di gusti e va bene così, vanno e vengono. Ciò che mi preoccupa di più è che spesso i testi ma ancora di più i video sono espliciti sotto ogni aspetto. Droga e sesso infarciscono ogni secondo di queste canzoni che spesso sono indirizzate ad un pubblico giovane. Non dico che dovrebbero parlare di campi di fiori ma se dovete proprio parlare di droga e sesso fate almeno lo sforzo di celarlo tra le righe e lasciare che sia l’ascoltatore a trarre le sue conclusioni! L’ha fatto per tanto tempo la musica rock ed ha funzionato a meraviglia. Invece no, ve lo sbattono in faccia chiaro e tondo per evitare dubbi o forse perché i loro ascoltatori (e perfino loro stessi) farebbero fatica a comprendere frasi sibilline. Qualche tempo fa era nata una polemica riguardo ad un video di Ariana Grande, e in generale alla sua immagine. A miei tempi il massimo che vedevi su MTV era Britney Spears in una tutina rossa aderente o vestita da scolaretta, oppure Shakira che si rotolava nel fango. Oggi si va oltre tutto questo. La parola d’ordine è “esplicito”. Tutto deve essere esplicito per non far lavorare troppo di fantasia i nostri ragazzi, in nome della libertà d’espressione ed di un’emancipazione sulla quale l’industria discografica ci sta marciando da anni. Ciò che mi sorprende più di tutto è che le donne tendono a difendere artiste come Ariana Grande o Miley Cyrus. Davvero le donne di sentono rappresentate da tutto questo? Non sono forse gli uomini a desiderarlo, sfruttando il corpo delle donne come oggetto? Oggi la musica sembra in mano ai ragazzini e ai loro pruriti, tutto il resto è nascosto e passa quasi inosservato. La situazione si è ribaltata, ciò che prima era confinato nei ghetti oggi è sotto le luci della ribalta, da spremere finché ce ne, il resto è stato confinato a musica per sfigati, vecchi e nostalgici che nel loro ghetto difendono la loro musica da cattive influenze.

Ne avrei da scrivere ancora ma per il momento mi fermo qui. Non vorrei apparire polemico, perché non voglio esserlo. Ognuno è libero di ascoltare la musica che vuole e, credetemi, sono il primo a sostenere che ogni genere ha la sua dignità di esistere. Ci sono generi fatti per ballare, divertire, altri per emozionare, innamorarsi, per diffondere un messaggio. Per quanto riguarda la qualità, quella è soggettiva secondo me ed è una battaglia destinata a non avere vincitori. Ciò che più mi spaventa e non mi piace è il vuoto, l’assenza di uno scopo. Quale futuro ci aspetta?

Cosa resterà di questi anni… dieci

Per chi non se ne accorto, è mio dovere farvi notare che sta per finire un decennio. Tutti parlano degli anni ’60, dei ’70 oppure degli anni ’80 ma intanto qui, oggi, siamo alla conclusione dei primi vent’anni del nuovo millennio. Ebbene, dato che questo blog attraversa per la prima volta la fine di un decennio, in questo caso quello che va dal 2010 al 2019 (no, non sono nove anni, come sostiene qualcuno, contateli bene), ho deciso di fare una personalissima playlist Spotify (ahimè).

Ero partito con l’interessante idea di stilare i miei 10 migliori album del decennio. Prendo il pc e faccio una bella playlist automatica che filtra le canzoni pubblicate in questo tra il 2010 e il 2019. Quando ho visto che contava circa 360 album e oltre 3500 canzoni ho avuto un ripensamento. Era semplicemente impossibile cavarne fuori 10 miseri album. Non avrebbe rappresentato appieno la mia musica di questi 10 anni. Allora mi sono messo a scegliere qualche brano tra i miei artisti preferiti, anche più di uno ciascuno. Ero arrivato cosi ad una playlist di circa 130 canzoni. Un po’ lunghina. Così ho deciso di tenere una sola canzone per artista. Il risultato finale sono 74 canzoni. Non ho scelto necessariamente le più belle ma semplicemente quelle che hanno un significato particolare per me oppure hanno rappresentato, in generale, un successo per questo artista. La maggior parte di queste le ho scelte perché sono le canzoni che mi hanno fatto scoprire questo o quell’altro artista.

Non è stato facile scegliere ma sappiate che quello tutto quello che ascolterete in questa playlist è un pezzettino di me. Sono solo 5 ore di questi dieci anni ma sono ore che hanno plasmato la mia vita e accompagnato in questo viaggio. Buon ascolto.

Otto all’otto

Questo blog è giunto al suo ottavo compleanno. Permettetemi di scrivere un post per questi otto anni. Non sarà breve. In un, evidentemente, noioso sabato 8 Gennaio del 2011 ho iniziato a scrivere le prime righe, senza sapere dove sarei andato a finire. Avevo otto anni in meno di oggi e fa un certo effetto a pensarci. Quello che è successo dopo lo trovate tutto qui, per chi avesse la pazienza di leggersi anche i post più vecchi. Perdonatemi se qualcuno di questi non è un granché, e in alcuni casi non mi trovo nemmeno più d’accordo con quanto scrissi allora ma questo è, e rimarrà a testimonianza del fatto che si può cambiare idea e fare esperienza. Non ci crederete ma ho una buona memoria di quanto scritto in questi anni. A volte mi ricordo di un certo post, credendo di averlo scritto in tempi recenti, ad esempio 2-3 anni fa. Invece, si rivela essere un articolo risalente addirittura a 6-7 anni fa. Eppure era così ben impresso nella memoria da considerarlo molto più recente. Se penso a quanto ho scritto in tutti questi anni mi vengono in mente tanti ricordi. Mi capita di rileggere qualche vecchio post e rivedo me stesso che scrivevo, i miei pensieri e le opinioni di allora. Qualche volta ne vado fiero, qualche altra un po’ meno. Rispetto ai primi due anni, nei quali scrivevo per lo più pensieri sparsi, la linea di questo blog è cambiata parecchio. Chissà magari troverò un po’ di spazio per scrivere ancora qualcosa in libertà come sto facendo oggi. Ci proverò ma non aspettatevi nulla.

Otto anni. A pensarci bene otto anni non sono pochi, affatto. Otto anni nei quali non ho mai mollato. Otto anni nei quali ho visto blogger molti volenterosi “morire” nel tentativo di pubblicare un post al giorno, anche piuttosto ben scritti ed articolati devo ammettere, per poi rendersi conto che non è una cosa che puoi fare a lungo se fai altro nella vita, come studiare o lavorare. A meno che il blog non diventi il tuo lavoro. Non è il mio caso e non voglio nemmeno che diventi un impegno, anche se a volte, non lo nego, mi ha portato via del tempo che avrei potuto spendere in altro modo. Sottolineo, che “avrei potuto” e non che “avrei voluto”. Non è una differenza da poco. Il blog rischia di diventare la tua ossessione, mangiarsi il tuo tempo libero, trascinandosi dietro gli effetti collaterali dei social network. Like, followers e numero di visite potrebbero diventare poco a poco sempre più importanti e portarti via sempre più tempo. Se ti va bene così, sono contento per te e ti auguro di avere successo. Altrimenti puoi scegliere una strada più tranquilla e fregartene di tutte queste cose e prendere i like, i followers e il numero di visite come un riconoscimento per aver fatto leggere o ascoltare qualcosa che a qualcun altro, oltre che a te, è piaciuta. Credo di non averlo mai fatto finora ma vorrei ringraziare, nel più banale dei modi, tutti quelli che mi leggono, italiani e non. Ringrazio anche chi mette like e segue solo perché vuole essere seguito e avere un like a sua volta. Questa è una cosa che io non faccio mai ma capisco che funziona e forse sono io ha non averla sfruttata abbastanza.

In otto anni è passata da queste parti tanta musica ma non tutta per la verità. A volte capita che un album non mi abbia entusiasmato troppo o semplicemente non avevo molto da scrivere a riguardo nonostante mi sia piaciuto, anche parecchio in alcuni casi. In un primo momento questa mi sembrava una buona occasione per citarne alcuni di essi, dei quali non ho mai scritto e quasi sicuramente non lo farò in futuro. Ma poi ho pensato: perché farlo dopotutto? Per quale motivo elencarvi nomi di artisti e album dei quali, perfino io faccio fatica a citarvi una canzone? Per lo stesso motivo per il quale non faccio recensioni negative. Questo blog è qui per consigliare e non giudicare. Perciò sarà chi legge a storcere il naso eventualmente. A volte mi scappa qualche recensione tiepida, altre volte meno, ma cerco sempre di trovare il buono in ogni album o perlomeno di comprendere le motivazioni che stanno dietro le scelte di un artista. Quindi niente nomi.

Cosa aspettarsi per il futuro? Il solito, mi verrebbe da dire ma non è esattamente così. Dallo scorso settembre ho deciso di istituire una giornata particolare che si ripeterà quattro volte l’anno, l’ultimo sabato del mese. Mi sono reso conto solo in secondo momento che in pratica questo giorno coincide con il cambio di stagione (sic). Mi sono dato la possibilità di anticiparlo o posticiparlo di una settimana e di considerarlo perso se vado fuori tempo massimo. In tale giorno, acquisto cinque album il più possibile di generi musicali diversi tra loro. Lo faccio perché mi rendo conto a volte di essere un po’ ripetitivo e la mia curiosità ad esplorare un certo genere musicale mi trattiene dal provare qualcosa di diverso. E poi perché gli album che ho in (non so quante) wishlist sparse ovunque, stanno crescendo a vista d’occhio ed è bene che cominci a toglierne qualcuno. In questo giorno, dunque, mi auto-obbligo a scegliere cinque album senza fare troppo il difficile su quello che posso trovarci dentro. Un album deve rientrare nella categoria folk e simili, un altro in quella country o americana e simili. E fin qui tutto facile, ho solo l’imbarazzo della scelta. Poi il terzo possibilmente pop o rock, ed un quarto blues, jazz o simili. Questi ultimi due per me sono più difficili da scegliere e pesco un po’ alla cieca. Il quinto lo tengo come jolly, purché sia diverso dai precedenti quattro. L’importante è che siano tutti e cinque album, niente EP o cose del genere e che siano stati pubblicati in tempi recenti (questo è più forte di me, posso farci poco o nulla). Ho già sperimentato questa novità dei cinque album in due occasioni e devo dire che sta funzionando alla grande. Saranno in tutto 20 album all’anno in più che si vanno ad aggiungere a quelli che entreranno a far parte della mia collezione in tempi di normale amministrazione. Quindi in futuro, in questo blog potreste veder comparire qualche recensione di album che non rientrerà nei soliti generi che vado a coprire. Sono sicuro che sarà divertente per me quanto per voi ascoltare qualcosa di diverso ogni tanto.

E poi c’è sempre la questione dei libri. Non riesco più come un tempo ad incastrare post di musica e di libri come facevo una volta, pur rimanendo un lettore regolare. Se ci deve essere un buon proposito per l’anno nuovo, ecco, sarebbe quello di scrivere più spesso di romanzi. Devo anche ammettere che con la recensione di un libro si va abbastanza sul sicuro qui su WordPress. Sono molti i blog che seguo dove si possono leggere recensioni interessanti che, spesso e volentieri, mi aiutano quando sono alla ricerca si qualcosa di nuovo. Le grande quantità di blog che recensiscono libri però mi invoglia sempre di più a scrivere di altro (musica) per muovere l’interesse del lettore verso qualcosa che non siano libri o film. Ecco appunto, il cinema. Lo scorso anno ho fatto un post su qualche film che avevo visto e che mi sono sentito di consigliare. Forse la formula che ho usato in quell’occasione (poche righe per ogni titolo) potrebbe funzionare anche per i libri. In realtà l’ho già fatto in passato ma era solo per tamponare le mancanze letterarie del blog, l’idea è di farlo più regolarmente. Lo stesso vale per i film che sono altrettanto ben coperti dai blogger di questa piattaforma. Il fatto di scrivere di più di libri e cinema non è una promessa, è un buon proposito appunto. Si sa poi dove vanno a finire i buoni propositi.

Ok, credo di aver scritto abbastanza per questa volta e se qualcuno ha avuto la costanza di leggersi tutto il post, mi congratulo con lui. Non è una cosa scontata di questi tempi ma credetemi scrivo più di quanto parlo. Tipico di chi parla poco come me. Otto anni a scrivere, spero non sempre completamente a vanvera, ne sono la dimostrazione.

Come i nani

Eccomi ancora qui a su questo blog dopo sette anni. Non mi sembra vero che per sette anni consecutivi sono riuscito a tenerlo in vita, anche in modo piuttosto dignitoso, devo ammettere. Continuerò a farlo finché avrò tempo (un’oretta per scrivere si trova sempre) ma soprattutto finché ne avrò voglia. Sì perché quella a volte può venire meno e anche se si ha un’intera giornata libera per scrivere va finire che non si scrive nulla. Fortunatamente non mi succede spesso e quando capita basta buttare giù qualche riga per ritrovare la voglia perduta.

Vi rivelerò un segreto. Forse più che un segreto è una fantasia proibita. Chissà se succede solo a me oppure è ricorrente in chi ha un blog. Ogni tanto mi capita di pensare all’ultimo post, quello di addio. Un post dove si salutano tutti e ci si scusa ma a causa del sopraggiungere di altri impegni il blog verrà abbandonato a sé stesso. La data dell’ultimo articolo resterà immobile come un orologio segna l’ora del delitto nei migliori gialli. Quell’identità virtuale che ci siamo creati sarà destinata ad appannarsi sempre di più, scomparendo nella fitta nebbia dalla quale è venuta. È giusto rivelare al lettore la causa dell’abbandono? Oppure bisogna mantenere il riserbo sull’accaduto? Forse non è nemmeno necessario un post d’addio. Semplicemente si abbandona il blog e gli avventori vedranno la data dell’ultima attività allontanarsi sempre più indietro nel tempo. Capiranno da soli. Chi c’è dietro quel nome, penseranno, non scrive più, non scriverà più. Che fine avrà fatto? Niente di grave spero. Magari ha solo perso la password. Oddio, non gli sarà successo mica qualcosa di brutto! Forse non aveva semplicemente più voglia o tempo. No, non è bello non scrivere nulla, i poveri avventori potrebbero restarci male. Oppure ai poveri avventori non frega assolutamente nulla dell’ennesimo blogger che non ce l’ha fatta, che ha abbandonato la barca che lui stesso sì è fatto. Diciamocelo, in fondo me la sono andata a cercare. Un po’ per noia, un po’ per curiosità ma me la sono andata a cercare comunque. Ma resto padrone di questo blog e decido io per lui. Scrivere l’ultimo post sarebbe la cosa giusta da fare. Può arrivare a sorpresa, un articolo come un altro. Zac! L’avventura è finita. Oppure giunge dopo un più o meno lungo periodo d’inattività. Era già nell’aria. Che bravo si è preso la briga di scrivere ancora una volta per noi lettori. Addio e buona fortuna. O chissenefrega, tanto non leggerò nemmeno il tuo ultimo post. L’addio deve essere breve, criptico, lasciare un po’ l’amaro in bocca a chi legge. Un addio lungo è un controsenso. Non avevi più voglia di scrivere sul blog e poi infili un commiato lungo mille parole? O forse è giusto così, sì un post lungo è un degno finale. In pochi arriveranno fino in fondo. Meglio così. Alla fine poi io, blogger amatoriale dimissionario, volevo solo salutare. Per una questione di educazione, non per altro.

Quel momento non è ancora giunto ma è bene pensarci per tempo. Forse ogni blogger dovrebbe tenere un post d’addio per ogni occasione nelle bozze. Pensateci se non l’avete già fatto. Dopo sette anni smettere con questo blog sarebbe un piccolo cambio di abitudini, quasi di vita. Almeno per quanto mi riguarda cambierebbero i miei fine settimana. Ho scritto abbastanza per oggi e NON è un post d’addio questo. Per quello devo ancora pensare a cosa scrivere e non credo arriverà presto. Sono pronto per un altro anno di musica e di libri. E di blog, ovviamente.

Mezza dozzina

Sei anni. Sono di nuovo qui, su questo blog, dopo sei anni esatti dal primo post. Lo scorso anno è stato un anno nel quale ho ascoltato davvero tanta musica, lasciandomi trasportare dalle sensazioni del momento, senza badare troppo al genere o dalla popolarità dell’artista. È stato anche un anno su Twitter che mi ha permesso di non perdere nessuna nuova uscita e fare nuove conoscenze. Il 2016 però è stato anche l’anno nel quale ho fatto più fatica a tenere aggiornato questo blog. Credo di non aver saltato neanche un weekend, anzi ho pubblicato spesso anche a metà settimana, ma è stato più impegnativo che in passato. Un po’ a causa di qualche impegno di lavoro e a volte anche per una semplice questione di voglia. Ho pensato, ma perchè non ascolto musica semplicemente senza doverne scrivere? Non conosco la risposta ma mi piace farlo e, anche se ci sono momenti nei quali vorrei mollare tutto, ho intenzione di continuare. Ma vediamo un po’ quali sono le curiosità statistiche di questi sei anni.

Il post più visto è La Tartaruga non ci può aiutare, uno dei primi post nel quale scrivevo di It il capolavoro di Stephen King. Buffo come un blog che tratta soprattutto di musica abbia come post più visto uno su un libro! Al secondo posto c’è una recensione recente, Fuori legge, dell’album From The Stillhouse dei Murder Murder. È il post di musica più visto, con grande distacco dal primo in classifica. Il terzo posto spetta a Mal di cuore altra recensione dell’EP Singing & Silence di Rorie, anche questa pubblicata lo scorso anno.
Tra i temini di ricerca più usati per arrivare a questo blog, il più ricercato è “lana del rey“. Seguono “amy macdonald” e “wintersleep hello hum“. Ma la Tartaruga di Stephen King in tutte le sue varianti è la più ricercata.

Ma ci sono alcune ricerche piuttosto divertenti. Qualche esempio? “dove posso scaricare l’ultimo album di amy macdonald 2012” è la classica domada diretta a Mr Google. Non è chiaro avesse intenzioni piratesche o meno. C’è chi è più chiaro in merito: “dove si compra life in a beautiful light“. La curiosa “voglio ascoltare tutte le canzoni che a cantato peter buck“, che oltre a contenere un errore grammaticale, è anche piuttosto vaga. Caro amico, insieme ai R.E.M., Peter Buck non cantava ma da solista ne ha fatto un po’. Quante di preciso non ne ho idea. Ma qualcuno ha ancora dei dubbi, “peter buck canta“. Poi c’è chi cerca canzoni di seconda mano: “aurora aksnes canzone usata“. Quest’altra è un po’ vaga ma efficace, “cantante rossa inglese“. Sarà Florence Welch? Poi c’è l’interessante: “parole che escono da sole“. Non me ne viene in mente nessuna. Tutte in coppia. Una disperata: “believe la cantaurtice di believe“. Mi dispiace ma non la so. Anche io ho fatto una richerca del genere una volta: “quale era la canzone che faceva mmmm mmh mmh“. Questa la so, è Mmm Mmm Mmm Mmm dei Crush Test Dummies. Un po’ confusa la ricerca di: “coeur de pirate la canzone francese con i tatuaggi“. Una canzone con i tatuaggi? Non so come ma anche una ricerca come questa: “come s’intitola la canzone di oggi del stacchetto delle veline” ha portato al mio blog. Non avrà trovato quello che cercava. Il dubbioso: “battute nonsense fanno ridere?“. Dipende, tu ridi? In cerca di conferme chi ha cercato, “l’indie rock sta diventando mainstream“. Problemi con l’inglese: “vorrei ascoltare a month of sathurdei dei r e m” oppure “canzone rem con parole streig wuo oh“, “ho sentito una cazone ritornello fa est see you est see mi” ma peggio chi li ha con l’italiano, “cuando cina avuto 500 milioni di abitanti“. Quest’ultima è una ricerca sensata per il mio blog. Davvero. A voi scoprire il post in cui ne parlo. Una radio con solo Florence + The Machine? Possibile, “in che radio posso ascoltare florence?” ma non a tutti piacerebbe, infatti: “florence welch non mi piace“. Ho letto un paio di libri sui R.E.M. e so quasi tutto su di loro ma questa mi mancava: “rem my losing religion la cantano dei preti“. Addirittura si entra nel mistero, “antichi sacerdoti di culto che cantavano rem my religion“. Qualcuno accusa di plagio Amy Macdonald ma non è sicuro di chi sia la canzone originale, “chi  ha cantato  e suonato per primo ‘life in a beautiful light’ ?“. Ma anche Lovecraft non la racconta giusta: “lovecraft non si è inventato niente“. Qualcun’altro ha le idee ben chiare su cosa cercare: “agnes obel sexy“. Giuro che non so nulla di quello che succede lì dentro: “la camera da letto di miley cyrus“, si insiste: “immagini o famo strano“. Spero sempre che ognuno trovi ciò che cerca, perchè questa è difficile: “per radio circola una canzone tipo scozzese“. Questa poi è ancora più difficile, “ultimamente sento una canzone dei rem“. Fantasie su Lana Del Rey: “lana del rey dorata“, fammi sapere quando trovi qualcosa, anche se ormai lo sanno tutti che “lana del rey rifatta“. Ma soprattutto: “a quanto pagano la lana quest’anno“? Qualcuno chiede una “descrizione oggettiva di dracula“, una fotografia sarebbe l’ideale. Anzi no, i vampiri non vengono nelle foto. Probabilmente la stessa persona ci ha riprovato per un’altra strada: “descrizione oggettiva di un morto“! Questa non l’ho capita: “осенняя фотосессия в парке идеи“. Non è facile ma c’è chi ci riesce: “mi distinguo dalla massa“. “qualcuno conosce la tv marchio obell?“, no mi dispiace. C’è ne anche per Anna Calvi: “anna calvi cosa vuol fare capire con la canzone eliza“, saranno anche affari suoi. Strani personaggi si affacciano in questo blog: “come far venire dal passato. una antenata“. Personaggi anche piuttosto confusi, ““in francese” titolo canzone donna “anno fa” paradise” ma sempre determinati: “canta una canzone in inglese stando seduta“. I London Grammar non piacciono a tutti, c’è chi sa fare di meglio: “la versione bella della canzone hey now dei london grammar“.

Spero abbiate trovato divertente questo “approfondimento” sui termini di ricerca che hanno condotto qui i visitatori in questi sei anni. Per quest’anno prevedo un’interessamento maggiore da parte mia alla musica folk anglosassone e al country americano. Non mancherò le nuove uscite di vecchie conoscenze ma soprattutto non mi darò limiti per quanto rigurda generi e stili. Un altro anno di blog ha inizio e spero, come sempre, di riuscire a tenerlo aggiornato regolarmente. Ne approfitto per condividere il nuovo singolo della band inglese To Kill A King intitolato The Problem Of Evil

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Non mi giudicate – 2016

Eccomi dunque ancora una volta a fare i conti con il tempo che passa. Un altro giro intorno al sole tra le pagine di questo blog se ne andato. Come ho fatto lo scorso anno, premio gli album e gli artisti che più hanno lasciato il segno nel 2016. Naturalmente le mie scelte si limitano a ciò che ho potuto ascoltare quest’anno, per ognuna di esse troverete la recensione dell’album su questo blog. Quest’anno, rispetto al precedente, ho ascoltato un bel numero di EP e così ho aggiunto una categoria tutta dedicata a loro. Un’altra novità è dettata dal maggiore spazio che ha trovato il country nella mia musica, così ho aggiunto un posto anche per questo genere americano. Quest’anno non è stato affatto facile scegliere e ho dovuto escludere qualcuno ma poco importa. In fin dei conti questo 2016 è stato un anno ricco di musica e ha volte mi sono ritrovato sommerso di cose da ascoltare. Il tutto per merito mio, si capisce.

  • Most Valuable Player: Agnes Obel
    Questa cantautrice rimane una delle più affascinanti degli ultimi anni. Il suo terzo album Citizen Of Glass è uno dei più belli di quest’anno. Un ritorno ispirato e magico, caratterizzato da tutto ciò che rende unica quest’artista. Imperdibile.
    Agnes Obel – Stretch your Eyes
  • Most Valuable Album: Jet Plane And Oxbow
    Johnatan Meiburg torna nella sua forma migliore con un disco carico e intenso. Le sonorità anni ’80 rilanciano gli Shearwater, un gruppo che non è mai troppo tardi scoprire. Vivamente consigliato per la sua qualità.
    Shearwater – Jet Plane And Oxbow
  • Best Pop Album: Keep It Together
    Lily & Madeleine virano su sonorità più pop ma riescono a non perdere la bussola. Le due ragazze di Indianapolis crescono a vista d’occhio, staccandosi sempre di più dai loro modelli e trovando una strada più personale. Ben fatto.
    Lily & Madeleine – Westfield
  • Best Folk Album: Between River And Railway
    Quando si parla di folk, si parla di tradizione. Nel caso di Claire Hasting è quella scozzese. Tra inediti e classici, questa giovane cantautrice ci porta nella sua terra con semplicità e una bella voce. Da tenere d’occhio per il futuro.
    Claire Hastings – The House At Rosehill
  • Best Country Album: Honest Life
    Courtney Marie Andrews nonostante la giovane età è già da tempo nel country che conta. Questo album però ha qualcosa di speciale, per maturità e ispirazione. Carico di sentimenti e malinconia, Honest Life è un must per gli appasionati del genere.
    Courtney Marie Andrews – How Quickly Your Heart Mends
  • Best Singer/Songwriter Album: Angel Olsen
    Difficile inquadrare questa artista americana in un genere musicale. Quello che è sicuro è che è una cantautrice. Ecco perchè non si può fare a meno di mettela al primo posto. Il suo MY WOMAN è un gioiellino anche se ha diviso critica e fan.
    Angel Olsen – Shut Up Kiss Me
  • Rookie of the Year: Billie Marten
    Con Writing Of Blues And Yellows fa il suo esordio la giovanissima cantautrice inglese Billie Marten. Il suo folk pop delicato e sognante è il suo punto di forza. Aspettavo da tempo questo esordio e questo album si è rivelato al di sopra di ogni aspettativa.
    Billie Marten – Milk & Honey
  • Sixth Man of the Year: Bon Iver
    Certo, mettere uno come Justin Vernon in panchina non è mai una buona idea ma è successo. Lui si è fatto trovare pronto con l’enigmatico 22, A Million, che provoca reazioni contrastanti. A me è piaciuto e tanto basta. Un’esperienza da fare.
    Bon Iver – 29 #Strafford APTS
  • Defensive Player of the Year:  Keaton Henson
    Come dire, Keaton Henson è Keaton Henson. Chi è più “difensivo” di lui.? Con il nuovo Kindly Now prova a buttare giù quella barriera tra lui e l’ascoltatore. Ci riesce con la consueta sensibilità e tristezza. Da ascoltare in totale solitudine.
    Keaton Henson – Alright
  • Most Improved Player: Kelly Oliver
    Dopo l’ottimo This Land, la cantautrice folk inglese compie un ulteriore passo avanti nella sua crescita artistica. L’album Bedlam è un concentrato di ballate folk senza tempo che traggono ispitazione dalla tradizione. Consigliatissimo.
    Kelly Oliver – Bedlam
  • Throwback Album of the Year: Soon Enough
    L’esordio di Erin Rae e dei suoi The Meanwhiles dello scorso anno è un album incredibilmente malinconico e emozionante. La voce di Erin Rae è tra le più e emozionanti che si possano sentire. Solo per malinconici cronici.
    Erin Rae And The Meanwhiles – Minolta
  • Earworm of the Year: Amerika
    Il gruppo canadese Wintersleep è tornato quest’anno in grande stile con The Great Detachment. Il singolo Amerika mi ha trapanato il cervello per settimane. Ritornello orecchiabile e tanto buon indie rock. Da ascoltare a vostro rischio e pericolo.
    Wintersleep – Amerika
  • Best Extended Play: Tide & Time
    Tanti EP quest’anno. Difficile scegliere ma sicuramente questo Tide & Time della cantautrice inglese Kitty Macfarlane è stato il più sorprendente. Voce unica e attenzione ai dettagli. Profondamente ispirato. Si attende un seguito.
    Kitty Macfarlane – Song to the Siren (Tim Buckley cover)
  • Most Valuable Book: I Racconti (1831 – 1849)
    Nonostante abbia letto libri con la regolarità di sempre, ho dato meno spazio a loro su questo blog. Senza dubbio la raccolta di tutti (o quasi) i racconti di Edgar Allan Poe è il libro dell’anno. Vi consiglio l’edizione di Einaudi con la traduzione di Manganelli.

Questo 2016 è stato un anno nel quale ho potuto ascoltare davvero tanti album e non tutti hanno avuto spazio in questo blog. Avevo intenzione di elencarli qui, in questo post di fine anno ma poi ci ho ripensato. Chissà magari meritano più spazio e l’anno prossimo lo troveranno. Nel 2017 ci saranno tanti ritorni e spero come sempre di avere il tempo di ascoltare musica e di scrivere in questo blog.

Buon 2017

Lustro

Eccomi di nuovo qui a cinque anni di distanza dal primo post di questo blog. Meglio lasciar perdere i soliti luoghi comuni sul tempo che passa in fretta anche se un po’ è vero. Ogni anno mi ritengo fortunato per avere avuto tempo di scrivere ogni settimana un post che parli di musica, libri o quant’altro. Spero, come sempre, di riuscire nell’impresa anche in questo 2016 e l’inizio promette bene. Cos’è cambiato in cinque anni? Tante cose ma non troppe. La vera novità è che mi sono iscritto a Twitter. Non mi piacciono i social ma oggettivamente era diventato arduo tenermi informato su tutti gli artisti che ho conosciuto in questi anni. Così ho deciso di iscrivermi al social network dell’uccellino per non perdermi nulla. Eccomi dunque sotto il nome di @joerjoe89.

Per curiosità ho tweetato qualche settimana fa la recensione dell’album This Land direttamente a Kelly Oliver. Io pensavo, ingenuamente, che tutto sarebbe finito lì ed invece con mia grande sorpresa Kelly mi ha risposto chiedendomi gentilmente una traduzione! Nel frattempo ha anche postato sul suo profilo Facebook il link al mio blog. Ho fatto del mio meglio per farle avere la traduzione e questo spiega perchè ho pubblicato un articolo in inglese. Spero mi perdoni eventuali errori. Ho fatto la stessa cosa anche con la recensione dell’album di Kristoffer Bolander e anche lui ha condiviso il mio link. Sono contento che anche loro abbiano letto questo mio piccolo blog. Sono pronto a ripetere l’esperienza in futuro ma sono anche pronto a tenermi lontano il più possibile dal turbine dei social.

Questa è la vera novità di quest’anno per L’Antenato, nient’altro. Da cinque anni seguo anche altri blog e molti li ho visti nascere e morire in breve tempo. Se volete un consiglio per continuare a scrivere per un lustro, posso solo farlo attraverso la mia esperienza. Sconsiglio di pubblicare un post al giorno perchè non è facile farlo se non avete qualcosa di pronto tutti i giorni. Scrivete quando ne sentite il bisogno oppure datevi una scandeza (ogni settimana, ogni mese…). Non abbandonate alle prime difficoltà, anche questo blog è nato a rilento. Bisogna solo trovare il ritmo. Non preoccupatevi delle visite e dei like, io non scrivo per questo. Non dovete avere un vero motivo per aprire un blog. Fatelo e basta se ne sentite il bisogno, il motivo lo troverete con il tempo. Tenetevi sempre pronto un post che sia veloce e semplice da scrivere, vi permetterà di non saltare la scadenza che vi siete dati e allo stesso tempo prendervi una pausa. Per il resto basta un po’ di costanza e voglia.

Intermission

A volte mi sono chiesto perchè mi ritrovo sempre a scrivere di musica o di libri su questo blog. Dallo scorso anno sto pensando a qualche nuovo tipo di post. Di cos’altro potrei scrivere? Non mi sono stancato, e nemmeno credo mai mi stancherò, di ascoltare musica e di leggere libri. Non ho iniziato questo blog con lo scopo di scrivere di me stesso ma in questo momento non posso nascondere di farlo. Mi sono trovato a pensare a ciò che mi piace fare e a quello che sono. Mi sono ritrovato davanti a cose diverse tra loro e idee interessanti ma non credo di avere il tempo di pensarci o forse mi manca solo un po’ di voglia. Ho anche pensato ad un blog divertente, po’ cattivo e ironico. Un blog parallelo a questo. Poi ci ho ripensato o forse ho solo messo da parte l’idea. Il fatto è che questo blog è un appuntamento settimanale, praticamente fisso, ormai da più di quattro anni. Non è sempre facile trovare il tempo necessario per scrivere. Questa volta è una di quelle volte che mi sarebbe piaciuto scrivere d’altro. Non ho ancora ascoltato abbastanza il nuovo Tied To The Moon di Rachel Sermanni per farne una recensione e non ho ancora finito l’ultimo libro della Torre Nera di Stephen King. Quindi per il momento non ho nulla di nuovo da scrivere. Ho in lista un paio di album interessanti, uno dei quali recuperato tra quelli pubblicati lo scorso anno. Ogni giorno mi segno qualcosa da ascoltare di nuovo ma ci sono un paio di album che attendo da parecchio tempo. Il nuovo dei Wintersleep dovrebbe venire annunciato questo autunno e nella migliore delle ipotesi, uscire entro l’anno. Il quarto album di Amy Macdonald invece è pronto ma ancora da registrare e la ragazza se la sta prendendo comoda.

Lasciatemi aprire una parentesi a riguardo. Più passa il tempo e più sembra strano che una casa discografica come quella della Macdonald sia disposta ad aspettare quattro anni tra un album e l’altro. Amy è una giovane cantautrice di successo ma non è certo una star. Mi domando se può permettersi una pausa così lunga. Lei si giustifica dicendo che viene da un lungo tour e in questo momento si sta godendo la vita. A chi non piacerebbe prendersi un anno di pausa dal lavoro o dagli studi? Evidentemente lei se lo può permettere. Io resto dell’idea che qualsiasi artista giovane debba sfruttare i primi anni della sua carriera. Un album ogni due anni è una buona media. Prendo sempre come esempio la carriera dei R.E.M. che dal 1982 al 1988 pubblicarono un album all’anno. Poi rallentarono il ritmo arrivando ad una pausa di quattro anni solo tra il 2004 e il 2008 che coincide con il momento più basso della loro parabola. La loro storia si è conclusa con un quindici album pubblicati in trent’anni. Un album ogni due anni. Un’altro esempio viene dalla band britannica Editors che hanno fatto una pausa di quattro anni tra il 2009 e il 2013, durante la quale c’è stato un cambio di formazione. Ma quest’anno, il 2 Ottobre, sono pronti a pubblicare il quinto album In Dream, a distanza di due anni dall’ultimo. Per non citare Laura Marling che a soli venticinque anni ha gia cinque album alle spalle. In sostanza, da fan di Amy quale sono, mi sarebbe piaciuto ascoltare questo quarto lavoro addirittura lo scorso anno, a due anni esatti dall’ultimo Life In A Beautiful Light del 2012. Avevo sperato per questo anno e invece no. Ci sarà da aspettare. Addirittura le registrazioni potrebbero iniziare nei primi mesi del 2016. Questo significherebbe che tra un anno potremmo sperare di ascoltare l’album. E se fosse tutta una montatura? Ne dubito. Ma allora perchè non me la prendo anche con i Wintersleep? Anche loro hanno fatto l’ultimo album nel 2012 e sono lì lì per pubblicarlo nel 2016. Semplicemente il loro caso mi sembra diverso. Hanno un altro pubblico e poi il loro album è praticamente finito. Erano già pronti ad annunciarlo questo inverno, hanno avuto qualche intoppo, tutto qui. Nessuna pausa. Quello che spero è che questa attesa di quattro anni si ben spesa da parte di Amy Macdonald e che non deluda le aspettative di noi fan. Chiusa parentesi.

Quanto scritto qui sopra va inteso coma una sorta di sfogo estivo, nient’altro. Nel frattempo mi troverò altro da ascoltare come ho fatto finora. Nel frattempo devo trovare anche qualche altro argomento per questo blog. Ho dei dubbi che riuscirò a scrivere altro di ugualmente interessante o per meglio dire, che io riesca a scrivere di altro in modo altrettanto interessante. A dire la verità mi piace il basket, più correttamente basketball, o ancora meglio in italiano, pallacanestro. Ormai seguo questo sport da dieci anni ed è l’unico sport che mi piace. Il calcio è semplicemente noioso. Ma riuscirei a scrivere articoli di pallacanestro? No. Non voglio nemmeno farlo. Temo che continuerò a scrivere di musica e libri, per ora. Perchè farlo mi piace e con questo blog mi sono tolto delle piccole soddisfazioni nel corso di questi anni. Intermission significa intervallo. Questo post è una pausa ricreativa, dopotutto siamo ad Agosto e le ferie ci vogliono. Poi si ricomincia. Ho rubato il titolo ad un brano di Cœur de pirate e mi faccio perdonare permettendo a tutti di ascoltarlo qui sotto.

Il tempo di scrivere

Dopo quattro anni sono ancora qui a scrivere su questo blog. Ormai è un’abitudine per me, ogni fine settimana, scrivere un post e pubblicarlo. Qualcuno potrebbe chiedersi quanto tempo ci metto a scrivere, ad esempio, una delle mie recensioni. Ebbene, ci metto il tempo necessario che serve per scriverle. Non ci sono prime versioni, bozze, elaborazione di appunti, se non in qualche raro caso nel quale per un motivo o per l’altro non faccio in tempo a finirla in una sola seduta. Capita che nei periodi di vacanza (d’estate o in questi giorni), dedico più tempo agli articoli e a quello che scrivo ma nel resto dell’anno, quello che esce è quello che leggete. Alla fine rileggo il tutto, notando e correggendo di fatto parte degli errori ortografici e grammaticali. Rileggo troppo velocemente per notarli e rimangono lì, sotto gli occhi dei più attenti. Una volta che ho finito di rileggere ci metto il titolo. Più curioso è, meglio è. Non nascondo che a volte mi trovo a corto di idee e per non impiegare più tempo a pensare al titolo che non a quello che ho impegato per scrivere l’intero post, scrivo la prima cosa banale che mi sovviene. Quando scrivo una recensione ascolto sempre la canzone della quale sto scrivendo nel medesimo istante, senza farlo scriverei molto meno a riguardo e sarei ripetitivo.

Questo blog non ha mai voluto essere un diario ma in qualche modo è finito per scandire le mie settimane. Quattro anni non sono pochi e ogni volta che ci penso mi stupisco sempre di quanto ho scritto. Forse a volte mi dilungo un po’ troppo e ma non posso negare che vedere un bel post lungo mi rende soddisfatto. Mi piace scrivere e spero che nessuno si annoi a leggere. In quattro anni sono cambiate tante cose. Tralasciando vicende personali e globali mi soffermerei su quello che è cambiato tra le pagine di queto blog. Scrivevo, un paio di anni fa, a proposito della musica folk (aprendo una recensione di The Story di Brandi Carlile): “Non sono un fan del folk allo stato puro sia quello straniero che quello nostrano. Ciò che ha di buono la musica folk è quella capacità di farci sentire a casa, qual senso di appartenenza che pochi altri generi musicali sono in grado di dare, a discapito però dell’originalità. Quell’effetto “già sentito” è il cuore e la forza della musica folk senza il quale non avrebbe senso di esistere. Questa caratteristica è sia un pregio che un difetto. Io personalmente lo vedo più come un difetto che agevola la produzione di canzoni. Quel giro di chitarra lì, quella melodia nel ritornello là ed ed ecco la canzoncina folk e popolare che piacerà sicuramente a tutti. Perchè a tutti piace guardare al passato e la musica può farci viaggiare nel tempo. Ma che senso ha, e soprattutto, dove sta la magia nel farlo più e più volte? Portare avanti la tradizione è cosa buona ma approfittarsi di essa per andare sul sicuro è la cosa che mi da più fastidio della musica folk. Questo genere mi piace ma ha volte è troppo ripiegato su sè stesso anche se influenzato da culture diverse. Quando però il folk è ben mescolato con il rock e il pop ne nasce qualcosa che sicuramente è più gradito alle mie orecchie“. Poi senza neanche accorgermene sono stato trascinato dalla musica folk (la decisiva e iniziale spinta me l’ha data Rachel Sermanni), dichiarandomi poco tempo dopo nella recensione dell’EP d’esordio di Lily & Madeleine: “Ormai è ufficiale. Mi sono dato al folk, almeno temporaneamente. In questo periodo, sarà l’estate, mi incuriosisce la musica folk straniera, americana o anglosassone che sia. Sarà forse perchè c’è voglia di vacanza e tranquillità ma il songwriting folk dalle melodie rilassanti è ciò che ultimamente mi fa più piacere ascoltare. Se poi si tratta di musica folk al femminile è meglio“. Cosa è successo? Cosa mi ha convertito? Tante cose. Una su tutte la faccia pulita degli interpreti del folk. Niente a che vedere con quello che passa oggi in tv (ci siamo capiti). Poi ci aggiungerei quelle atmosfere rilassanti e rassicuranti che solo questo genere di musica può dare. Mi ritrovo ad avere meno interesse verso l’indie rock, che resiste tra la mia musica grazie a qualche artista al quale sono particolarmente legato. Qualche new entry c’è stata ultimamente ma non è in quella direzione che mi spingo a cercare. Qualche cosa buona la trovo anche nel pop e nel calderone del cosiddetto mainstream. Però le maggiori soddisfazioni arrivano spesso dal folk e dalle sue trasformazioni. Resto comunque un fan a metà perchè fatico ancora apprezzare buona parte della musica folk. Per non parlare del folk italiano che ha una matrice diversa rispetto a quello inglese o americano. Ma forse queste parole saranno smentite da un post come questo tra qualche anno.

Sono stato lungo anche stavolta ma sono soddisfatto e ho scritto quello che volevo scrivere e anche di più. Buon compleanno blog. Spero di riuscire a tenerti in vita per tanto tempo ancora e il 2015 si prospetta carico di ispirazioni. Si ricomincia, di nuovo. Quanto tempo ci ho messo per scrivere questo post? Il tempo di scriverlo.

Mi ritorni in mente, ep. 10

Era da un po’ che volevo farlo. Ho cambiato la grafica al blog ed è la seconda volta che lo faccio. La prima volta mi ero stancato dei toni grigi e questa volta mi ero stancato dei toni scuri. Ho optato per qualcosa di più luminoso e colorato. Pensandoci era da perecchio tempo che questo blog aveva lo stesso tema. Con questo posso cambiare immagine di sfondo spesso a mio piacimento. Spero vi piaccia. Questo periodo è pieno di cambiamenti o almeno lo è per me. Alcuni non per mia volontà e altri per mia volontà ma sempre di cambiamenti si tratta. Non mi piace cambiare spesso ma sono contento di farlo se questo significa smettere con un’abitudine e iniziarne un’altra!

In questo periodo di cambiamenti e di stagioni di passaggio c’è una canzone che per non so quale motivo era rimasta nascosta da qualche parte. Sights dei London Grammar mi è come sfuggita ai primi ascolti. Poi mi è tornata in mente una melodia, un ritornello che non riuscivo a mettere a fuoco. Cercando tra la musica dei London Grammar l’ho ritrovato. Una bellissima canzone, malinconica, disperata, tesa, confortante. Grazie London Grammar, questo mio autunno lo devo anche un po’ a voi.

What did you do?
Wonder where your heart came from
What have you done?
My only friend keep on

Wonder will you
Turn into winter lights
Keeping your strength
Lightning gets dark at night