Uno più uno fa due

Il nome di Nikki Lane mi era già stato consigliato tempo fa e lo scorso anno ho colto l’occasione di avere il suo secondo album All Or Nothin’, del 2014, gratuitamente in occasione della pubblicazione del singolo Highway Queen che anticipava l’album omonimo. Qualche ripetuto ascolto di All Or Nothin’ mi avevano dato una buona impressione di questa cantautrice americana ma per qualche motivo ho rimandato l’ascolto dell’album Highway Queen fino a poco tempo fa. Citato spesso come uno dei migliori album country del 2017, non poteva mancare alla mia collezione anche se con un anno di ritardo.

Nikki Lane
Nikki Lane

Si comincia con la roboante 700,000 Rednecks. La voce ruvida della Lane è la prima cosa che si nota nelle sue canzoni. Lo stile ‘sporco e cattivo’ sono nel DNA di quest’artista che ne ha fatto il suo marchio di fabbrica, “Seven hundred thousand rednecks / That’s what it takes to get to the top / Seven hundred thousand rednecks / No, there ain’t no one gonna make me stop“. La title track Highway Queen è un accattivante country rock che vuole essere un inno alla forza delle donne. Questa è una delle migliori canzoni di questo album, una canzone tesa e carica di sana rabbia, “Sixty thousand miles of blacktop / Countless broken hearts between / Winding lines of white that don’t stop / Livin’ the life of the Highway Queen“. In Lay Down viene fuori l’anima outlaw della Lane. Nella sua voce ci sono le sfumature di chi ne ha viste tante. Che sia vero o no, mi piace pensare che sia così, “I heard the news / They laid him in a black suit with flowers all around / The town is filled with strangers that love him still / They’ve come to see his burial ground“. Jackpot è una canzone irresistibile. Un orecchiabile country si srotola davanti a noi, esplodendo in un ritornello di pura energia. In un attimo saremo catapultati nelle stranianti luci di Las Vegas, “Viva Las Vegas, Atlantic City rendez-vous / Weekend in Reno, late night casino / I’ll go anywhere with you / Rollin’ down the Mississippi / Livin’ us a riverboat dream / Playin’ the wildcard, life ain’t been too hard / Since you ran away with me“. C’è spazio anche per le ballate nella musica di Nikki Lane. Ne è un esempio Companion. Anche le ragazze cattive hanno un cuore e cercano la loro metà, “Cause I’m gonna run when you call / And I won’t rest ‘til I fall / From the top of the hill to the bottom of a canyon / I wanna be your companion“. Ma è tempo di riprendere con il country vibrante di Big Mouth. La nostra ragazza non le manda certo a dire e il suo stile è irresistibile. Una delle migliori canzoni dell’album. Da ascoltare, “Oh, is this really small town? / Is that what we’re talking about? / Is that where this is coming from or is it just your big mouth?“. Quando il ritmo rallenta, viene fuori il lato più sentimentale della Lane come nel caso di Foolish Heart. Un brano che si allontana dalle sonorità country in senso stretto per abbracciare un rock classico e tipicamente americano, “Foolish heart, don’t let me down / Leave me broken in this town / Cause I’ve been gettin’ on just fine / Got no need to lose my mind“. Due cuori distanti sono l’ispirazione per Send The Sun. Una ballata country malinconica ma allo stesso tempo una delle più luminose dell’album, “Well, the night’s gone and oh, it’s hard to know what to say / You call me on the telephone, say you miss me most today / We’ll I’ll see you soon / Darlin’, we’re staring at the same moon“. Nikki Lane si spinge in territori più blues con Muddy Waters. Punto di forza sempre la sua voce ruvida ma calda che da ad ogni brano un sound unico ed inimitabile, “So tear your heart out, throw it all away / Cause it don’t matter, don’t matter what you say / Cause love’s for nothing, and pain is free / Give it away for something; give it away to me“. L’ultima canzone Forever Lasts Forever, una triste canzone d’amore. Un’interpretazione accorata ed intensa, che svela una volta per tutte il lato romantico di questa cantautrice, “And anyone could try to say we didn’t keep the vows we made / But they’d be lying / Cause we said ‘til death do us part and it was true / Cause my heart feels like it’s dying“.

Non saprei dire se Nikki Lane (al secolo Nicole Lane Frady) è un personaggio o è un’autentica ragazza country cresciuta troppo in fretta ma la definizione ‘First Lady of Outlaw Country’ le calza a pennello. Highway Queen è un album godibile dalla prima all’ultima nota dove l’energia del rock e i sentimenti del country si mescolano in un equilibrio che mantiene l’album in tensione costante. Indubbiamente gran parte del merito risiede nella voce all’apparenza consumata di questa cantautrice che è il veicolo di ciò che non si può cantare, non si può esprimere attraverso le parole. Sì, Highway Queen è un ottimo album country, il naturale seguito di All Or Nothin’, il terzo della carriera di una cantautrice tutta da scoprire.

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Una buona occasione

Prima che il nuovo anno, con le sue novità musicali, prenda il sopravvento su questo blog mi sembra giusto recuperare qualche uscita dello scorso anno che ho mancato di recensire. Tra queste c’è l’album Strata della cantante scozzese Siobhan Miller. Un album dalle tinte del folk tradizionale, rese ancora più magiche dalla sua voce morbida. Strata è suo secondo album da solista. In precedenza è stata la voce del gruppo Salt House nel album di debutto Lay Your Dark Low (anche questo è un album che ho ascoltato lo scorso anno) per poi essere sostituita da Jenny Sturgeon (al debutto solista con From The Skein) nel nuovo Undersong in uscita questo mese. Ebbene come avrete notato la musica chiama altra musica e Strata è arrivato così.

Siobhan Miller
Siobhan Miller

Si comincia con Banks Of Newfoundland brano tradizionale che racconta del lunghi viaggi in nave per raggiungere l’isola di Terranova. Una ballata dai tratti epici che ci fa subito innamorare della voce della Miller, “So we’ll rub her round and scrub her round / With holystone and sand, / And say farewell to the Virgin Rocks / On the Banks of the Newfoundland“. La successiva What You Do With What You’ve Got è una cover dell’originale di Si Kahn. Un canzone che invita a lottare per ciò che è giusto e sentirsi responsabili, “What’s the use of two good legs if you only run away / What’s the use of the finest voice if you’ve nothing good to say / What good is strength and muscle if you only push and shove / And what’s the use of two good ears if you can’t hear those you love“. One Too Many Mornings è un’altra cover questa volta di un brano di Bob Dylan, trasformata dalla Miller in una melodiosa ballata molto lontana dal country folk della coppia Cash-Dylan ma è stato fatto davvero un ottimo lavoro, “Down the street the dogs are barkin’ / And the day is a-gettin’ dark / As the night comes in a-fallin’ / The dogs’ll lose their bark / An’ the silent night will shatter / From the sounds inside my mind / Yes, I’m one too many mornings / And a thousand miles behind“. Pound A Week Rise canzone folk sul lavoro in miniera scritta dal cantautore scozzese Ed Pickford. Molto bella la versione riarrangiata di Siobhan Miller, “So it’s down you go, down below Jack / Where you never see the skies / And you’re working in you’re dungeon / For you’re pound a week rise“. The Unquiet Grave è una triste e malinconica ballata tradizionale. Una canzone poetica dove la voce della Miller è dolce e morbida. Una delle più belle dell’album, “I’ll do as much for my true love / As any young girl may, / I’ll sit and mourn all on his grave / For twelve months and a day“. Tra le mie preferite c’è sicuramente Thanksgiving Eve di Bob Franke. Un testo che loda la vita. Un’interpretazione eccezionale. Tutto perfetto dalla musica alla voce. Da ascoltare, “It’s so easy to dream of the days gone by / So hard to think of the times to come / And the grace to accept every moment as a gift / Is a gift that is given to some“. The Sun Shines High un altra ballata folk tradizionale che mette in mostra tutta la delicatezza e la melodia che c’è nella voce della Miller, “Oh, the sun shines high on yonder hill, / And low in yonder town / In the place where my love Johnny dwells, / The sun goes never down“. The Month Of January pesca ancora dalla tradizione, facendo affidamento sulle voce e provando qualcosa di originale per l’accompagnamento. La storia di una donna abbandonata nella neve di un freddo Gennaio, “For the taller that the palm tree grows, oh, the sweeter is the bark, / And the fairer that a young man speaks, oh, the falser is his heart. / Oh, he’ll kiss you and embrace you till he thinks he has you won; / Then he’ll go away and leave you all for some other one“. La successiva False, False è ancora una canzone tradizionale, sempre reinterpretata dalla Miller in un stile riconoscibile ed affascinante, “False, false, have you been to me, my love; / How often have you changed your mind. / But since you’ve laid your love on another fair one, / I’m afraid you’re no more mine“. Un altro classico è Bonny Light Horseman. Un amore che finisce a causa delle guerre napoleoniche. Una bella versione che si affida alla voce della Miller per rendere al meglio oltre ad un magnifico accompagnamento, “Oh, when Boney commanded all his troops for to stand, / He’s levelled his cannon all over the land, / He’s levelled his cannon for the victory to gain, / And he slew my light horseman from the wars coming home“. Per chiudere l’album ci si affida un pezzo forte come The Ramblin’ Rover di Andy M. Stewart. Una bella versione che la rende ancora più orecchiabile e piacevole da ascoltare e canticchiare, “Oh, there’re sober men in plenty, / And drunkards barely twenty, / There are men of over ninety / That have never yet kissed a girl. / But gie me a ramblin’ rover, / And fae Orkney down to Dover. / We will roam the country over / And together we’ll face the world“.

Strata di Siobhan Miller è un album composto da belle canzoni cantate e riarrangiate nel migliore dei modi. Se ci si vuole avvicinare al folk tradizione d’oltremanica questa è una buona occasione. L’approccio di Siobhan Miller ha dato nuova forza ai brani che ha reinterpretato, conservandone però intatta la poesia e il fascino. Strata è un’altra delle mie scoperte dello scorso anno che non potevo non condividere su questo blog. Un album da ascoltare tutto d’un fiato che ci permette di scoprire nuove canzoni e una cantante di sicuro talento.

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Bosco incantato

Sul finire dello scorso anno, un po’ a sorpresa, è uscito il terzo album delle The Staves, in collaborazione con yMusic, intitolato The Way Is Read. Le tre sorelle Staveley-Taylor hanno scelto questo sestetto di musica classica di New York su consiglio di Justin Vernon. L’originalità dei musicisti di yMusic e le voci delle The Staves ha prodotto un album che esce dai consueti schemi del trio inglesee dà vita più ad un progetto a sé stante che ad un vero e proprio terzo album. The Way Is Read ha catturato così la mia attenzione, consapevole di ascoltare qualcosa di diverso dal solito e più classico.

The Staves & yMusic
The Staves & yMusic

L’album si apre con Hopeless, dove le voci delle tre sorelle si uniscono nella consueta armonia, introducendoci nelle atmosfere dell’album. Per chi non le conoscesse queste sono le The Staves, “I’m hopeless in the morning / And helpless in the night / I’m hopeless in the morning / And helpless in the night“. Con la successiva Take Me Home facciamo la conoscenza degli yMusic. In un rincorrersi di archi e fiati si sprofonda in una sorta di bosco incantato. Musica e voci si fondono in un inseguimento senza sosta, dalle immagini nitide ed evocative, “If only I was younger, / wouldn’t be so old / If you should find me out / there could you take me home / Could you take me home, / could you take me home / Could you take me home“. C’è tutta la poesia delle The Staves in Trouble In My Mind. Qui la presenza yMusic appare più defilata ma non meno importante all’interno del brano. Un canzone di rara bellezza e purezza, “And you know it when it / Holds you under a wave / Cold and dying Moving in reverse, / slow motion I feel it, / t’s in my skin, / oh it’s in the heart of me“. Segue una versione breve di una composizione musicale già pubblicata da yMusic, intitolata Blanded Stance. Atmosfere rarefatte ed eteree che ci accompagnano al brano successivo. In All My Life prendono il sopravvento gli archi, che introducono il canto delle The Staves. Qui si ha una profonda fusione tra musica classica e un canto moderno, generando un brano originale e artistico, “Oh my life / Never seen the way in the light / Never known the heaven in night / Or the sound of the Northern Lights“. Lo stesso vale per Silent Side. Qui però la presenza di yMusic si limita ad accompagnare le tre voci delle The Staves che propongono un brano perfettamente nel loro stile impeccabile, “Only to go hungry, / only to go spare Starter poet, / looking for somewhere / I can feel you now, / you’re back it makes me weak / I could lay you down, / lay you down to sleep“. Con Year Of The Dog, gli yMusic reinterpretano una canzone di Sufjan Stevens. L’elettronica del cantautore americano lascia il posto ai fiati e archi del sestetto e le tre sorelle arricchiscono il tutto con le loro voci. Courting Is A Pleasure è fondata sull’armonia delle voci, inframezzate da straordinarie melodie di archi. Una delle canzoni più poetiche e magiche dell’album, “Never marry a fair young maid / With a dark and a roving eye / Just you kiss her / and you embrace her / Never tell her the reasons why“. All The Times You Prayed ci riporta alle sonorità più folk degli esordi delle The Staves. Il canto va ad unirsi alla musica classica della band. Ancora una canzone delicata e poetica, “Here again but who / to sing to now / You’re so far away / Tell me all the times you prayed / Tell me all the times you prayed“. La bella Appetite ha un piglio più pop ed è una delle più orecchiabili dell’album. Una canzone che va idealmente a legarsi alla precedente, quasi ne fosse una continuazione, “I’ve got an appetite / (I’ve got an appetite) / Keeps me up in the night / (Tell me all the times you prayed) / I can never leave alone“. Si prosegue sulla stessa onda con Spring Of Thyme. Archi e fiati tratteggiano lo sfondo sul quale aleggiano le tre voci delle sorelle, “Once I had a sprig of thyme / It grew both night and day / ‘Till a false young man came / a’courting to me / And he stole all my thyme away“. La conclusiva The Way Is Read è un coinvolgente brano, che chiude in corsa così come la prima traccia apriva questo album, “I see you in the silence / Sailors on a frozen sea / Heaven’s arms to sunder me / Falling on the night / Sailors on a frozen sea / Away, away, away / Under the starry sight / Under the wayward night / Under the Northern Lights“.

La collaborazione tra le The Staves e yMusic ha dato vita ad un album particolare e interessante. Un album dove folk e musica classica si uniscono, trovando i giusti appigli attraverso le voci delle sorelle Staveley-Taylor. The Way Is Read è per certi versi un album ambizioso che non merita ascolti distratti e questo è raro oggigiorno. Ogni canzone al suo interno è come una storia sola, e alcune di esse contengono riferimenti alle altre. I testi sono sfuggenti e affascinanti ma qui è la musica a fare la differenza. Il sestetto yMusic ha un’impronta capace di dare magia alle canzoni, come le scenografie su un palcoscenico. The Way Is Read non è un album convenzionale ma saprà affascinarvi come pochi altri.

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Non mi giudicate – 2017

L’ultimo giorno è arrivato e come sono solito fare da tre anni, pubblico una lista dei migliori album di questo 2017 appena finito. Se devo essere sincero, questa volta ho fatto davvero fatica a scegliere. Non perché è stato un anno povero di buona musica, al contrario, ho dovuto “sacrificare” qualcuno che ha comunque trovato spazio per una menzione d’onore dopo gli album e gli artisti premiati. Per chi volesse avere una panoramica più completa di tutti i nuovi album che ho ascoltato quest’anno può trovarli tutti qui: 2017. In realtà, ci sono altri album che non hanno avuto spazio su questo blog, forse lo troveranno in futuro o forse no.

  • Most Valuable Player: Amy Macdonald
    Lasciatemi cominciare con il ritorno di Amy Macdonald e il suo nuovo Under Stars a cinque anni di distanza dall’ultimo album. Un ritorno che attendevo da tempo e non poteva mancare in questa rassegna di fine anno. Bentornata.
    Amy Macdonald – Down By The Water
  • Most Valuable Album: Semper Femina
    Laura Marling è sempre Laura Marling. Il suo Semper Femina è la dimostrazione che la Marling non può sbagliare, è più forte di lei. Ogni due anni lei ritorna e ci fa sentire di cosa è capace. Inimitabile.
    Laura Marling – Nouel
  • Best Pop Album: Lust For Life
    Non passano molti album pop da queste parti ma ogni volta che c’è Lana Del Rey non posso tirarmi indietro. Lust For Life è uno dei migliori della Del Rey che è riuscita a non cadere nella tentazione di essere una qualunque pop star. Stregata.
    Lana Del Rey – White Mustang
  • Best Folk Album: The Fairest Flower of Womankind
    La bravura di Lindsay Straw e la sua ricerca per questa sorta di concept album sono eccezionali. Un album folk nel vero senso del termine che mi ha fatto avvicinare come non mai alla canzone tradizionale d’oltre Manica. Appassionante.
    Lindsay Straw – Maid on the Shore
  • Best Country Album: All American Made
    Il secondo album di Margo Price la riconferma come una delle migliori cantautrici country in circolazione con uno stile inconfondibile. Non mancano le tematiche impegnate oltre alle storie di vita americana. Imperdibile.
    Margo Price – A Little Pain
  • Best Singer/Songwriter Album: The Weather Station
    Determinato e convincete il ritorno di Tamara Lindeman, sempre più a sua agio lontano delle sonorità folk. Il suo album omonimo è un flusso di coscienza ininterrotto nel quale viene a galla tutta la sua personalità. Profondo.
    The Weather Station – Kept It All to Myself
  • Rookie of the Year: Colter Wall
    Scelta difficilissima quest’anno. Voglio puntare sulla voce incredibile del giovane Colter Wall. Le sue ballate country tristi e nostalgiche sono da brividi. Serve solo un’ulteriore conferma e poi è fatta. Irreale.
    Colter Wall – Me and Big Dave
  • Sixth Man of the Year: Jeffrey Martin
    Forse la sorpresa più piacevole di quest’anno. Questo cantautore americano sforna un album eccellente. In One Go Around ogni canzone è un piccolo gioiello, una poesia che non risparmia temi importanti. Intenso.
    Jeffrey Martin – Poor Man
  • Defensive Player of the Year:  London Grammar
    Il trio inglese ritorna in scena con una album che riconferma tutto il loro talento. Con Truth Is A Beautiful Thing non rischiano ma vanno a rafforzare la loro influenza electropop lontano dalle classifiche. Notturni.
    London Grammar – Non Believer
  • Most Improved Player: Lucy Rose
    Con il suo nuovo Something’s Changing la cantautrice inglese Lucy Rose, si rialza dalle paludi in un insidioso pop che rischiava di andargli stretto. Un ritorno dove il cuore e le emozioni prendono il sopravvento. Sensibile.
    Lucy Rose – End Up Here
  • Throwback Album of the Year: New City Blues
    L’esordio di Aubrie Sellers è un album che ascolto sempre volentieri. Il country blues di questa figlia d’arte è orecchiabile e piacevole da ascoltare. Un’artista da tenere d’occhio il prossimo anno. Affascinante.
    Aubrie Sellers – Sit Here And Cry
  • Earworm of the Year: Church And State
    Non è stato l’anno dei ritornelli, almeno per me, ma non in questo post poteva mancare Evolutionary War, esordio di Ruby Force. La sua Church And State è una delle sue canzoni che preferisco e che mi capita spesso di canticchiare. Sorprendente.
    Ruby Force – Church and State
  • Best Extended Play: South Texas Suite
    Non potevo nemmeno escludere Whitney Rose. Il suo EP South Texas Suite ha anticipato il suo nuovo album Rule 62. Il fronte canadese del country avanza sempre di più e alla guida c’è anche lei. Brillante.
    Whitney Rose – Bluebonnets For My Baby
  • Most Valuable Book: Storia di re Artù e dei suoi cavalieri
    L’opera che raccoglie le avventure di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda mi ha fatto conoscere meglio i suoi personaggi. Scritto dal misterioso Thomas Malory e pubblicato nel 1485, questo libro è stato appassionante anche se non sempre di facile lettura.

Questi album hanno passato una “lunga” selezione ma non potevano mancare altre uscite, che ho escluso solo perché i posti erano limitati. Partendo dagli esordi folk di Emily Mae Winters (Siren Serenade), Rosie Hood (The Beautiful & The Actual) e dei Patch & The Giant (All That We Had, We Stole). Mi sento di consigliare a chi ha un’anima più country, due cantautrici come Jade Jackson (Gilded) e Jaime Wyatt (Felony Blues). Per chi preferisce un cantautorato più moderno e alternativo c’è Aldous Harding (Party). Chi invece preferisce qualcosa di più spensierato ci sono i Murder Murder (Wicked Lines & Veins). Questo 2017 è stato un album ricco di soddisfazioni e nuove scoperte. Spero che il prossimo si ancora così, se non migliore.

Buon 2018 a chi piace ascoltare musica e a chi no…

best-of-2017

Nuvole viola

Dopo il buon esordio Gentle Heart (Cor gentile) dello scorso anno, questo Ottobre è tornata con un nuovo album la cantautrice inglese Saskia Griffiths-Moore. Composto da dodici canzoni, Night And Day segna un nuovo inizio per quest’artista. Un passaggio importate alla ricerca di una maggiore visibilità e un pubblico più ampio. La strada intrapresa da Saskia è stata quella di arricchire il suo sound, proponendo un folk rinnovato e più moderno. Per sottolineare questa sua volontà alcune canzoni di Night And Day erano state già pubblicate anche nel suo esordio ma in una veste decisamente diversa. Incuriosito da queste novità non potevo perdermi il suo secondo album ed eccolo qui ad allietare questo mio autunno.

Saskia Griffiths-Moore
Saskia Griffiths-Moore

L’iniziale All For You è un’orecchiabile folk pop nel quale si sente tutta la rinnovata energia di Saskia. Una riflessione sulla sua nuova vita come cantautrice, la sua scelta di dedicare la sua vita alla musica, “Two years. Forty cities. A couple of meltdowns. Especially in the first few months. / Strange behaviour. I’ve lost my flavour mmm, I can’t recover, the pictures of the past“. Il singolo Write Me A Song è un epico pezzo folk, con venature rock. Un altro ritornello che si lascia ricordare facilmente, impreziosito dalla sua voce unica. Il testo è una dimostrazione di talento, “Jenny, Jenny, would you write me a song? / Coz it’s been years since I’ve felt at home, or where I could belong, / And I haven’t met a single man who would put down his guns, / So, Jenny, would you write me a song? / David, David here I wrote you a song“. Hiding è accompagnata da un pianoforte e riprende le sonorità del precedente album. Un viaggio, fatto di immagini, nella Londra notturna, una poesia in musica. Una delle canzoni più belle di questo album, “But all I feel is you, / right up in the blue, / Hiding in the wind, / I see you still“. Wash It Away viene riproposta in una nuova versione meno marcatamente folk. Saskia arricchisce la sua tavolozza di colori grazie alla sua band. Un passo avanti davvero apprezzabile, “Like a flower that blooms once, in life’s enormous dace we will be washed away. / And once is all that’s needed on this joyus earth we’re breeded and then washed away“. La title track Night And Day è la canzone più oscura dell’album. Essenziale e sfuggente, sorretta dalla voce di Saskia che dà prova di maturità, “By your side or far away. / In dark of night or joyful day. / And even if you pass away. / I’m with you night and day“. La successiva After è un brillante folk dalle sfumature americane. Con questa canzone Saskia prova ad alzare l’asticella e il risultato è ottimo, “Purple clouds and rainbow skies. / This colourless place, free of time. / Let the shadows coming rolling on by. / And feel the power running deeply“. Anche In Time è riproposta in una versione completamente rinnovata. Inutile dire che la scelta è più che azzeccata. Saskia migliora sotto ogni aspetto, “Stop fooling child, you’ve many years before you / Many transitions to go through, / nothings the same don’t you know / That most of us here / have spent the whole of our lives / desperately trying to find / our ways back in time“. Joy Of Defeat è un melodioso folk pop carico di buone sensazioni. Un’altra canzone che definisce il nuovo corso di questa cantautrice, “Only you’ll know when you reach the end, / Still I don’t want to lose you my friend. / And I know that it’s not my place now to offer help, / But know that I would if I could untie your rope“. Con Falling, Saskia prova con un pop cantautorale elegante e misterioso. Si tratta di una delle canzoni più affascinanti di questo album, “What’s that on the table? Over there, by the door / Are you coming with me, or do I leave you here, burning by the door?“. Gone è un poetico folk con uno dei testi più belli dall’album. Una canzone ispirata che riscalda il cuore. Ogni cosa è al suo posto, tutto è perfetto, “And so they wail in despair! They cry ‘it’s utterly unfair’ / That one should leave this little town, but I can hardly hear them now. / Out and running with the wind I feel the rain over my skin. / It’s storms out in the wild. I feel I’m burning from inside“. Chiude l’album White Mountain Thyme è una canzone tradizionale scozzese. Saskia ne fa una versione delicata e malinconica davvero eccezionale, “Oh the summertime is coming / And the trees are sweetly blooming / And the wild mountain thyme / Grows around the purple heather / Will ye go, Laddie go?“.

Saskia Griffiths-Moore con Night And Day compie un importante passo in avanti nella direzione giusta. Una produzione più ricca dà maggiore risalto alle capacità di questa cantautrice, sia vocali che di scrittura. Night And Day porta Saskia verso un cantautorato folk più moderno, che unisce la tradizione all’accessibilità del pop. Le buone impressioni del suo esordio sono state nettamente superate da questo album, che mi ha sorpreso cogliendomi del tutto impreparato. Saskia ha una voce unica, del tutto particolare e questo album ne valorizza il talento, facendoci scoprire una cantautrice di sicuro interesse.

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Un buco nel petto

Quest’anno mi ero ripromesso di ascoltare qualche cantautore in più rispetto al passato e, se devo essere sincero, ho mantenuto la mia promessa. L’album di cui state per leggere però non è frutto di una ricerca ma del caso che ha voluto che ascoltassi la canzone What We’re Marching Toward. Come mi capita spesso, non ho voluto ascoltare altro di Jeffrey Martin prima di avere fra le mani il suo album One Go Around, uscito lo scorso Ottobre. Questo cantautore americano si è rivelato uno dei migliori artisti che abbia ascoltato quest’anno, una sorpresa vera e propria. Io, che credevo solo di aggiungere un altro cantautore alla mia collezione per mantenere una promessa, ho trovato invece qualcosa di eccezionale.

Jeffrey Martin
Jeffrey Martin

L’iniziale Poor Man è una commovente e triste dichiarazione di un uomo che è, sì povero ma una persona per bene, nonostante tutte le difficoltà della vita. La voce di Martin è toccante e profonda, “Oh Maggie, keep an eye on the water line / The car won’t start and the money never comes in on time / Oh Maggie, keep an eye on the water line / I feel it moving“. Long Gone Now è una canzone sincera su un’amore finito ma che sopravvive ancora nel cuore di un uomo. Ma il tempo passa e tutto finisce, Martin canta trasmettendo un’intensa sensazione di malinconia, “Sometimes I make love to other women / While thinking about you / And I listen to their talking / Like a TV on in the other room“. La successiva Golden Thread lascia da parte per un attimo la malinconia e celebra la bellezza della vita. Jeffrey Martin lo fa con una sensibilità e una poesia straordinarie, riuscendo ancora una volta a toccare nel profondo, “Lay me down and sing to me again / Shut my eyes with a song that will never end / Write it on my mind with that golden thread / There’s somethings you don’t forget“. Billy Burroughs ispira ad una sfortunata vicenda legata allo scrittore William Burroughs. Una delle canzoni più belle e commoventi dell’album. Martin con la sua voce evoca immagini nitide e forti, “I remember where I was when I first read / William Burroughs shot his lover dead / Put a highball glass on top of her head / And missed“. Sad Blue Eyes è una triste ballata, dove Martin mette in risalto tutte il suo talento come cantautore. Parola dopo parole si dispiega davanti a noi l’anima tormentata del protagonista, “He found work at the yard picking apart cars / Out on Springfield and Lariat / He likes a girl with scars on her arms / It proves she ain’t seen what she wants to yet / With her sad blue eyes“. Le commoventi vicende di Caroline in October Dark. Martin si affida quasi esclusivamente all’espressività della sua voce calda, attirando a sé tutta l’attenzione dell’ascoltatore, “Caroline buys a ticket for the last train / Out of Baltimore in the October dark / Smokes a cigarette and throws the pack away / So her daughter would never know / That she smokes / That she smokes / That she smokes“. Nostalgia di casa e tanta voglia di farvi ritorno in Time Away. Una canzone sincera, semplice ma in grado di andare a toccare le corde giuste. Si finisce per rimanerne incantati, “I know that time away is money in the bank / But I would give it all to hear you whispering my name / I’m coming home babe, I’m coming home / I’m coming home babe, I’m coming home“. Thrift Store Dress è una bellissima ballata country. Martin sa cogliere tutte le sfumature di questo genere, sapendo tirare fuori il meglio dall’ispirazione che gli arriva dai grandi cantautori, “Let that old time music burn a hole in my chest / Burn a hole in my chest / See you laying in the grass in that thrift store dress / In that thrift store dress“. La successiva Surprise, AZ è un altro pezzo country dove Martin ci mette tanto cuore, allontanando per un attimo la tristezza. C’è sempre un po’ di malinconia ma quella è nella sua voce, nella sua anima, “And you know about me at only 23 / You saw her come and go / As I went through everything I had / But mother did you see / What was gonna happen / She let me down so far / I never quite made it back“. Una delle canzoni più belle di questo album è sicuramente, What We’re Marching Toward. Tutto il dolore della guerra è riassunto in poche parole. La performance di Jeffrey Martin è straordinaria. Ascoltare per credere, “I saw a man on the news tonight / Crying for his child in the war / He looked at the camera and asked with his eyes / Do we know what we’re marching toward“. Hand On A Gun è una solitaria ballata, una riflessione sul male che ci circonda. Le parole sono dirette e la musica scarna, qui si bada più al contenuto che alla forma, “I didn’t want to believe / That there was such a thing / As a truly evil man / I like to go to sleep / Believing that we all can be redeemed / The devil is in the details / Doesn’t ring true for me / He is sunbathing on the shore“. Chiude l’album la title tack One Go Around, una ballata riflessiva. I pensieri di Martin sono liberi di uscire e diventare musica. Un gran finale, che va chiudere un album altrettanto grande, “Cut down a tree to build a cabin / Dig through the rocks to find a diamond / Work your hands till their bleeding / Then go and rest“.

One Go Around è un album davvero eccezionale. Jeffrey Martin si rivela un cantautore che, oltre ad avere una voce perfetta per fare questo mestiere, ha anche qualcosa dentro che non può non uscire. Ogni canzone è un brivido, un pugno nello stomaco che risveglia emozioni intense e profonde. Questo è uno dei migliori album dell’anno. Una sorpresa, almeno per me. Non potevo mancare di condividere questa scoperta con chiunque abbia voglia di ascoltare una bella canzone. Ancora una volta vi consiglio di ascoltare tutto l’album e non fermarvi alla canzone che trovate qui sotto.

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Buoni consigli

Quando ho ascoltato per la prima volta una canzone di questo duo canadese, mi hanno ricordato le Lily & Madeleine degli inizi. Per questo non ho esitato ad ascoltare il loro nuovo album. Hannah Walker e Jamie Eliot si presentano sotto il nome di Twin Bandit, il loro Full Circle è uscito il mese scorso. Si tratta del loro secondo album e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla loro musica, che spazia dal country al folk con un approccio alternative fresco e positivo. Full Circle è un album che ho deciso di ascoltare quasi “alla cieca”, spinto dalla curiosità e dalla volontà di ritrovare quelle atmosfere che mi hanno fatto scoprire, più da vicino, il mondo della musica folk.

Twin Bandit
Twin Bandit

Everything Under The Sun apre l’album, introducendoci nelle sue atmosfere delicate guidate dalle voci morbide di queste due ragazze. Un folk americano caratterizzato da una sensibilità pop che porta con sé buone sensazioni. La successiva I Try è cantata a due voci, in perfetta sintonia tra loro. Qui le due ragazze si rifanno alle First Aid Kit, ripiegando però su tonalità più leggere e armoniose. Una canzone ispirata, tra le più belle dell’album. Con Never Quite The Same vira verso un folk più scuro e maturo. Questa è una delle canzoni che preferisco di questo album, per la sua intensità e per le emozioni che riesce ad esprimere. Da ascoltare. Segue Gotta Make Sure che riprende le sonorità più luminose dell’inizio dell’album. Il testo dimostra tutto il talento delle ragazze e il ritornello è semplice e si finisce per canticchiarlo in men che non si dica. Un ottimo lavoro, davvero. Little Big Lies prosegue sulla stessa strada, scegliendo sonorità più country. Le voci delle Twin Bandit cantano all’unisono, strette l’una all’altra in un legame profondo. Hard To Know è una di quelle canzoni che scaldano il cuore, capaci di sorprendere ad ogni ascolto. Una canzone sincera e luminosa, come il resto dell’album, capace di trasportati altrove, un posto sicuro e migliore. So Long è un poetico alternative folk, arricchito da una chitarra graffiante. Le voci delle due ragazze lavorano insieme, in una confortevole armonia. To Stay è tra le migliori canzoni di questo album. Tutto è in precario equilibrio. Voce e musica si sostengono l’una con l’altra, delicate ed eteree. Un ottimo esempio di come nella semplicità spesso si nasconda la bellezza. La successiva Spell It Out è una bella canzone dalle tinte indie pop. Anche questa volta ii ritornello è orecchiabile e l’accompagnamento musicale è molto piacevole. So That’s Just The Way è un gioiellino folk. Una canzone che più di tutte richiama le sonorità delle sorelle Jurkiewicz e le loro atmosfere distese e confortanti. Per chiudere c’è Six Days To Sunday un’evanescente poesia folk, essenziale in ogni suo aspetto. Un buon modo per concludere l’album.

Full Circle si va ad aggiungere alle sorprese di questo 2017 che deve ancora finire. Hannah Walker e Jamie Eliot dimostrano una complicità perfetta, canzone dopo canzone. Un album dove ogni singolo brano trasmette sicurezza e positività. Non c’è volontà di forzare troppo la mano sulla malinconia o su sentimenti contrastanti. Full Circle è un insieme di canzoni fatte per convivere, per essere ascoltate una accanto all’altra. Le Twin Bandit sembrano cantare con il sorriso, appena accennato, di una gioia sincera. Non è facile scegliere quale canzone farvi ascoltare per convincervi che questo Full Circle merita ben più di un passaggio durante la vostra giornata.

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