Mi ritorni in mente, ep. 58

Anche in occasione del Natale, questo blog si prende una pausa. Tornerò, prima della fine dell’anno, per tirare le somme di questo 2018 e prepararsi ad affrontare l’ottavo anno del blog. Quest’anno sarà un Natale diverso per me, che sono un abitudinario (non mi giudicate, siete come me cit.) ma se il vostro sarà un po’ triste non preoccupatevi. C’è chi ha pensato di allietare anche un triste Natale.

Coeur de pirate, cantautrice canadese, ha pubblicato un paio di anni fa un breve EP di canzoni tristi per Natale, intitolato appunto Chansons tristes pour Noël. C’è un classico come Last Christmas e una bella versione dei Noël sous les tropiques. Ma quella che preferisco è Pour la première fois, Noël sera gris, ovvero “per la prima volta, Natale sarà grigio”.

Buon Natale, dunque. Anche se sarà un po’ triste.

 

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Mi ritorni in mente, ep. 57

Anche se non è passato molto tempo dall’ultimo appuntamento con questa rubrica, mi trovi costretto, a causa di un impegno, a rinunciare alla consueta recensione della settimana. Ma non temete, c’è sempre spazio per la musica. Proprio questo venerdì è uscito un “best of” che non può mancare nella mia collezione. Woman Of The World: The Best of 2007-2018 racchiude dieci anni di carriera della cantautrice scozzese Amy Macdonald, dal grande successo di This Is The Life al più recente Under Stars. Come questo blog può testimoniare, Amy Macdonald è un’artista alla quale sono particolarmente legato. Ha rappresentato per me una sorta di inizio del mio viaggio alla ricerca costante di nuova musica. Ma tutto questo credo di averlo già raccontato in un’altra occasione.

Lascio spazio alla musica con questo inedito contenuto nell’album, intitolato appunto Woman Of The World. Per chi conosce già Amy questa è una buona occasione per ripercorrere i suoi, e i nostri, ultimi dieci anni e per chi non dovesse conoscerla, beh, è giunto il momento di porvi rimedio.

Mi ritorni in mente, ep. 56

Non sono mai stato un fan della musica jazz ma devo ammettere che mi mette di buon umore. Ho sempre pensato che questa musica sia solo “per chi se ne intende” e ne apprezza la tecnica e l’abilità dei suoi interpreti. I festival jazz abbondano qui in Italia (anche se non sempre si tratta di jazz in senso stretto) e ne deduco che sia piuttosto apprezzata. Dal canto mio, come ho scritto sopra, non sono un appassionato di questo genere anche se non gli manca niente per farsi piacere. Spesso esprime buoni sentimenti, ha attraversato generazioni di artisti rimanendo pressoché intatto ed è piacevole da ascoltare. Forse è proprio la sua apparente leggerezza che mi impedisce di provare quel bisogno di esplorare che provo per altri generi. Anche la sua sconfinata discografia mi mette a disagio. No saprei da dove iniziare.

Si dà il caso che diverso tempo fa, forse perfino lo scorso anno, mi sono imbattuto nel nome si Sarah McKenzie, cantautrice jazz australiana. Dopo qualche ascolto, la sua musica è rimasta da parte per un po’ in attesa di non so cosa. Dopo l’estate ho deciso di provare qualche genere un po’ diverso dai miei soliti (che ammetto essere abbastanza variegati ma non troppo), per vedere cosa sarebbe successo. Ed ecco che il jazz di Sarah McKenzie e il suo ultimo album Paris In The Rain mi sono tornati in mente. Non farò una recensione perché non ne sarei in grado ma mi limiterò ad ascoltare l’album e farlo ascoltare a voi. Devo dire che Paris In The Rain è davvero un buon album, mi piace e, sì, mi mette di buon umore. Non ho idea se sia un buon album jazz oppure no, non mi interessa. A me piace. Non è escluso che tornerò ad ascoltare qualcos’altro di Sarah McKenzie in futuro e forse potrei aver trovato un punto per iniziare ad esplorare la musica jazz anche se sono ben lungi da considerami un suo fan. Ma chissà magari un giorno…

Mi ritorni in mente, ep. 55

Quando si parla di revival anni ’70 o ’80, tutto bene. Ma quando il revival riguarda gli anni ’90, ecco che mi rendo conto che sono passati da un bel pezzo. Sono però contento che gli anni a cavallo del vecchio e nuovo millennio possano essere d’ispirazione per le nuove generazioni di artisti.

Un ottimo esempio di questo revival è la giovane cantautrice inglese Jade Bird. Vent’anni, un EP intitolato Something American alle spalle e un album in dirittura d’arrivo. Sono bastate queste poche cose per far conoscere e apprezzare una delle proposte più interessanti dello scorso anno. Qui sotto Lottery uno dei tre singoli, insieme a Furious e Uh Huh, scelti per anticipare il suo debutto. Il suo è un mix tra pop, rock e country che mette da parte tutta l’elettronica che va molto di moda adesso. Tanta energia, voce e un approccio old school che ci mancava. Se non vi è ancora giunta all’orecchio la sua musica, io sono qui per fare in modo che ciò avvenga.

Mi ritorni in mente, ep. 54

Finalmente è tempo di vacanze e come lo scorso hanno questo blog si prende una settimana di vacanza. Ed è proprio dal 2017 che arriva questa canzone. Numerosi album mi hanno accompagnato la scorsa estate ma c’è una canzone che più di altre che mi ritorna in mente.

Con White Mustang di Lana Del Rey è stato amore al primo ascolto. Canzone lenta, noiosa proprio come una giornata eccessivamente afosa. Un buon esempio della musica della cantautrice americana. Bhè, non resta che ascoltarla mentre si ozia beatamente cercando di salvarsi dal caldo.

Buone vacanze

 

Mi ritorni in mente, ep. 53

L’estate si sta facendo avanti ma manca ancora qualche settimana alle tanto agognate ferie. A causa di qualche impegno lavorativo che mi porterà via qualche ora del weekend, mi vedo costretto a rinunciare alla mia consueta recensione della settimana. Ma per fortuna questa rubrica mi viene in soccorso e mi permette di continuare a scrivere di musica su questo blog senza impiegare troppo tempo.

Affrontare una recensione di un album prevalentemente strumentale non è, almeno per me, impresa facile. Credo che sia più semplice limitarsi ad ascoltarlo. Bando alle ciance e vado quindi a recuperare per voi un album uscito nel 2017 intitolato The Seer. L’album è ad opera della violinista scozzese Lauren MacColl, già ascoltata come membro dei Salt House. Un primo ascolto di questo album solista mi aveva affascinato e per i successivi è stato altrettanto. Il violino della MacColl accompagna e guida la band in un album prevalentemente strumentale, ad eccezione di paio di brani cantati da Rachel Newton. Le sonorità sono quelle tipiche della musica folk scozzese e tutte sono di grande impatto. The Seer vuole raccontare, attraverso la musica, la vita e le profezie di Coinneach Odhar, il veggente di Brahan, un leggendario profeta del XVII secolo che visse nella località di Easter Ross, in Scozia. Vi lascio con questa And Sheep Will Eat Men / Brahan e l’invito ad ascoltare l’album per intero.

Mi ritorni in mente, ep. 52

Il mio percorso di riscoperta dalla discografia degli Sherwater è continuato in queste settimane con l’album Animal Joy del 2012. Per la band texana capitanata dal carismatico Johnatan Meiburg si tratta del decimo album e precede l’uscita dell’ultimo (e ottimo) Jetplane And Oxbow del 2016. La voce unica di Meiburg e le atmosfere evocative della loro musica, fanno degli Shearwater uno dei gruppi indie rock che più amo in assoluto.

Questa Animal Life apre l’album e, a mio parere, è una delle più belle di questo gruppo. Il canto di Meiburg è senza respiro ed è la melodia sopra le chitarre. Ovviamente il resto dell’album non è da meno e non posso non consigliarne l’ascolto, per assaporare il fascino di una band sempre perfetta e affascinante.

Born inside the gates of the family
Hardened by a roman machinery
Cast among the building sites,
The coiling wires, the shots collected