Mi ritorni in mente, ep. 56

Non sono mai stato un fan della musica jazz ma devo ammettere che mi mette di buon umore. Ho sempre pensato che questa musica sia solo “per chi se ne intende” e ne apprezza la tecnica e l’abilità dei suoi interpreti. I festival jazz abbondano qui in Italia (anche se non sempre si tratta di jazz in senso stretto) e ne deduco che sia piuttosto apprezzata. Dal canto mio, come ho scritto sopra, non sono un appassionato di questo genere anche se non gli manca niente per farsi piacere. Spesso esprime buoni sentimenti, ha attraversato generazioni di artisti rimanendo pressoché intatto ed è piacevole da ascoltare. Forse è proprio la sua apparente leggerezza che mi impedisce di provare quel bisogno di esplorare che provo per altri generi. Anche la sua sconfinata discografia mi mette a disagio. No saprei da dove iniziare.

Si dà il caso che diverso tempo fa, forse perfino lo scorso anno, mi sono imbattuto nel nome si Sarah McKenzie, cantautrice jazz australiana. Dopo qualche ascolto, la sua musica è rimasta da parte per un po’ in attesa di non so cosa. Dopo l’estate ho deciso di provare qualche genere un po’ diverso dai miei soliti (che ammetto essere abbastanza variegati ma non troppo), per vedere cosa sarebbe successo. Ed ecco che il jazz di Sarah McKenzie e il suo ultimo album Paris In The Rain mi sono tornati in mente. Non farò una recensione perché non ne sarei in grado ma mi limiterò ad ascoltare l’album e farlo ascoltare a voi. Devo dire che Paris In The Rain è davvero un buon album, mi piace e, sì, mi mette di buon umore. Non ho idea se sia un buon album jazz oppure no, non mi interessa. A me piace. Non è escluso che tornerò ad ascoltare qualcos’altro di Sarah McKenzie in futuro e forse potrei aver trovato un punto per iniziare ad esplorare la musica jazz anche se sono ben lungi da considerami un suo fan. Ma chissà magari un giorno…

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Mi ritorni in mente, ep. 55

Quando si parla di revival anni ’70 o ’80, tutto bene. Ma quando il revival riguarda gli anni ’90, ecco che mi rendo conto che sono passati da un bel pezzo. Sono però contento che gli anni a cavallo del vecchio e nuovo millennio possano essere d’ispirazione per le nuove generazioni di artisti.

Un ottimo esempio di questo revival è la giovane cantautrice inglese Jade Bird. Vent’anni, un EP intitolato Something American alle spalle e un album in dirittura d’arrivo. Sono bastate queste poche cose per far conoscere e apprezzare una delle proposte più interessanti dello scorso anno. Qui sotto Lottery uno dei tre singoli, insieme a Furious e Uh Huh, scelti per anticipare il suo debutto. Il suo è un mix tra pop, rock e country che mette da parte tutta l’elettronica che va molto di moda adesso. Tanta energia, voce e un approccio old school che ci mancava. Se non vi è ancora giunta all’orecchio la sua musica, io sono qui per fare in modo che ciò avvenga.

Mi ritorni in mente, ep. 54

Finalmente è tempo di vacanze e come lo scorso hanno questo blog si prende una settimana di vacanza. Ed è proprio dal 2017 che arriva questa canzone. Numerosi album mi hanno accompagnato la scorsa estate ma c’è una canzone che più di altre che mi ritorna in mente.

Con White Mustang di Lana Del Rey è stato amore al primo ascolto. Canzone lenta, noiosa proprio come una giornata eccessivamente afosa. Un buon esempio della musica della cantautrice americana. Bhè, non resta che ascoltarla mentre si ozia beatamente cercando di salvarsi dal caldo.

Buone vacanze

 

Mi ritorni in mente, ep. 53

L’estate si sta facendo avanti ma manca ancora qualche settimana alle tanto agognate ferie. A causa di qualche impegno lavorativo che mi porterà via qualche ora del weekend, mi vedo costretto a rinunciare alla mia consueta recensione della settimana. Ma per fortuna questa rubrica mi viene in soccorso e mi permette di continuare a scrivere di musica su questo blog senza impiegare troppo tempo.

Affrontare una recensione di un album prevalentemente strumentale non è, almeno per me, impresa facile. Credo che sia più semplice limitarsi ad ascoltarlo. Bando alle ciance e vado quindi a recuperare per voi un album uscito nel 2017 intitolato The Seer. L’album è ad opera della violinista scozzese Lauren MacColl, già ascoltata come membro dei Salt House. Un primo ascolto di questo album solista mi aveva affascinato e per i successivi è stato altrettanto. Il violino della MacColl accompagna e guida la band in un album prevalentemente strumentale, ad eccezione di paio di brani cantati da Rachel Newton. Le sonorità sono quelle tipiche della musica folk scozzese e tutte sono di grande impatto. The Seer vuole raccontare, attraverso la musica, la vita e le profezie di Coinneach Odhar, il veggente di Brahan, un leggendario profeta del XVII secolo che visse nella località di Easter Ross, in Scozia. Vi lascio con questa And Sheep Will Eat Men / Brahan e l’invito ad ascoltare l’album per intero.

Mi ritorni in mente, ep. 52

Il mio percorso di riscoperta dalla discografia degli Sherwater è continuato in queste settimane con l’album Animal Joy del 2012. Per la band texana capitanata dal carismatico Johnatan Meiburg si tratta del decimo album e precede l’uscita dell’ultimo (e ottimo) Jetplane And Oxbow del 2016. La voce unica di Meiburg e le atmosfere evocative della loro musica, fanno degli Shearwater uno dei gruppi indie rock che più amo in assoluto.

Questa Animal Life apre l’album e, a mio parere, è una delle più belle di questo gruppo. Il canto di Meiburg è senza respiro ed è la melodia sopra le chitarre. Ovviamente il resto dell’album non è da meno e non posso non consigliarne l’ascolto, per assaporare il fascino di una band sempre perfetta e affascinante.

Born inside the gates of the family
Hardened by a roman machinery
Cast among the building sites,
The coiling wires, the shots collected

 

Mi ritorni in mente, ep. 51

Questo album l’ho ascoltato per la prima volta la scorsa estate ma finora non aveva trovato spazio su questo blog. Nelle mie scorribande su Bandcamp sono stato attratto dalla sua copertina, sulla quale il cranio di un cervo giace nelle acque di qualche torrente. Quando ho ascoltato la prima canzone ho subito riconosciuto una voce famigliare. Si trattava infatti di un componente della band canadese Murder Murder, ovvero Barry Miles.

Questo album intitolato Whatever In Creation risale al 2016 raccoglie nove canzoni squisitamente dal sapore americano. Sonorità bluegrass e splendide ballate malinconiche sono il piatto forte in casa Miles. Da non perdere canzoni come Vermillion Gold e Shine Over The Mill. Da sottolineare anche la presenza di Where The Water Runs Black successivamente riproposta in un’altra versione con in Murder Murder. Un album on the road e nostalgico come testimoniano canzoni come Trouble On The Mainline e Albuquerque. Un album da non lasciarsi scappare per gli appassionati del genere e non.

Mi ritorni in mente, ep. 50

Piccola pausa prima di riprendere con le consuete recensioni e per l’occasione vado a ripescare una canzone tratta da un EP uscito lo scorso anno. L’artista in questione è Sophie Morgan, giovane cantautrice inglese, al debutto lo scorso anno con Annie, composto da quattro canzoni. Voce morbida e innocente che richiama alla memoria le sonorità tipiche che del cantautorato pop inglese. Tra queste quattro canzoni spiccano l’originale Hey Annie e la cover di una canzone dei The Waterboys intitolata The Whole Of The Moon. Tutto l’EP viagga sulla stessa lunghezza d’onda, lasciandoci la curiosità di scoprire qualche sfumatura in più nella sua musica magari in un prossimo album.

Mentre io mi preparo alle nuove uscite del mese di marzo, non sono poche e anche piuttosto interessanti, vi lascio ascoltare Hey Annie.