Mi ritorni in mente, ep. 2

Non so per quale motivo mi è tornata in mente questa canzone. Sarà a causa della neve o delle elezioni? Il Paese è ad una svolta oppure no? Non credo cambierà mai niente in meglio se non hai scelta quando devi votare. Perfino chi appare diverso, sotto sotto, ha i suoi appoggi altolocati ben nascosti per non dare nell’occhio e vanificare quella parvenza di lista civica che tanto convince. Un pò come sceglire tra il Partito o Emmanuel Goldstein, il suo nemico. Per chi avrà letto 1984 di Orwell avrà già capito di cosa parlo. Goldstein è il Partito stesso, è una sua creatura nella quale i potenziali dissidenti si identificano così facendo aderiscono a “La Fratellanza”. In questo modo al Partito, al Grande Fratello non scappa nessuno ed elimina i dissidenti senza il minimo sforzo. Siamo arrivati a questo? Spero di no ma Orwell ci ha visto lungo in molte cose. E poi ci si mette anche il papa che con le sue dimissioni ha risvegliato la spinosa questione del rapporto tra potere e spirito. Sia che si parli di politica o di papa si parla sempre di potere e uomini. La storia ci insegna…bla bla…

Ma a parte tutto questo, di cui probabilmente non so nemmeno di cosa sto parlando, in tutta questa apprensione e gelide nevicate annunciate come eventi epocali si è rifatta viva una canzoncina. Non sono un appassionato di country o musica folk in generale ma qualche tempo fa ho avuto modo di ascoltare Turpentine di Brandi Carlile, cantautrice americana. La sua voce inconfondibile un po’ nasale e graffiante rende perfettamente in canzoni tipicamente americane. Ho provato ad ascoltare altre sue canzoni ma sincermente mi hanno lasciato un po’ indifferente. Non fa per me insomma ma Turpentine è l’eccezione. Una canzone sul tempo che passa, sulla fine dell’infanzia e i problemi che si porta dietro. Malinconica e nostalogica questa è Turpentine. Non so che cosa c’entra con quanto scritto sopra ma infondo cosa importa, “These days we go to waste like wine / That’s turned to turpentine”.

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Una soluzione concreta all’inquinamento

In questi giorni non si fa altro che parlare del freddo polare che ha investito l’Italia. L’inverno e il freddo sono accompagnati anche da un altro problema: l’inquinamento. Gli impianti di riscaldamento sono la principale causa dell’inquinamento atmosferico, insieme alle industrie e alle automobili. Si può evitare di usare il riscaldamento e tutte le forme di inquinamento per tutto l’inverno? Sì, una soluzione ci sarebbe. Una soluzione ecologica, eco-compatibile, eco-eccetera e naturale. Gran parte dei mammeferi ne fa uso da milioni di anni: il letargo.

Immaginate un’umanità che durante l’inverno va in letargo. Quasi metà del pianeta sprofonderebbe nel sonno. Ognuno nelle proprie case fredde senza usare il riscaldamento, l’auto o qualsiasi apparecchio elettrico. Lo sfruttamento delle risorse calerebbe drasticamente. Solo alcune zone del pianeta rimmarrebbero “attive”, quelle più miti. Città deserte invase dal gelo e nessuno sarebbe in grado di resistere al letargo. Non sarebbe carino se qualcuno se ne andasse in giro approffittando del fatto che gli altri siano nel mondo dei sogni! Il letargo è una soluzione definitiva al problema dell’inquinamento. Ma non solo.

Durante il letargo non si mangia e quindi si consumano le proprie riserve di grasso. Vi sveglierete in estate e vi sveglierete in forma pronti per affrontare la prova costume. Vi accorgete a settembre di aver messo su qualche chilo? Meglio! Servirà per l’inverno. Il problema dell’obesità diventerebbe marginale. Non mangiare significherà anche non produrre più cibo, non sfruttare la terra e le serre non saranno più necessarie. Non verrà prodotta spazzatura e non ci sarà più bisogno di smaltirla per un intero inverno. Niente costi per spalare la neve o spargere sale. Mi dispiace per chi ama sciare, si dovrà rassegnare.

E domani?

Stanno per raggiungere i 7 miliardi. Ma chi? Noi, noi umani. Quelli intelligenti del pianeta. Sulla presunta intelligenza superiore si potrebbe fare un discorso a parte. Sette miliardi sette sono tanti, forse anche troppi? A questo proposito riporto un estratto dal libro Ritorno al Mondo Nuovo scritto da Aldous Huxley e pubblicato nel 1958. In questo libro viene fatta un analisi su vari aspetti del mondo di quell’anno confrontatoli con quello che lo stesso Huxley scrisse nel suo Il Mondo Nuovo, un romanzo utopistico-fantascientifico pubblicato nel 1932. Nel capitolo Sovrappopolazione ci sono queste poche righe che, la prima volta che le ho lette mi hanno impressionato.

Quando naque Cristo la popolazione del nostro pianeta era di duecentocinquanta milioni –  meno della metà della popolazione della Cina odierna. Sedici secoli dopo, quando i Padri Pellegrini sbarcarono a Plymouth, le creature umane supervano di poco i cinquecento milioni. Il giorno della firma della Dichiarazione d’Indipendenza, la popolazione mondiale superava il livello di settecento milioni. Nel 1931, quando scrissi Il Mondo Nuovo, sfiorava i due miliardi. Oggi – sono trascorsi appena 27 anni – siamo due miliardi e 800 milioni. E domani?

E di domani in domani siamo arrivati a 7 miliardi caro Aldous. E la Terra è sempre quella, proprio come Huxley fa notare nel proseguio del capitolo, sottolineando che alla base dell’aumento della popolazione ci sono le migliori condizioni di vita. Ma quanto è sostenibile questa qualità di vita? Siamo solo una pallina che galleggia nel vuoto. La Terra è questa e non c’è altro. Quando aumentano le nascite siamo tutti più contenti, ci mancherebbe, ma per uno che arriva non è detto che c’è ne uno che parte. Quando la popolazione di topi aumenta in un certo ambiente, ad esempio per la mancanza di predatori, qualche problema lo crea. Molto più che qualche problema. E’ possibile che noi umani possiamo crescere in modo incontrollato, per mancanza di predatori si capisce, senza creare nessun danno al nostro ambiente? Qualcuno deve pagare le conseguenze. Non solo gli animali ma la natura stessa stanno pagando. E nella natura ci siamo anche noi. Fino a dove possiamo spingerci? A ben guardare di spazio libero se ne può trovare ancora, piuttosto poco in verità. E poi se occuperassimo tutta la Terra disponibile e vivibile non ci sarebbero luogi dove regna un po’ di pace. Volete una Terra di chiassose metropoli? Io no. Quelle che abbiamo sono più che sufficienti. Per non parlare delle risorse, più siamo e più le sfruttiamo e più velocemente. Ma la Terra è di nuovo sempre quella, non può offrire più di quel che ha ed ha sempre avuto.

Da notare che Huxley fa intendere che la Cina del 1958 ha 500 milioni di abitanti. Oggi le cose solo decisamente diverse e sono passati solo 53 anni. Vi sembra tanto? Poco più della metà di 80 anni di vita di un uomo hanno visto più che raddoppiare la popolazione Cinese. Inoltre in sedici secoli, ovvero 1600 anni la popolazione mondiale è raddoppiata, niente di cosi strano. Ma dal 1958 ad oggi, 2011, si è passati da quasi 3 miliardi a quasi 7 miliardi. Significa quindi che in 53 anni la popolazione mondiale è raddoppiata di nuovo in un arco di tempo 30 volte inferiore. Non sorprende? Siamo nel 2011 ma la domanda è la stessa che si fece Huxley nel 1958. E domani?