Mi ritorni in mente, ep. 17

Avevo intenzione di scrivere riguardo qualche altra canzone oggi ma proprio ora sto ascoltando Bon Iver. Per l’esattezza Wisconsin ed è la prima volta che la sento. Conoscevo già Bon Iver ma non ho mai approfondito la sua musica. Questo pomeriggio ho deciso di raccogliere un po’ di album nuovi e vecchi in una playlist di Spotify per trovare qualcosa da ascoltare nei prossimi giorni. Ci ho messo dentro anche Bon Iver. Questa Wisconsin saltata fuori per caso è davvero una bella canzone, davvero una bella canzone. Mi sono quasi venute le lacrime agli occhi. Non ho mai pianto con una canzone, alcune volte ci sono andato vicino ma mai come questa volta. D’accordo, caro Justin Vernon questa volta mi ha convinto. For Emma, Forever Ago sarà il prossimo album che amerò ne sono sicuro. Scusa se per tutto questo tempo non ti ho considerato. Convincermi con un solo ascolto di Wisconsin non era impresa semplice ma ci sei riuscito. Grazie. Credo di aver finito le parole… 😦

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Le scappatelle di Ellen

In questo periodo sono stato a corto di nuova musica da ascoltare. Di solito non mi butto a capofitto in qualsiasi cosa mi capiti sotto mano ma faccio una selezione ascoltando qua e là qualche brano. Ora con Spotify ci si può permettere di ascoltare un album per intero prima di acquistarlo. Sì, perchè io sono uno di quelli che ancora compra gli album. Per gran parte digitali, ultimamente solo digitali. Non mi interessa tutta la confezione, non fa altro che livitare il prezzo. Mi interessa la musica che c’è dentro e mi interessa averlo, collezionarlo. Come scrivevo sopra, ultimamente sono alla ricerca (spesso sconclusionata) di qualche nuovo artista che allieti le prossime future giornate estive. Tra quelli che hanno seguito il rigido iter spiegato sopra (in alcuni casi l’iter non viene affatto rispettato), c’è la band Ellen And The Escapades. Capitanati da Ellen Smith, il gruppo britannico ha esordito nel 2012 con l’album All The Crooked Scenes, riscuotendo un discreto successo. Era inevitabile quindi che io partissi proprio da questo album per scoprire il gruppo. I primi ascolti non mi avevano convinto appieno ma pian piano è cresciuto.

Ellen And The Escapades
Ellen And The Escapades

L’album si apre con una canzone pop-rock intiolata Run che fa leva sulla voce di Ellen Smith, tratto caratteristico di tutte le canzoni del gruppo, “So run for your life / Swallow your pride / chase the setting sun / and your steps will collide / with the footprints and eyes of everyone / who’ve been here before“. Segue il country trascinante di Without You che mette in mostra tutte le pontenzialità della band ,”And sometimes I think about the things we used to do / And the love I gave to you / And now youve gone away theres better ways to fill my days / Without you, without you“. Una partita a carte come metafora della vita per This Ace I’ve Burned. Una ballata pop costruita appositamente per essere un po’ mielensa, “And all the games that I’ve played / And all the things that I’ve learned / Oh won’t they help me regain“. Il gruppo si affida unicamente alla voce di Ellen per I’ll Keep You Warm, che risulta più brillante nelle strofe che nel ritornello, “I’ll keep you warm / I’ll keep you warm / I’ll keep you warm“. La titletrak All The Crooked Scenes è il manifesto della band, un pop-folk caricato a molla, “All the rooftops and street lights and fading to white / But Ill be alright if my feet carry me through the night“. Tra le canzoni migliori di questo album non è possibile non inserire, When The Tide Creep In, nella quale Ellen Smith si diletta con la voce e ci trascina fino ad un tracimante ritornello del quale non vi dimeticherete facilmente, “So I tried to follow you round but they swallowed you / Down into the sea bed / You were just finding out how to crawl out / When you threw me in the deep end“. Si continua con Can’t Make It So, nella quale il gruppo cambia registro per proporci un pianoforte e voce per un risultato nient’affato male dalle tonalità pop-soul. Si ritorna al country folk di Preying On Your Mind per un’altra prova di tutto rispetto anche se suona inevitabilmente di già sentito (that’s country music, baby), “Sometimes I can’t sleep / Because I think too much / And I can’t rest my mind. / Sometimes I can’t sleep / Because I think too much / And I can’t rest my mind“. Un piccolo gioiellino folk è nascosto in Coming Back Home, che ancora una volta fa affidamento unicamente alla voce della Smith. Un altro brano da aggiungere tra i migliori, “But I said I am coming back home to you / please my love, just keep me in mind / don’t you forget I’m still thinking about you“. Yours To Keep non convice appieno, nonostante le buone intezione della band, forse a causa della sua atmosfera troppo differente da resto dell’album. Stone Bird è tutta un’altra cosa. Un altro bel brano apertamente folk e poetico. Un’altra canzone da aggiungere alla top list. Chiude l’album, Cast che si trascina per cinque minuti con un blues che si traforma in un pop rock senza, forse, lasciare il segno.

In definitiva questo All The Crooked Scenes si è rivelato al di sopra delle mie aspettative. Un album compatto ma vario che prende come punto di riferimento la particolare voce di Ellen Smith. Un misto di pop, rock, folk e country che mette in mostra le capacità della band ma lasciando al tempo stesso aperta la domanda che ci si può porre riguardo alla sua identità artistica. Pare infatti che il prossimo album, a giudicare dal nuovo singolo Lost Cause, sia una decisa svolta verso qualcosa di più rock anche se è presto per dirlo. All The Crooked Scenes e gli Ellen And Escapades non sono entrati ancora nell’olimpo nella mia musica preferita ma sono sicuro che potrebbero farlo con altre canzoni convincenti come ce ne sono state in questo esordio. Posso dire che questo album è un buon album che si ascolta facilmente senza troppo impegno e con rischio di incappare in quanche cosa di po’ scontato.

Mi ritorni in mente, ep. 12

In questa settimana sono stato incuriosito da un ritorno. In qualche modo che non ricordo, sono incappato di nuovo nella musica della cantautrice canadese Cœur de pirate. Gli ho concesso un paio di ascolti su Spotify. Sinceramente non ricordavo cantasse in francese! Ho subito pensato: ma che fai, ascolti musica francese? Innanzi tutto lei è canadese però, sì, canta in francese. E ci tiene particolarmente a sottolinearlo. Francese o no, mi è piaciuta. Non mi sarei mai aspettato di trovare intereressante un album di canzoni in francesi. In men che non si dica ho scaricato il suo album d’esordio dalla sua pagina di Bandcamp (il cambio con i dollari canadesi è favorevole). Ora che ci penso, ad un primissimo ascolto, di qualche tempo fa, Cœur de pirate era finita dritta nella mia personale ignore list ma non mi è dato sapere per quale motivo. Forse il francese è uno di quelli.

Nonostante abbia già ascoltato un paio di volte su Spotify Cœur de pirate, è troppo presto per tirare le somme sull’album. Attualmente ha all’attivo un secondo album di inediti e uno di cover uscito quest’anno. Ho la tendenza di desiderare tutta la discografia di un artista e quindi mi sembrava corretto partire dall’esordio, anche perchè non sono un amante delle cover in generale. Eccolo dunque nella mai libreria virtuale pronto per essere ascoltato.

Provaci ancora

Non avevo mai ascoltato nulla di Birdy fino a pochi giorni fa. O forse avevo distrattamente ascoltato la cover di People Help The People senza clamore. In genere non mi attraggono le cover figuriamoci un intero album di cover come quello pubblicato da Birdy nel 2011. Anche questo è uno dei motivi per il quale non ho ascoltato subito Birdy. Ma la recente uscita del suo secondo album (o primo se volete) e la mia maggiore propensione ad ascoltare un certo tipo di musica rispetto al passato, mi ha convinto ad ascoltare questo album prima di fare altrettanto con il successivo Fire Within. Eccomi qui dunque ad assaporare qualche cover di una delle giovani promesse della musica internazionale.

Birdy
Birdy

Prima di scrivere questo post non avevo mai ascoltato l’originale di 1901 cantata dai Phoenix e ora posso dire senza ombra di dubbio che è decisamente migliore la cover dell’originale. Un punto a favore della giovane cantautrice. La successiva Skinny Love se la gioca con l’originale di Bon Iver che sicuramente è più conosciuta proprio nella versione di Birdy. Anche People Help The People non si allontana dall’originale rendendola più intima e accorata di quanto già non fosse. White Winter Hymnal mi ha fatto rivalutare i Fleet Foxes, chissà magari gli concedo un ascolto in più su Spotify, anche se la versione di Birdy è davvero molto bella. The District Sleeps Alone Tonight è un altra bella prova e anche questa volta preferisco la versione di Birdy rispetto a quella dei The Postal Service. La successiva I’ll Never Forget You si cuce perfettamente addosso a Birdy ed è molto fedele all’originale dei Francis And The Lights. Young Blood conferma che Birdy non si allontana mai dal suo sentiero che gli garantisce di fare ottime cover di qualsiasi cosa. Così come fare una cover si Shelter dei The xx (giuro che c’ho provato ad ascoltarli almeno una volta) e tirare fuori una versione che preferisco nettamente. Un po’ piu semplice Fire And Rain di James Taylor che personalmente non conoscevo. Without A Word è l’unica canzone originale scritta da Birdy e si può dire che la ragazza ci sa fare. A chiudere, Terrible Love dei The National rifatta senza quella patina opaca che ricopre la maggior parte delle canzoni del gruppo.

Come ho già scritto, non sono un amante delle cover ma Birdy è stata brava a pescare tra canzoni poco conosciute,  a parte in un paio di casi. Questo dovrebbe dimostrare che la ragazza, al secolo Jasmine van den Bogaerde, ha dei riferimenti musicali non certo scontati per la sua età. La sua voce (sembra sempre sul punto di scoppiare in un pianto) è calda e intima in grado di tirare fuori quanto c’è di buono in ogni canzone. Non si può giudicare un esordio da un album come questo ed è quindi necessario attendere Fire Within per sapere se Birdy sa camminare con sulle sue gambe una volta scesa dalle spalle dei giganti. Comunque vada Birdy mi ha fatto un’ottima impressione. I mezzi per fare bene non le mancano di certo.

Mi ritorni in mente, ep. 8

Questa volta è un po’ diverso. Rooks degli Shearwater non mi è tornata in mente in modo spontaneo. Stavo ascoltando un po’ di musica su Spotify (bella invenzione) e il modo più comodo per scoprire nuova musica è avviare la radio basata su un artista a scelta. La radio non fa altro che pescare nell’enorme archivio di Spotify tutti gli artisti che in qualche modo somigliano a quello che abbiamo scelto. Se una canzone ci piace clicchiamo sul pollicione all’insù e la radio selezionerà nuovi brani in base alle nostre scelte. Se riteniamo che una canzone non c’entri nulla con quanto vogliamo ascoltare c’è anche il pollicione all’ingiù. Avevo avviato la radio basata sui Wintersleep quando è iniziata una canzone degli Okkervil River. Questo gruppo già lo conoscevo ma non ho mai approfondito la sua musica. Pollicione all’insù e subito a cercare più informazioni sugli Okkervil River. Leggendo qua e là, gli Okkervil River mi hanno convinto e mi sono ripromesso di ascolatre un loro album prima o poi. Ma cosa c’entrano gli Shearwater? C’entrano, c’entrano. Un paio di membri degli Okkervil River,  Jonathan Meiburg e Will Sheff hanno fondato gli Shearwater per fare un certo tipo di musica che non si addiceva al folk rock della band originaria. Poi gli Shearwater sono diventati un vero e proprio progetto parallelo che continua ancora oggi anche se uno dei due membri originali, Will Sheff, ha salutato tutti mentre l’altro, Jonathan Meiburg, ha lasciato gli Okkervil River. Curioso. Ecco spiegato perchè mi è tornata in mente Rooks.

Avevo ascoltato l’album Rook, quasi omonimo di questa canzone, diversi anni fa apprezzandone qualche canzone. Poi me ne sono quasi completamente dimenticato. Ero convito che si trattasse di una band anglosassone e invece sono texani. Non cambia nulla. Devo ascoltare di nuovo Rook perchè non vorrei essermi perso qualcosa.