Come la bevanda

Dopo un breve periodo di pausa sono tornato a leggere Stephen King e per farlo ho scelto Il Miglio Verde. Nella mia mente il bel film del 1999 di cui ricordavo poco se non le belle atmosfere anni ’30 e quel gigante nero e buono. Ecco che i protagonisti del romanzo hanno preso, nella mia immaginazione, in tutto e per tutto le sembianze degli attori che li interpretavano nel film. A partire da Paul Edgecombe con il faccione di Tom Hanks, Brutus “Brutal” Howell è la copia di David Morse e il compianto Michael Clarke Duncan è un perfetto John Coffey (Come la bevanda, solo scritto in modo diverso”). Come non dimenticare Doug Hutchison nella parte di Percy Wetmore e il suo acerrimo nemico, Mr.Jingles. Anche se ho vaghi ricordi del film, i suoi attori sono interpreti fedeli dei personaggi del libro di King. Mi piacerebbe ora rivederlo e so che capiterà sicuramente prima o poi che passi in tv.

Il Miglio Verde ha la particolarità di essere stato pensato a puntate, una sfinda per il Re che ha raccolto e ha portato a termine nel migliore dei modi. Il romanzo narra le vicende di Paul Edgecombe che negli anni ’30 lavorava nel braccio della morte del carcere di Cold Mountain, chiamato Miglio Verde a cause del colore del corridoio tra le celle dei condannati. Le premesse sarebbero sufficienti per una storia inquietatante ma King non resite e inserisce particolari sovrannaturali, senza disdegnare quelli macabri. Tutto gira attorno al gigante John Coffey,, accusato di aver ucciso due bambine, e ai suoi poteri. I protagonisti si interrogano sul significato del loro lavoro e sulla reale colpevolezza di Coffey. Troppo buono per essere un assassino e perfino troppo stupido. King ci mostra i condannati come persone, il loro crimine appartiene al passato e il lettore prova una sensazione di pietà per questi personaggi. Un lavoro duro quello di Paul che ricorderà con fatica quei giorni, mettendoli su carta. Infatti King racconta le vicende del Miglio Verde attraverso la mano di un (molto) anziano Paul Edgecombe, che ospite di un ospizio decide di raccontare la sua storia.

Stephen King sa sempre come affrontare i temi più delicati. Sa essere duro e schietto quando serve ma anche dolce e malinconico se necessario. King ci porta indietro nel tempo, ci fa sorgere dubbi, ci disgusta con particolari macabri (l’esecuzione di Eduard Delacroix) e ci affascina (il miracolo di Coffey). Un King in forma, forse un po’ limitato dalla divisione in puntate ma credo che il suo desiderio di riscriverlo per farne un vero romanzo rimarrà tale. Ho finito le parole per elogiare questo scrittore. Se già lo conoscete e lo amate non serve che io lo faccia di nuovo. Se non lo conoscete è il momento di farlo. Mettete da parte preconcetti sul fatto che è un scrittore commerciale o di genere e leggete un suo libro. Il Miglio Verde ad esempio.

Il Miglio Verde

Lunghi giorni e piacevoli notti

Ho aperto l’ultima porta. Quella in cima alla Torre. Ebbene sì, sono arrivato in fondo alla saga della Torre Nera di Stephen King. L’ultima volta che ne avevo scritto su questo blog ero giunto al quinto libro intitolato, I Lupi Del Calla. Seguono nell’ordine La Canzone Di Susannah e La Torre Nera. Anche se da qui in poi c’è pericolo spoilers, non voglio anticipare nulla della trama e tanto meno del finale ma questo viaggio insieme a Roland, Jake, Eddie, Susannah e Oy è stato straordinario. Perchè come lo stesso King ci ricorda, prima di concludere, che il viaggio è più importante della meta. Infatti l’autore ferma il lettore, avidamente interessato solo al finale, e lo avvisa: il finale non è mai abbastanza bello perchè si tratta pur sempre di un addio. Il finale è senza dubbio originale e risponde a molte domande ma al di là di come va a finire questo viaggio verso la Torre è stato, ancora una volta, straordinario. Affezionarsi ai personaggi creati da King è sempre facile e se poi questi personaggi ci accompagnano per sette libri diventa difficile separsene. Io non so quanti autori possano vantarsi di essere un personaggi di una loro opera ma è sicuro che lo Zio Steve è tra questi. Ha un ruolo importante ed è curioso leggere come descrive sè stesso. King è narratore e personaggio allo stesso tempo, non semplice creatore di una storia. Mescola sapientemente realtà e fantasia mettendo al centro l’incidente che lo ha colpito nel 1999. Se solo King non fosse un autore di romanzi di fantasia, noi ingenui lettori potremmo prendere tutto per vero.

Ho letto qualche critica rigurdo al finale, soprattutto per l’ultimo scontro tra Roland e il Re Rosso. Anche io ho provato un po’ di delusione nel vedere il Re Rosso, tanto pazzo quanto pericoloso, relegato in fondo al romanzo, quasi impotente di fronte a Roland. Così come la fine del mitico Walter O’Dim (aka Randall Flagg aka L’Uomo In Nero) che viene fatto fuori (sempre ammesso che sia morto) “senza se e senza ma” da Mordred. La tal cosa ci fa pensare a quanto possa essere pericoloso il Dan-Tete per il ka-tet di Roland. Ma in realtà la suo ruolo è sì importante ma non così determinante ai fini della storia. Insomma i due supercattivi si sgonfiano un po’ nel finale ma forse il motivo è da cercare in quel bisogno di King di chiudere la saga prima che fosse troppo tardi. Infatti non ha esitato a riaprirla alla prima occasione con La Leggenda Del Vento pubblicato nel 2012. Se c’è una cosa che noi fans del Re sappiamo è che il nostro non è un maestro dei finali e credo che ne sia coscente anche lui. La Torre Nera vuole essere lo scrigno del modo kingniano, fatto dalla sua fantasia e quella di altri ed è dunque ovvio che rispecchi i pregi e difetti di questo autore. Forse a volte in questa serie King ha usato qualche scappatoia o trovata magica per uscire da alcune situazioni complesse ma tutto è perdonato. Non sono d’accordo con chi ritiene che King si sia imbarcato in un impresa più grande di lui. Chi dice queste cose è uno di quei lettori che King ammonisce negli ultimi capitoli, ovvero i lettori avidi di finali.

Conclusa questa serie (mi manca l’approfondimento de La Leggenda Del Vento) posso dire che La Sfera Del Buio è il libro che ricordo meglio e il più appassionante. Nel frattempo sto leggendo a ritmi molto blandi la serie a fumetti in lingua originale, che racconta la storia in ordine cronologico e non seguendo la saga letteraria. Finora ho apprezzato molto la resa grafica e artistica dei racconti di King. Ora potrò dedicarmi ad altre opere del Re, sopratutto L’Ombra Dello Scorpione anche se ho messo gli occhi su altri libri. Prima mi prendo una pausa dai suoi romanzi ma so che non durerà a lungo.

Stephen King
Stephen King

Diciannove

Ho fatto altri due passi in direzione della Torre. Ho letto altri due libri della serie de La Torre Nera di Stephen King ovvero La Sfera Del Buio e I Lupi Del Calla. ll primo è un lungo flashback sulla storia di Roland Deschain e Susan Delgado. Una storia sfortunata colma di magia, mistero, tradimenti. Questa storia segna l’inzio del viaggio del pistolero verso la Torre. Conosciamo meglio i compagni di Roland (il suo primo ka-tet), Cuthbert Allgood e Alain Jones che sfideranno i temibili Grandi Cacciatori della Bara per salvare loro stessi e la bella Susan. Se credete che la storia raccontata di Roland abbia un finale scontato, vi sbagliate. Roland racconta questa storia al resto del ka-tet composto dall’ex tossicodipendete Eddie Dean, sua “moglie” Susannah Holmes, la Signora Delle Ombre, il giovane Jake Chambers e il suo bimbolo Oy. Il bimbolo è un animaletto un po’ cane un po’ procione dotato di sufficiente intelligenza per ripetere quanlche parola e capire il suo padrone. Oy ha avuto un ruolo importante per salvare Jake dal misterioso Andrew “Tick Tock” Quick in Terre Desolate. Dopo il racconto il ka-tet fa la conoscenza di Randall Flagg nel castello di Oz (sì, di Oz) e iniziano a temere il Re Rosso. Per ora, anche dopo il quinto libro, si sa poco del Re Rosso ma sarà sicuramente un personaggio chiave nei prossimi due romanzi.

I Lupi Del Calla racconta la storia del villaggio di Calla Bryn Sturgis che viene periodicamente preso d’assalto dai Lupi, un gruppo di misteriose creature provenienti da un misterioso luogo chiamato Rombo di Tuono. Il folken, guidato da Padre Callahan, chiede aiuto ai pistoleri per salvare i loro figli dai Lupi. La maggioranza dei bambini del villaggio ha un gemello. Da anni però un dei due gemelli viene rapito dai Lupi e alcuni di essi tornano indietro “guasti”. Mentre i pistoleri studiano un modo per sconfiggere i Lupi, fanno la conoscenza di Padre Donald Callahan, detto Pere Callahan, già protagonista del romanzo di King, Le Notti di Salem e viene approfondita la storia di Calvin Torre (già accennato nei precedenti libri). Tutto si intreccia in viaggi spazio-temporali, sfere magiche, robot fantascentifici e antiche leggende. Faremo la conoscenza dell’enigmatico robot Andy Il Messaggero e Molte Altre Funzioni e scopriremo la vera identità dei Lupi. Scopriremo che Stephen King può avere un ruolo importante all’interno di un suo stesso romanzo. Scopiremo il terribile segreto di Susannah.

Un libro più bello dell’altro. Un viaggio in bilico tra realtà e fantasia. Coincidenze e citazioni ovunque. Un viaggio nella mente di King. Tutto è diciannove. Un numero che ricorre spesso nei nomi dei personaggi e dei luoghi. Un numero scritto sempre sulla prima pagina di ogni libro. Perchè tutto è diciannove.

Pere Callahan
Pere Callahan

Storia di un Anello

Anche io come tanti altri, ho terminato il mio viaggio nella Terra di Mezzo. Non nascondo che ero un po’ diffidente riguardo alla saga de Il Signore Degli Anelli anche dopo aver visto, e apprezzato, la trilogia cinematografica. In generale non sono attratto dal fantasy ma un’interessante prefazione di Stephen King alla recente riedizione dei libri della Torre Nera mi ha incuriosito riguardo al capolavoro di J.R.R. Tolkien. Non a caso ci sono un paio di riferimenti alla saga dell’Anello all’interno dei libri che ho letto finora sulla Torre Nera. Sicuramente i palantír , le pietre veggenti, non sono poi tanto diverse dalle sfere dell’Iride di Maerlyn. Spesso “Torre Nera” o “Torre Oscura” è usata da Tolkien per indicare Barad-dûr. Questi sono i due riferimenti che ho notato subito. Sicuramente c’è dell’altro. A parte i consigli di King, ho voluto leggere Il Signore Degli Anelli anche perchè penso sia un pezzo che non deve mancare nella propria libreria, dopotutto è un classico. Come ho già scritto sono partito per la Terra di Mezzo con un bagaglio di conoscenze un po’ scarso e quelle poche erano parecchio confuse. A posteriori posso dire che la trilogia al cinema è stata fatta davvero bene, tagliata in alcuni punti ma nei punti giusti e dall’impatto visivo molto vicino a quanto descritto nel libro. Non deve essere stato facile e Peter Jackson ci è riuscito molto bene anche se la velocità del cinema non permette di conoscere il mondo di Frodo così a fondo come succede nel libro. Ecco quindi che gli intrecci, i nomi, le terre e le razze della Terra di Mezzo non sono facili da comprendere mentre si guardano i tre film. Ho iniziato La Compagnia Dell’Anello temendo di trovarmi di fronte ad un qualche tipo di mattone fantasy che avrei fatto fatica a digerire. Invece Tolkien è stato capace, con una scrittura pulita ma allo stesso tempo artificiosa, a creare una sorta di favola. Sembra davvero un altro mondo, descritto con una cura per i particolari fuori dal comune. Il primo libro vi ammalia e vi porta nella vita tranquilla degli Hobbit e vi racconta il loro viaggio con la Compagnia. Il successivo Le Due Torri è più oscuro e complesso. Un Oscurità che si trascina e si infittisce nel conclusivo Il Ritorno Del Re, dove però si torna a vedere la luce. Ed è proprio questo il fulcro della saga. Luce contro Oscurità, Bianco contro Nero. L’eterna lotta tra Bene e Male, in poche parole. Sotto questo punto di vista, niente di nuovo, anzi. Pochi personaggi passano da una parte all’altra, e se lo fanno è solo perchè in fondo al loro cuore sono sempre stati dalla parte del Male. Ciò che rende particolare Il Signore Degli Anelli è lo scenario nel quale i personaggi si muovono. Non è una città, non è un regno è un mondo all’interno di un mondo ancora più grande. Un mondo che sembra venire fuori dalle pagine e convincerti che potrebbe esistere, anzi nella testa di Tolkien, secondo me, esisteva davvero. Un mondo con un passato e delle tradizioni che non nascono a pagina uno ma sembrano avere origine da molto prima. Come spesso si fa notare, la saga nonostante sia stata scritta e pubblicata tra gli anni ’40 e ’50 è priva della psicologia dei personaggi tipica dei romanzi moderni. Questo rende i personaggi ben definiti ma non esenti da debolezze e eccessi di zelo. Si è parlato tanto de Il Signore Degli Anelli e io non posso aggiungere nient’altro di quanto già scritto sopra. Posso solo ancora sottolineare la bellezza di questa storia, lineare ma non banale, carica di immagini straordinarie e magiche ma concrete e possibili, dove i personaggi sembrano apparatenere ad un mondo che forse è esitito o forse no. Un libro che racconta un viaggio ai limiti dell’immaginazione. Un libro che si dovrebbe leggere a scuola, perchè dei piccoli e felici Hobbit hanno sconfitto un Male più grande non solo di loro ma tutti gli abitanti, perfino quelli immortali, della Terra di Mezzo. A chi come me storce il naso di fronte alle storie fantasy di cavalieri, draghi, elfi e nani, consiglio di leggere Il Signore Degli Anelli o almeno di provarci. Non sono diventato un appassionato di fantasy e non credo lo sarò mai, ma questa opera ha qualcosa in più. Come sottolineava Tolkien, Il Signore Degli Anelli non è una storia ispirata a qualche evento reale o nasconde un significato, un messaggio, ma è solo una bella storia. Un epica fiaba per tutti. Una viaggio fantastico senza confini.

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
   Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Il mondo è andato avanti

Qualche tempo fa ho iniziato una saga letteraria. Non è la prima in verità. Quando ancora ero poco più che ragazzino avevo iniziato la serie dei libri di Abarat di un maestro come Clive Barker. Per ora ho letto i primi due e francamente è passato così tanto tempo che mi ricordo ben poco. Ho anche scoperto che un paio di anni fa Barker a pubblicato anche il terzo libro dei cinque previsti ma in Italia è ancora inedito. Chissà quando potrò leggerlo ma soprattutto chissà quando finirà. Una saga che invece si è conclusa in sette atti è quelle che ho iniziato recentemente. L’autore è quel Stephen King che ultimamente sta riempiendo la la mia personale libreria e la saga è quella della Torre Nera. Attualmente il mio viaggio verso la Torre è giunto quasi a metà ovvero al terzo libro. Ricapitolando, ho affrontato insieme a Roland L’ultimo cavaliere, La chiamata dei tre e Terre desolate. L’edizione che ho letto è quella riveduta e corretta nel 2003 dallo stesso autore. King ha rimesso mano al primo libro per correggere alcune incongruenze con il resto della saga. Infatti L’ultimo cavaliere è stato scritto molto prima degli altri e poi messo da parte come spiega King nella bella introduzione che accompagna l’edizione. Anche se più coerente con il resto della saga, il primo libro si può apprezzare meglio ad una seconda lettura soprattutto se questa viene fatta dopo aver letto il successivo La chiamata dei tre. Torre NeraQuesti due episodi si fondono quasi insieme come se il primo fosse una sorta di lunga introduzione del secondo. Il fascino del mondo di Roland è però più forte ne L’ultimo cavaliere che ne La chiamata dei tre. Questo infatti non si può considerare ancora l’inizio del viaggio verso la Torre ma una rocabolesca presentazione di altri due protagonisti della saga, Eddie Dean e Detta/Odetta Holmes. Il primo è “prigioniero” dell’eroina e il secondo è una donna afroamericana constretta su una sedia a rotelle dopo l’amputazione di entrabe le gambe. Ma ciò che rende davvero particolare questo personaggio è la sua personalità sdoppiata. C’è la dolce e viziata Odetta e c’è la malvagia e sboccata Detta.

Conosciuti e radunati i compagni di viaggio, il cammino verso la Torre Nera può cominciare. Con Terre Desolate si entra nel vivo della storia nel quale si troveranno le risposte ad alcune domande e si apriranno altrettanti quesiti. Il mondo di Roland verrà in parte rivelato anche se il suo passato è ancora avvolto nel mistero eccetto per qualche accenno nel primo libro. Per chi non ama i preamboli si dovra armare di un pò di pazienza per superare i primi due libri. Ora che sono quasi a metà viaggio posso dire di non vedere l’ora di arrivare in fondo a questa storia. Stephen King, la considera il fulcro della sua letteratura e gli accenni alle sue opere non mancano. Compare anche come personaggio in uno dei libri nei panni di se stesso. La saga ad oggi è conclusa ma è stata ripresa nella recente, La Leggenda Del Vento che vorrebbe approfondirene alcune parti. Inutile dire che una saga come questa della Torre Nera è consigliata a tutti gli amanti delle saghe fantasy e fantascientifiche ma anche chi ama il mistero e le dimensioni parallele.