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Lo scorso anno mi avvicinai alla musica di Rosie Hood attraverso il suo omonimo EP d’esordio. Composto da cinque ballate tradizionali cantante con la voce cristallina della cantautrice folk inglese, ha subito stuzzicato il mio interesse verso la musica folk tradizionale. Rosie Hood fa anche parte del gruppo The Dovetail Trio, di cui, a suo tempo, avevo già preso nota di procurarmi il loro album Wing of Evening del 2015. Lo scorso mese è stato pubblicato il suo album d’esordio solista intitolato The Beautiful & The Actual che raccoglie le canzoni che in questi anni Rosie Hood ha proposto dal vivo. Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di ascoltare questo album, sicuro di trovare al suo interno canzoni folk fatte con cura e passione.

Rosie Hood
Rosie Hood

Lover’s Ghost mette subito al centro dell’attenzione la voce della Hood, che propone una variazione della ballata tradizionale The Holland Handkerchief. La storia racconta di un giovane morto di dolore per essere stato allontanato dalla sua amata, che fa ritorno da lei come fantasma, “Nine days after this young man died, / His ghost appeared at her bedside / ‘Rise, rise, my love and come with me, / And break these chains and set me free.’“. La successiva A Furlong Flight è una delle mie preferite ed è una canzone originale. Racconta la storia di un monaco del XI secolo che provò a volare. La canzone sembra una ballata tradizionale che si incastra perfettamente all’interno dell’album. Da ascoltare. William’s Sweetheart si basa sulla tradizionale William Taylor che racconta di una ragazza si finge un uomo per imbarcarsi e andare alla ricerca del suo amore di cui non ha più notizie. Quando scopre il tradimento, lo uccide. La particolarità di questa versione è il punto di vista che si sposta in prima persona nel ruolo della ragazza, “I boldly called for a brace of pistols / Which were brought at my command; / And there I shot my dearest William Taylor, / With his bride at his right hand“. Lord Lovel è una commovente storia di un amore. Lord Lovel parte per un lungo viaggio e promette di tornare il più presto dalla sua amata Lady Nancy Belle. Quando fa ritorno scopre che Lady Nancy è morta e decide di seguirla nella morte. Dorothy Lawrence è un altro brano originale che ricalca fedelmente i tratti tipici della canzone tradizionale delle terre d’Albione. Rosie Hood da prova delle sue capacità di songwriting oltre che vocali. Irresistibile la ballata Baker’s Oven che racconta di un fornaio sceglie di usare come pietre del suo forno le lapidi di un cimitero. Il suo pane finisce così per essere marchiato con gli epitaffi più disparati, creando malumore ma anche qualche risata, “‘Get up, you wretch! and come and see the blunders you have made! / Your tombstone bottoms sure will prove a deathblow to my trade.’ / He took him to the bakehouse where a curious sight was seen, / The words on every loaf were marked that on the tombstone been“. The Little Blind Girl è tratta da una raccolta di canzoni tradizionali di Alfred Williams e racconta la triste fine di una povera ragazza ceca morta di freddo ma con una storia da raccontare, “Twas a drear November morning when the air was dull and chill, / When we spied the poor blind girl left to die upon the hill; / In her hand a written paper told her history, short but sad, / Why thus lovely, blind and starving, and why left so thinly clad“. La curiosa The Red Herring è un riadattamento di una ballata tradizionale che descrive in modo giocoso i vari usi delle parti del corpo di un’aringa. La musica composta dalla Hood da un’aura magica alla canzone, un valore aggiunto, “What do you think I made of my red herring’s fins? / The very best case that ever held pins. / There’s needles and bodkins and other fine things, / You think I made much of my jolly herring?“. Adrift, Adrift è una canzone originale scritta da Rosie Hood. Con sensibilità e poesia racconta uno dei problemi che affligge la nostra società, costringendo le persone a spostarsi di paese in paese, abbandonando la loro casa. Una delle canzoni originali più belle è certamente The Hills Of Kandahar, toccante canzone ispirata da alcuni fatti legati alla guerra in Afghanistan. Impreziosita dall’accompagnamento musicale di Ollie King. C’è spazio ancora per la tradizione con The Cruel Mother. Una canzone in che vede la partecipazione di Emily Portman, seconda voce del brano che crea un gioco di voci e melodia, ripetendo due versi del testo originale, “There was a lady in our town / ‘Jenny poor gentle Rosemary’ / She courted a man til her apron grew round / ‘When the dew lies under the mulberry tree’“. Chiude l’album la ballata Undaunted Female che racconta la storia la storia di una ragazza che affronta un rapinatore e con l’aiuto di un gentiluomo, uccidono tutta la sua banda. Rosie Hood ricama la storia quasi esclusivamente con la voce, dando prova del suo talento.

The Beautiful & The Actual è un album che dà nuova vita alle ballate folk tradizionali, alternandone alcune tristi con altre più gioiose. Le canzoni originali sono perfettamente in sintonia con il resto dell’album, segno che Rosie Hood è riuscita a mantenere intatto lo spirito della tradizione anche in nuove composizioni. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato che il folk tradizionale sarebbe entrato così prepotentemente nella mia collezione musicale ma grazie ad artisti giovani come Rosie Hood, ho avuto modo di scoprire un genere spesso rivolto ad un pubblico circoscritto. Ma non bisogna dimenticare che la musica folk inglese, scozzese e irlandese in particolare, è alla base di molti generi musicali che ancora oggi ascoltiamo. Questo The Beautiful & The Actual è una buona occasione per riscoprire la tradizione folk e scoprire una delle sue più talentuose rappresentanti.

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Il mondo ti sta cercando

Sono passati tre anni dal sorprendente debutto di Aldous Harding (Baudelaire nel pomeriggio) e lo scorso Maggio, la cantautrice neozelandese, al secolo Hanna Claynails Harding ha dato alla luce il seguito intitolato Party. Un album atteso, non tanto per cercare conferma del suo talento, ma più per la curiosità di conoscere quale fosse la strada intrapresa. Le sue performance eccentriche e allucinate, hanno plasmato l’immagine di una cantautrice libera da vincoli stilistici e questo suo Party è il risultato di una crescita artistica importante.

Aldous Harding
Aldous Harding

L’apertura con Blend ci guida nell’inquieto mondo della Harding. La sua voce distorta sembra voler confondere l’ascoltatore. Una canzone essenziale che fin dal primo ascolto attira l’attenzione, trascinandoci dolcemente ma senza via di scampo, “Hey, man / I really need you back again / The years are plenty / Somewhere / I have a watercolour you did / I saw you walking on the sand / In Thailand“. Il pianoforte di Imagining My Man è uno strumento musicale quanto la voce della Harding. Si trasforma e si fa profonda, quasi ad imitare quella di un uomo, creando una delle canzoni più belle dei questo album. Quella malinconia, quel malessere del suo esordio sembrano intatti, “I hope one dream will get that when we’re / Lucky to be given the chance / I do not have the answer / But I don’t have the wish to go back“. Living The Classics è un richiamo alle sonorità folk degli esordio. Aldous Harding richiama alla memoria piccoli desideri e volontà, usando quasi esclusivamente la voce. Un piccolo gioiellino di semplicità e magia, “Can’t fight the feeling / Gonna make it / I won’t stop turning / ‘Til I’m twisted / Come find me / Drag me back to hell / Living the classics“. La title track Party è un ritorno a quel folk del primo album, malinconico e triste. La Harding tira fuori la sua voce più innocente, quasi irreale ma di forte impatto. La sua essenza potrebbe essere racchiusa qui, in questa canzone, “I was as happy as I will ever be / Believe in me / I will never break from you / If there is a party, will you wait for me?“. Sincera e confidenziale, è così che appare la splendida I’m So Sorry. La Harding si trasforma ancora, cambia pelle, alla ricerca di un’espressività sempre migliore. Un brano ipnotico, “My body, grateful / Never really knew how to write / My body, grateful / I never knew how to write“. Quasi a contrastare quanto ascoltato finora, Horizon, apre scenari sconfinati e complessi. Una canzone oscura, affascinante. Un fascino magnetico, veicolato dalla performance sopra le righe della Harding. Basta un pianoforte appena accennato per mettere in piedi, con l’uso prezioso della voce, una delle canzoni più carismatiche dell’album, “I broke my neck / Dancing to the edge of the world, babe / My mouth is wet, don’t you forget it / Don’t you lose me / Here is your princess / And here is your horizon / Here is your princess / And here is your horizon“. Si sentono gli echi della musica di Agnes Obel in questa, What If Birds Aren’t Singing They’re Screaming. Un brano che trasmette un senso profondo di tristezza, nonostante la melodia morbida del pianoforte, “I got high, I thought I saw an angel / But it was just a ghost heaving under his cloak / What if birds aren’t singing they’re screaming / What if birds aren’t singing they’re screaming“. The World Is Looking For You è un’altra delicata poesia nello stile della Harding. Tutto è etereo, leggero, la voce della Harding è sommessa. Inimitabile, “There is no end to the madness I feel / There is no end to the madness I feel / Yes, you found me / Yes, you love me but will you stay? / Yes, you found me / Yes, you love me but will you stay?“. L’ultima Swell Does The Skull è una canzone dal fascino misterioso d’altri tempi. Una canzone che avrebbe potuto far parte del disco d’esordio senza problemi. Ad arricchire il brano anche la voce unica di Perfume Genius (aka Mike Hadreas), “He comes home, out of the rain / I take his coat, and his walking cane / He can feel that I hold him tight / The day’s over / We belong by the fireside“.

Party vede abbandonare, almeno in parte, le sonorità folk di quattro anni fa, abbracciando un stile più vicino al cantautorato moderno. Aldous Harding appare libera di esprimersi, meticolosa nella ricerca della voce perfetta per ogni canzone. Questa ragazza è un’artista che si esprime al di là della sua musica, attraverso un’espressività data dal corpo e dalle espressioni del suo volto. Che sia tutto studiato a tavolino o frutto del suo cuore, questo solo il tempo sarà in grado di definirlo. L’unica cosa certa è che Aldous Harding ha fatto un altro album di rara intensità, forse a volte volutamente veicolata da un distacco più che apparente ma dal richiamo magnetico.

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Il più bel fiore

Mi piace ascoltare musica e questo blog è qui a dimostrarlo. La cosa più bella non è solo ascoltare ma soprattutto scoprire e sperimentare. Questo mi porta alla ricerca di una sorta di purezza musicale, una bellezza primordiale perduta ma sempre tenuta in vita da artisti volenterosi e appassionati. Un esempio perfetto di questo genere di artista è Lindsay Straw, cantautrice e musicista americana che da anni porta avanti la tradizione irlandese e scozzese. Accompagnata dai quei musicisti che con lei formavano la band The Ivy Leaf, Lindsay Straw pubblica il suo secondo album intitolato The Fairest Flower Of Womankind. Una raccolta di canzoni tradizionali tutte da scoprire, dove la figura femminile è protagonista, che attraverso il canto hanno attraversato la storia per giungere fino alle nostre orecchie.

Lindsay Straw
Lindsay Straw

The Forester è una splendida ballata conosciuta anche con il titolo di The Knight and the Shepherd’s Daughter. Lo stile della Straw cattura l’attenzione dell’ascoltatore, raccontandoci di una storia nella quale una donna trova giustizia. Da ascoltare, “‘I’m a forester in this wood and you’re the same design, / It’s the mantle of your maidenhead, bonny lassie, will be mine.’ / He took her by the milk-white hand and he laid her on the ground, / And when he had the will of her, he let her up again. / Singing di-dee-eye-oh, sing fa-la-doh, sing di-dee-eye-oh, ah-yay“. The Maid Of The Shore ha il fascino delle ballate di mare. Protagonista una donna che inganna l’uomo che la voleva con sé. L’essenzialità nella musica di questa canzone riporta a quella bellezza che solo le canzoni tradizionali sanno far emergere con la loro poesia, “‘Oh, thank you, oh, thank you, this young maid,’ she cried, / ‘That’s just what I’ve been waiting for, oh. / For I’ve grown so weary of my maidenhead, / As I walked all alone on my rocky old shore, / And walked all alone on my shore.’“. The Female Rambling Sailor ci racconta la triste storia di Rebecca Young, che fingendosi un uomo, riesce a diventare un marinaio. La donna muore a causa di un incidente o forse viene uccisa a causa del suo sesso, “From stem to stern she freely goes, / she braves all dangers, fears no foes, / And soon you’ll hear of the overthrow / of the female rambling sailor“. Basket Of Eggs racconta la storia di una donna che ha accettato di allevare un bambino che due marinai avevano inconsapevolmente ricevuto da una donna in un cestino. Lindsay Straw incanta solo con la voce, “One of these sailors, he picked up the basket; / ‘There’s eggs in the basket, please take care; / And if by chance you should outwalk me, / At the halfway house, please leave them there.’“. La ballata di Fair Annie, racconta la storia di Annie che scopre che la sposa dell’uomo che ama è sua sorella. Una storia dove i destini di due donne s’incontrano, “‘Who was your father, Fair Annie, do you know who your mother was?’ / ‘King Easter was my father dear, the queen my mother was.’ / ‘The queen my mother was also, my father King Easter, too, / So it shall not be for lack of gold that your love shall part from you.’“. La successiva Geordie è una delle tante versioni di una ballata che in Italia è stata tradotta e cantata da Fabrizio De André. Le due storie sono diverse, anche come ambientazione, ma il tema di fondo è lo stesso: una donna disposta a tutto pur di salvare il suo amato Geordie, “There was a battle in the north, and nobles there were many, / And they have killed Sir Charlie Hay, and laid the blame on Geordie“. Young Beichan è composta da due tracce, e racconta la storia di un giovane prigioniero di un re straniero, in questo caso è turco. La figlia del re libera il giovane inglese che promette di sposarla. Anni dopo, fedele alla promessa, sposa la figlia del re nonostante fosse promesso sposo ad un’altra donna, “‘Take home your daughter, madam,’ says he, ‘with all my lands to be her fee; / For I must marry my truest love that gave me life and liberty.’“. Una donna viene sedotta da un cavaliere straniero che la deruba e tenta di ucciderla. Ma la donna si difende e uccide il cavaliere, vendicando la morte delle sue precedenti vittime, “Lie there, lie there, you false-hearted man, / Lie there instead of me. / For six pretty maidens have you drowned here, / But the seventh has drowned thee, drowned thee; / The seventh has drowned thee“. The Crafty Maid’s Policy/Fingal’s Cave (strathspey)/Sheepskins & Beeswax (reel) è una ballata nella quale una donna si prende gioco di tre gentiluomini, con un finale strumentale molto bello, “Come listen awhile and I’ll sing you a song, / Of three merry gentlemen riding along. / They met a fair maid and to her did say, / ‘We’re afraid this cold morning will do you some harm“. In William Taylor, la giovane Sarah Jane si imbarca fingendosi un uomo per cercare il suo amato. Il capitano della nave scopre l’inganno e le rivela che William Taylor si è sposato con un’altra donna e gli dice dove trovarlo. Sarah Jane uccide William e il capitano gli affida il comando, “On the ship there was a battle, / She fought there with all the rest; / Her jacket burst her silver buttons, / There appeared her snow white breast, oh, / There appeared her snow white breast“. Sweet Lovely Joan è la storia di un donna che, con l’inganno, deruba un cavaliere e scappa per sposare il suo vero amore, “Oh, noble knight, pray you forbear, / I cannot marry you, I swear; / For on tomorrow I’m to wed, / My own, my own, true love instead“. Chiude l’album Blow Away The Morning Dew che vede protagonista ancora una volta una donna che si fa valere nei confronti di un pretendente, “Oh, it’s aye, the dewy morning, blow the winds aye-oh, / Blow the winds of a dew morning, how sweet the winds do blow“.

The Fairest Flower Of Womankind è una sorta di concept album, sulla rivincita delle donne nelle canzoni tradizionali. Lindsay Straw fa un grande lavoro di ricerca e mette insieme tredici storie che, a metà tra fantasia e realtà, ancora appassionano e fanno riflettere. Il tempo passa ma queste ballate conservano un fascino del tutto particolare, così lontane per come si presentano ma ancora attuali nei loro messaggio. Ascoltare questo album è qualcosa di speciale, per le sue melodie e la sua poesia, interpretate magistralmente dalla Straw e la sua band. Ho voluto fare un po’ di ricerche per poter scrivere questo post, perché queste canzoni lo meritavano per la storia che portano con loro. Se volete approfondire, ho consultato questo interessante sito The Traditional Ballad nel quale troverete tutte le canzoni di questo album (e moltissime altre) e da dove ho tratto le informazioni sulle storie che racchiude.

 

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Son salite anche le nespole

Per scoprire nuova musica leggo regolarmente siti e blog che danno spazio a band che sono agli esordi o che appartengono al quel panorama indipendente lontano dai riflettori. Tra gli artisti che più mi hanno incuriosito si è aggiunta di recente la band inglese The Medlars. La loro Heart Of A Home è una di quelle canzoni che ti cattura subito al primo ascolto e non riesci più a smettere di ascoltarla. Ho percepito un senso di mistero e fascino dietro alla voce del leader Jimmy Grayburn e l’accompagnamento della sua band. Tutto questo è bastato per desiderare l’omonimo mini album d’esordio, uscito lo scorso 5 Maggio.

The Medlars
The Medlars

L’iniziale Heart Of The Home è una canzone a sfondo ambientalista dalle sonorità vagamente psichedeliche. La voce Grayburn è carismatica e va a completare alla perfezione l’accompagnamento musicale della sua band. Da ascoltare, “Dig deep into the Earth / Dig as deep as you can / Drill through the rocks of the Earth / Dig deep every man / Dig deep for the gold / Rip the Earth right back / Sprays out multi-coloured / Ancient and black“. La successiva è la bucolica Fly The Wheel che contrasta con la precedente. Più luminosa ma allo stesso tempo nostalgica, si rifà al folk americano tra banjo e violini. Vi conquisterà se il precedente brano non dovesse farlo, “Past the tilling of the clay red earth / The black earth and the brown / Out the dales and into the glens / England’s ribbons unwound“. Ancora più americana e country, la bella The Old Eagle che loda la gioia che la musica porta con sé. Le immagini di una serata tra amici e tanta buona musica, prendono forma davanti a noi. Un ritornello da cantare tutti insieme in coro, “Crisps and the candles, / The beer and the banjos. / Ode to the lamp light / With music through the late night. / We’re all in the pub to sing. / So let it ring!“. Last Train è una ballata guidata dal suono inconfondibile del banjo che porta con sé la sua nostalgia. Lasciarsi trasportare dalla melodia e dalla voce di Grayburn è l’unica cosa da fare, “There’s champagne and there’s brandy / The driver tips his hat / He’s had two glasses of the stuff / Before we reach Symonds Yat“. La successiva The Roundhouse è la più eterea dell’album. C’è un fascino teatrale nella musica e nella performance, che cresce man mano si prosegue nell’ascolto. Un’ottima prova corale, una dimostrazione di cura nei dettagli, “We walked through the dark dark wood / The path that we took climbed so high / The embers of the fire floated past the maple leafs / Up to join the stars to brighten the sky“. C’è ancora spazio per The Crag, una ballata d’altri tempi. Un corno solitario dà il suo prezioso contributo, duettando con Grayburn, sempre convincente e profondo, “The crag on the coast, an outcrop of land / Looks out on the sea / And everyday it’s touched by the waves / That wear it continuously / But the crag has the coast to guard its back / And keep it company“.

The Medlars con questo debutto provano a farsi spazio nello sconfinato panorama folk britannico. Hanno tutte le carte in regola per riuscire ad emergere grazie ad un’originalità che trova i suoi fondamenti nella tradizione locale ed americana. Il moderno concetto di musica folk viene espresso al meglio da Jimmy Grayburn e la sua band, che lo accompagna in questa avventura. Un’avventura che inizia con questo esordio di ottima fattura, sia per i testi che per la musica. Ad ogni ascolto si percepisce una sfumatura in più, un tocco personale, sfuggito all’ascolto precedente. The Medlars è un debutto di quelli che fanno drizzare le antenne. La sola Heart Of A Home dovrebbe bastare a convincervi, così come è successo a me.

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Crocevia

C’è ancora tempo per scoprire musica nuova andandola a cercare tra gli album dell’anno passato. Io ascolto e mi segno, metto in wishlist, qualsiasi cosa mi incuriosisca. Poi quando è il momento vado a recuperare qualche album tra questi. Bound è stato pubblicato lo scorso novembre ed è il frutto della collaborazione di due artiste di stanza a Glasgow, Jenn Butterwoth e Laura-Beth Salter. Entrambe attive da tempo nella scena folk britannica, hanno deciso di unire le forze e le capacità in questo progetto. Jenn alla chitarra e Laura-Beth al mandolino, formano una coppia dalle caratteristiche interessanti che, fin dalle prime note di questo album di esordio insieme, invoglia all’ascolto e alla scoperta della loro musica.

Jenn & Laura-Beth
Jenn & Laura-Beth

Si comincia con Let The Sun Shine Down On Me / Than Hall’s e si tratta di riarrangiamento di una classico di Jean Ritchie ma con la musica originale della Salter. Il mandolino ha un suono unico e riconoscibile che dà sempre nuova vita alle canzoni quando è ben sfruttato, come in questo caso. Lo stesso vale per la strumentale Shine. Un brano luminoso e carico di buone sensazioni. Un perfetto sottofondo per questa primavera che volge all’estate, che ha il potere che scacciare i pensieri. Da ascoltare. The Braver One richiama le sonorità di un folk più contemporaneo e carico di significato. Chitarra e mandolino si mescolano alla perfezione creando un’atmosfera scura e forte. La successiva Wings On My Heels è una cover di una canzone di Boo Hewerdine. Una bella canzone dai tratti pop allietati dalla voce cristallina della Butterworth. La strumentale 1,2,3,4 / Joseph Salter’s è un altro brano strumentale diviso in due parti, la prima scritta dalla Butterwoth e la seconda dalla Salter. Entrambe orecchiabili, che traggono ispirazione dalla tradizione ma con un interessante piglio moderno, veloce e tirato. Una delle canzoni che preferisco di questo album è sicuramente The Great Divide. Si tratta di un cover della cantautrice americana Kate Wolf, cantata dalla Salter e sempre accompagnata dalla chitarra acustica e dal mandolino, i due strumenti musicali caratteristici del duo. Rispetto al brano originale, questo accompagnamento, dà alla canzone un impronta più british e meno americana ma sua la purezza e la poesia si conservano intatte. Apple At The Crossroads / Elzwick’s Farewell è uno brano strumentale composto in due parti, la prima è del musicista scozzese Calum MacCrimmon, la seconda è una musica tradizionale. Segue a ruota, If I Had A Lover / The Belle Of The Ball, una canzone del cantautore scozzese Bert Jansch, arricchita dalla musica originale della Butterworth. Un’ottima reinterpretazione che esprime al meglio il talento di queste due ragazze, unite dalla passione per la musica. There Is A Time è anche questa una cover di un classico dei The Dillards, band bluegrass americana. Jenn & Laura-Beth rallentano il ritmo e la portano nei territori del folk dall’altra parte dell’oceano. Quasi un’altra canzone, rinata sotto una nuova forma. Hasse’s A / 32 Bars Of Filth è un altro brano strumentale, sempre in due parti. La prima degli svedesi Väsen e a seguire un pezzo scritto da Luke Plumb dei Shooglenifty. Chiude l’album Come To Jesus, cover della cantautrice americana Mindy Smith. Le sonorità country dell’originale vengono rimpiazzate da quelle più folk del duo. Il risultato però è un buon mix tra le due, dimostrando ancora una volta la bravura di queste due artiste.

Bound è lo straordinario prodotto della collaborazione tra due artiste che propongono una serie di canzoni completamente rivisitate, intervallate da brani strumentali originali e non. Ogni scelta di questo album, dimostra la grande ricerca musicale che questo duo ha saputo fare in Bound. Jenn Butterwoth e Laura-Beth Salter hanno dato alla luce un coinvolgente viaggio nella musica folk, mescolando con attenzione modernità e tradizione. Una collaborazione, questa, che spero non rimanga isolata, non solo per il piacere di ascoltare la loro musica ma anche per scoprire nuovi artisti e nuove canzoni, come è successo con questo album.

 

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Mi ritorni in mente, ep. 44

Il mese di Maggio è ricco di nuove uscite interessanti è gli album da ascoltare si accumulano di settimana in settimana. Oltre alle nuove uscite ci aggiungo qualche album degli anni passati e stare al passo è impegnativo ma piacevole. Oggi mi prendo una pausa e torno alla mia rubrica a pubblicazione casuale.

Tra la tanta musica che non ha trovato spazio su questo blog lo scorso anno c’è un EP d’esordio della cantautrice inglese Janileigh Cohen. Nel 2015 ha pubblicato As A Child, un piccolo gioiellino di musica folk composto da cinque canzoni. La straordinaria voce della Cohen rende ogni canzone a suo modo speciale e poetica. Su tutti la title track As A Child , Old Friend e Same Old Road. Vi invito ad ascoltarlo per intero qui: janileighcohen.bandcamp.com, se volete passare qualche minuto in tranquillità e serenità in una domenica come questa.

Serenate per sognatori

Quando si tratta di un album di debutto non posso certo lasciarmelo scappare. Soprattutto dopo aver partecipato alla campagna di crowdfunding. Questo metodo di finanziamento si sta diffondendo sempre di più tra gli artisti che non godono di un pubblico vasto e che vogliono continuare a fare ciò che amano senza piegarsi alle leggi del mercato. Emily Mae Winters ha potuto così dare alla luce Siren Serenade, album di debutto che segue l’EP Foreign Waters uscito lo scorso anno. Le premesse di un debutto di tutto rispetto erano racchiuse in quell’EP e nelle canzoni che hanno anticipato l’album, che si è rivelato una piacevole sorpresa.

Emily Mae Winters
Emily Mae Winters

La traccia di apertura è la malinconica Blackberry Lane che ci introduce nelle sonorità folk della Winters. La sua musica è un buon mix tra il folk tradizionale e americano ma con un approccio contemporaneo. Un inizio che affascina e cattura fin dalle prime note. La successiva Anchor è una delle canzoni più emozionanti di questo album. La musica delicata accompagna la meravigliosa voce della Winters. Un crescendo inteso che mostra il lato più folk legato alla tradizione. Fiddlers Green è una canzone popolare irlandese e non nascondo che è tra quelle che più mi ha impressionato in questo album. Non tanto per la canzone in sé, il folk irlandese è sempre benvenuto, ma soprattutto per l’interpretazione della Winters e l’uso che ne fa della voce. Il finale strumentale è pura gioia per le orecchie. La title track Siren Serenade è quella canzone che non ti aspetti. In questo brano vengono fuori le sfumature soul nella voce delle cantautrice inglese. Ritmo e melodia di sole voci si fondono, creando un piccolo gioiellino all’interno di questo album. As If You Read My Mind è una bella ballata pop nella quale spicca il suono del pianoforte. La musica accompagna la voce della Winters, sempre intesa e calda. Una canzone breve che conferma la purezza del talento di questa cantautrice. Hook, Line and Sinker è una canzone orecchiabile che richiama alla tradizione del country americano. Davvero molto bello poter ascoltare canzoni con stili diversi nello stesso album ma tutti accomunati dall’ottimo lavoro della Winters e della sua band. La successiva Miles To Go è carica di speranza e buoni sentimenti. Una canzone che nella quale si assapora il gusto del folk americano, grazie all’immancabile e caratteristica steel guitar. The Star è un affascinante canzone dai tratti misteriosi. La voce della Winters di muove sicura e potente tra gli archi e il pianoforte. In questo album è la canzone più imponente, a tratti epica, che si possa ascoltare. The Pirate Queen è ispirata alla figura della pirata irlandese Anne Bonny. Lo stile della canzone è quello tipico delle canzoni marinaresche, che ci fanno venire voglia di imbarcarsi. I pirati hanno da sempre un fascino del tutto particolare e questa canzone riesce a catturarlo alla perfezione. Down By The Sally Gardens è una canzone ispirata al poema omonimo del poeta irlandese William Butler Yeats. Qui c’è tutta l’atmosfera delle canzoni popolari irlandesi, romantiche e malinconiche. Chiude l’album la teatrale Reprise. Emily Mae Winters esprime al meglio il concetto di folk contemporaneo, con un brano etereo e sognante. La sua voce è morbida quanto basta per dare quel fascino misterioso a tutto il brano.

Siren Serenade è un album di debutto che racchiude tutto il talento di Emily Mae Winters come cantautrice, supportata da musicisti che con il loro accompagnamento lo arricchiscono. Il principale punto di forza di questo album è sicuramente la capacità della Winters di spaziare dal folk irlandese a quello inglese, passando per quello americano. Un viaggio tra stili diversi che permette, a chi ascolta, di trovare in ogni canzone qualcosa di speciale. Alcune canzoni sono più pop e perfino soul, rivelandoci di cosa è capace Emily Mae Winters. Se in un album di cover e inediti fai fatica a distinguere gli uni dagli altri, se non le conosci, allora il gioco è fatto. L’album è già un classico. Ed ecco che Siren Serenade si propone come candidato tra i migliori album di debutto di quest’anno, un album da ascoltare e riascoltare, trovandoci ogni volta un motivo per sorprendersi e sognare.

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