Non mi giudicate – 2015

Avanti un altro. Anche quest’anno è diventato vecchio quanto gli altri ed è ora di cambiarlo. Come ogni trecentrosessantacinque giorni ci ritroveremo festeggiare l’arrivo di un anno migliore di questo. O almeno si spera. Il mondo cambia e forse noi non siamo pronti, forse non lo saremo mai. L’importante è cercare di passare il guado e anche questa volta pare che l’abbiamo sfangata. Me lo auguro sia così per tutti voi. Non resta che rimboccarci le maniche e affrontare altri trecentrosessantacinque (anzi trecentrosessantasei questa volta) giorni con rinnovato entusiasmo, come succedeva sempre ad ogni Settembre di fronte al nuovo anno scolastico. Ma basta con questa digressione, meglio voltarsi indietro per l’ultima volta e vedere un po’ cosa ci ha offerto di bello quest’anno di musica. Per la prima volta in questo blog ho deciso di premiare alcuni artisti o album che mi sono particolaremente piaciuti, ispirandomi ai premi NBA. Non mi piace dare voti o fare classifiche ma faccio uno strappo alla regola (“Sono abitudinario, non mi giudicate, siete come me” cit.). Ovviamente per decretare chi è meglio di chi avrei dovuto ascoltare tutta la musica uscita quest’anno, nessuno escluso. Come avrei potuto farlo? A mancare è soprattutto il tempo ma anche la voglia di ascoltare tutto (ma proprio tutto). Dunque la mia è una visione ristretta a ciò che ho voluto e potuto ascoltare dal primo Gennaio a oggi. Chi non è d’accordo… bhè se ne faccia una ragione.

  • Most Valuable Player: Laura Marling
    Quest’anno è iniziato con un grande ritorno. Quello di Laura Marling, sempre meravigliosa nonostante abbia ritoccato il suo sound. Avere venticinque anni e cinque ottimi album alle spalle non è cosa da tutti. Soprattutto essere già diventati così influenti è ancora più raro. La migliore.
    Laura Marling – False Hope
  • Most Valuable Album: How Big How Blue How Beautiful
    I Florence + The Machine quest’anno hanno sfornato un album grandioso. Un grande riscatto, carico di emozioni ed energia. Florence Welch con la sua voce domina incontrastata, inimitabile e unica. Senza dubbio l’album più forte dell’anno, da ascoltare se non l’avete ancora fatto.
    Florence + The Machine – Delilah
  • Best Pop Album: Light Out The Dark
    Il secondo album Gabrielle Aplin è convincente e lancia la giovane cantautrice inglese tra quegli artisti da tenere assolutamente d’occhio in futuro. Anzi forse il futuro è già qui. Io ho avuto la fortuna di scoprirla agli esordi, prima del suo debutto e sono molto contento che abbia trovato la sua strada.
    Gabrielle Aplin – Light Up The Dark
  • Best Folk Album: The Firewatcher’s Daughter
    Forse considerare folk The Firewatcher’s Daughter è riduttivo, lo stesso vale per Brandi Carlile ma dovevo assolutamente inserire la cantautrice americana in questa lista. Brandi Carlile migliora con gli anni e il successo di questo album se lo merita pienamente. Una voce emozionante senza eguali.
    Brandi Carlile – Wherever Is Your Heart
  • Best Singer/Songwriter Album: Tied To The Moon
    Rachel Sermanni è tornata con Tied To The Moon, riconfermandosi come cantautrice di talento e sensibilità. Anche per lei è arrivato il momento di cambiare sound ma lo fa con attenzione senza strappi con il passato. Voce e chitarra acustica è una ricetta semplice ma eccezionale quando si parla di questa giovane cantautrice scozzese.
    Rachel Sermanni – Banks Are Broken
  • Rookie of the Year: Lael Neale
    Tra gli esordi di quest’anno è difficile scegliere quale sia il migliore. Voglio premiare la cantautrice americana Lael Neale che con il suo I’ll Be Your Man ha dimostrato di saper scrivere canzoni magiche ed emozionanti. Spero per lei che in futuro possa avere più visibilità perchè è un’artista che non merita di stare nascosta.
    Lael Neale – To Be Sad
  • Sixth Man of the Year: Kacey Musgraves
    Per sesto uomo si intende colui il quale parte dalla panchina ma dimostra di avere un ruolo importante nella squadra. Kacey Musgraves partiva da un buon album ma niente di eccezionale. L’avevo quasi accantonata quando il suo secondo Pageant Material la eleva a country star. Kacey saprà sicuramente deliziarvi con la sua musica.
    Kacey Musgraves – Are You Sure ft. Willie Nelson
  • Defensive Player of the Year:  The Weather Station
    Ovvero l’artista più “difensivo”. Tamara Lindeman e il suo Loyalty la riconferma come cantautrice intima e familiare. Sempre delicata, non cerca visibilità e successo ma solo un orecchio al quale porgere le sue confidenze. Un piacere ascoltare The Weather Station e lasciarsi abbracciare dalla sua musica.
    The Weather Station – Way It Is, Way It Could Be
  • Most Improved Player: The Staves
    Niente da dire. Le tre sorelle inglesi Staveley-Taylor sotto l’ala di Justin Vernon hanno fatto un album che ruba la scena al buon esordio. If I Was è malinconico ma anche rock, le The Staves non sono mai state così convincenti e abili. Speriamo che in futuro la collaborazione di ripeta perchè abbiamo bisogno di voci come quelle di Jessica, Emlily e Camilla.
    The Staves – Steady
  • Throwback Album of the Year: Blonde
    L’album Blonde della cantautrice canadese Cœur de pirate è del 2011 ma solo quest’anno ho avuto il piacere di ascoltarlo. L’ho ascoltato a ripetizione per settimane, catturato dalla voce dolce e dai testi in francese di Béatrice Martin. Un album pop dal gusto retrò che ha trovato il suo erede (più contemporaneo) in Roses, pubblicato quest’anno.
    Cœur de pirate – Ava
  • Earworm of the Year: Biscuits
    Non avrei voluto che un’artista apparisse in due categorie diverse ma non posso fare a meno di premiare Biscuits di Kacey Musgraves. Mi ha martellato la testa per settimane.“Just hoe your own row and raise your own babies / Smoke your own smoke and grow your own daisies / Mend your own fences and own your own crazy / Mind your own biscuits and life will be gravy / Mind your own biscuits and life will be gravy“.
    Kacey Musgraves – Biscuits
  • Most Valuable Book: Moby Dick
    In questo blog, saltuariamente, scrivo anche di libri. Non tutti quelli che leggo durante l’anno ma quasi. Senza dubbio Moby Dick è il migliore. Un classico, un libro a tutto tondo. Non è una semplice storia, non è un avventura ma un’esperienza come lettore. Un’enciclopedia sulle balene, dialoghi teatrali, scene comiche e drammatiche, digressioni filosofiche. Tutto in un solo libro.

A conti fatti, ho premiato un po’ tutti. Chi è rimasto escluso è solo perchè altrimenti avrei dovuto inventarmi una categoria per ognuno di essi! Sarebbe stato sinceramente un po’ patetico oltre che inutile. Un altro anno è qui davanti, carico di musica nuova e meno nuova da ascoltare e riascoltare. Ci saranno tanti graditi ritorni…

Buon 2016.
Anno bisesto, anno funesto. 😀

Dans la nuit des perdus

C’è chi ha dovuto aspettare quattro anni prima di poter ascoltare il nuovo album di Cœur de pirate. Io ho aspettato molto meno dato che solo qualche mese fa ascoltavo per la prima volta Blonde, il secondo album della cantautrice canadese Béatrice Martin. Quest’estate ha pubblicato il suo terzo lavoro intitolato Roses. Cœur de pirate nei precedenti album ha sempre usato il francese come lingua per dare vita ai suoi testi ma questa volta ha voluto inserire qualche canzone in lingua inglese, allo scopo di attirare un interesse più ampio. Sinceramente pensavo che questa decisione avrebbe privato la sua musica di una caratteristica particolare e apprezzata ma ascoltando questo album ho capito, che al dì la dell’idioma usato, Cœur de pirate è una cantautrice pop di prim’ordine che meriterebbe davvero una maggiore visibilità. Purtroppo oggi per farlo è ancora necessario cantare in inglese ma per Béatrice Martin non è un problema.

Cœur de pirate
Cœur de pirate

Il singolo Carry On è potente e orecchiabile. Qualche spruzzatina di elettronica da profondità alla tenera voce della Martin, che canta in inglese. Trascinante e oscura, questa canzone apre l’album catturando l’ascoltatore, “In darkness we rise / At twilight we sway / Only then do we feel alive / The verve we once had / Lies in the bay / I hear it yelling for our lives“. Il francese torna con la straordinaria Crier tout bas, che richiama quella vena di tristezza che è caratteristica di Cœur de pirate. La sua voce è più profonda e da vita ha una canzone di grande impatto. Una delle migliori di questo album, “Et si la terre est sombre / Et si la pluie te noie / Raconte moi qu’on puisse trembler ensemble / Si le jour ne vient pas / Dans la nuit des perdus / Raconte moi qu’on puisse crier tout bas“. La successica I Don’t Want To Break Your Heart è un gradevole brano pop, molto contemporaneo e colorato. Se fosse stata un po’ meno “pompata”, forse, sarebbe stata meno anonima. Se poi ci aggiungete la partecipazione di un certo Allan Kingdom, che si intromette con il suo hip hop, allora la canzone finisce per scivolare ancora di più nel pop da classifica. Peccato, perchè la canzone c’è, “Those street lights are changing / As new waves of sorrow enter the night / And concrete walls can sing / All of the times we raged in fright“. A rimediare ci pensa la bella Drapeau Blanc. Béatrice Martin segue le pulsazione elettroniche della musica, giocando con le parole. Una canzone che cresce ascolto dopo ascolto, semplice e efficace. La trasformazione di Cœur de pirate qui è compiuta, “Et j’abdique, j’abandonne j’en ai brûlé ton drapeau blanc / Tant que les notes résonnent, je jure / qu’on peut arrêter le temps / Et ne me laisse jamais seule / Ne me laisse jamais seule / Qu’on ne se laisse plus seules avec le temps“. Undone è un altro brano pop che funziona. Ritmato e vivo, è però percorso da quella strana malinconia che mai abbandona al dolce voce della Martin. Davvero un’ottima canzone pop d’autore, “And undone is what I am / You won’t ever see me through / But as I stand tall with you, I know / That I’ll be whole again / You’ll make me whole again”. Segue la lunga Oceans Brawl, oscura canzone che rappresenta, nel migliore dei modi, l’avvenuta maturità artistica di quest’artista. Cœur de pirate non vuole fermarsi al semplice pop ma si cimenta in qualcosa di più alternativo e i risultati sono eccezionali, “Pierced your arrow through my heart / Wanted me, now want me gone / In your hiding you’re alone / Kept your treasures with my bones“. Our Love si discosta dal resto dell’album per quelle sonorità tanto care alla Florence Welch prima maniera. La Martin sfodera un’interpretazione seria e convincente, per una delle canzoni più genuine dell’album, “And times are hard, / I’m longing to see / A different view, are you longing for me / I hear your song, it roars / And I want out of here“. In Cast Away si può tornare a sentire chiaramente il pianoforte, suo fedele compagno. Questa è una delle poche canzoni che più si avvicinano alla Cœur de pirate dei precedenti album. Un gradito ritorno che non viene da solo, “And I don’t know if you’ve been hurt before / And all the scars your bare are from a previous war / But if it’s fear of love that keeps you out of open arms / Then I will leave the lights on any trail to come / And you will find your way in any given storm“. Infatti Tu Oublieras Mon Nom è un’altra canzone che riporta al passato. Cœur de pirate non ha dimenticato di saper fare anche queste canzoni, “Ne tombe plus et ce pour un soir / Dans ta chute tu cries dans le noir / Et quand tu parles de moi / c’est la dernière fois / J’éteins, je danserai là-bas / Et tombe encore, tu promets cette fois / Tu oublieras mon nom“. The Way Back Home è sulla stessa lunghezza d’onda, dando la chiara impressione che l’album sia stato diviso in due da Cast Away in poi. Francese o inglese che sia, a Béatrice Martin, riesce tutto, “And I’ll find my way back home / Just to read upon the light that’s in your eyes / And if you ever feel alone /Just remember that I’ll be coming back“. Chiude l’album la versione in francese di Carry On, intitolata Oublie-moi. Ulteriore conferma a quanto scritto sopra, “On défie l’ennui du monde, nos grés / Le soleil s’éteint sur nos destins / On court à l’essai / À perte, au pire / J’ai cru que tu m’aimerais pour un temps“.

Roses è un album importante per Cœur de pirate, anche una dimostrazione di forza, se vogliamo. Perchè, non solo è una svolta verso un pop più marcato e contemporaneo ma anche il segno decisivo di una carriera in ascesa per la giovane cantautrice canadese. Scegliendo l’inglese sa di poter essere notata al di fuori dei paesi francofoni ma allo stesso tempo perde la sua caratteristica più evidente. Quello che aveva fatto Béatrice Martin con i precedenti album, era avere un successo internazionale cantando in una lingua che talvolta potrebbe creare qualche perplessità in ascoltatori poco avvezzi. Con la sua scelta di proporre alcuni brani in inglese, di fatto, cede al mercato. Ma la nostra biondina canadese non si fa attrarre da un pop facilotto ma si conferma una cantaurice, sì pop, ma di razza. Nonostante le undici canzoni di questo album contengano qualche passaggio “già sentito da qualche parte”, Roses soddisfa le aspettative e testimonia il talento di questa ragazza, destinato molto probabilmente a non rimanere più nascosto da queste parti.

Langage universel

A volte succede che le strade che mi conducono verso un nuovo artsita abbiano origine da un’altro artista. Sono arrivato a Rosie Valland partendo da Cœur de pirate. O almeno credo. Devo esserci arrivato leggendo un articolo che consigliava alcuni giovani artisti canadesi da tenere d’occhio per il futuro. Tra questi c’era appunto Rosie Valland, cantautrice ventiduenne di Montréal. Nonostante sia prossima l’uscita del suo album d’esordio Partir Avant, il 18 di questo mese, sono voluto partire dal suo primo EP, pubblicato lo scorso anno, intitolato semplicemente Rosie Valland. Come forse avrete probabilmente già intuito, la ragazza canta in francese. Già mi sorprendevo che mi piacessero le canzoni in francese di Cœur de pirate ma mai avrei pensato di trovare un’altra artista francofona nelle mie corde. Eppure è successo. Questo EP mi ha sorpreso e non vedo l’ora di mettere le mani sull’album d’esordio.

Rosie Valland
Rosie Valland

Si parte con Mon Parfum, intensa ballata oscura. La voce della Valland è graffiante, tormentata ma sincera. La senzazioni si confermano con la successiva Apprendre à Tomber. Ancora la Valland appare tormentata ma la sua voce è più dolce. C’è da rimanerne incantati. Una canzone davvero molto bella, la migliore di questo EP. Mets Des Pierres viaggia sulla stessa lunghezza d’onda della precedente. In questa occasione però, Rosie sfodera una voce melodiosa che caratterizza il ritornello. Il brano che rimane in testa più facilmente, immediato nonostante sfiori i cinque minuti. Chiude questo assaggio della sua musica, Demande-moi Pas. Un’altra bella canzone eterea e dolce. La Rosie Valland graffiante dell’inizio appare più timida ma ancora tormentata. Una lunga poesia in musica, leggera e sfuggente.

Nonostante siano solo quattro canzoni, Rosie Valland, dimostra talento nel mettere in musica le emozioni. Davvero un peccato non aver trovato i testi, il francese proprio faccio fatica a capirlo. Ma la musica è un linguaggio universale e comprendere i testi non è poi così necessario. Se questo è solo una parte di quello che questa giovane artista sa fare, allora non posso fare altro che aspettare l’album d’esordio. Ancora una volta la lingua francese si rivela un valore aggiunto ma il caso ha voluto che le due uniche artiste francofone della mia collezione siano canadesi e non francesi. Questo non so cosa possa significare ma è così.

Intermission

A volte mi sono chiesto perchè mi ritrovo sempre a scrivere di musica o di libri su questo blog. Dallo scorso anno sto pensando a qualche nuovo tipo di post. Di cos’altro potrei scrivere? Non mi sono stancato, e nemmeno credo mai mi stancherò, di ascoltare musica e di leggere libri. Non ho iniziato questo blog con lo scopo di scrivere di me stesso ma in questo momento non posso nascondere di farlo. Mi sono trovato a pensare a ciò che mi piace fare e a quello che sono. Mi sono ritrovato davanti a cose diverse tra loro e idee interessanti ma non credo di avere il tempo di pensarci o forse mi manca solo un po’ di voglia. Ho anche pensato ad un blog divertente, po’ cattivo e ironico. Un blog parallelo a questo. Poi ci ho ripensato o forse ho solo messo da parte l’idea. Il fatto è che questo blog è un appuntamento settimanale, praticamente fisso, ormai da più di quattro anni. Non è sempre facile trovare il tempo necessario per scrivere. Questa volta è una di quelle volte che mi sarebbe piaciuto scrivere d’altro. Non ho ancora ascoltato abbastanza il nuovo Tied To The Moon di Rachel Sermanni per farne una recensione e non ho ancora finito l’ultimo libro della Torre Nera di Stephen King. Quindi per il momento non ho nulla di nuovo da scrivere. Ho in lista un paio di album interessanti, uno dei quali recuperato tra quelli pubblicati lo scorso anno. Ogni giorno mi segno qualcosa da ascoltare di nuovo ma ci sono un paio di album che attendo da parecchio tempo. Il nuovo dei Wintersleep dovrebbe venire annunciato questo autunno e nella migliore delle ipotesi, uscire entro l’anno. Il quarto album di Amy Macdonald invece è pronto ma ancora da registrare e la ragazza se la sta prendendo comoda.

Lasciatemi aprire una parentesi a riguardo. Più passa il tempo e più sembra strano che una casa discografica come quella della Macdonald sia disposta ad aspettare quattro anni tra un album e l’altro. Amy è una giovane cantautrice di successo ma non è certo una star. Mi domando se può permettersi una pausa così lunga. Lei si giustifica dicendo che viene da un lungo tour e in questo momento si sta godendo la vita. A chi non piacerebbe prendersi un anno di pausa dal lavoro o dagli studi? Evidentemente lei se lo può permettere. Io resto dell’idea che qualsiasi artista giovane debba sfruttare i primi anni della sua carriera. Un album ogni due anni è una buona media. Prendo sempre come esempio la carriera dei R.E.M. che dal 1982 al 1988 pubblicarono un album all’anno. Poi rallentarono il ritmo arrivando ad una pausa di quattro anni solo tra il 2004 e il 2008 che coincide con il momento più basso della loro parabola. La loro storia si è conclusa con un quindici album pubblicati in trent’anni. Un album ogni due anni. Un’altro esempio viene dalla band britannica Editors che hanno fatto una pausa di quattro anni tra il 2009 e il 2013, durante la quale c’è stato un cambio di formazione. Ma quest’anno, il 2 Ottobre, sono pronti a pubblicare il quinto album In Dream, a distanza di due anni dall’ultimo. Per non citare Laura Marling che a soli venticinque anni ha gia cinque album alle spalle. In sostanza, da fan di Amy quale sono, mi sarebbe piaciuto ascoltare questo quarto lavoro addirittura lo scorso anno, a due anni esatti dall’ultimo Life In A Beautiful Light del 2012. Avevo sperato per questo anno e invece no. Ci sarà da aspettare. Addirittura le registrazioni potrebbero iniziare nei primi mesi del 2016. Questo significherebbe che tra un anno potremmo sperare di ascoltare l’album. E se fosse tutta una montatura? Ne dubito. Ma allora perchè non me la prendo anche con i Wintersleep? Anche loro hanno fatto l’ultimo album nel 2012 e sono lì lì per pubblicarlo nel 2016. Semplicemente il loro caso mi sembra diverso. Hanno un altro pubblico e poi il loro album è praticamente finito. Erano già pronti ad annunciarlo questo inverno, hanno avuto qualche intoppo, tutto qui. Nessuna pausa. Quello che spero è che questa attesa di quattro anni si ben spesa da parte di Amy Macdonald e che non deluda le aspettative di noi fan. Chiusa parentesi.

Quanto scritto qui sopra va inteso coma una sorta di sfogo estivo, nient’altro. Nel frattempo mi troverò altro da ascoltare come ho fatto finora. Nel frattempo devo trovare anche qualche altro argomento per questo blog. Ho dei dubbi che riuscirò a scrivere altro di ugualmente interessante o per meglio dire, che io riesca a scrivere di altro in modo altrettanto interessante. A dire la verità mi piace il basket, più correttamente basketball, o ancora meglio in italiano, pallacanestro. Ormai seguo questo sport da dieci anni ed è l’unico sport che mi piace. Il calcio è semplicemente noioso. Ma riuscirei a scrivere articoli di pallacanestro? No. Non voglio nemmeno farlo. Temo che continuerò a scrivere di musica e libri, per ora. Perchè farlo mi piace e con questo blog mi sono tolto delle piccole soddisfazioni nel corso di questi anni. Intermission significa intervallo. Questo post è una pausa ricreativa, dopotutto siamo ad Agosto e le ferie ci vogliono. Poi si ricomincia. Ho rubato il titolo ad un brano di Cœur de pirate e mi faccio perdonare permettendo a tutti di ascoltarlo qui sotto.

Futuro prossimo

Questo mese ci sono state parecchie novità musicali che anticipano altrettanti album in uscita quest’estate o più avanti in autunno. In particolare ci sono tre nuove canzoni che mi hanno sorpeso. Rachel Sermanni ha finalmente annunciato il suo secondo album in maniera definitiva a distanza di tre anni dal precedente Under Mountains. Inizialmente era previsto per Febbraio (con tanto di pre-order) poi il dietro front. Forse Aprile, anzi no, Maggio (con pre-order). Falso allarme. Silenzio. Ora la data è il 10 Luglio (con pre-order, di nuovo) e dovrebbe essere quella definitiva. Nel frattempo è anche cambiata la copertina che ora riporta uno dei disegni della stessa Sermanni. Anche la Sermanni, dopo Laura Marling, sfodera la chirarra elettica e tira fuori Tractor, il primo singolo tratto da Tied To The Moon. Una Sermanni diversa e più pop ma comunque riconoscibile. Sono piacevolmente sorperso dal cambio di direzione ma sono anche sicuro di ritrovare qualche bella ballata folk all’interno dell’album.

Anche Lucy Rose è pronta a pubblicare il suo secondo album intitolato Work It Out previsto per il 6 Luglio. Dopo aver espresso dubbi sul suo primo singolo Our Eyes, la cantautrice inglese ha diffuso un’altra canzone intitolata Like An Arrow. Questa Lucy Rose mi piace di più. Like An Arrow è un’evoluzione del precedente Like I Used To del 2012. Lucy ha messo ha segno un punto a suo favore e sono più fiducioso riguardo questo album.

Questa settimana è stato il turno di Gabrielle Aplin che ritorna in grande stile con Light Up The Dark. Il singolo è già di dominio pubblico mentre per l’album c’è da aspettare fino al 18 Settembre. Il suo ultimo album English Rain pubblicato nel 2013 ha avuto un bel successo e anche a me è piaciuto molto. Anche lei ha deciso di cambiare direzione. Non resiste al fascino della chitarra elettrica e mette insieme un brano pop rock molto piacevole. La sua voce è sempre graziosa e misurata in contrasto con lo sfondo musicale. Non vedo l’ora di ascoltare Light Up The Dark e apprezzare meglio l’avvenuta maturità di questa giovane cantautrice.

Anche la canadese Béatrice Martin aka Cœur de pirate ha annunciato il suo terzo album. Uscirà il 28 Agosto e s’intitolera Roses. Il singolo che l’anticipa è stato rilasciato in due versioni Carry On, in lingua inglese, e Oublie-Moi, in francese. Da quanto dichiarato del Béatrice stessa e da quanto è possibile sentire, Roses non sarà molto diverso dal suo predecessore Blonde del 2011. Quindi non resta che aspettare per ascoltare un altro bell’album di Cœur de pirate. Io personalmente continuo a preferirla quando canta in francese e non è ancora ben chiaro se questo album sarà completamente in questa lingua oppure no.

Il prossimo mese non mancano nuove uscite. Subito il 1 Giugno il nuovo dei Florence + The Machine, How Big How Blue How Beautiful e poi in 23, il secondo di Kacey Musgraves intitolato Pageant Material. Sicuramente in aggiunta salterà fuori qualcos’altro e qualcosa mi sono già segnato, ad esempio il nuovo di Kelly Oliver anticipato dal singolo Jericho e Heavy Weather di Billie Marten. C’è da aspettare ancora un po’ per il nuovo degli Editors che molto probabilmente uscirà ad Ottobre. Pochi e frammentari i rumors che rigurdano rispettivamente il quarto e sesto album di Amy Macdonald e dei Wintersleep. La cantaurice scozzese ha dichiarato di aver terminato la scrittura delle nuove canzoni e adesso si sta godendo la vita in attesa del prossimo tour. La sua casa discografica avrebbe voluto avere l’album prima dell’estate ma Amy ha detto che è impossibile e a noi fans non resta che sperare per questo autunno. Anche i Wintersleep sono pronti ma mancano le prove di un’imminente uscita. Tempo fa sembrava pronti a rivelare almeno il singolo a Febbraio, salvo poi rimangiarsi tutto e ripiegare su un generico autunno. Questa è un po’ la situazione che mi aspetta per i prossimi mesi. Il 2015 si prevedeva ricco di uscite e novità, e così sarà.

L’âme sereine

Lo scorso anno rimasi incantato dalla musica e dalla voce della bella cauntautrice canadese Béatrice Martin, conosciuta anche con il nome di Cœur de pirate. Quest’anno ho voluto continuare il viaggio alla scoperta della sua discografia. Nonostante la pubblicazione del suo terzo album di inediti sia ormai imminente, non ho saputo aspettare di sentire nuove canzoni e mi sono precipitato sul suo secondo album, intitolato Blonde del 2011. Cœur de pirate rappresenta un’eccezione nella mia collezione per il semplice fatto che si tratta di un’artista che ha scelto il francese come lingua per le sue canzoni. Cœur de pirate ha dichiarato di preferire il francese perchè è una lingua che le permette di esprimersi al meglio. Non posso che essere d’accordo, almeno nel suo caso. Se infatti anche a voi, come me, nutrite (o nutrivate) qualche perplessità riguardo alla musica in lingua francese, Béatrice Martin potrebbe velocemente farvi cambiare idea. L’album d’esordio mi aveva fatto un’ottima impressione e questo Blonde non è da meno. Anzi.

Cœur de pirate
Cœur de pirate

Si comincia con la corale Lève Les Voiles che fa leva sull’assonaza delle parole nel testo della canzone. Perfetta per iniziare con il piede giusto, “Lève les voiles, ô voilier blanc / Mais lève au vent qui tourne  /Lève les voiles sur d’autres chemins / Rêvant de voir la fin“. Il singolo di punta è Adieu, scoppiettante pop addolcito dalla voce della Martin. Questa canzone mostra la rinnovata vitalità della cantautrice e le nuove sonorità dell’album, in una delle sue tante sfaccettature, “Mais dis-moi adieu demain / Mais dis-moi adieu en chemin / Va voir les autres, je n’en pense rien / Je t’ai aimé, mais je t’assure que c’est la fin“. Danse At Danse è sulla stessa lunghezza d’onda della precedente. Dall’inizio dell’album, curiosamente, appare sempre nei testi la parola “fin” (fine). La fine di un amore, evidentemente, “Mais danse et danse sans que j’aie à t’aimer / Je ne t’aurai plus quand ce sera demain / C’est si dur de grandir, je sais / Même sans moi, tu connais la fin“. La successiva Golden Baby è allegra e spensierata, un piccolo gioiellino. Una canzone che dimostra quanto la Martin sia migliorata nel suo songwriting dai tempi del suo esordio, “Golden Baby, c’en est assez / De courir te faire désirer / Dans ces lumières qui donnent vie à nos nuits“. Se finora si è trattato di pop, Cœur de pirate ci sorprende con Ava. Con questo brano si comincia a fare sul serio e ci apre ad un sorriso. Una delle migliori canzoni dell’album. Da ascoltare, “Oh, l’aime si tu veux, mais son rire laisse une trace / Et, des blessures, tu peux renaître si tu t’arraches / De ses mots, de promesses, de mensonges qui blessent / Mais ne sors pas si tu souffres, mon Ava“. Più vicina alle atmosfere dell’esordio, Loin D’Ici che vede la partecipazione del collega e connazionale Sam Roberts. Una canzone d’amore, niente di più ma sempre molto piacevole da ascoltare e riascoltare, “Et j’ai laissé mon cœur loin d’ici / Valsant dans un coin de ton pays / Sans regrets, je ne sais si l’on doit commencer / Une histoire si l’on doit se quitter“. Dolce e sognante, Les Amours Dévouées, che si aggiunge ai piccoli capolavori di questo album. Tutto è molto francese, notturno e scivola via meravigliosamente sull’inconfondibile voce della Martin. Da ascoltare, anche questa, “Mais j’arrive et que celles qui t’attendent ne t’attendent plus jamais / Ou se fassent un sang d’encre pour ce diamant que j’ai / Si je dois moi-même tendre la carte d’une dévouée“. Ritorna a sentirsi molto bene l’amato pianoforte in Place De La République, chiaramente dedicata a Parigi. Forse la canzone più cantautorale di tutte, più personale. Un’altra bella canzone, “Ce soir, ne m’oublie pas / Je t’attendrai au moins le temps de dire / Que j’ai voulu prendre le plus grand risque / Un soir qui m’a rendue bien triste / Un soir, Place de la République“. Anche in Cap Diamant il pianoforte è il miglior compagno della voce di Cœur de pirate. Una dolce ballata, rilassante e magica, anche un po’ malinconica, “Et tu m’as volé ce qu’il reste de l’été / Des berceuses que tu chantais pour me calmer / Ne me laisse plus ici, ne me laisse plus cette fois / Même si je ne suis rien pour toi“. Si riaccendono le luci e con Verseau, si torna al pop di inizio album. Come si fa a stancarsi di ascoltare Cœur de pirate? “Laisse-les tomber ce soir / Ces envies de voir tes limites / Et tu ne nous fais que du mal quand tu franchis ces lignes / Je suis brûlée par l’usure / Je ne vis que pour tes yeux de gris / Et de mon mal, j’avale mes larmes et mes cris“. Saint-Laurent è una di quelle canzoni che non possono essere cantate in nessun altra lingua se non in francese. Tutto questo ha un nome, chanson, Et si tu dors seul ce soir parmi leurs pleurs d’aurore / Et si tu me laisses dans tes bras, je t’attends, boulevard Saint-Laurent“. Chiude la splendida La Petite Mort, dalle sonorità scure e malinconiche. Un melodia che ci culla nel migliore dei modi verso la fine di questo bell’album, “Si l’on me perd, sache que je serai la tienne / Et au creux de ses bras, la mort nous bercera / Car si l’on me perd, c’est seulement pour rester la tienne / Et au creux de ses bras, la mort nous bercera“. Nella versione dell’album che ho, c’e anche una tredicesima canzone intitolata Hôtel Amour che non fa altro che arricchirlo ulteriormente.

Ora posso dire che Blonde è, a mio parere, migliore dell’esordio. Tutto quello che c’era di buono, è stato amplificato, frutto anche dell’acquisita maturità dell’artista, più consapevole dei propri mezzi. Blonde è un album che si lascia ascoltare più e più volte nonostatante la sua natura semplice e pop. Béatrice Martin incanta con la sua voce e le sue melodie, confermando tutto il suo talento. Questo album è un album di canzoni d’amore, è vero, ma non è banale e scontato. Béatrice Martin vuole coniugare la tradizione francese con un pop fresco e giovane, riuscendoci. Perchè Cœur de pirate ha venticinque anni e se va avanti di questo passo potrebbe crescere tanto da uscire dai confini che la lingua che ha scelto per le sue canzoni le impone. Non siate scettici, come lo sono stato io, nei confronti della canzone francese. Concedete un ascolto a questa cantautrice che saprà incantarvi.

Mi ritorni in mente, ep. 22

Curioso come Marika Hackman ritorni sempre, prima o poi, a farsi spazio tra i miei ascolti. Più volte, leggendo qualche sito e blog qua e là, il suo nome saltava fuori. Qualche volta pensavo “non male!”, un’altra “non fa per me” e poi “ripensandoci…”. Ed eccomi ancora qui, di fronte alla musica della Hackman. Questa volta si tratta del singolo Drown del suo album d’esordio “We Slept At Last” previsto per il 16 di Febbraio del prossimo anno. Sembra che con questa canzone Marika mi abbia convinto più di altre volte. A dire la verità non ho mai ascoltato uno dei numerosi EP che questa canturtice inglese ha pubblicato nel corso degli ultimi anni. Questo singolo ha tutte le caratteristiche che ho sempre associato alla Hackman, un folk moderno e estremamente cupo, forse un po’ troppo scuro per i miei gusti, ma sono pronto a tutto.

Intanto ci sono altre uscite che mi sono segnato sul calendario oltre a questa. Da tempo tenevo sotto contollo la pagina Facebook della band olandese Mister And Mississippi ma proprio quando ho mollato il colpo, ecco che mi sono perso l’annuncio dell’usicta del nuovo album. Si intitolerà We Only Part To Meet Again e uscirà il 30 Gennaio. Sul sito ufficiale si può ascoltare qualche assaggio delle nuove canzoni. Presto per giudicare ma sembra in linea con quanto fatto ascoltare con il precendete album omonimo del gruppo. Poco dopo, il 2 Febbraio, è il turno delle The Staves. Dopo aver ascoltato l’EP Blood I Bled sono molto fiducioso riguardo al nuovo If I Was e mi sembra che aver collaborato con il buon Justin Vernon abbia fatto bene alle tre sorelle Staveley-Taylors. Anche i canadesi Wintersleep e Coeur De Pirate sono a buon punto con il nuovo album. Anche Agnes Obel ha iniziato a lavorare al terzo album ma è presto per fare previsioni. Intanto mi lascio convincere da Drown di Marika Hackman e chissà se si aggiungerà anche lei alla mia musica del 2015.