Il canto dei fringuelli

Quando ho letto che queste due sorelle australiane Mabel e Ivy Windred-Wornes, si ispiravano alla musica delle First Aid Kit, Agnes Obel e Sufjan Stevens, non ho saputo resistere e ha subito ascoltato il loro album d’esordio, dei quali ho notoriamente un debole. Sotto il nome di Charm of Finches, le due giovanissime sorelline hanno debuttato quest’anno con Staring At The Starry Ceiling. In realtà avevo già ascoltato qualche loro canzone un paio di anni fa ma ho preferito aspettare l’album per andare alla scoperta delle Charm of Finches. La musica non ha confini e anche l’Australia può essere dietro l’angolo.

Charm Of Finches
Charm Of Finches

Apre la bella Deep Water, ballata folk nella quale spiccano le due voci e l’incantevole melodia. C’è sempre un alone di magia nei loro brani e questo è sicuramente uno dei più affascinanti di questo album, “I was sure I saw a flicker in your eye / Of something under the surface that you try to hide / You are hiding in deep water / Only bubbles come out your mouth / What are you thinking, oh what are you hiding? / I’m dying to find out“. La successiva Paper And Ink è delicata e malinconica con un’attenzione particolare per il testo che dimostra tutto il talento di cantautrici delle due sorelle. Una delle migliori dell’album, “The sky begins to darken, the birds’ voices are lost / I see a fingernail moon behind a windowpane of frost / I’m staring and I’m staring, scare the night away / Until the flowers on my windowsill open to the day“. Sky Watching è una canzone triste che viaggia sulle note di un ukulele, dove le due voci si mescolano come in un sogno. Quello che ne esce è un brano davvero piacevole da ascoltare, “My knees are weak and I’m not sure if I can stand it any longer / My hands are shaking it feels like this old body’s breaking up / I can’t pretend that I am fine anymore“. Hope è un chiaro richiamo alla sonorità della Obel, dove pianoforte e voce angelica sono da sempre i suoi punti di forza. Le Charm of Finches non provano ad imitarla e fanno la cosa giusta, “I’m young, teach me how to talk / I’m old, teach me how to walk / I’m sure we can make it work if only we try / I’m a bird, teach me how to fly / I’m a stone, teach me how to cry / We can just let time decide, at least for now“. I Don’t Mind Being Alone è una delle canzoni più orecchiabili di questo album. Le due voci sono sempre in sintonia, quasi impalpabili, dalle quali traspare tutta la loro giovane età, “‘Cos I don’t mind being alone / So don’t you worry if I’m not home / Well we go crazy every time we have a fight / Well you should know by now that it will be alright“. Fossil In Stone prosegue sulla stessa strada delle precedenti ma c’è qualcosa in più. I tratti sono più scuri e intensi, come la notte. Questa è la canzone più matura dell’album a mio parere. Da ascoltare, “Flames inside me burning, burning me up / I’m waiting for the water but you never turn the cup / I’m trying hard to fight it, the flames lick my skin / I’m running for the water but the fire pulls me in“. Ma se vi doveste sentire oppressi da tanto buio ci pensa Imaginary Friend ha rischiarare un po’ il cielo. C’è sempre un traccia di malinconia nelle canzoni ma per quelli come me non ne avremo mai abbastanza di canzoni come questa, “You’re the voices in my head / That whisper words that no one’s said / In the silence of the telephone / You’re the ghost that haunts the hall / You’re the shadow on the wall / You are with me when I’m alone“. Truly Beauty è orecchiabile ma non per questo ha un testo banale. Ivy e Mabel sanno creare immagini nitide e fantastiche con apparente facilità. Di certo farlo alla loro età non è cosa comune, “A lean figure, Shadow by name, leads us to his rocky domain / He mocks at how took me so long to get away from the worldly throng / Silence whispers in my ear, it’s been so long since he did / It’s closing, it’s closing, it’s closing in“. La successiva Dragonfly è la canzone più lunga dell’album che poggia si una melodia eterea e sognate. Forse questa è la prova più difficile per queste due sorelle ma se la cavano senza troppa difficoltà, “I have been a dragonfly / Darting around in your life / Getting caught under your roof / Then flying away in a minute or two / Your eyes are fixed on my wings / I wonder if they’re transparent to you“. Chiude l’album Lost Girl che conferma il loro talento. Non aggiunge forse nulla di più ma si ascolta volentieri, “When she sat next to you / She said things that frightened you / And you believed she was a demon / She whispered things in your ear / Then told you what you wanted to hear / And you couldn’t help obey and believe her“.

È vero, le Charm of Finches di questo Staring At The Starry Ceiling non nascondo le origini della loro musica e il paragone con le First Aid Kit è sensato. Ma rispetto alle sorelle svedesi, le Charm of Finches non provano a cimentarsi in qualche ballata country folk ma restano in territori più tranquilli, a cavallo tra sogno e realtà. Forse qualcuno potrebbe dire che non si sentiva il bisogno dell’ennesima coppia di cantautrici sorelle ma io penso che è sempre un piacere sentire due voci come queste, che nei prossimi anni potrebbero acquisire ancora maggiore sicurezza, maturando sotto ogni aspetto. I testi così poetici e mai banali sono forse l’aspetto più sorprendente delle sorelle Windred-Wornes. Io a quattordici anni al massimo scrivevo qualche bel tema a scuola.

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Mi ritorni in mente, ep. 39

Qualche giorno fa è stato pubblicato un video live di una nuova canzone della cantautrice inglese Lucy Rose, intitolata Find Myself. La particolarità del video, e di tutti quelli pubblicati dal canale Headphone Sessions, è la tecnica di registrazione audio. Infatti è stata fatta utilizzando la tecnica binaurale, che nonostante il nome è piuttosto semplice. Dato che ognuno di noi ha due orecchie, perchè non usare due microfoni posti alla stessa distanza? Come insegna Wikipedia in merito, questa soluzione non è sufficiente perchè mancherebbe la testa di mezzo. La registrazione binauraleha come obiettivo avvicinarsi il più possibile a ciò che si ascolterebbe dal vivo e dunque tra i due microfoni si deve mettere qualcosa (anche una testa finta) che li separi, isolandoli o quasi.

Chi ha registrato il video della canzone di Lucy Rose aveva un microfono in ciascun orecchio, risolvendo così il problema di cosa metterci in mezzo per rendere l’effetto più realistico. Importante dunque seguire il cosiglio all’inizio del video di mettere un paio di cuffie posizionate correttamente e godersi Find Myself. Lucy Rose ha dichiarato di aver ritrovato il feeling con la sua chitarra e il piacere di fare musica. Ottima notizia, Lucy.

Mal di cuore

Mi ero già segnato il nome di Erin Rea qualche anno fa ma poi, per colpa mia, ne ho perse le tracce. Il motivo forse è da ricercarsi nel fatto che la giovane cantautrice americana ha assunto il nomignolo di Rorie. Quest’estate ha pubblicato l’EP Singing & Silence, anticipato dal singolo Storyteller. Come sempre non ho resistito ad andare alla scoperta della musica di Rorie ed eccomi tra le mani questo EP del quale già pregustavo le malinconiche atmosfere del suo pop, addolcito da una voce davvero interessante e sensibile.

Rorie
Rorie

L’inizio è affidato a Climate, un brano nel quale spicca la voce vibrata di Rorie. La cantaurice americana riesce a costruire una bella canzone pop cantautorale, dandogli un piglio contemporaneo ma senza appesantirla. Non è un’impresa facile ma ci è riuscita. La successiva Storyteller è a mio parere la migliore dell’album. Un canzone d’amore intima e malinconica. Il ritornello è orecchiabile, reso fragile dalla bella voce di Rorie che sfrutta al meglio le sue capacità. Da ascoltare e riascoltare, “Met you in the middle of a mem’ry / The stories that we tell ourselves to write / Pressed you in a book so I could hold you / Like a poem inside“. La titletrack Singing & Silence ha un sapore più folkeggiante e corale. Qui è messo in mostra maggiormente il lato cantautorale di Rorie, attraverso un bel ritornello fresco che la sua voce malinconica ed emozionata, rendono irresistibile. Lo è altrettanto Bells, che ci riporta nelle atmosfere che caratterizzano questo EP. C’è sempre un velo di tristezza, una nostalgia per qualcosa che si è perso, il peso della memoria, nelle note di queste canzoni ed è per questo che mi piacciono, “What would this city be without you on my mind? / Still the one I try to find / In the crowded street, when the bells ring / I know I’m better by your side“. Chiude troppo presto questo EP, The Stream, che conferma lo stile di Rorie molto legato alla sua voce. Una ballata pop sognante ma intensa.

Rorie sembra mettere l’anima in questo Singing & Silence e si sente. La ragazza appare fragile attraverso la sua voce ma forte è la sua speranza. La produzione ha un’impronta pop che riesce ad esaltare invece che nascondere la bellezza della voce di questa cantautrice. Questo EP ha stuzzicato il mio appetito, forse un po’ sopito, verso un cantautorato pop intelligente ed elegante. Spero a breve di poter ascoltare l’album d’esordio di Rorie per apprezzare fino in fondo questa voce, che mi aveva già colpito tempo fa ed ora è tornata a farsi sentire.

Fuori legge

Definiscono la loro musica come bloodgrass, una musica dalla quale nessuno esce vivo. Interessante, mi sono detto, quando per la prima volta ho letto di questo gruppo. I Murder Murder sono sei ragazzi canadesi che si presentano con ballate che spaziano dal country al bluegrass, riuscendo subito ad accendere la curiosità con il loro gusto retrò e tradizionale ma fuori legge e un po’ cattive. In men che non si dica ci ritroviamo immersi nelle foreste dell’Ontario, tra risse da bar, storie sfortunate, di gelosia e tradimenti. Il tutto raccolto nel loro secondo album, pubblicato nel 2015 e intitolato From The Stillhouse.

Murder Murder
Murder Murder

Si parte con l’incalzante Sweet Revenge, una stroria di vendetta a bordo di un treno nero che viaggia senza sosta. Un brano che evoca immagini nitide dei paesaggi western di frontiera, “I dream I am flying out through the pines / Through to the Devil’s mouth / There’s some folks down there, they gotta pay for their sins / Eye for an eye, blood for blood / Sweet revenge“. Where The Water Runs Black è una straordinaria ballata guidata da un violino e accompaganta da un’immancabilie banjo. Una voce tagliente e carismatica ci racconta una stroria di tradimento. Una delle migliori canzoni dell’album che trova la sua perfezione nella sua tradizionalità e melodie famigliari, “And if you wanted I could take you / I walked that road ‘til the water runs black / I loved that woman but she left me lonely / She broke my heart, lord, she never turned back“. Si nasconde una storia di violenza sotto il titolo di Evil Wind. Facile lasciarsi ingannare dalle melodie gioiose ma è solo un’apparenza. I Murder Murder sono divertenti e spietati, “Well now I can’t remember / what was going through my head / My blood turned to fire / And my face turned red / And I flew into that room / Like a moth to a torch / An evil wind, an evil wind is gonna blow“. Duck Cove è una triste ballata che mette in luce tutto il talento di questa band, in grado di raccontare storie e mettendole in musica. Tutto suona tradizionale tuttavia allo stesso tempo c’è qualcosa di nuovo nel loro modo di porsi, “I never felt so low, / I looked through the port hole / And I saw the drop boat / headed for Duck Cove / The thought of my lover / out with another / Somebody else than the / one who has loved him“. Una storia di riscatto nella bella Movin On, una delle canzoni più positive dell’album. I Murder Murder spingono sempre sul pedale dell’acceleratore, sono un treno in corsa tra le foreste dell’Ontario, “I got friends in Brown and Hardy / And a brother down in Carling / I got family up north in Sudbury / Everybody knows / that I can’t set foot back in Mowat / There’s folks there’d like / to get their hands on me“. When The Lord Calls Your Name è una ballata lenta e strappalacrime. I Murder Murder propongono una canzone dal sapore vintage con una grinta e intensità di grande impatto, “So gather the angels, / and sing us a prayer / When his sights are upon you, / you can’t hide anywhere / Now accept and rejoice him, / not with pride, not with shame / And you’ll know my intentions, / when the lord calls your name“. The Last Gunfighter Ballad è la cover di un classico country scritto da Marty Robbins. La versione dei Murder Murder è più brillante e scanzonata dell’originale, “Stand in the street at the turn of a joke / Oh, the smell of the black powder smoke / And the stand in the street / at the turn of a joke“. Tanto breve quanto bella, Half Hitch Knot. Irresistibile ballata up tempo, dove le parole escono veloci, scappa anche qualche parolaccia. Cattivi ragazzi, “You’re a polite motherfucker / with your hands tied up / Like a barnyard pig just about to get stuck / The knife’s coming down if you like it or not / You won’t never get out of my half hitch knot“. La successiva Alberta Oil è una classica murder ballad, veloce e senza respiro. Ancora una volta i Murder Murder sono irresistibili in tutto e per tutto, “He was buried with his passport / in a black Alberta ditch / His life was cut far too short / by a cold Alberta bitch / We all knew what had happened / and it gave us all a fright / He was buried with his passport that night“. Bridge County ’41 è una bella ballata blues. Senza dubbio una delle canzone più intense di questo album, storia di un contrabbandiere, fuori legge come questo gruppo, “The law found me in the middle of the night / When I’s lyin’ on my back / in the pale moonlight / Couldn’t tell if I was dead or alive / Until they caught that little hint of blood / in my eye“. Chiude l’album un’altra ballata intitolata Jon & Mary. C’è poco altro che posso aggiungere arrivati alla fine di queste undici canzoni, se non avvisarvi che la tentazione di ricominciare dall’inizio è forte, “I parted with things / that I never though I’d sell. / It’s got to where I barely recognize myself. / The boy I was is gone, / it’s written on my face. / All the time that he spent dying, / her beauty never waned“.

Questo From The Stillhouse ci porta altrove, velocemente come un treno a vapore. I Murder Muder sembrano venire dal passato, ci riempiono le orecchie di buona musica, dal sapore d’altri tempi, sporca e impolverata. Hanno la faccia da duri come gli eroi dei film western ma un animo buono. Una particolarità di questo gruppo è che non hanno un vero proprio frontman ma si alternano al microfono dando ad ogni brano un’impronta personale e diversa. Qui sotto trovere una versione live di Bridge County ’41 ma non posso fare a meno di consigliarvi di ascoltare l’album completo, se volete essere anche voi per un attimo dei fuori legge, sporchi e impolverati.

Pecore nere e ciliegie

Una ciliegia tira l’altra e io cado sempre nella trappola dei consigli di internet. Appena qualche deviazione nella musica country e subito mi si è aperto un mondo verso il quale mi sono sempre tenuto alla larga. Non perchè non mi piacesse ma proprio perchè sentivo di avere un debole per questo genere di musica che mi avrebbe portato in mezzo a proposte commerciali più che artisti. Ma lentamente ho cercato di entrare in questo mondo country, gurdandomi intorno e trovando qualcosa di interessante. Il nome di Hailey Whitters l’avevo già notato lo scorso anno ma ho aspettato e aspettato, finchè è arrivata l’estate è mi sono convinto a concedere un ascolto a Black Sheep, album d’esordio della giovane cantautrice americana. Eccomi dunque di nuovo di fronte al country, con il solito dubbio su cosa aspettarmi.

Hailey Whitters
Hailey Whitters

Long Come To Jesus apre l’album ed è subito country rock. La Whitters graffia con la voce e sa come attirare l’attenzione grazie all’energia che mette nelle sue canzoni. Sono bastati pochi istanti di questa canzone per convicermi che stavo ascoltando del buon country. La successiva City Girl ha un retrogusto blues, orecchiabile e accattivante. Tutte le canzoni sono state scritte dalla Whitters ad eccezione di un paio, e una è proprio questa. La cantautrice americana però è perfettamente sul pezzo, “I want wear high heels shoes / And have something to do / But I’m living in a middle of nowhere / Singing this country blues“. Late Bloomer è forse la più autobiografica dell’album. Una ballata rock che verte sulla voce della Whitters per dirci che non è importante se nella vita siamo dei late bloomer. La title track Black Sheep è un country rock più duro nel quale la Whitters svela un lato più “arrabbiato”. Un bel pezzo che spicca all’interno delle dieci canzoni, per energia e carica, “Who really wants to be white as snow? / The thing about black is the dirt don’t show“. Una ballata lenta si nasconde sotto il titolo di Low All Afternoon che colpisce per l’interpretazione sincera e accorata della Whitters. Niente di nuovo sotto sole ma è sempre bello ascoltare queste canzoni che puntano dritto senza troppe complicazioni. Un country nostaligico e appassionato quello di One More Hell che trae ispirazione e forza dalla morte del fratello. Un testo intenso e un’interpretazione sincera, ne fanno una delle migliori canzoni dell’album, “I’ve heard that in time the pain will go away / My tears will all dry up and I’ll smile when I hear your name / Mama’s not right and daddy’s still mad / He says he wants to kicks God’s ass / ‘Cause he says it ain’t right that he took you so fast“. Con Heartbreaker si torna ad un country rock collaudato e un po’ ruffiano. Hailey Whitters mette in mostra tutta l’energia nella voce senza badare troppo ai dettagli e fa bene. Non esiste country senza ballate, quindi ce ne vuole un’altra. People Like You è romantica e carica di buoni sentimenti. Ci vuole anche questo nella vita e la Whitters evidentemente lo sa bene e questa canzone ci allieta per qualche minuto, niente di più, me è sufficiente. Pocket Change è l’altra canzone della quale la nostra non ne è l’autrice. Tutto è già sentito, classico ma non è detto che debba essere un male. Se non fosse così non sarebbe country o sbaglio? Si chiude con Get Around, ballata dolce e fresca, quasi in contrasto con il resto dell’album. Ma è come un dessert, lo magiamo solo perchè ci piace e non perchè serve.

Hailey Whitters con il suo Black Sheep ci accompagna per una mezz’ora abbondante con ballate e pezzi dall’anima rock. Non è certo questo il caso di gridare al miracolo ma c’è tanto di buono in questo album che non potremo fare a meno di ascoltarlo tutto d’un fiato. Hailey Whitters parte bene con questo album e sono sicuro saprà crescere sempre di più, rimanendo con i piedi per terra o almeno mi piacerebbe sia così. Anche questa volta cado vittima del country e di una bionda dagli occhi azzurri, come mi era già successo con Logan Brill. Che ci devo fare? C‘est la vie.

L’ultima parola

Se c’è mai stata una colonna sonora delle mie ultime vacanze, questa potrebbe essere la musica dell’album d’esordio della giovane cantautrice inglese Bess Atwell, intitolato Hold Your Mind. Il singolo Cobbled Streets mi ha fin da subito catturato per il suo gusto pop folk etereo e affascinante. Nei momenti di relax estivi, la musica di Bess Atwell, è stata una compagna perfetta, un po’ triste ma capace di scavare a fondo nell’animo come pochi artisti sanno fare. Un viaggio nelle domande e nelle incertezze di una ragazza dei nostri tempi.

Bess Atwell
Bess Atwell

A Thousand Lovers apre l’album, portandoci dritto nel cuore della Atwell. Una canzone dai colori pop ma dall’anima folk, libera e carica di speranza. C’è un cuore spezzato là sotto e si sente. Washed & Dried è ricamata sulla voce melodiosa della Atwell. L’atmosfera è più luminosa della precedente ma c’è sempre una traccia di malinconia e tristezza della sua voce che caratterizza tutte le canzoni. Jesse ha un’impronta più folk ed è l’anima dell’album. Intensa ma delicata allo stesso tempo, cresce attimo dopo attimo, facendo crescere qualche brivido. Tutto il talento di questa cantautrice si più trovare in questa canzone. Candid è una delle più belle dell’album. La voce della Atwell è calda e rassicurante, anima di un ritornello memorabile. Le difficoltà dell’amore sono alla base di questo album. Help Me Believe è una canzone intima e accorata. Una supplica che si espande fino a riaggiungerci. Bess Atwell dimostra di avere nel suo arco numerose frecce e questa canzone mette in luce la sua abilità nello scrivere canzoni. Il singolo Cobbled Street è un brano etereo e affascinante. Colorate e luminosa, che trasmette tutta la positività della giovane età di questa cantautrice. Da ascoltare, “Out of the light in the kitchen / And out of the house / Now that I know what I’m missing / I’m not scared to go without / What’s that, I’ve been falling asleep at the table again / Well I’m afraid I’ve led you to believe I’m not what I am“. La title track Hold Your Mind è avvolgente e sincera. Una canzone che incarna lo sprito dell’album e il messaggio della sua interprete e autrice. Sicuramente da inserire tra le migliori e tra le più intense. Splendida la successiva Resolution, la più autobriografica dell’album. Tutto il fascino e le atmosfere malinconiche della musica di Bess Atwell trovano posto in questa manciata di minuti. Qui sta il suo fascino e lei lo ha compreso appieno. Torna un po’ di luce con Out Of Stock che vuole raccontare la semplicità di un amore. La Atwell non rimane vittima di una maliconia congenita ma è in grado di ritrovarsi in canzoni più positive e leggere come questa. Salt è la più romantica del gruppo e vede la defilata ma preziosa partecipazione del cantautore George Ogilvie. Un’interpretazione intensa da entrambi le parti che arrichisce di fascino e romanticismo il brano. One Last Word è una ballata delicata e sognante, dove la voce è al centro dell’attenzione. Si respira un senso di libertà e speranza che ci porta lontano. Si finisce con Punish You nella quale si sente un pianoforte in primo piano e la voce eterea della Atwell. Una canzone che incanta perchè ha un lato oscuro ma attraente. Diversa dai precedenti brani ma con tutto il talento di questa ragazza, che sembra non conoscere limiti.

Hold Your Mind è un esordio di tutto rispetto per Bess Atwell. Un album di canzoni d’amore ma avere ventuno anni e farne uno così non è cosa da tutti. La capacità di mettere in musica sentimenti ed emozioni di quest’artista, è la prima caratteristica che sorprende, al di là della sua voce. Un album che ha saputo essere orecchiabile in alcuni frangenti e in altri più profondo e meno immediato. Bess Atwell è una delle sorprese di quest’anno, un’artista da tenere d’occhio negli anni a venire. Il consiglio è quello di ascoltare Hold Your Mind e sono sicuro che troverete la canzone che fa per voi. Anche più di una.